Posts Tagged ‘Israele’

Hamas annuncia la fine del cessate il fuoco con Israele

Al-Aqsa, la radio ufficiale di Hamas, ha annunciato la fine del cessate il fuoco con Israele.

Secondo quanto riportato, Hamas permetterà alle fazioni terroristiche in Gaza, di rispondere agli attacchi israeliani nella striscia.

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Data: sabato 20 agosto 2011 | Archiviato in: Attualità


Legge marziale economica

L’articolo che vi proponiamo è basato su un’analisi del giornalista Gerard Celente, dove, nella sua ultima uscita quadrimestrale del Trends Journal (Estate 2011), Gerald Celente ci racconta un’altra “storia del futuro”, nella quale discute di eventi economici, politici e monetari globali alla loro comparsa e quali saranno le loro conseguenze nei mesi, negli anni e nei decenni a vanire. Come ha già detto in passato, è solo una questione di tempo prima che un grande attacco terroristico venga messo in atto in una nazione occidentale. E quando avverrà, ci sarà una forte scossa in tutto il mondo, un panico di massa globale e il cappio che si stringerà sempre più attorno al collo della popolazione.

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Data: venerdì 5 agosto 2011 | Archiviato in: Attualità


La profezia biblica sugli ultimi tempi

I PARTE

Perché studiare la profezia biblica?

Riguarda solo la tribolazione o può essere la soglia di accesso ad una gioia incomparabile?
La Bibbia ci racconta il resto della storia.
di Gavin Finley

Un quarto della Bibbia copre le profezie inerenti il periodo della fine. Eppure, nonostante l’abbondanza di informazioni bibliche a nostra disposizione, questo argomento viene inspiegabilmente trascurato nella stragrande maggioranza degli insegnamenti. Ciò non è dovuto ad un’inadeguata formazione biblica o ad una scarsa disponibilità di riferimenti scritturali. Infatti, le informazioni ci sono e le abbiamo nelle nostre Bibbie. Perciò, da ora in poi non si potrà più dire che sia cosa complicata per un cristiano arrivare a conoscere ed apprezzare quello che Dio sta per fare, ora che il sipario si alza sulla scena finale. Infatti, avverrà che, quando i credenti saliranno sul palcoscenico della fase conclusiva di tutte le epoche, capiranno essi stessi quale sia la parte a loro assegnata, e, con sommo onore, accetteranno di indossare le vesti di “testimoni” degli ultimi tempi. (continua…)

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La lunga marcia verso la fine

Il declino sistematico degli USA non è cominciato con l’era di Obama, ma ha origini molto più lontane, ancora prima dell’era Nixon e della comparsa in scena del padre della globalizzazione, Henry Kissinger. Nel corso degli anni la popolazione occidentale statunitense è stata messa a tacere con enorme successo da quella troika tenebrosa composta da governo, mass media e istituzioni. Le cose sono man mano peggiorate sotto un altro pseudo cristiano, Jimmy Carter, allorchè contribuì alla caduta del regime dello Shah in Iran. Ciò successe per favorire la nascita della Repubblica ISLAMICA dell’Iran. Oltre a questo, l’anti israeliano Carter, fu il principale responsabile dell’indebolimento di Israele grazie al lancio delle false pretese di politica di pace in cambio di territori, priorità dell’agenda degli USA, UE e ONU da quei tempi ad oggi. Tutti i presidenti che si sono avvicendati dopo Carter (Reagan incluso, che mandò a liberare Yasser Arafat dopo che Israele lo aveva accerchiato a Beirut nel 1982) hanno favorito, in un modo o in un altro, l’agenda globale anti-Israele. Bush 1 e il suo segretario di stato James Baker erano apertamente anti-Israele. Bill Clinton gettò le basi per un accordo basato solo su concessioni territoriali. George Bush 2, pseudo cristiano repubblicano membro della setta segreta degli Skull & Bones, riuscì a portare avanti lo stesso programma senza tanti problemi perchè era percepito come conservatore.

No, la repubblica Americana non si è trasformata in un IMPERO nel giro di una notte. E’ la conseguenza  del sistema di governo bipolare che ingannava gli elettori quando pensavano di avere la possibilità di fare scelte sempre più democratiche. La bugia più grande alla quale molte persone hanno aderito è stata l’idea che questa religione morta e amorale dell’impero statunitense potesse essere importata in tutto il mondo per il bene dell’umanità. Quando Satana tentò Gesù nel deserto, lo fece offrendogli tutti i regni del mondo se solo si fosse prostrato davanti a lui. Anche oggi ci sta provando. Potrebbe essere che la prossima volta sia il turno di Sarah Palin. Comunque vada, sarà sempre un grande delusione per l’elettore democratico o repubblicano che sia, perchè per le sue malvagità e per l’arroganza con cui pretende e supporta la divisione di Israele sotto le mentite spoglie della Road Map, l’America è ormai entrata sotto la maledizione di Genesi 12:3, “maledirò chi ti maledirà“.

Data: venerdì 24 dicembre 2010 | Archiviato in: Attualità


In fiamme il giardino d’Israele

Il monte Carmelo, il cui nome significa “giardino”, il luogo della residenza del profeta Elia, è stato colpito da un terribile incendio a seguito del quale 40 guardie carcerarie hanno perso la vita intrappolate in un pullman. Una grande parte del monte Carmelo è ricoperta da foreste e boschi che per tutto l’anno conservano il proprio colore senza ingiallire. Grazie all’elevata quantità di precipitazioni ed all’elevato tasso di umidità, la natura velocemente si rigenera anche a seguito dei danni causati eventualmente dal fuoco e dalla deforestazione voluta dall’uomo. Ciononostante si tratta dell’incendio più importante da quando è sorto il moderno stato d’Israele.

A questo punto, ci viene in mente quanto predetto dal profeta Amos …..

Il SIGNORE rugge da Sion,
egli fa sentire la sua voce da Gerusalemme;
i pascoli dei pastori sono desolati
E LA VETTA DEL CARMELO E’ INARIDITA».

Amos 1:2

….. e ci domandiamo se questo sia quell’incendo che segni l’inizio di quello che ha da venire dopo? Anche se così non fosse, questo episodio ci da uno spunto per esaminare quale sia la prossima sequenza profetica degli eventi.

1. La DISTRUZIONE DI DAMASCO

Così parla il SIGNORE:
«Per tre misfatti di Damasco,
anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza,
perché hanno lacerato Galaad con trebbie di ferro.
Io manderò nella casa di Azael un fuoco
che divorerà i palazzi di Ben-Adad;
spezzerò le sbarre di Damasco,
sterminerò ogni abitante da Bicat-Aven
e colui che tiene lo scettro da Bet-Eden;
il popolo di Siria andrà in esilio a Chir», dice il SIGNORE. (Amos 1:3-5)

2. La rovina di GAZA e del suo terrorismo

Così parla il SIGNORE:
«Per tre misfatti di Gaza,
anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza,
perché hanno deportato intere popolazioni per metterle in mano a Edom.
Io manderò dentro le mura di Gaza un fuoco
che ne divorerà i palazzi;
annienterò ogni abitante di Asdod
e colui che tiene lo scettro ad Ascalon;
rivolgerò la mano contro Ecron
e il resto dei Filistei perirà», dice Dio, il SIGNORE. (Amos 1:6-8)

3. La sconfitta definitiva del LIBANO

Così parla il SIGNORE:
«Per tre misfatti di Tiro,
anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza,
perché hanno messo in mano a Edom intere popolazioni, deportate da loro,
e non si sono ricordati del patto fraterno.
Io manderò dentro le mura di Tiro un fuoco
che divorerà i suoi palazzi».  Così parla il SIGNORE:
«Per tre misfatti di Edom,
anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza, perché ha inseguito suo fratello con la spada,
reprimendo ogni compassione,
e perché mantiene la sua ira per sempre
e serba la sua collera in perpetuo.
Io manderò in Teman un fuoco
che divorerà i palazzi di Bozra».(Amos 1:10-12)

Data: venerdì 3 dicembre 2010 | Archiviato in: Attualità


La prossima guerra nucleare

Il generale Amos Yadlin, capo dell’intelligence israeliana, ha avvisato:  “Tel Aviv sarà in prima linea durante il prossimo conflitto”, alludendo alla possibilità che la metropoli possa essere raggiunta dai nuovi missili balistici lanciati dalla Siria.

Fonti militari sostengono che Siria e Hezbollah ormai posseggono migliaia di missili terra aria con una capacità di gittata di 300 chilometri, i nuovi Fateh-110, M-600 e Scud D.

Durante la guerra del Libano del 2006, Hezbollah lanciò su Israele 500 missili al giorno, principalmente verso il nord. Una dozzina al giorno dei nuovi missili a lungo raggio, invece, avrebbero un effetto disastroso di gran lunga superiore. Un attacco su Tel Aviv demoralizzerebbe la popolazione e porterebbe devastazione in una zona altamente industrializzata del paese.

A tal proposito il Gen. Gaby Ashkenazi ha affermato che durante la prossima guerra, una grande parte della popolazione dovrebbe evacuare dalle proprie case. Uzi Rubin, ex capo della difesa israeliana, ha recentemente affermato che: “il nemico ha raggiunto la supremazia aerea senza neanche possedere un veivolo“, infatti, Siria e Hezbollah sarebbero in possesso di 1500 testate missilistiche che potrebbero raggiungere in poco tempo l’area di Tel Aviv.

Questo spiega il perchè, a causa del progressivo e lento indebolimento di Israele dovuto alle rinunce previste dal piano di pace della Road Map, Israele sarà costretto a utilizzare l’atomica nella prossima guerra contro la Siria e il Libano come ultima opzione per la sua sopravvivenza! Anche Gaza dovrà essere ridotta a un mucchio di rovine. Per sopravvivere, Israele dovrà, se attaccato violentemente, sconfiggere militarmente e definitivamente Hamas ed Hezbollah in Libano, assieme alla Siria.

La profezia di Isaia 17:1 sarà adempiuta alla lettera nella prossima guerra arabo-israeliana.

Ecco, Damasco cesserà di essere una città e diventerà un cumulo di rovine.

Data: lunedì 22 novembre 2010 | Archiviato in: Attualità


Un messaggio da Israele per Obama

IMPARA PRIMA DI GIOCARE A FARE IL DIO CON LA NOSTRA TERRA!

In quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli; tutti quelli che se la caricheranno addosso saranno interamente fatti a pezzi, anche se tutte le nazioni della terra fossero radunate contro di lei.

Zaccaria 12:3

Data: sabato 13 novembre 2010 | Archiviato in: Attualità


Tensione in Israele per la visita di Ahmadinejad in Libano

Appena arrivato a Beirut accolto da una folla festante orga- nizzata da Hezbollah, il presidente iraniano Ahmadinejad ha chiarito a cosa mira quando definisce il sud del Libano «la frontiera dell’Iran con Israele», ribadendo che intende distruggerlo.

Data: giovedì 14 ottobre 2010 | Archiviato in: Attualità,Senza categoria


Pace in cambio di territori?

A seguito della due giorni di colloqui bilaterali tra il premier israeliano Netanyahu e il leader palestinese Mahmoud Abbas, il consigliere di Obama per la pace in Medio Oriente, George Mitchell, si è recato giovedì a Damasco per preparare il terreno per una mossa diplomatica di quelle che vuole lasciare il segno, cioè la possibile ripresa dei colloqui di pace tra Siria e Israele.

Come regalo per il presidente siriano Bashar Assad, Mitchell ha portato con sè una mappa ben dettagliata (delineata da Netanyahu) in rappresentanza della proposta di ritiro di Israele dalle altura del Golan (annesse al territorio nel 1967).

Già tre mesi fa il primo ministro israeliano aveva mostrato al presidente Barack Obama una pianta del Golan dimostrando quanto fosse disposto al ritiro delle truppe in cambio di un accordo di pace con la Siria e della promessa di una rottura da parte del regime siriano delle relazioni strategico-militari con l’Iran, Hizballah, Hamas, e la Jihad islamica in generale.

La mappa, qui riprodotta in esclusiva dal sito Debka file mostra le linee di ritiro proposte da Netanyahu.

In termini territoriali, Israele e il suo esercito (IDF) si ritirerebbe da quella che oggi viene conosciuta come la Ridge Line, concedendo alla Siria tutto l’altopiano del Golan e le sue numerose comunità annesse. Geograficamente parlando, le alture del Golan si estendono per una superficie totale di 1,800 kilometri quadrati. La proposta di ritiro di Israele è oltre la linea (vedi mappa) localizzata a 2.5 km dal fiume Giordano, in un area che sovrasta la valle di Hula,il mare di Galilea e il fiume Giordano.

Anche se l’intero territorio venisse concesso alla Siria, la Ridge Line offrirebbe comunque ad Israele due enormi vantaggi.

1. Israele avrebbe ancora il controllo della sponde (occidentali e orientali) del Giordano garantendosi l’accesso continuo ad una fonte idrica così preziosa. La presenza di truppe militari su entrambe le sponde settentrionali del Giordano renderebbe più semplice il trasferimento di battaglioni militari in prossimità del Golan in una eventuale guerra.

2. La Ridge Line è una barriera naturale in sè, che sbarra il passaggio per e da il Golan. Garantirebbe una certa protezione alle popolazioni della valle di Hula e attorno al mare di Galilea perchè gli israeliani si schierebbero a loro difesa in caso di avanzata siriana dalle alture del Golan.

Secondo fonti attendibili (Debka) il preidente Israeliano avrebbe cercato per ben tre mesi di convincere Obama a considerare la questione “alture del Golan” un elemento di priorità assoluta nei colloqui di pace con i palestinesi. Netanyahu avrebbe dimostrato al presidente quanto fosse pronto a cedere dei territori in cambio della partecipazione di Assad al tavolo negoziale.

Il punto è proprio questo. Una pace duratura basata su consessioni territoriali non sarà mai possibile, perchè il ritiro di Israele dai territori non equivarrebbe ad automatica garanzia da parte dei paesi arabi di non belligeranza verso quest’ultimo. Lo scambio dei territori per la pace, garantirebbe la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di Israele entro confini sicuri? Ancora una volta, temiamo che per compiacere la politica di Washington, il leader israeliano continui a mettere a rischio la sicurezza dello stato di Israele. Come è possibile che dopo così tante guerre di conquista e di difesa del territorio non si abbia ancora capita la lezione! E perchè si continua a favorire gli intenti bellicosi dei nemici di Israele?

Cantate con gioia a Dio, nostra forza;
mandate grida di esultanza al Dio di Giacobbe.
Intonate un salmo e fate risonare il tamburello,
l’arpa melodiosa, insieme alla cetra.
Sonate la tromba alla nuova luna,
alla luna piena, al giorno della nostra festa.
Poiché questo è uno statuto per Israele,
una legge del Dio di Giacobbe.
Egli lo stabilì come una testimonianza di Giuseppe,
quando uscì contro il paese d’Egitto.
Io udii allora un linguaggio che non conoscevo:
«O Israele, io ho sottratto le tue spalle ai pesi;
le tue mani han lasciato le ceste.
Nell’angoscia gridasti a me e io ti liberai;
ti risposi nascosto in mezzo ai tuoni,
ti misi alla prova presso le acque di Meriba.

Ascolta, popolo mio, e io ti ammonirò;
o Israele, se tu mi ascoltassi!
Non ci sia in mezzo a te nessun dio straniero,
e non adorare un dio estraneo.

Io sono il Signore, il Dio tuo, che ti fece risalire dal paese d’Egitto;
apri la tua bocca, e io la riempirò.
Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha ubbidito.
Perciò li abbandonai alla durezza del loro cuore,
perché camminassero secondo i loro piani.

Oh, se il mio popolo volesse ascoltarmi,
se Israele volesse camminar nelle mie vie!
Subito umilierei i loro nemici
e rivolgerei la mia mano contro i loro avversari.
Quelli che odiano il Signore striscerebbero davanti a lui,
e la loro sorte sarebbe decisa per sempre.
Io nutrirei Israele con fior di frumento
e lo sazierei di miele che stilla dalla roccia».
(Salmo 81)


Data: sabato 18 settembre 2010 | Archiviato in: Attualità,Senza categoria


I traditori, le menzogne e la falsa pace

Essi curano alla leggera la piaga del mio popolo;
dicono: ‘Pace, pace’,
mentre pace non c’è. (Geremia 8:11)

Anzichè cercare la pace dal Dio di Israele, essi perseverano ad attingere sempre dalla stessa coppa ripiena di veleno, di inganno e di ipocrisia.
La Road Map tracciata dagli USA è una delle tante politiche destinata al fallimento (vedi Iraq, Afghanistan e la politica interna).

Israele si accontenta di menzogne e di un trattato fasullo di pace stipulato con la morte.
Una nazione che ha voltato le spalle a Dio non ha futuro. Eppure, anzichè seguire il Signore, Israele continua ad affidarsi a guide cieche che lo porteranno dritto per dritto alla rovina.

Data: martedì 7 settembre 2010 | Archiviato in: Attualità,Senza categoria


Quale scenario ci attende?

S.C. Guard Black Hawk hovers during demonstrationUn guppo di ex agenti CIA e di ufficiali militari hanno sottoscritto una lettera indirizzata al presidente Obama nella quale sostengono che Israele stia preparandosi ad attaccare militarmente l’Iran in questo mese. Il gruppo di esperti afferma che Israele avrebbe intenzione di innescare un conflitto al più presto e considerano politicamente insostenibile per Obama fare qualsiasi cosa che non sia quella offrire il pieno supporto militare statunitense all’operazione.

Michel Chossudovsky, direttore del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CGR) presso l’università di Ottawa, pensa che Israele prima di muoversi avrebbe bisogno dell’appoggio di Washington.

Da una prospettiva militare, è tecnicamente impossibile per Israele dichiarare guerra all’Iran senza il disco verde dagli Stati Uniti. Infatti, a partire dalla metà degli anni ’90, gli USA avevano già indicato l’Iran come possibile bersaglio”, afferma Chossudovsky.

Inoltre, Chossudovsky sostiene che il programma unificato tra USA, NATO e ISRAELE di attaccare Israele abbia avuto origine nel 2004, al tempo dell’invasione dell’Iraq.

Chossudovsky crede che le minacce siano reali e che i risvolti siano di ampia portata.

Se questa guerra dovesse scatenarsi entro i prossimi mesi, l’intera regione compresa tra il Mediterraneo Orientale e i confini Cinesi, si incendierebbe”.

Secondo Mordechai Kedar (del Centro di Studi Strategici israeliano Begin-Sadat), Israele non attaccherà mai l’Iran da solo, per una serie di motivi.

Innanzitutto perchè l’Iran è molto lontano da noi. Dovremmo infatti rifornire di carburante gli aerei in volo su stati ostili quali l’Arabia Saudita, l’Iraq e la Giordania, paesi coi quali non abbiamo alcuna relazione. Per questo motivo la cosa risulterebbe molto complicata. Secondo, perchè se si guarda al numero degli obiettivi iraniani da raggiungere, l’aviazione israeliana è molto più limitata rispetto a quella iraniana”, ha dichiarato.

Se dovesse esserci un coinvolgimento di altre nazioni tra cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, forse Israele vi prenderebbe parte. Ma per quanto riguarda un attacco isolato di Israele all’Iran, penso che ciò non accadrà mai”, aggiunge Kedar.

Data: sabato 7 agosto 2010 | Archiviato in: Attualità,Senza categoria


Sheeple e l’inganno degli ultimi tempi

Sequenza Profetica

Il termine Sheeple è il frutto di una fusione tra le parole inglesi “sheep” (pecore) e “people” (gente). In pratica in italiano sarebbe traducibile con il termine “gregge umano”. È usato generalmente per indicare quelle persone che credono a qualsiasi cosa venga detta da parte di figure che stanno “in alto” lasciandosi andare alla loro guida, senza però preoccuparsi di sapere dove questa guida li porterà, e soprattutto, senza mai chiedersi chi c’è veramente sotto i suoi panni. Dunque, Sheeple sono tutte le persone che seguono ciecamente le loro guide senza mai metterle al vaglio. Così facendo, consentono alle autorità (in ambito politico o religioso) di insidiare la propria individualità umana.

(continua…)

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L’importanza di considerare la parola profetica

di Norbert Lieth

Spesso sentiamo affermare: “in fondo, anche la Bibbia è stata scritta soltanto da uomini”. Esistono delle prove sicure che dimostrano che non è così? Sì. La profezia biblica delle 70 settimane è una delle più evidenti, insieme a tante altre.

Ogni lettore sincero e non prevenuto riconoscerà che le affermazioni relative alle 70 settimane in Daniele 9 non possono essere state scritte da un uomo. Dietro tale perfezione può velarsi soltanto qualcuno che conosce così a fondo la storia, ma l’ha anche pianificata e quindi è in grado di descriverla in anticipo. Il senso più profondo della profezia si trova nel fatto che Dio si presenta all’uomo come l’incomparabile, il vero, colui che dà sicurezza e fornisce certezze, presso il quale c’è salvezza. Gran parte delle profezie si riferiscono al Messia Gesù Cristo, perchè in lui Dio è sceso in un’umanità perduta e lontana e in lui egli riporta a sè gli uomini che accettano la sua offerta di redenzione.

(continua…)

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Quale guerra all’orizzonte?

Scoppierà la guerra quest’estate? Tutti ne parlano, ma nessuno lo dice. In Israele la gente preferisce ancora credere che le potenze che vogliono stabilizzare il Medio Oriente siano più forti di quelle che lo vogliono destabilizzare. Ha fiducia nella deterrenza che sembra essere stata conseguita a nord e a sud con la seconda guerra in Libano (estate 2006) e la campagna anti-Hama a Gaza (gennaio 2009). Tuttavia, voci sempre più insistenti sembrano parlare di un prossimo ed inevitabile attacco nei confronti dell’Iran, anche se non si riesce a capire chi lo sferrerà per primo, Israele o gli Usa?

Secondo il sito italiano della repubblica islamica il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha denunciato l’intenzione di Stati Uniti di attaccare “almeno due paesi” nel Medio Oriente come parte di una campagna ostile contro la Repubblica islamica.Ahmadinejad ha detto che l’Iran ha delle informazioni molto precise sul fatto che gli americani stanno tramando un piano, secondo il quale sono pronti ad intraprendere una guerra psicologica contro l’Iran. “Abbiamo informazioni precise secondo cui gli Usa stanno progettando un nuovo piano per lanciare una guerra psicologica contro la Repubblica islamica”, ha affermato Ahmadinejad in un’intervista esclusiva rilasciata alla PressTv. “Hanno intenzione di attaccare almeno due paesi della regione entro i prossimi tre mesi”, ha aggiunto. “Gli Stati Uniti sono intenzionati ad attaccare due alleati dell’Iran nella regione i quali rappresentano naturalmente i principali nemici del regime sionista. Prima di tutto, gli americani vogliono ostacolare il progresso e lo sviluppo dell’Iran e nel secondo luogo cercano di aiutare Israele perché questo regime è ormai giunto ad un vicolo cieco e Washington pensa di poterlo salvare tramite un nuovo confronto militare nell’area”. Ha spiegato Ahmadinejad.

Di tutt’altro parere è Ray Mcgovern, ex agente della CIA, il quale, in un’intervista esclusiva al sito www.prisonplanet.tv, discute della probabilità che proprio in questo mese di agosto Israele sferri un’offensiva all’Iran.

Le parole di Fidel Castro invece fanno pensare ad un attacco congiunto all’Iran tra Usa e Israele: un intervento militare contro Teheran rappresenterebbe una catastrofe per l’umanità intera, con conseguenze difficilmente immaginabili. Israele che spinge per le sanzioni all’Iran ha centinaia di armi nucleari e non ha neanche firmato il trattato di non proliferazione. Navi e sommergibili di Stati Uniti e Israele sono già nel Golfo: la pretesa di ispezionare le navi iraniane potrebbe essere la scintilla di uno scontro armato.

C’è invece chi, come Fiamma Nirenstain, sta nel mezzo e sostiene che la guerra la farà Hezbollah in nome dell’Iran.

Data: venerdì 30 luglio 2010 | Archiviato in: Attualità,Senza categoria


Medvedev scarica l’ex alleato

Il Giornale, 13 luglio

Medvedev scarica l’ex alleato, reo di aver protestato per il sostegno di Mosca alle sanzioni decise dall’Onu. Adesso, secondo il perverso principio che se lo dice chi fino ad ora aveva mentito o si sbagliava, allora è vero, non ci sarà più nessuno che potrà tirarsi indietro di fronte alla luce rossa sfolgorante che lampeggia dall’Iran. Perché adesso l’ha detto anche Medvedev, il presidente russo, e certo non senza il permesso di Putin: l’Iran sta per arrivare alla conclusione della sua corsa verso la bomba atomica. È, dice, «vicino al possesso del potenziale che in linea di principio potrebbe essere usato per la creazione dell’arma atomica». Linguaggio un po’ più diplomatico, ma chiarissimo. E la Russia, insieme alla Cina, prima che i pasdaran turco e brasiliano si ergessero al Consiglio di sicurezza contro le sanzioni, era stata sempre il principale nemico delle sanzioni stesse e il migliore amico dell’Iran, quello che metteva il bastone fra le ruote degli Usa per non arrivare mai a una chiara definizione del problema.

Ad esempio al consiglio del dicembre 2006 le sanzioni erano state alleggerite proprio a causa della pressione dei russi, ed era solo il primo dei quattro round sostenuti da Putin con i colori dell’Iran. Perché l’amicizia della Russia per l’Iran è un’amicizia strategica, legata all’antica suddivisione del mondo fra grandi potenze, e ancora più vecchia: la guerra fredda ancora esiste e implica che il Medio Oriente veda la Russia sempre schierata laddove prima si poteva trovare l’Urss, ovvero in un rapporto, certo oggi meno evidente, con le potenze antioccidentali contro Israele, vista come la longa manus americana.

L’amicizia russa con l’Iran è stata sempre molto concreta, fatta della costruzione dell’indispensabile impianto di Bushehr che da settembre sarà attivo, dall’invio costante di esperti di impianti nucleari, da trattati di compravendita d’armi come quello del sistema degli S300, il cui esito è ancora incerto, ma che è un terribile sistema di difesa terra aria destinato a coprire l’Iran con uno scudo invincibile contro eventuali attacchi ai suoi preziosi impianti.

La Russia aveva anche, sola con la Cina e alcuni paesi islamici, riconosciuto la legittimità del nuovo governo iraniano nel giugno 2009, quando tutto il mondo ribolliva di indignazione per la repressione delle folle nelle piazze, con assassini e sequestri: ma il viceministro degli esteri russo Sergey Ryabkov aveva proclamato che le elezioni iraniane erano solo una questione interna. E per ringraziare subito dopo Ahmadinejad si è recato a Mosca e svariati trattati e accordi sono stati firmati. Solo pochi mesi fa, nel dicembre 2009, il rappresentanti russo all’AIEA ha preso una posizione più guardinga del solito verso «documenti segreti» che dimostravano la costruzione di un’arma nucleare.

La Russia di Putin ha cominciato ad adombrarsi seriamente contro Ahmadinejad quando egli ha osato protestare e persino minacciare l’alleato di sempre al momento in cui Putin ha deciso per le sanzioni all’ultimo round del Consiglio di Sicurezza il 9 giugno: la logica dell’orgoglio russo ha avuto il sopravvento, l’Iran non può sognarsi di gestire contro la Grande Madre Russia il nuovo potere islamista, che oltretutto a causa dei molteplici conflitti russi con l’Islam, per esempio in Cecenia, è un tasto molto doloroso. Inoltre anche Putin e Medvedev, come Obama, specie dopo le ultime indagini dei servizi segreti (Leon Panetta, direttore della CIA, ha annunciato da una settimana che l’Iran può già costruire due bombe), hanno afferrato il rischio non più rimandabile di un Iran che non ha dato il minimo segno di apprezzare la linea morbida in tutti questi mesi ed anni di insistenze occidentali e di gentilezze russe. Obama si è ricreduto evidentemente in base a informazioni definitive e anche la Russia ha compreso di conseguenza, e un po’ forse in concorrenza rispetto alla leadership mondiale, che con amici come l’Iran è molto meglio affidarsi ai nemici.

Israele, di fronte a una situazione di questo genere, potrebbe credere più serenamente in una politica globale di sanzioni serie, che sottraggano all’Iran i suoi commerci internazionali e l’acquisto della benzina che non è in grado di produrre da sola, e di cui la Russia era fornitrice insieme alla Cina. Oppure, può leggere in questa stretta globale che si consolida, l’annuncio che la distruzione degli impianti non è ormai un’ipotesi così fantasiosa e solitaria, e che forse non è l’unico Paese che ci sta pensando.

Data: giovedì 15 luglio 2010 | Archiviato in: Attualità