I preparativi alla III guerra mondiale

HAGMANN061614Tutto l’Occidente e il resto del mondo stanno assistendo ad uno degli eventi geopolitici più significativi del secolo, che sta avendo luogo in Iraq e nel limitrofo Medio Oriente. Solo in pochi, però, comprendono la portata di ciò che sta accadendo e sono anche meno quelli che riescono a visualizzarne in contesto più ampio. Stiamo assistendo ad un ulteriore passo avanti nei preparativi in atto per l’esplosione della terza guerra mondiale e per il cambiamento radicale del mondo come lo conosciamo oggi. Nessuno verrà escluso dalle conseguenze degli eventi che stanno prendendo forma per mano degli architetti e dei direttori d’orchestra della politica mondiale.

L’occidentale medio si ritrova a vedere in televisione scene improvvise di caos, morte e distruzione provenienti dall’Iraq. I capi di stato, i mass media e gli esponenti dei partiti politici più in vista presentano queste scene come eventi sfortunati e imprevisti oppure, cosa anche peggiore, come conseguenze disastrose di azioni politiche sconsiderate commesse dal Presidente americano e dal suo gruppo di seguaci. Invece, tali eventi non sono né provocati da leader incompetenti, né tantomeno imprevisti. Quello che vediamo è piuttosto il proseguimento dei preparativi per un conflitto di portata mondiale che è sempre stato voluto e ricercato e che ha subito solo una piccola dilazione a causa dell’esposizione pubblica della vicenda di Bengasi.

In breve, la prima parte di questi preparativi per il conflitto mondiale ha avuto inizio con l’ascesa dell’ambigua Primavera Araba, che si è presentata al mondo come una coalizione di combattenti contro l’oppressione dei tiranni politici. Ma questo movimento non era né spontaneo, né frutto dell’iniziativa di amanti della libertà. Si trattava piuttosto di un’operazione condotta dall’intelligence occidentale per modificare gli equilibri di potere in Medio Oriente, in preparazione di un evento molto più importante e di portata mondiale. Una parte fondamentale in questo piano è stata giocata dalla Libia e dal suo leader Muammar Gheddafi.

L’uccisione dell’ambasciatore americano Chris Stevens, avvenuta durante l’attacco terroristico al consolato di Bengasi nel settembre del 2012, è stata solo il preludio a qualcosa di molto più ampio, un po’ come la scena iniziale di un film di spionaggio che, sul momento, risulta incomprensibile per lo spettatore. Durante la Primavera Araba abbiamo assistito, tramite i media, ad una serie di scene di guerra e terrorismo tutte sconnesse tra loro, come se fossero trailer di film diversi in programmazione al cinema, e nessuno poteva immaginare che si trattasse di facce distinte di uno stesso ed unico fenomeno già in corso da tempo. Ma ora ci troviamo nel bel mezzo dell’atto iniziale.

Come ho detto, gli equilibri geopolitici del mondo intero cambieranno certamente e questo avverrà già con il verificarsi dei prossimi eventi preparativi al conflitto. E nessuno rimarrà escluso dalle ripercussioni di questo fenomeno. Ora che tali preparativi sono di nuovo in corso, stiamo assistendo alla presa di potere in Iraq dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante o Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria (ISIS), un’organizzazione che ha alle spalle proprio l’intelligence americana. La marcia dell’ISIS proseguirà come progettato, ma non si fermerà certo a Baghdad. Dovrà coinvolgere anche la Siria e l’obiettivo principale darà la rimozione di Bashar al-Assad dal potere.

Le prove del coinvolgimento dell’Occidente

Nelle immagini che vengono mostrate in televisione di solito si tengono nascosti dettagli come i pickup di marca Toyota o gli armamenti militari fabbricati dalla NATO, utilizzati attualmente dai Fratelli Musulmani e forniti dall’ISIS, poiché le potenze mondiali preferiscono tenere questi fattori lontani dagli occhi di tutti coloro che prestano attenzione. Ad esempio, negli Stati Uniti a ben pochi è noto che è stato proprio l’attuale Segretario di Stato americano John Kerry, con la benedizione di Obama e del suo gruppo, a recarsi in visita in Medio Oriente lo scorso dicembre a dare carta bianca all’ISIS per poter “fare ciò che riterranno opportuno”, poiché gli Stati Uniti non interferiranno.

È molto improbabile che i più importanti mass media nazionali, in tutto il mondo, renderanno mai pubblici i progressi fatti dall’ISIS nel corso degli anni, a cominciare dalla sua nascita nel 2004 col nome di Organizzazione per il Monoteismo e il Jihad (JTJ) e poi col nome di Al Qaeda in Iraq. Nel 2006 ha cambiato ancora il proprio nome in Stato Islamico dell’Iraq e, più recentemente, in Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS), come è nota oggi.

Ancor meno probabile è che si parli pubblicamente dei finanziamenti di cui l’ISIS usufruisce, poiché essa è tutt’oggi l’organizzazione terroristica più sponsorizzata al mondo. Anche prima che l’ISIS attaccasse Mosul, pochi giorni fa, e saccheggiasse le banche irachene per un bottino di centinaia di milioni di dollari americani, i documenti finanziari dell’ISIS erano stati già scoperti durante delle operazioni militari nel paese ed avevano rivelato introiti pari a 900 milioni di dollari. Da dove vengono tutti questi soldi? Una revisione approfondita dei documenti ha rivelato che la maggior parte delle ricchezze che l’ISIS possiede proviene da pozzi petroliferi che il gruppo ha sequestrato in Siria orientale all’inizio di quest’anno. Attualmente il loro valore ammonta a circa due miliardi o, come è stato calcolato, circa 200.000 dollari per ogni terrorista dell’ISIS.

Come mostrano questi dati, dunque, qui non si tratta di un qualunque gruppetto terroristico improvvisato di fanatici. Anche solo considerando i fondi e le attrezzature militari che possiede, chiunque presti la minima attenzione potrà convenire che l’ISIS è, molto verosimilmente, una creatura delle agenzie governative occidentali, capeggiate dagli Stati Uniti.

Il contesto più ampio

Gli eventi che stanno accadendo in questi giorni non sono isolati. L’attacco a Bengasi è stato un evento pianificato a livello governativo, una guerra per procura da parte della Russia con l’obiettivo di rendere noto il traffico di armi dal nord Africa verso Siria, Turchia, Giordania ed altre zone chiave, con il solo proposito di rovesciare Assad ed installare un governo dei Fratelli Musulmani, sul modello dell’Egitto. Nonostante quattro diversi tentativi di far condannare Assad per crimini contro l’umanità, tra cui l’uso di armi chimiche, i mass media indipendenti hanno reso pubbliche le false accuse più evidenti. Così i congiurati sono dovuti passare al “piano B” per rovesciare il leader nazionale.

Oggi, le potenze mondiali stanno sfruttando l’ISIS per marciare su Baghdad e sulla Siria tramite l’Iraq e attraverso il nuovo fronte sudorientale. Per farlo stanno utilizzando il nostro denaro e sacrificando le vite di molti nostri soldati. Mentre l’Iraq viene trasformato in un quartier generale di al Qaeda e dei terroristi talebani ad essa legati, noti come ISIS, si può solo provare ad immaginare l’indignazione e il dolore che le famiglie di tutti i soldati caduti devono provare.

Il contesto più ampio del fenomeno è sempre stato l’occupazione della Siria e la caduta di Assad. Quando questo obiettivo sarà infine raggiunto, e prima o poi lo sarà, il conflitto esploderà verso est, in Arabia Saudita e nel Mar Arabico, e poi verso nord, in Iran e fino allo Stretto di Hormuz. E un simile conflitto non danneggerà solo il commercio petrolifero verso Occidente, ma l’intero mercato e la moneta occidentale periranno insieme alle speranze e ai sogni di una gran parte del mondo.

L’obiettivo finale è l’uccisione del dollaro americano tramite una guerra per procura con la Russia, mentre la presidenza americana è decisa a nascondersi dietro il pretesto della “negazione plausibile”. Perché è la distruzione della classe media e della sua moneta l’arma più efficace per la creazione di un nuovo ordine economico globale e per l’eliminazione della potenza statunitense.

di Douglas J. Hagmann (www.homelandsecurityus.com) – Edizione italiana a cura di Sequenza Profetica