La messe e la vendemmia

i tre angeli

“Poi guardai e vidi una nube bianca; e sulla nube stava seduto uno, simile a un figlio d’uomo, che aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata. Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che stava seduto sulla nube: Metti mano alla tua falce e mieti; poiché è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura. Colui che era seduto sulla nube lanciò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta” (Apocalisse 14:14-16).

Questo passo appare abbastanza chiaro, ossia la prima mietitura è eseguita dal Figlio dell’Uomo sulla terra “poiché la messe della terra è matura”. Questo sembra essere l’evento da cui deriva la grande folla di coloro che vengono dalla grande tribolazione, vista in Apocalisse 7:9-17. Tale convinzione, è rafforzata dal fatto che Apocalisse 14:13 menziona che sono “beati coloro che muoiono nel Signore da ora in poi”, di conseguenza la mietitura successiva da parte del Figlio dell’Uomo ha lo scopo di sostanziare tale benedizione, poiché qui stiamo assistendo alla resurrezione di coloro che sono morti nel Signore, per mano del Figlio dell’Uomo (Apocalisse 14:14-16). Eppure alcuni studiosi e commentatori vedono questa mietitura e la successiva vendemmia, come eventi riferiti al solo Israele (poiché la Chiesa sarebbe stata rapita prima dell’inizio della settantesima settimana).

Tale visione, che possiamo definire quantomeno limitata, nega la perseveranza dei santi di Apocalisse 14:12, cioè “coloro che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù”, che costituiscono, inoltre, la “vasta folla da ogni nazione, tribù, popolo e lingua”, a cui Giovanni profetizzò per ordine divino (Apocalisse 7:9-17; 10:11), e la stessa vista in Apocalisse 15:2-3 che “avevano ottenuto vittoria sulla Bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome … e cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello.”

No, coloro che sono menzionati in Apocalisse 14:14-16 sono coloro che hanno risposto al Vangelo eterno del primo angelo trovato in Apocalisse 14:6, la messe che viene mietuta dal Figlio dell’Uomo sulla stessa nube menzionata in Apocalisse 11:12: “Ed essi udirono una voce potente che dal cielo diceva loro: Salite quassù. Essi salirono al cielo in una nube e i loro nemici li videro.” Questi sono gli stessi nemici che sperimenteranno il “gran tino dell’ira di Dio” nella vendemmia finale:

“Poi dal tempio, che è nel cielo, uscì un altro angelo; anch’egli aveva una falce affilata. E un altro angelo, che aveva potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: Metti mano alla tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature. L’angelo lanciò la sua falce sulla terra e vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio. Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì tanto sangue che giungeva fino al morso dei cavalli, per una distesa di milleseicento stadi” (Apocalisse 14:17-20).

Si noti che essa è eseguita “fuori della città”. Ma quale città? Ovviamente si tratta di Babilonia la grande. Alcuni attribuiscono questa interpretazione ai 1600 stadi (circa 322 chilometri), che corrispondono all’incirca all’estensione verticale dell’attuale territorio di Israele e pongono questa attribuzione come base per asserire che tale giudizio sia riservato agli ebrei non credenti, all’Israele apostata.

Ma cosa sta davvero accadendo qui? Ebbene, l’unica altra volta che vengono menzionati gli “stadi” nell’Apocalisse, è quando viene descritta la Nuova Gerusalemme (Apocalisse 21), la cui dimensione è di 12.000 stadi di lato. Il passo di Apocalisse 14:17-20 è l’unico in cui si parla di giudizio in relazione alla caduta di Babilonia la grande (Apocalisse 14:8), l’unico in cui viene menzionato il giudizio di questa città. Quindi Gerusalemme, la Città Santa, è messa in contrapposizione con Babilonia, la grande città, due gruppi di stadi che si pongono uno contro l’altro.

Quando sottraiamo il giudizio di Babilonia dalla Nuova Gerusalemme scopriamo che: 12.000 stadi – 1600 stadi = 10.400 stadi x 660 piedi (uno stadio) = 6.864.000 piedi o 6 e 864 in cui uno è l’uomo (6) che è sottoposto al giudizio del Sole della giustizia (864, frattale del diametro del Sole). Questo è ciò che accade qui, non ha nulla che vedere direttamente con il lago di sangue che viene descritto.

Per capire l’assurdità di un’interpretazione letterale del passo, basti considerare che per dimostrare il reale quantitativo di sangue che sarebbe necessario perché si verificasse nella realtà la scena descritta, dovremmo calcolare che l’area dell’attuale Stato d’Israele, identificata con la distesa menzionata del brano, corrisponde ad un’estensione di circa 200 x 90 miglia, per un totale di 18.000 miglia quadrate (che per caso ripropone il perimetro della Nuova Gerusalemme di 18.000 miglia). Questo valore va moltiplicato per 5 piedi, che è l’altezza media di un cavallo da terra fino al morso = 2.509.056.000.000 piedi cubici. Una persona possiede in media al suo interno 1,5 galloni americani di sangue (circa 5,5 litri) e un piede cubico equivale a 7.5 galloni. Perciò, 2.509.056.000.000 piedi cubici x 7,5 galloni = 18.817.920.000.000 galloni di sangue, ossia circa 19 bilioni.

Ora, poiché la popolazione terrestre conta circa 7 miliardi di persone (tra uomini, donne e bambini), e ognuna di esse porta in media 1,5 galloni di sangue, questo ci dà un quantitativo massimo di sangue corrispondente a 7 miliardi di persone x 1,5 galloni = 10,5 miliardi di galloni, contro i 19 bilioni necessari a ricoprire di sangue l’area descritta in Apocalisse 14:17-20 fino al morso dei cavalli, che va ben oltre la quantità di sangue che l’intera popolazione terrestre sarebbe in grado di fornire.

Non credo che questo tipo di interpretazione letteraria renda giustizia ai calcoli matematici che andrebbero fatti su questo brano e che rivelano il vero significato nascosto dietro ai numeri di questa porzione di Scritture.

Per l’ultima volta, vorrei ribadire che quelli trattati nel presente studio sono solo i tempi principali che ricorrono nell’Apocalisse: profezia, persecuzione, perseveranza, proclamazione e parusia (resurrezione/rapimento). L’andamento “saltellante” causato dai numerosi flashback ha lo scopo di mettere il lettore sulla “lunghezza d’onda” dell’autore. In Apocalisse 14 abbiamo visto un glorioso inizio di capitolo rappresentato dai 144.000 della Chiesa che sono in piedi sul monte Sion celeste come vincitori e trionfatori. Subito di seguito ci viene mostrato come si è giunti a tale scena, come sono arrivati in cima al monte nel loro stato di risorti, attraverso la predicazione del Vangelo eterno, lo stesso Vangelo che salva i peccatori ancora oggi, con l’enfasi posta sulla settantesima settimana di Daniele, fino alla grande mietitura finale.

Poi, dopo che il Figlio dell’Uomo ha mietuto la Sua messe sulla terra, c’è il giudizio di Babilonia la grande e di coloro che hanno adorato la Bestia, la sua immagine e il suo marchio. E come sempre il risvolto della medaglia, che si contrappone a tale giudizio, è la perseveranza dei santi e la vittoria di “coloro che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù”. La vendemmia finale porta in luce tutto ciò un’altra volta, poiché coloro che hanno risposto al Vangelo eterno sono coinvolti nel risveglio della fine dei tempi tramite la predicazione del Vangelo eterno e quando ciò accade, e li vediamo sul monte Sion , allora ha luogo il giudizio di Babilonia e degli adoratori della Bestia, che vengono gettati nel gran tino dell’ira di Dio!

Fratelli, riusciamo a vedere tutto ciò?

Amen! Vieni Signore Gesù!

di Doug Krieger © the Tribulation Network – Edizione italiana a cura di Sequenza Profetica ©