Smascherate le minacce alle ambasciate

hagmann080313

Se c’è qualcosa di certo intorno alla minaccia terroristica nei confronti delle ambasciate americane è che la verità non viene presentata così come si dovrebbe. Accettare la spiegazione ufficiale della chiusura preventiva di tutte le ambasciate statunitensi nei paesi della fascia islamica per una presunta e nebulosa minaccia di al Quaeda, è oltremodo semplicistico e naive poichè il problema è molto più serio di quanto ci possa venire riportato dai mezzi di informazione in quanto non circoscrivibile a gruppi di terroristi.

Viviamo però come in una foresta dove una piccola fiamma potrebbe dar luogo a una conflagrazione di immense proporzioni. Dovessimo un giorno svegliarci alle notizie di bombardamenti in Medio Oriente, il mondo come lo abbiamo conosciuto potrebbe cambiare per sempre.

Come siamo arrivati sull’orlo di questo precipizio?

Un aforismo attribuito a Wiston Churchill ci offre la chiave per la lettura della situazione corrente:

Più si riesce a guardare indietro, più avanti si riuscirà a vedere

Per prima cosa è importante capire che la cosiddetta primavera araba non ebbe inizio nel dicembre del 2010 come  rivoluzione spontanea di massa allo scopo di sbarazzarsi dell’oppressione di governi islamici radicali, ma fu pianificata molti anni prima da forze globaliste con il concorso di banchieri, in parte per la ridefinizione della struttura delle forze geopolitiche in Medio Oriente e in parte seguendo il piano di sviluppo del complesso militare industriale bellico.

Questa ipotesi è stata confermata da una email di 1300 caratteri datata 8 giugno 2008 recapitata a Tony Blair dall’ex ambasciatore britannico in Libia, Vincent Fean. L’email conteneva un rapporto sullo stato delle relazioni tra la Gran Bretagna e il colonnello Muammar Gheddafi in vista di una visita dello stesso Blair, già programmata per il 10 giugno 2008 (la sesta di una serie di visite compiuta da Blair).

Ma qual’era lo scopo di questo e degli altri incontri di Tony Blair per conto della Corona? Secondo informazioni riservate ottenute dal Telegraph, avevano a che fare con la firma di un accordo per il trasferimento di un prigioniero alla Libia in cambio di un acquisto di un sistema di difesa anti aereo del valore di 400 milioni di sterline. Qual’era il prigioniero? Niente meno che l’attentatore di Lockerbie, Abdelbaset al-Megrahi. Chi avrebbe fornito il sistema di difesa? MBDA, un’azienda militare fornitrice di servizi e prodotti per le forze armate di tutto il mondo e leader mondiale nella costruzione di sistemi balistici con circa 10,000 dipendenti tra la Francia, il Regno Unito, l’Italia, la Germania e gli Stati Uniti (solo lo scorso anno sono stati prodotti circa 3000 missili).

Ma non si trattava soltanto di interessi militari poichè secondo informazioni attendibili, l’obiettivo principale della Gran Bretagna era quello di forzare la Libia a investire i suoi 80 milioni di sterline di debito sovrano nella City di Londra.

Contestualmente a questi fatti, una rivelazione da parte dell’ex ministro degli esteri francese Roland Dumas in un’intervista televisiva all’emittente LCP fece luce sugli presunti intrecci tra Libia e Siria:

Mi trovavo in Inghilterra due anni prima dell’inizio delle violenze in Siria. Mi incontrai con alti ufficiali britannici, i quali mi confessarono di star preparando qualcosa in Siria. La Gran Bretagna stava organizzando un invasione di ribelli in Siria…

Dumas aggiunse: “L’unica cosa che io so dei politici della mia nazione è che sono impazziti. Il presidente Sarkozy ha ricevuto Gheddafi all’Eliseo insignendolo di grandi onori e due mesi più tardi eccolo alla guida di una crociata come capo della NATO, che non è che diventata una pedina al servizio di interessi politici internazionali.

E’ quindi chiaro che la primavera araba (come già l’operazione della NATO contro la Libia di Gheddafi e gli attacchi dei ribelli siriani contro Assad) non è una semplice spontanea rivoluzione di massa come indicato dalla versione storico narrativa dalle principali agenzie di informazione, ma fa parte di un’agenda globale dai toni più complessi. 

Bengasi

Grazie a fonti appurate, ora sappiamo che la sede diplomatica statunitense di Bengasi era il centro operativo per una grossa operazione di traffico di armi della CIA, dove la Libia veniva usata come deposito di armamenti destinati ai ribelli anti-Assad.

L’attacco di Bengasi fu catalogato dall’amministrazione Clinton come “incidente” a seguito di una spontanea protesta per la diffusione di un video pubblicato sulla rete internet. Questa versione si è poi rivelata per quello che era, un’enorme bugia a cui l’amministrazione Americana ha fatto riferimento fino ad oggi per mascherare il fatto che gli USA, con la collaborazione di altre nazioni della NATO, stessero portando avanti il piano dell’Arabia Saudita. Chi ne doveva beneficiare? Per rispondere a questa domanda dovremmo pensare all’Arabia Saudita come una nazione formatasi per il volere di un’elite globalista in nome del petrolio e per gli interessi ad esso connessi e considerare in che modo i reali sauditi siano giunti al potere.

Mentre il regime di Obama continuava a portare avanti gli interessi sauditi, la Russia di Putin minacciava gli Stati Uniti facendo capire che la destabilizzazione della Siria non sarebbe stata nell’interesse di nessuno, ma gli avvertimenti non furono presi in considerazione e così, gruppi armati di Ansar al Sharia e AQIM (per procura di Russia, Siria e Iran) lanciarono l’attacco mortale nei confronti del centro operativo della CIA a Bengasi.

La continua pressione di una esposizione mediatica della natura delle attività svolte a Bengasi, a partire dall’illecito traffico di denaro in violazione alle leggi internazionali e all’attacco stesso, è stata sempre una spina nel fianco ai programmi di Obama e delle elite globaliste soggette ai reali sauditi e l’assistenza ai ribelli anti-Assad è stata (temporaneamente) interrotta da queste rivelazioni. Di conseguenza, i piani che riguardavano la Siria non sono andati come previsto e il programma è stato prolungato. Ora che i ribelli anti-Assad hanno perduto gran parte della copertura garantita dall’assistenza della CIA, si trovano alle strette perché perdono potere ogni giorno che passa.

Questa è la ragione per la quale le versioni ufficiali su Bengasi vengono continuamente preferite al posto della verità.

Oggi

Se abbiamo capito come siamo arrivati fin qui, comprenderemo anche che non solo ci troviamo sull’orlo di una guerra regionale, ma globale in tutti i sensi.

È vitale comprendere che la chiusura delle ambasciate sono un segnale di una rapida escalation per un prossimo intervento nella regione da parte degli Stati Uniti.

È l’equivalente moderno della situazione che si creò a Cuba nel 1961 nella Baia dei Porci, tranne che Obama non è John F. Kennedy. Il lettore più attempato si ricorderà che un esercito improvvisato sostenuto dagli Usa tentò di rovesciare Fidel Castro in quello che è passato alla storia come lo sbarco a Cuba della Baia dei Porci.

Esattamente come sta succedendo con i ribelli in Siria, quei combattenti di allora non avrebbero mai potuto scalzare Castro senza l’assistenza e il diretto intervento militare degli Stati Uniti. In Siria, oggi la situazione è esattamente la stessa.

La differenza è che Kennedy vide il complotto per quello che era, un piano globalista, non per la sconfitta del comunismo, ma per procurarsi una guerra a più ampio raggio per il benefici dell’industria bellica militare e dell’elite globalista. Kennedy allora non abboccò all’esca ed evitò al mondo la III guerra mondiale.

Diversamente da Kennedy, Obama continua a portare avanti l’agenda globalista sostenendo i ribelli anti-Assad addestrati dalla CIA, portandoci dritto per dritto sull’orlo della III Guerra mondiale.

Affermare che il presente stato di allerta diramato ai cittadini e alle ambasciate americane provenga da un’indistinta minaccia di al Qaeda è come dire che il raggruppamento di soldati nella Baia dei Porci era un semplice gruppo di cubani. Eppure, sono in pochi ad afferrare la serietà di quello che si sta schiudendo ai nostri occhi.

È possibile che la non specificata minaccia di al Qaeda sia in realtà una notizia da copertina per qualche azione anticipata nella regione?

Siamo di fronte a mosse di politica di rischio calcolato, giocate in uno scacchiere globale.

È stato fatto di tutto per destabilizzare il Medio Oriente, qualunque possa essere stata la pace raggiunta e non possiamo più fidarci di quello che ci viene raccontato.

Con tutta probabilità assisteremo ad un evento scatenante, dopo il quale niente sarà più lo stesso.

 

Canada Free Press – Edizione Italiana a cura di Sequenza Profetica