Da Soan a Ebron

Da Soan a Ebron (Sequenza Profetica)

Le acque verranno meno al mare, il fiume diverrà secco, arido … tutti quelli che gettano l’amo nel Nilo saranno in lutto … coloro che lavorano il lino pettinato e i tessitori di cotone saranno confusi … tutti quelli che vivono di un salario saranno nella tristezza. I principi di Soan non sono che degli stolti; i più saggi tra i consiglieri del faraone danno dei consigli insensati … Dove sono i tuoi saggi?

I principi di Soan [Tanis] sono diventati stolti, i principi di Nof [Menfi] s’ingannano; hanno traviato l’Egitto … Il Signore ha messo in loro uno spirito di vertigine ed essi fanno barcollare l’Egitto in ogni sua impresa, come l’ubriaco, che barcolla vomitando. Nulla gioverà all’Egitto … In quel giorno, l’Egitto sarà come le donne: tremerà, sarà spaventato, vedendo la mano del Signore degli eserciti che si agita, che si agita minacciosa contro di lui.

(Isaia 19:5-17)

La prima menzione di Soan, nelle Scritture, è davvero straordinaria e potrebbe anticipare le condizioni che presto saranno predominanti nell’antica terra dei faraoni. Essa risale a quando Israele giunse presso i confini della terra promessa di Canaan e Mosè ordinò che si facesse una ricognizione di questo nuovo territorio, inviando dodici spie scelte per l’impresa:

Quelli dunque salirono a esplorare il paese dal deserto di Sin fino a Reob, sulla via di Amat. Salirono per il mezzogiorno e andarono fino a Ebron, dove erano Aiman, Sesai e Talmai, figli di Anac. Ebron era stata costruita sette anni prima di Soan in Egitto.

Dopo quaranta giorni tornarono dall’esplorazione del paese e andarono a trovare Mosè … Fecero il loro racconto, e dissero: “Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele … però, il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo anche visto dei figli di Anac … della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette e tali sembravamo noi a loro.”

(Numeri 13:17-33)

La menzione di Soan doveva avere qualche significato particolare per gli israeliti, che durante la loro permanenza in Egitto avevano occupato la terra di Goscen, confinante con Soan e vicina alla città di Ramses. Il faraone Ramses II, che regnò per oltre sessant’anni, viene considerato uno dei più grandi sovrani egizi mai esistiti e potrebbe essere identificato con il Faraone che contese con Mosè. In Esodo 1:11 troviamo scritto che gli ebrei dovettero edificare delle città-magazzino per gli egiziani, tra cui la città di Ramses e, forse, anche la vicina città di Soan/Tanis. Da qui deriverebbe la familiarità con i “consiglieri di Soan” e con i “sapienti e gli incantatori” che sfidarono Mosè davanti al Faraone (Esodo 7:11).

I maghi d’Egitto imitarono più volte i miracoli e le piaghe che Mosè eseguiva sotto ordine di Dio, ma quando giunse la terza piaga, le zanzare, gli stessi incantatori riconobbero con il Faraone: “Questo è il dito di Dio” (Esodo 8:19). Gamaliele ricordava che i due maghi egizi che contesero con Mosè si chiamavano Iannè e Iambrè, e probabilmente tale contesa ebbe luogo proprio a Soan, anche perché nel Salmo 78:43 leggiamo: “Quando operò i suoi miracoli in Egitto e i suoi prodigi nelle campagne di Soan.”

Inoltre, Iannè e Iambrè sono menzionati da Paolo (che studiò sotto Gamaliele, come è scritto in Atti 22:3) proprio in un contesto riguardante gli ultimi giorni:

Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza. Anche da costoro allontanati!

E come Iannè e Iambrè si opposero a Mosè, così anche costoro si oppongono alla verità: uomini dalla mente corrotta, che non hanno dato buona prova quanto alla fede. Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini.

(2 Timoteo 3:1-9)

La citazione che qui viene fatta da Paolo dei due maghi egiziani non è casuale, ma strettamente legata al contesto della fine dei tempi. Essi rappresentano l’opposizione alla verità e all’autorità di Dio. Quando viene fatta la prima menzione di Soan, nel libro dei Numeri, ci viene detto che le spie inviate da Mosè visitarono diverse città tra cui Ebron, dove videro dei giganti e che era stata costruita “sette anni prima di Soan in Egitto” (Numeri 13:22). Questa specificazione ci fa intendere che gli israeliti avevano familiarità con Soan e la utilizzavano come termine di paragone e punto di riferimento temporale per comprendere quando fosse stata costruita la città di Ebron. Anche nei Salmi (78:43), la citazione di Soan come luogo dove Dio aveva manifestato i Suoi prodigi, suggerisce che al momento della visita delle spie ad Ebron, esse avevano dimenticato i fatti accaduti a Soan, poiché di fronte alla vista dei giganti, eredi di Anac, avevano temuto e dubitato della potenza di Dio, insieme agli altri israeliti, tanto da meritare la punizione che si abbatté su di loro: le spie, tutte meno Caleb, furono uccise sul posto, mentre il resto del popolo che aveva dubitato dovette vagare nel deserto quarant’anni prima di poter entrare nella terra.

 da Soan a Ebron (Sequenza Profetica)

Ora sarei tentato di provare a svelare alcuni elementi numerici di interesse in questo brano di Numeri 13, in quanto le 12 spie inviate appartenevano ognuna ad una tribù di Israele e, di queste, 11 diedero un resoconto negativo e accesero la paura nel popolo, davanti a Mosè. Solo Caleb, il cui nome significa “audace”, si comportò diversamente:

Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: “Saliamo pure e conquistiamo il paese, perché possiamo riuscirci benissimo.” Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: “Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi.” E screditarono presso i figli d’Israele il paese che avevano esplorato.

E Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Gefunne, che erano tra quelli che avevano esplorato il paese, si stracciarono le vesti e parlarono così a tutta la comunità dei figli d’Israele: “Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese buono, molto buono. Se il Signore ci è favorevole, ci farà entrare in quel paese e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele. Soltanto, non vi ribellate al Signore e non abbiate paura del popolo di quel paese, poiché ne faremo nostro pascolo; l’ombra che li proteggeva si è ritirata, e il Signore è con noi; non li temete.”

(Numeri 13:30-31; 14:6-9)

Quello che abbiamo qui, dunque, è il numero perfetto di Dio, il 12, contro il numero 11, che non reca testimonianza dei miracoli che il Signore aveva compiuto a Soan. L’11 rappresenta i figli di Canaan (Genesi 10:15-19) e il tradimento di Giuda, che portò il numero dei discepoli di Gesù ad 11; inoltre, 11 sono le corna della Bestia di Daniele 7:7-8, l’Anticristo. Come leggiamo, le 11 spie che portarono notizie screditanti al popolo di Israele trovarono una morte immediata:

Gli uomini che Mosè aveva mandato a esplorare il paese e che, tornati screditando il paese, avevano fatto mormorare tutta la comunità contro di lui, quegli uomini, dico, che avevano screditato il paese, morirono colpiti da una piaga, davanti al Signore. Ma Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Gefunne, rimasero vivi tra quelli che erano andati a esplorare il paese.

(Numeri 14:36-38)

I 2 superstiti, Caleb e Giosuè, il quale di certo non viene citato a caso e il cui nome è lo stesso di Gesù (Yeshua), non ci rimandano subito ai 2 Testimoni di Apocalisse 11? Viene riferito che Caleb prese Ebron come sua eredità, dopo aver sconfitto i giganti eredi di Anac. Ma chi era realmente Caleb? La Bibbia dice che egli apparteneva alla tribù di Giuda (Numeri 13:6) ed era figlio di Gefunne, il Chenizeo (Giosuè 14:6, 14). Ma i Chenizei erano una tribù gentile cananea che abitava la regione di Ebron. Di essi si parla in riferimento ad Abramo, a cui il Signore disse:

Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro: saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze.

Alla quarta generazione essi torneranno qua [questo è l’attuale raduno finale dei Israele nella sua terra, poiché viene detto che ogni generazione conta 490 anni]; perché l’iniquità degli Amorei non è giunta finora al colmo … Io do alla tua discendenza questo paese, dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate; i Chenei, i Chenizei, i Cadmonei, gli Ittiti, i Ferezei, i Refaim, gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei.

(Genesi 15:12-21)

Dunque i Chenizei erano una tribù cananea dell’epoca di Abramo e, infatti, conoscevano Abramo piuttosto bene, dato che egli acquistò da loro la sua prima proprietà nella terra di Canaan, ossia la Grotta di Macpela, detta anche Grotta dei Patriarchi, dove si fece seppellire alla sua morte. Questa spelonca è situata nella zona di Ebron, nell’attuale Cisgiordania, e qui vi furono sepolti Abramo, Isacco, Giacobbe, Sara, Rebecca e Lea, considerati i patriarchi e le matriarche del popolo di Israele. L’unica matriarca mancante è Rachele, altra moglie di Giacobbe, che si ritiene sia stata sepolta vicino a Betlemme, dove morì al momento del parto di Beniamino.

Macpela a parte, come hanno fatto i Chenizei a passare dall’essere una tribù gentile cananea ad essere collegati a Caleb e al popolo di Israele? Sappiamo solo che essi furono in qualche modo connessi con Esaù, ma erano di certo gentili, cioè non ebrei, e forse alcuni di essi si mischiarono con gli israeliti al punto che Caleb, figlio di un chenizeo, venne scelto da Mosè come rappresentante della tribù di Giuda. Caleb fu padre di Ur e rientrò nella linea genealogica di Davide e, da questi, di Gesù, nato proprio a Betlemme, dove fu posta la tomba di Rachele, matriarca di Israele.

Dunque, un discendente dei gentili, Caleb figlio del chenizeo Gefunne, divenne parte integrante della tribù di Giuda, da cui discese Gesù, il “leone di Giuda” (Apocalisse 5:5)! In Caleb possiamo vedere un’anticipazione straordinaria di come gli incirconcisi gentili, stranieri di nascita, sono stati inclusi nella cittadinanza di Israele e nei patti della promessa, in Cristo Gesù (Efesini 2:11-13).

Caleb e Giosuè furono gli unici due superstiti della loro generazione ad entrare in Canaan. Dopo la conquista della terra, a Caleb fu dato il territorio di Ebron e della regione circostante, che egli conquistò vittoriosamente. La Bibbia riporta che Caleb offrì la mano di sua figlia Acsa all’uomo che avrebbe conquistato Ebron per lui. L’impresa venne compiuta dal fratello minore di Caleb stesso, Otniel, a cui fu assegnato il territorio meridionale al quale più tardi, dietro studiata richiesta di Acsa, furono aggiunte le “sorgenti superiori” (Giosuè 15: 13-19; Giudici 1:14-15).

Vedete il quadro intero? Ebron venne costruita sette anni prima di Soan, che a sua volta fu edificata dagli ebrei stessi quando erano schiavi degli egiziani. I 7 anni di differenza indicano la falsità e la schiavitù rappresentate da Soan, mentre Ebron rappresenta la distanza che Dio prende da Soan ed è il luogo dove i patriarchi di Israele sono sepolti. Tale luogo fu preso da Caleb, che significa “audace”, il quale a sua volta lo chiese a Giosuè, cioè Yeshua, Gesù! Solo colui che è audace abbastanza da mercanteggiare con Gesù poteva prendersi Ebron! Il numero della perfezione divina è 7, poiché nel settimo giorno Dio si riposò dopo l’opera della creazione, il giorno del Sabato. Il fatto che Ebron sia stata edificata 7 anni prima di Soan, mostra la vacuità e la tendenziosità di tutto ciò che, non venendo da Dio, tenta di convincere del proprio potere. Ma Dio non si cura di maghi, incantesimi, forze demoniache o giganti, poiché la Sua opera è già compiuta e la Sua potenza è ben maggiore. Come i serpenti di Mosè e Aronne divorarono quelli di Iannè e Iambrè, così l’audace e fedele Caleb poté distruggere i giganti che ostacolavano la sua conquista!

Ebron significa letteralmente “luogo dell’alleanza”, ossia l’alleanza che avvenne tra Caleb e il fratello Otniel, che significa, non a caso, “Dio è la forza”. Questi uomini di origine non ebraica avevano la tenacia e la fede gradite a Dio e tali da permettere loro di allearsi con Israele e diventare ebrei di fatto, al punto da ereditare la terra dove si trova il sepolcro dei patriarchi e di trovare posto sulla linea genealogica di Davide e Gesù! Ma non erano gli unici gentili ad essere stati “adottati” nel popolo di Israele, ce n’erano molti altri.

I figli del Cheneo, suocero di Mosè, salirono dalla città delle palme, con i figli di Giuda, nel deserto di Giuda che è a mezzogiorno di Arad; andarono e si stabilirono fra il popolo.

(Giudici 1:16)

I Chenei vengono menzionati nel nostro più sopra citato passo di Genesi 15:19 tra le tribù cananee che Dio promette di dare ad Abramo. Come vediamo, essi furono parenti stretti di Mosè stesso, il cui suocero Ietro era proprio un cheneo, abitante di Madian e incirconciso. In Numeri 10:29-31 viene detto che Mosè persuase suo cognato Obab, figlio di Ietro, ad accompagnare il popolo di Israele nelle sue peregrinazioni nel deserto per fargli da guida, poiché Obab conosceva bene quel territorio. In cambio del suo aiuto, avrebbe goduto degli stessi benefici che il Signore avrebbe concesso ad Israele. Questa alleanza, oltre al matrimonio di Mosè con la figlia di Ietro, cementa l’entrata di un altro popolo gentile nella comunità di Israele. Anche i Chenei mostrarono fede quando credettero che il Dio d’Israele avrebbe fatto loro del bene e si piegarono alla Sua superiorità.

Un altro “dinamico duo” israelita-cheneo, stavolta tutto al femminile, fu quello di Debora e Iael (Giudici 4:10-24). Iael era moglie di Eber, un cheneo che si era separato dal gruppo di Obab e si era stabilito presso Cades. Dopo una battaglia tra gli israeliti guidati da Barac e i cananei guidati dal generale Sisera, quest’ultimo era fuggito, sconfitto, presso la tenda di Eber, dove aveva chiesto riparo proprio a Iael. Questa aspettò che Sisera si addormentasse, lo uccise conficcandogli un piolo nel cranio e poi lo consegnò a Barac. Debora, giudice e profetessa di Israele, nel suo cantico tesse le lodi di Iael (Giudici 5:24-31), sottolineando come una donna, e per giunta chenea, aveva inferto la morte ad un “nemico del Signore”, mostrando la fedeltà del popolo dei Chenei al Dio d’Israele.

di Doug Krieger © the Tribulation Network – Edizione italiana a cura di Sequenza Profetica