La settimana santa e la settantesima settimana (parte 3)

Gerusalemme vista dal lato occidentale del monte degli olivi

In base alla testimonianza di Matteo 21:1-5, Gesù e i Suoi discepoli si diressero da Gerico a Gerusalemme passando per Betfage, presso il monte degli Olivi, dove Gesù incaricò i discepoli di procurargli un’asina e un puledro, con cui eseguì il Suo ingresso trionfale in Gerusalemme durante la domenica delle Palme (10 Nisan o 10/11 Nisan).

È interessante che il monte degli Olivi, da cui proveniva Gesù al Suo ingresso trionfale, sia lo stesso di cui è scritto, durante la deportazione di Giuda a Babilonia: “La gloria del Signore s’innalzò in mezzo alla città e si fermò sul monte situato a oriente della città” (Ezechiele 11:23). Gesù non solo inizia il Suo ingresso dal monte degli Olivi, ma questo è anche il luogo da cui ascende 10 giorni prima di Pentecoste o 40 giorni dopo la Sua resurrezione (Luca 24:50-51; Atti 1:9-21).

Allo stesso modo, è su questo monte che si poseranno i Suoi piedi nel giorno della Sua seconda venuta sulla Terra in gloria, in veste di Re dei re: “In quel giorno i Suoi piedi si poseranno sul monte degli Olivi, che sta di fronte a Gerusalemme, a oriente, e il monte degli Olivi si spaccherà a metà, da oriente a occidente, tanto da formare una grande valle” (Zaccaria 14:4).

Matteo dice che la domenica sera, che per gli ebrei era l’inizio del lunedì, Gesù uscì da Gerusalemme e passò la notte (cioè le prime 12 ore) dell’11 Nisan a Betania. La mattina dopo (ultime 12 ore del lunedì 11 Nisan) tornò a Gerusalemme: “E lasciatili, se ne andò fuori della città, a Betania, dove passò la notte. La mattina, tornando in città, ebbe fame” (Matteo 21:17-18). È in quest’ultimo lasso di tempo che hanno luogo gli eventi raccontati in Matteo 21:18-26:1, tutti legati all’ambiente del Tempio, in cui Gesù si reca e viene interrogato da anziani, sacerdoti, Farisei, Sadducei e scribi. Dopodiché, parte con i discepoli e predica alle folle sul monte degli Olivi (Matteo 24-25). Tutti questi eventi avvengono lunedì 11 Nisan.

Perciò, Gesù deve aver trascorso la prima parte del 9 Nisan (ossia l’inizio del sabato per gli ebrei, ma per il nostro calendario ancora venerdì notte) a Betania per la celebrazione del Sabato, trattenendosi fino alla prima metà della domenica 10 Nisan (cioè dalle 18:00 del nostro sabato alle 6:00 della nostra domenica, che per gli ebrei erano le prime 12 ore di domenica). Quella domenica mattina, dopo le 6:00, è iniziata la Sua entrata trionfale in Gerusalemme, dove Gesù, come abbiamo detto pocanzi, è rimasto fino alla domenica sera (che per gli ebrei segnava l’inizio del lunedì), quando si è recato da solo di nuovo a Betania, dove ha pernottato. La mattina dopo (dopo le 6:00, inizio seconda parte del lunedì 11 Nisan) è tornato a Gerusalemme e si è recato al Tempio a contendere “nello stesso giorno” con: sacerdoti, anziani e Farisei (Matteo 21:23, 45); i discepoli dei Farisei e gli erodiani (Matteo 22:15-16); i Sadducei (Matteo 22:23); un dottore della legge, anch’egli fariseo (Matteo 22:34-35). Inoltre ha parlato con le folle e i discepoli (Matteo 23:1-39) e poi solo con i discepoli nel famoso “discorso sul monte degli Olivi” (Matteo 24-25).

Dopo tutte questo cose, ancora il lunedì 11 Nisan, Gesù dice ai discepoli: “Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua, e il Figlio dell’Uomo sarà consegnato per essere crocifisso” (Matteo 26:2). Poiché questo fu detto sempre l’11 Nisan, i due giorni a cui Gesù si riferisce dovevano essere martedì 12 e mercoledì 13 Nisan (oppure, se si preferisce, 12/13 Nisan e 13/14 Nisan), che erano appunto i due giorni precedenti la Pasqua, cioè giovedì 14 Nisan. In altre parole, Gesù intende dire che sarebbe stata Pasqua “dopo due giorni”, cioè che dovevano passare due giorni pieni fino a quello di Pasqua.

Ora, abbiamo detto che Gesù svolge numerose attività durante la giornata di lunedì 11 Nisan, ossia nell’arco di tempo tra le sei di mattina e le sei di sera, ma cosa accadde dopo il tramonto, ossia all’inizio del martedì 12 Nisan (che per noi è ancora lunedì)? In base a Matteo 26:6-13, Egli tornò a Betania, stavolta recandosi a casa di Simone il lebbroso, dove: “Venne a Lui una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d’olio profumato di gran valore e lo versò sul capo di Lui che stava a tavola.” Quando i discepoli si indignarono per tale spreco, Gesù li redarguì dicendo loro: “Versando quest’olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura.”

Questa è la quarta notte che Gesù passa a Betania, poiché vi trascorre: la notte di inizio del sabato 9 Nisan (per noi la notte tra venerdì e sabato); la notte di inizio della domenica 10 Nisan (per noi la notte tra sabato e domenica), prima dell’entrata in Gerusalemme, che ha luogo a partire dalla mattina dopo (sempre 10 Nisan); la notte di inizio del lunedì 11 Nisan (per noi la notte tra domenica e lunedì), quando Gesù torna a Betania da Gerusalemme da solo e la mattina dopo (sempre 11 Nisan), si confronta con i dottori al Tempio e predica sul monte degli Olivi; e infine la notte di inizio del martedì 12 Nisan (per noi la notte tra lunedì e martedì) e la mattina dopo (sempre 12 Nisan) incarica i discepoli di trovare un luogo per celebrare la Pasqua:

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo la Pasqua?” Egli disse: “Andate in città dal tale e ditegli: Il Maestro dice: ‘Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te, con i miei discepoli.’” E i discepoli fecero come Gesù aveva loro ordinato e prepararono la Pasqua. Quando fu sera, si mise a tavola con i dodici.

Mentre mangiavano, disse: “In verità vi dico: uno di voi mi tradirà.”

(Matteo 26:17-21)

Durante la seconda parte del 12 Nisan (cioè durante il dì), i discepoli furono mandati a cercare un posto per celebrare la Pasqua quella sera, cioè all’inizio del 13 Nisan, anziché 24 ore dopo, cioè il 14 Nisan, come era consuetudine. Abbiamo spiegato in precedenza più nel dettaglio che tale anomalia era permessa dalla legge in quel contesto storico, anche se il 13 Nisan era in verità il giorno della “preparazione della Pasqua”, e non l’effettivo giorno di Pasqua, nonché primo giorno degli Azzimi, che continuavano per otto giorni durante tutto il periodo connesso alla Pasqua ebraica.

Vorrei aggiungere che le “quattro notti” che Gesù trascorre a Betania, termine che significa “casa del povero”, tecnicamente sono costituite ciascuna da 12 ore (poiché è solo la “notte”, che va dalle sei di sera alle sei di mattina), ossia: 12 ore x 4 = 48 ore x 60 minuti = 2880 minuti x 60 secondi = 172.800 secondi, corrispondente a 1728, che a sua volta è uguale a 12 x 12 x 12, il cubo perfetto. Inoltre, 2880 / 2 = 1440, frattale del 144, che rappresenta le mura della Nuova Gerusalemme o i due gruppi di 144 (Israele e la Chiesa) in connessione con le mura della Città Santa. La Nuova Gerusalemme è rappresentata in modo particolare dal 12, misurando 12.000 stadi x 12.000 stadi x 12.000 stadi (Apocalisse 21:16) nelle sue tre dimensioni cubiche. Da questo possiamo dedurre alcune “dimensioni del paradiso”, poiché 12 x 12 (una faccia del cubo) = 144 x 6 (facce del cubo) = 864 stadi quadrati (e quest’ultimo è un frattale del diametro del Sole). Inoltre, 12 x 12 x 12 = 1728 stadi cubici, la cui metà è proprio 864, e che riflette appieno le quattro notti trascorse da Gesù a Betania: la “passione” che il Signore aveva in cuore durante il Suo soggiorno era solamente una, cioè la Sua Sposa, la Nuova Gerusalemme. Questo amore immenso, rappresentato appieno da Betania, la “casa del povero”, è ulteriormente ricordato da Paolo:

Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la Sua povertà, voi poteste diventar ricchi.

(2 Corinzi 8:9)

Gesù e i discepoli consumarono la Pasqua  nel giorno della preparazione della Pasqua, cioè il 13 Nisan (che poteva essere considerato Pasqua a sua volta), e questo dato è confermato dai Vangeli (Matteo 26:2-7; Marco 14:1-3; Luca 22:1-2). Era ovvio che i Farisei non avevano intenzione di uccidere Gesù nel giorno effettivo di Pasqua, cioè il 14 Nisan, perciò fecero in modo che la Sua morte avesse luogo entro la fine del mercoledì 13.

Le ultime tre ore in cui Gesù restò appeso alla croce prima di spirare vengono descritte come un arco di tempo, dalla sesta alla nona ora (cioè da mezzogiorno alle tre di pomeriggio), in cui la terra fu coperta dalle tenebre. Alle 18:00 di quella stessa sera sarebbe terminato il mercoledì e avrebbe avuto inizio il giovedì (14 Nisan) di Pasqua, motivo per cui bisognava che Gesù fosse morto, tirato giù dalla croce e seppellito prima di quell’ora, poiché non si potevano effettuare seppellimenti nei giorni di festa ebraici: C’era un uomo, di nome Giuseppe, che era membro del Consiglio … Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. E, trattolo giù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in una tomba scavata nella roccia, dove nessuno era ancora stato deposto. Era il giorno della preparazione della Pasqua, e stava per cominciare il Sabato [Shabbat è un termine indicante le festività religiose, a prescindere dal giorno della settimana] … Durante il Sabato si riposarono, secondo il comandamento” (Luca 23:50-56).

Abbiamo inoltre questo resoconto che specifica meglio: “Era l’ora terza quando lo crocifissero …  Venuta l’ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. All’ora nona, Gesù gridò a gran voce: ‘Eloì, Eloì lamà sabactàni?’ che, tradotto, vuol dire: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’ …  Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito” (Marco 15:25, 33-34, 37).

Quindi Gesù stette sulla croce per sei ore, cioè dall’ora terza all’ora nona (dalle nove di mattina alle tre di pomeriggio), ma vi furono tenebre sul paese solo a partire dall’ora sesta (mezzogiorno), cioè durante le ultime tre ore di agonia. Se consideriamo la totalità delle ore che Gesù passò sulla croce abbiamo: 6 ore x 60 minuti = 360 minuti, che connota il Suo sacrificio in favore dell’essere umano (il numero 6) per soddisfare la giustizia di Dio (360, che rappresenta il Dio eterno, cioè il cerchio senza inizio né fine). Ma questo tempo di sei ore viene separato in due momenti di tre ore ciascuno, cioè: 360 minuti / 2 = 180 o 18, la Nuova Gerusalemme, che indica che il Messia non fu “soppresso” per se stesso, ma per la Sua Sposa.

Inoltre, 360 minuti x 60 secondi = 2160 secondi, frattale del diametro della Luna e della circonferenza terrestre in miglia nautiche (21.600); 2160 / 2 (i due momenti di “luce” e “tenebre” durante la crocifissione) = 1080, di nuovo 18, la Gerusalemme celeste.

Abbiamo in precendenza descritto nel dettaglio i 4 giorni trascorsi dal momento dell’inumazione di Gesù (dall’inizio di giovedì 14 Nisan, che per il nostro calendario è ancora la sera di mercoledì 13) alla Sua resurrezione (la mattina di domenica 17 Nisan). Il corpo di Gesù giacque nella tomba nei giorni di giovedì 14 Nisan (dalle 18:00 alle 18:00), venerdì 15 Nisan (dalle 18:00 alle 18:00), sabato 16 Nisan (dalle 18:00 alle 18:00) e domenica 17 Nisan (dalle 18:00 alle 6:00, quando le donne andarono al sepolcro e lo trovarono vuoto). Quindi nell’ultimo giorno, il 17 Nisan, Gesù fu nella tomba per 12 ore, e non 24 come negli altri giorni, e questo lasso di tempo in aggiunta ai 3 giorni completi non è certo casuale. Infatti: come mai troviamo queste 12 ore ulteriori fino alla scoperta della resurrezione, dato che era stato detto che Gesù sarebbe risorto dopo “tre giorni e tre notti”?

Alcuni pensano che queste 12 ore aggiuntive abbiano a che vedere con l’ulteriore compimento del “segno di Giona”, che dopo essere stato gettato sulla riva dal pesce che lo aveva ingoiato, dovette affrontare un viaggio di tre giorni per raggiungere la città di Ninive, ossia un percorso della durata di circa 12 ore di cammino (4 ore al giorno) perché potesse compiere la sua missione di testimonianza.

Ci si chiede, inoltre, come mai nessuno si fosse recato al sepolcro subito dopo la fine del Sabato 16 Nisan, ossia alle sei di sera (che per noi è ancora sabato sera, ma per gli ebrei era l’inizio della domenica), invece che la mattina successiva all’alba, dato che allora la festività era terminata e i tre giorni esatti di sepoltura erani trascorsi. Probabilmente la risposta è da collegare con il fatto che il corpo di Gesù era “sotto osservazione”. Infatti, oltre ai discepoli, anche le autorità religiose erano al corrente del fatto che Gesù aveva annunciato che sarebbe risorto dopo tre giorni e tre notti (Matteo 12:39, 16:4; Luca 11:29-30), tanto che erano stati posti dei soldati romani a guardia della tomba, per evitare che qualcuno trafugasse il corpo per “inscenarne” la resurrezione (Matteo 27:62-66).

È mia personale opinione che le ulteriori 12 ore (o metà giorno) in questione siano state aggiunte appositamente oltre i “tre giorni e tre notti” perché si verificasse il compimento esatto dell’intera settimana santa, che era iniziata alle sei del mattino della domenica precendente (10 Nisan) con l’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme dal monte degli Olivi. Poiché alle sei del mattino le prime 12 ore della giornata si erano già compiute (dato che la giornata iniziava alle sei della sera precedente), occorreva che fossero aggiunte altre 12 ore alla fine della settimana per completare 7 giorni pieni e concludere la seconda metà della settimana in modo “simmetrico” rispetto all prima, ossia coprendo tre giorni e mezzo.

Il Messia, l’Unto, venne soppresso 4 giorni dopo la Sua entrata in Gerusalemme, ma tali giorni sono calcolati contando anche l’intero giorno di domenica 10 Nisan, benché in realtà l’entrata abbia avuto luogo solo nelle ultime 12 ore di quel giorno, quindi la settimana santa ha inizio con “metà giorno” e non un giorno intero.

Il periodo in cui il Messia viene soppresso rappresenta la conclusione della sessantanovesima settimana e l’inizio della settantesima, il che significa che allo scoccare delle sei del mattino di domenica 10 Nisan, la sessantanovesima settimana terminava ufficialmente e, da quall’ora fino alle sei del mattino del 17 Nisan, momento della resurrezione, passarono 7 giorni esatti.

La settimana santa è chiaramente divisa in due parti uguali che ne marcano ulteriormente il collegamento con la settantesima settimana di Daniele. Anch’essa è divisa in due metà esatte, in cui i primi 1260 giorni sono caretterizzati dall’opera di profezia dei due Testimoni: così come Gesù testimoniò per i primi tre giorni e mezzo della settimana santa, anche “coloro che portano la testimonianza di Gesù” testimonieranno allo stesso modo per i primi tre giorni e mezzo (o tre anni e mezzo) della settantesima settimana, che segnerà la fine di quest’era.

Così come Gesù fu crocifisso subito dopo il termine della Sua testimonianza, anche i due Testimoni, dopo i primi 1260 giorni di profezia, si scontreranno con l’Anticristo/Bestia che li ucciderà e il loro corpo sarà esposto nelle strade della grande città per tre giorni e mezzo, “laddove anche il loro Signore è stato crocifisso” (Apocalisse 11:8). E così come il Signore è risorto il terzo giorno (letteralmente dopo tre giorni e mezzo), anch’essi risorgeranno dopo tre giorni e mezzo e saranno chiamati dal loro Signore nei cieli (Apocalisse 11:9-12). Sarà una chiamata di resurrezione e rapimento allo stesso tempo, che segnerà la conclusione della settantesima settimana (più precisamente della seconda metà della settimana). Ciò spiega perché Gesù fu nella tomba tre giorni e tre notti ma attese ulteriori 12 ore, per un totale di tre giorni e mezzo, prima di mostrarsi risorto, poiché anche i due Testimoni saranno morti per tre giorni e mezzo, o tre anni e mezzo, o 42 mesi, o “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”.

Dunque il momento dell’harpazo (rapimento) della Chiesa avviene esattamente alla fine dei 2520 giorni che compongono l’intera settantesima settimana profetica, o alla fine dei 1260 giorni che compongono la seconda metà della stessa settimana, cioè tre anni e mezzo/tre giorni e mezzo. Questo lasso di tempo equivale ai tre giorni e mezzo che Gesù trascorse nella tomba fino alla resurrezione la mattina di domenica 17 Nisan, giorno della festa delle Primizie.

Il ministero completo di Gesù durò tre anni e mezzo ed ebbe inizio ufficialmente il giorno di Yom Kippur, o giorno dell’Espiazione, ossia il 10 Tishri, quando il Battista annunciò: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” (Giovanni 1:29) Da questa data in poi Gesù celebra la Pasqua per 4 volte fino al momento della Sua resurrezione. Di queste, tre vengono menzionate esplicitamente nelle Scritture (Giovanni 2:13-22; 6:4-14; 11:55) e una implicitamente (Giovanni 5:1). Inoltre, nel Vangelo di Giovanni viene riferito che Gesù celebrò non solo il giorno dell’Espiazione, ma anche la festa delle Capanne (Giovanni 7:29-39) e la festa della Dedicazione (Giovanni 10:22-30), queste ultime due tra la Sua terza e quarta Pasqua.

A questo punto vorrei aggiungere che le ulteriori 12 ore precedenti la manifestazione di Gesù risorto sono simmetriche alle prime 12 ore della settimana santa in cui si verificò l’entrata trionfale, che è la manifestazione ulteriore del Messia al Suo popolo. Non è questa l’anticipazione di quanto predetto dal profeta Malachia (4:1-2), che il Sole della giustiza sorgerà portando la guarigione sulle Sue ali e la Sua luce distruggerà il figlio della perdizione, l’Anticristo/Bestia, durante il giorno della Sua venuta? “E allora sarà manifestato l’empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della Sua bocca, e annienterà con l’apparizione della Sua venuta” (2 Tessalonicesi 2:8).

Entrata trionfale il 10 Nisan

12 ore x 60 minuti = 720 minuti

+

Apparizione di Gesù risorto il 17 Nisan

12 ore x 60 minuti = 720 minuti

720 + 720 = 1440 minuti

144 rappresenta le mura della Nuova Gerusalemme cioè:

Gesù affrontò la settimana della Passione per la Sua Sposa celeste!

e

Entrata trionfale il 10 Nisan

720 minuti x 60 secondi = 43.200 secondi

+

Apparizione di Gesù risorto il 17 Nisan

720 minuti x 60 secondi = 43.200 secondi

432 è frattale del raggio del Sole di 432.000 miglia

432.000 + 432.000 = 864.000

864 e frattale del diametro del Sole di 864.000 miglia, cioè:

la domenica mattina il Sole della giustizia è risorto!

di Doug Krieger © the Tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica

Parte I; Parte II