La settimana santa e la settantesima settimana (parte 2)

Settimana Profetica/Settantesima Settimana (di Sequenza Profetica)

Possiamo stabilire che Gesù venne crocifisso di mercoledì, giorno della preparazione della Pasqua, momento in cui il Messia viene “soppresso” in relazione all’agnello pasquale, che doveva essere “controllato attentamente per 4 giorni” prima della sua immolazione (Esodo 12) e poi cucinato e mangiato a Pasqua, il 14 Nisan. Dunque:

        10 Nisan – Domenica: Entrata trionfale (giorno 1)

11 Nisan – Lunedì: Gesù nel Tempio di Gerusalemme (giorno 2)

12 Nisan – Martedì: Gesù prepara l’ultima “cena” (giorno 3)

13 Nisan – Mercoledì: Gesù viene processato, crocifisso e sepolto prima di sera (giorno 4)

L’agnello pasquale veniva controllato attentamente per evitare che fosse senza macchia e “preparato”, cioè ucciso, il giorno della preparazione della Pasqua (13 Nisan) e poi mangiato il giorno di Pasqua (14 Nisan). Era imperativo che all’inizio del 14 Nisan (la sera/tramonto/ore 18:00) l’agnello venisse ucciso, dopo 4 giorni (sere e mattine) completi, e poi consumato.

Quindi abbiamo:

24 ore dalle 18:00 alle 18:00 del 10 Nisan (data dell’entrata trionfale);

24 ore dalle 18:00 alle 18:00 dell’11 Nisan (Gesù al Tempio e anticipazione della sua distruzione nel 70 d.C. in Matteo 24:1-2);

24 ore dalle 18:00 alle 18:00 del 12 Nisan (preparazione dell’ultima cena);

24 ore  dalle 18:00 alle 18:00 del 13 Nisan (ultima cena, arresto, processo, crocifissione, seppellimento di Gesù).

L’ultimo giorno (mercoledì 13 Nisan) è così diviso: dalle 18:00 di sera alle 6:00 del mattino avvengono l’ultima cena di Gesù, il tradimento, l’arresto e il processo davanti ai capi religiosi e politici. Seguono tre ore di torture (dalle 9:00 del mattino a mezzogiorno), in cui avviene anche la liberazione di Barabba al Suo posto, e poi Gesù porta la Sua stessa croce fino al Golgota. Alla terza ora del giorno Gesù viene appeso alla croce per tre ore prima di spirare (da mezzogiorno alle 15:00), periodo in cui le tenebre coprono la terra. Poi il corpo di Gesù viene tirato giù, poiché era vietato che restasse sulla croce durante la Pasqua (che sarebbe iniziata al tramonto/ore 18:00), e viene deposto nella tomba entro le 18:00, per un totale di 24 ore.

Così vediamo come fossero trascorsi 4 giorni pieni (sere e mattine) come quelli che dovevano trascorrere prima che l’agnello fosse ucciso entro il tramonto del 13 Nisan (preparazione della Pasqua) e mangiato il 14 Nisan (Pasqua).

Il Signore parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d’Egitto, dicendo: Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: Il decimo giorno di questo mese [cioè il 10 Nisan], ognuno prenda un agnello per famiglia, un agnello per casa … Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto. Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la comunità d’Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto [cioè il 13 Nisan]. Poi si prenda del sangue d’agnello e lo si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà. Se ne mangi la carne in quella notte; la si mangi arrostita al fuoco, con pane azzimo e con erbe amare. Non mangiatelo poco cotto o lessato nell’acqua, ma sia arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le interiora. Non lasciatene avanzo alcuno fino alla mattina. Quello che sarà rimasto fino alla mattina, bruciatelo con il fuoco. Mangiatelo in questa maniera: con i vostri fianchi cinti, con i vostri calzari ai piedi e con il vostro bastone in mano; e mangiatelo in fretta: è la Pasqua del Signore.”

(Esodo 12:1-11)

Si noti la specificazione “maschio dell’anno”, ossia: 360 giorni x 24 ore = 8640 ore, dove 864 è un frattale del diametro del Sole, anticipando l’Agnello di Dio come Sole della giustizia. E 8640 ore x 60 minuti = 518.400 minuti, o 5 – 18 – 4, che è il 54 (numero dell’armonia sociale) che circonda il 18 (numero della Nuova Gerusalemme). E 518.400 minuti x 60 secondi = 31.104.000 secondi / 144 (mura della Nuova Gerusalemme) = 216.000 secondi, frattale della circonferenza terrestre di 21.600 miglia nautiche, poiché la frase del Battista: “Ecco l’Agnello di Dio toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1:29), segna l’inizio del ministero di Gesù nel giorno dell’Espiazione.

“Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono il Signore. Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quando io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d’Egitto.”

(Esodo 12:12-13)

L’Agnello pasquale viene ucciso al tramonto tra due giorni, così come Gesù venne ucciso prima che il sole tramontasse sul giorno della preparazione della Pasqua, e il Suo corpo fisico spirò verso le 15:00 (la nona ora). Poco dopo fu rimosso e inumato prima del tramonto, cioè prima delle 18:00 o prima dell’inizio del giorno di Pasqua.

Benché siano passati di fatto 4 giorni, cioè 24 ore x 4 = 96 ore, dal 10 al 13 Nisan inclusi, dobbiamo sempre ricordare che l’entrata trionfale in Gerusalemme non inizia prima della mattina della domenica, quando le prime 12 ore del 10 Nisan erano già trascorse (dalle 18:00 alle 6:00). Quindi dalla mattina/alba/ore 6:00 del 10 Nisan alla sera/tramonto/ore 18:00 del 13 Nisan trascorrono tre giorni e mezzo esatti!

Abbiamo visto che 4 giorni x 24 ore = 96 ore e

96 ore x 60 minuti = 5760 minuti

5760 minuti x 60 secondi = 345.600 secondi

3 – 45 – 6 = 36 che circonda il 45 dove

36 è il Dio eterno, cerchio (360°) senza inizio né fine

45 è il Sole della giustizia, corrispondente ai 45 giorni di Daniele 12:12

Dio Padre ha dato il Suo unico Figlio (Giovanni 3:16)

Se vi furono “sei giorni” fino alla Pasqua (14 Nisan) e il “giorno seguente” all’arrivo a Betania fu la domenica delle Palme, il giorno del Messia e della Sua entrata trionfale in Gerusalemme a conclusione della sessantanovesima settimana e, di conseguenza, a prefigurazione della settantesima, allora quella domenica delle Palme costituisce allo stesso tempo la fine della penultima e l’inizio dell’ultima settimana di quest’era. Ma per prima cosa dobbiamo vedere più da vicino gli eventi di quei giorni:

  1. 8/9 Nisan (o 8 Nisan), venerdì: Gesù arriva a Betania sei giorni prima della Pasqua, cioè il lasso di tempo dal 9 al 14 Nisan o dall’8 al 13 Nisan);
  2. 9/10 Nisan (o 9 Nisan), sabato: Gesù mangia con Lazzaro e la sua famiglia a Betania sei giorni prima di Pasqua (poiché i sei giorni sono comprensivi del primo e dell’ultimo, cioè dal 9/10 Nisan al 14/15 Nisan compresi);
  3. 10/11 Nisan (o 10 Nisan), domenica delle Palme: entrata trionfale a Gerusalemme verificatasi nell’arco di tempo dalle sei di mattina alle sei di sera, cioè 12 ore o “metà giorno”;
  4. 11/12 Nisan (o 11 Nisan), lunedì: Gesù al Tempio si confronta con i capi religiosi (24 ore);
  5. 12/13 Nisan (o 12 Nisan), martedì: Ancora confronto al Tempio; Gesù si rivolge alle folle; discorso ai discepoli sul monte degli Olivi (24 ore);
  6. 13/14 Nisan (o 13 Nisan), mercoledì: Getsemani; ultima cena, crocifissione e seppellimento. È la “soppressione del Messia” (24 ore). Si noti di nuovo come i quattro giorni dal 10 al 13 Nisan comprendono interamente le date di inizio e fine: il 13 Nisan inizia la sera del martedì alle 18:00 e si estende fino alle 18:00 del mercoledì, momento in cui inizia il 14 Nisan.
  7. 14/15 Nisan (o 14 Nisan), giovedì: festa di Pasqua (festività o “alto Sabato”) in cui Gesù discende nelle profondità della terra (Efesini 4:9); primo giorno in cui il corpo di Gesù giace nella tomba (24 ore);
  8. 15/16 Nisan (o 15 Nisan), venerdì: festa degli Azzimi (festività o “alto Sabato”) e secondo giorno in cui il corpo di Gesù giace nella tomba (24 ore);
  9. 16/17 Nisan (o 16 Nisan), sabato: regolare giorno di Sabato della settimana e terzo giorno in cui il corpo di Gesù giace nella tomba (24 ore);
  10. 17/18 Nisan (o 17 Nisan), domenica: festa delle Primizie e resurrezione di Gesù al mattino presto, andando ad aggiungere ulteriori 12 ore dalla sera precedente (tramonto/ore 18:00 del sabato) al mattino successivo (alba/ore 6:00 di domenica), giungendo così fino a “metà” (cioè le prime 12 ore) del 17 Nisan.

Ricordiamo le parole di Gesù relative al “segno” che sarebbe stato dato su Se stesso:

Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. 

Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’Uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti.

(Matteo 12:39-40; Luca 11:29-32)

A cosa si riferisce esattamente la dicitura “tre giorni e tre notti”? Poiché, come abbiamo detto, gli ebrei calcolano le 24 ore del “giorno” da tramonto a tramonto (o dalle 18:00 alle 18:00), il giovedì di Pasqua, cioè il 14 Nisan,  inizia alle 18:00 (quando per noi è ancora mercoledì), momento in cui per gli ebrei il mercoledì termina, e si estende fino alle 18:00 del giorno successivo, momento in cui inizia il venerdì 15 Nisan. Per noi invece il giovedì di Pasqua inizia sei ore dopo rispetto al giovedì “ebraico”, cioè a mezzanotte, e si estende fino alla mezzanotte successiva, in modo che quando inizia il nostro venerdì, per gli ebrei è già venerdì da sei ore. Per questo nell’indicare le date usiamo mettere due giorni (14/15 Nisan anziché 14 Nisan), poiché nel nostro modo di calcolare il tempo i giorni ebraici si trovano “a cavallo” di quelli gregoriani.

In Matteo 27:62-63, dopo che il corpo di Gesù venne deposto nella tomba, leggiamo: “L’indomani [cioè il giorno di Pasqua, giovedì 14/15 Nisan], che era il giorno successivo alla preparazione della Pasqua [cioè il mercoledì della crocifissione, 13/14 Nisan], i capi dei sacerdoti e i farisei si riunirono da Pilato, dicendo: Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, mentre viveva ancora, disse: ‘Dopo tre giorni, risusciterò’. Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo giorno.”… “Dopo il sabato [cioè il normale giorno di sabato della settimana, 16/17 Nisan], verso l’alba del primo giorno della settimana [cioè domenica, 17/18 Nisan], Maria Maddalena e l’altra Maria andarono a vedere il sepolcro” (Matteo 28:1).

Il Vangelo di Giovanni, riguardo al giorno della crocifissione di Gesù, ci fornisce ulteriori indizi:

Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per Lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i Suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il Diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo …

(Giovanni13:1-2)

Qui viene chiaramente specificato che Gesù e i Suoi discepoli erano a “cena”, la cosiddetta “ultima cena”, quando Gesù lavò i piedi agli apostoli e Giuda lo tradì dopo che Satana fu “entrato in lui” (Giovanni 13:27). Questa cena corrisponde alla festa degli Azzimi, che era chiamata anche “cena di Pasqua” perché avveniva subito prima della Pasqua. In Matteo si descrive lo stesso momento:

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo la Pasqua?” Egli disse: “Andate in città dal tale e ditegli: Il Maestro dice: ‘Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te, con i miei discepoli’”. E i discepoli fecero come Gesù aveva loro ordinato e prepararono la Pasqua.

(Matteo 26:17-19)

Sembra in tal modo che tra il Vangelo di Giovanni e gli altri Vangeli vi sia una contraddizione, ma tale contraddizione è solo apparente. Infatti, come è possibile che Gesù sia stato crocifisso il giorno della preparazione della Pasqua, se in Matteo 26:17-19, in Luca 22:7-13 e anche in Marco 14:12-16, sembra che Egli l’abbia già celebrata?

La festa di Pasqua durava ben otto giorni, comprensivi del giorno in cui l’agnello pasquale veniva ucciso e mangiato (Esodo 12:15). Quel giorno era il quattordicesimo del mese di Abib (cioè il 14 Nisan). Inoltre, Esodo 12:17-19 aggiunge:

Osservate dunque la festa degli Azzimi; poiché in quello stesso giorno io avrò fatto uscire le vostre schiere dal paese d’Egitto; osservate dunque quel giorno di età in età, come un’istituzione perenne.

Mangiate pani azzimi dalla sera del quattordicesimo giorno del mese, fino alla sera del ventunesimo giorno. Per sette giorni non si trovi lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà qualcosa di lievitato, sarà eliminato dalla comunità d’Israele, sia egli straniero o nativo del paese.

La festa degli Azzimi è così chiamata perché per otto giorni non era permesso fare il pane utilizzando il lievito, né mangiare alcun cibo lievitato. Luca dice che in quell’occasione “la Pasqua”, ossia l’agnello pasquale, doveva essere “preparata”, ossia uccisa. Il termine “Pasqua”, infatti, in origine indica la “vittima” da sacrificare in quell’occasione (Esodo 12:43; Numeri 9:11; Giovanni 18:28). In 1 Corinzi 5:7 Cristo viene identificato come “la nostra Pasqua”, che è stata immolata al posto nostro come “vittima” innocente dei nostri peccati.

Matteo menziona “il primo giorno degli Azzimi”, mentre gli altri due Vangeli di Luca e Marco non specificano un momento in particolare, dando oltremodo l’impressione che gli Azzimi e la Pasqua avvengano contemporaneamente. Sembra che durante quel periodo della storia, gli ebrei scambiassero i nomi dei giorni di festività comandati. Ma perché?

Durante l’esilio babilonese (iniziato verso il 587 a.C.) alcuni ebrei iniziarono a considerare i due momenti come un’unica pratica da osservare. Non è questa la sede per analizzare tutti i risvolti storici della faccenda, ma basti dire che l’usanza di considerare l’intero periodo della Pasqua, comprensivo degli Azzimi, semplicemente come “Pasqua” continuò fino al tempo di Gesù. In Luca 22:1 leggiamo infatti: “La festa degli Azzimi, detta Pasqua, si avvicinava.” Ciò mostra come i due termini fossero di fatto intercambiabili. In Marco 14:1, però, le due pratiche vengono indicate separatamente: “Mancavano due giorni alla Pasqua e alla festa degli Azzimi.”

“La data in cui Gesù e i discepoli celebrarono la cena di Pasqua, chiamata nella tradizione attuale ‘ultima cena’, era un mercoledì, cioè la sera di inizio del 13 Nisan, che per noi corrisponde a martedì sera. Poiché molti ebrei vivevano ancora fuori dal paese di Israele dal tempo dell’esilio babilonese, esisteva un’ordinanza che permetteva di praticare la Pasqua (osservando i precetti dettati dalla Legge) durante le 24 ore precedenti al giorno effettivo della festa, per via delle differenze di orario tra le regioni. Gesù e i Suoi discepoli, in quanto ebrei residenti in Israele, celebrarono la cena di Pasqua prima dell’effettivo giorno tradizionale della festa.” (Von D. Chwolson, The Jewish Quarterly Review, St. Petersburg, 1892)

Chwolson ci dà un’ulteriore chiarificazione dell’apparente discrepanza tra il Vangelo di Giovanni e gli altri tre Vangeli riguardo a quello che, in Giovanni, ci appare come un’anticipazione temporale della Pasqua. Chwolson riconcilia questa discrepanza provando, sulla base dell’antica interpretazione halachica (l’halacha è il corpo delle leggi religiose degli ebrei) della Legge, che la “cena di Pasqua” poteva essere celebrata anche il giorno precedente alla festività, cioè il 13 anziché il 14 Nisan.

“Il punto da cui Chwolson parte nell’esposizione della sua tesi è la domanda: in che giorno Gesù celebrò la cena pasquale? … La risposta ci porta nel territorio dell’halacha, la cui natura può essere colta solo analizzando gli indizi e gli elementi sopravvissuti delle tradizioni più antiche. La teoria dell’autore rimuove il problema dell’apparente discrepanza cronologica tra le testimonianze dei Vangeli, mostrando come la Pasqua potesse essere celebrata anche il giorno precedente a quello stabilito … Secondo Chwolson vi sarebbero stati, all’epoca, due diversi punti di vista riguardo a quando si poteva consumare la Pasqua: il primo che stabiliva che la cena pasquale dovesse essere celebrata la sera del 13 Nisan, basato su Esodo 12:8 e Numeri 9:11, dove si comandava di mangiare l’agnello la sera del 13 Nisan e non lasciare avanzi fino alla mattina successiva. L’altro punto di vista stabiliva che la cena di Pasqua dovesse essere consumata la sera del 14 Nisan, basandosi su Deuteronomio 16:4, decidendo che l’agnello dovesse essere interamente consumato entro la mattina del 15.

“Gesù e i Suoi discepoli seguirono la prima di queste due tradizioni, celebrando la cena pasquale la sera del 13 Nisan, mentre il sommo sacerdote Caiafa e i suoi seguaci seguirono la seconda tradizione, motivo per cui non era concesso loro di entrare nel Pretorio il giorno della crocifissione, per non contaminarsi con la conseguenza di non poter poi mangiare l’agnello pasquale la sera stessa (Giovanni 18:28). Questa spiegazione rimuove in modo semplice tutte le difficoltà di interpretazione dei testi dei Vangeli e conferma quanto rivelato dal Vangelo di Giovanni, che dunque sarebbe pienamente in linea con ciò che rivelano i Sinottici.

“L’ipotesi dell’autore si basa, in sintesi, sulla supposizione che al tempo di Gesù il servizio del Tempio seguisse le direttive dei Sadducei, non dei Farisei, e l’halacha ufficiale, cioè quella adottata dal Tempio, fosse sadducea.” (The Jewish Quarterly Review, vol. 5, n. 4, 1893)

Gli eventi descritti in Giovanni 13-17 hanno luogo tutti la sera prima della Pasqua, cioè il 13/14 Nisan (nostro martedì sera che corrisponde all’inizio del mercoledì ebraico), giorno di preparazione della Pasqua. Dopo la preghiera nel Getsemani descritta in Giovanni 17, si compie il tradimento di Gesù, che viene condotto per prima cosa davanti ad Hanna, che era genero del sommo sacerdote Caiafa (Giovanni 18:1-14). Anche questo accade il 13 Nisan, che era iniziato alle 18:00 di quello che per il calendario gregoriano era ancora martedì, ma per gli ebrei era l’inizio del mercoledì.

È in Giovanni 19:14 che viene ripetuta l’indicazione temporale: “Era la preparazione della Pasqua ed era l’ora sesta. Egli disse ai Giudei: ‘Ecco il vostro re!’” Anche questo avviene mercoledì 13 Nisan, ma la “sesta ora” qui menzionata non corrisponde alla “sesta ora” menzionata negli altri Vangeli (Matteo 27:45; Marco 15:33; Luca 23:44), che è invece la “sesta ora del dì” (cioè mezzogiorno). Qui il versetto va letto in modo diverso: “Erano circa le sei di mattina del giorno della preparazione della Pasqua. Pilato disse ai Giudei: ‘Guardate il vostro re!’” (Giovanni 19:14)

In altre parole si parla di due momenti diversi, poiché la “sesta ora” menzionata in Giovanni non è il mezzogiorno del mercoledì, ma la mattina presto del mercoledì (13 Nisan o 13/14 Nisan, giorno di preparazione della Pasqua), che era iniziato la sera precedete al tramonto. Erano passate da quel momento già 12 ore in cui si erano verificate: l’ultima cena, la preghiera nel Getsemani, l’arresto e il processo di Gesù, nel periodo che per il nostro calendario va dal martedì sera all’alba del mercoledì (18:00 del martedì – 6:00 del mercoledì), corrispondenti per gli ebrei alla prima metà del mercoledì 13 Nisan. Perciò, le ultime 12 ore del 13 Nisan iniziarono alle 6:00 di mattina e terminarono alle 18:00 della sera, quando ebbe inizio il giovedì 14 Nisan. In questo lasso di tempo ebbe luogo la tortura di Gesù e, dalle 9:00 di mattina in poi, iniziò il trasporto della croce al Golgota ed ebbe luogo la crocifissione entro mezzogiorno.

I Vangeli di Matteo, Marco e Luca, ci dicono che “dall’ora sesta all’ora nona vi furono tenebre sul paese”, ma queste ora vanno lette come “ore del dì”, ossia da mezzogiorno alle tre del pomeriggio di mercoledì 13 Nisan, periodo in cui Gesù fu appeso alla croce prima di spirare.

Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato (poiché era la preparazione della Pasqua e quel sabato era un gran giorno), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe, e fossero portati via …

Là dunque deposero Gesù, a motivo della preparazione della Pasqua dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.

(Giovanni 19:31, 42)

di Doug Krieger © the Tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica

Parte I; Parte III