La settimana santa e la settantesima settimana (parte 1)

La tomba vuota (Sequenza Profetica)

Molti si chiederanno come mai il tema della settimana santa, cioè la settimana di Pasqua ebraica della morte, della resurrezione e dell’ascensione di Gesù, a cominciare dal Suo ingresso in Gerusalemme, venga trattato nell’ambito del nostro studio sull’Apocalisse. La risposta è semplice: è impossibile non trattare la settimana della Passione di Cristo in questa sede, poiché il libro dell’Apocalisse è accompagnato nella sua interezza dall’elemento della “testimonianza di Gesù”, che culmina alla fine dei tempi. E questa fine dei tempi si fonde con la settimana santa, che è la settantesima settimana di Daniele, la testimonianza di Gesù!

I santi della tribolazione hanno subito, in Apocalisse 12 e 13, una tremenda persecuzione “a causa della Parola di Dio e della testimonianza di Gesù” (Apocalisse 1:2; 12:17). Quindi, solo immergendoci nello studio della Sua ultima settimana e di tutto ciò che Gesù ha compiuto e detto allora, potremo sperare di ottenere una comprensione vera della settantesima settimana di Daniele e le sue implicazioni nell’Apocalisse. La settimana della Passione e la settantesima settimana sono inesorabilmente collegate, poiché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia (Apocalisse 19:10).

La “compatibilità spirituale” tra queste due settimane bibliche, che andremo a sviscerare, porta delle implicazioni tali da abbattere due pilastri fondamentali della cristianità: la convinzione che la crocifissione di Cristo abbia avuto luogo di venerdì (con il conseguente spostamento dei giorni della settimana in cui hanno avuto luogo gli altri eventi salienti della settimana santa) e l’esclusione della Chiesa dagli eventi della settantesima settimana, sia per chi crede che essa sia riservata al solo Israele (posizione pretribolazionista premillenarista), sia per chi crede che sia stata già compiuta dalla prima venuta del Messia (posizione preterista o amillenarista). No, la Chiesa è stata chiamata a portare la testimonianza di Gesù, mentre, in contemporanea, la materialità dell’Israele della settantesima settimana costituisce la testimonianza suprema alle nazioni gentili sulla terra della venuta del Regno messianico, il settimo giorno, quando i regni del mondo diverranno il Regno del Signore e del Suo Unto.

Nel mettere a confronto queste due settimane abbiamo a disposizione una sorta di “punto d’inizio” nel fatto che il periodo descritto nella profezia di Daniele 9:24-27 (amplificata nel testo fino ai risvolti analizzati nell’ambito dell’Apocalisse) e la descrizione degli ultimi tempi di permanenza di Gesù sulla terra, sono in entrambi i casi menzionati come heptad, ossia un insieme di 7, e la “settimana” santa è composta di 7 giorni, così come lo è la settantesima “settimana”.

Nell’intuire sempre più chiaramente le connessioni tra queste due “settimane”, senza trovare riscontri tra le mie conclusioni e quelle di altri, poiché sembra che nessuno finora abbia azzardato lo stesso percorso di studio, ho capito di dover procedere con cautela e cercare conferme bibliche ovunque fosse possibile. Molti credono che la settantesima settimana si sia già verificata, eppure è Gesù stesso che parla dell’abominazione della desolazione come di un evento futuro (Matteo 24 e Marco 13), legato ai “tempi della fine”, e non si riferisce all’evento della distruzione del Tempio di Gerusalemme per mano dei Romani nel 70 d.C., come si dà spesso per scontato.

Non è possibile invece che la “testimonianza di Gesù”, menzionata in Apocalisse, sia ampliata oltremodo nei primi tre giorni e mezzo della settimana santa e che i due Testimoni di Apocalisse 11, che profetizzano per tre giorni/anni e mezzo, sperimentino dopo questo tempo lo stesso destino del loro Signore? Anche perché i loro corpi vengono lasciati esposti per tre giorni e mezzo nelle strade della grande città, dove anche il loro Signore era stato crocifisso (Apocalisse 11:9, 11).

Gesù venne posto nella tomba subito prima della Pasqua, il 14 Nisan, e “discese nelle parti più basse della terra” (Efesini 4:9-10) per tre giorni e tre notti, secondo il “segno” del profeta Giona (Matteo 12:39-41; Luca 11:29-32), a cui si aggiungono ulteriori 12 ore, poiché Egli risorse dalla tomba la domenica mattina. Questo porta ad un totale di tre giorni e mezzo, similmente al tempo di esposizione dei corpi dei due Testimoni prima della loro resurrezione/rapimento (Apocalisse 11:9-13), quando: “In quell’ora vi fu un grande terremoto” (Apocalisse 11:13). Lo stesso accadde quando la pietra che chiudeva la tomba di Gesù fu spostata: “Ed ecco si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e vi sedette sopra” (Matteo 28:2).

Abbiamo visto finora come gli eventi principali trattati nell’Apocalisse siano stati legati, nell’ambito della cronologia della settantesima settimana, a 1260 giorni, 42 mesi, “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”, tre anni e mezzo, tre giorni e mezzo: è indubbio che queste menzioni abbiano a che vedere tutte con la settantesima settimana di Daniele e che tale settimana sia nettamente divisa a metà, dal punto di vista temporale, da un evento cruciale, che è la “rivelazione dell’uomo di peccato”, che avviene appunto “a metà della settimana” con l’abominazione della desolazione, la cessazione del sacrificio, la rottura del patto e la persecuzione immediata dei santi, oltre allo scoppio della battaglia finale tra il bene e il male.

C’è una profonda relazione spirituale tra l’abominazione della desolazione, che è l’ascesa della Bestia dall’abisso, a metà della settantesima settimana, e la discesa del Figlio dell’Uomo crocifisso nelle profondità della terra, che avviene a metà della settimana santa.

Per prima cosa bisogna realizzare che, come mostra Apocalisse 13, le “blasfemie” della Bestia hanno lo scopo di “bestemmiare Dio, il Suo nome, il Suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo” (Apocalisse 13:6). Per realizzare praticamente questo intento, la Bestia ottiene dal Dragone il potere di creare e montare una serie di falsità in modo che, con l’assistenza del Falso Profeta, gli abitanti della terra adorino la Bestia stessa attraverso i suoi simboli. Tali simboli sono la parodia, o la falsificazione, della morte e della resurrezione di Cristo, poiché la piaga mortale della prima Bestia fu guarita (Apocalisse 13:3-4, 12).

Non viene detto in che modo tale guarigione abbia luogo o chi l’abbia praticata. Più tardi, in Apocalisse 17:8, leggiamo: “La Bestia che hai vista era, e non è; essa deve salire dall’abisso e andare in perdizione. Gli abitanti della terra, i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla creazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la Bestia perché era, e non è, e verrà di nuovo.” Questo indica che la parodia della morte e della resurrezione si è verificata, ma come? Attraverso l’ascesa della Bestia dall’abisso e il suo “andare in perdizione” (o “in distruzione”).

L’espressione “andare in perdizione” non è ambigua se si considera che questa parola, che sta per “distruzione”, viene usata anche in riferimento “all’angelo dell’abisso, il cui nome in ebraico è Abaddon e in greco è Apollion” (Apocalisse 9:11), che significa appunto “distruzione”. Non è dunque una destinazione, ma un “essere”. Quindi c’è questa connessione angelica della Bestia, che un tempo era l’Anticristo ma che, per via della sua “piaga mortale”, è ascesa dall’abisso e questa “figura angelica” è entrata nell’Anticristo che è diventato così il “figlio della perdizione” o “figlio della distruzione”. Ciò avviene alla fine dei tre giorni e mezzo, così come Gesù discese nel soggiorno dei morti durante la Sua inumazione; il Suo esatto opposto, la Bestia che viene dall’abisso, manifesterà se stessa nel corpo dell’Anticristo.

Paolo spiega l’antitesi contenuta in questo evento futuro in tal modo:

Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a Lui. Ma se Cristo è in voi, nonostante il corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito dà vita a causa della giustificazione. Se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del Suo Spirito che abita in voi.

(Romani 8:9-11)

La contraffazione dello Spirito di Dio che va ad abitare in coloro che sono in Cristo, “a metà della settimana” andrà ad abitare nell’Anticristo ed egli ascenderà dall’abisso e sarà introdotto agli abitanti della terra come “figlio della distruzione”, “figlio della perdizione” e “Bestia”, e pretenderà che la stessa adorazione dovuta a Dio venga data al Dragone, a se stesso e alla sua immagine.

Vedete la profondità? La crocifissione di Cristo, dove Egli “discese” nel profondo della terra prima di “ascendere” nella resurrezione, è giustapposta, a metà della settimana santa, alla Bestia che “ascende” dall’abisso a metà della settantesima settimana, prima di “discendere” nello stagno di fuoco e zolfo dopo tre anni/giorni e mezzo, quando il Dragone sarà gettato nell’abisso (Apocalisse 19:20; 20:1-3) e sigillato per mille anni prima dell’annientamento: “Egli afferrò il Dragone, il serpente antico, cioè il Diavolo, Satana, lo legò per mille anni, e lo gettò nell’abisso che chiuse e sigillò sopra di lui perché non seducesse più le nazioni finché fossero compiuti i mille anni”. Questo momento ricorda alquanto quello della chiusura della tomba di Gesù: “Ed essi andarono ad assicurare il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia” (Matteo 27:66).

Questa incarnazione della distruzione amplifica oltremodo, nel suo tempismo, la settimana finale della Passione del Signore, dopo il Suo ingresso trionfale a Gerusalemme, che avviene alla fine della sessantanovesima settimana:

“Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all’apparire di un Unto, di un capo, ci saranno sette settimane e sessantadue settimane … Dopo le sessantadue settimane un Unto sarà soppresso, nessuno sarà per Lui” (Daniele 9:25-26).

L’Unto, il capo e Messia, viene presentato la mattina della domenica delle Palme, durante l’entrata trionfale in Gerusalemme, al termine esatto della sessantanovesima settimana e, dopo quattro “giorni”, viene soppresso (10-11-12-13 Nisan).

Dalla domenica mattina del 10 Nisan alla domenica mattina del 17 Nisan passano esattamente 7 giorni, corrispondenti a 24 ore x 7 = 168 ore x 60 minuti = 4032 minuti, dove 432 è il riflesso/frattale del raggio del Sole di 432.000 miglia, poiché Egli è la lucente stella del mattino, il Sole della giustizia che spunterà nel grande giorno del Signore, portando la guarigione sulle Sue ali (Malachia 4:1-2). Ed Egli viene per la Sua Sposa, per la quale ha deposto la Sua vita stessa:

4032 minuti x 60 secondi = 241.920 secondi

2 x 4 x 1 x 9 x 2 = 144

144 rappresenta le mura della Nuova Gerusalemme

241.920 / 25,20 (Cubito Sacro) = 9600

9 + 6 = 15 o 9 x 6 = 54

15 rappresenta il lato della Nuova Gerusalemme

54 è il numero platonico della società ideale

15 + 54 = 69

69 sono le settimane al termine delle quali l’Unto viene soppresso

Così come avviene per la settantesima settimana di Daniele, anche la settimana santa può essere divisa in due metà simmetriche, cioè 3,5 giorni + 3,5 giorni = 7 giorni, ma dove troviamo il punto di divisione e, soprattutto, perché?

Per prima cosa, la parte iniziale della settimana santa è rappresentata dall’entrata trionfale in Gerusalemme, della durata di 12 ore, ovvero metà giorno (la metà finale, dalle sei di mattina alle sei di sera), corrispondente a sua volta alla fine della sessantanovesima settimana fino all’arrivo dell’Unto (Daniele 9:25). La Sua resurrezione, d’altro canto, avviene dopo tre giorni e tre notti dalla crocifissione, a cui vanno aggiunte ulteriori 12 ore, cioè il tempo che va dalle sei di sera del sabato alle sei di mattina della domenica, giorno corrispondente alla festa delle Primizie (la metà iniziale del giorno), in modo che la resurrezione di Gesù rappresenti ciò che è scritto: “Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti … Cristo, la primizia” (1 Corinzi 15:20, 23). Quindi Gesù è il primo, cioè la primizia, di coloro che devono essere risuscitati dopo la morte. La Sua resurrezione è la “nascita della Chiesa” e senza la Sua resurrezione noi saremmo, come dice Paolo “i più miseri fra tutti gli uomini” (1 Corinzi 15:19).

Quindi le 12 ore finali della settimana santa parlano dell’inizio della Chiesa, poiché la resurrezione di Cristo è la dichiarazione di esistenza della Chiesa; mentre le prime 12 ore della settimana, le ore della Sua entrata in Gerusalemme come Messia, parlano di Israele, poiché è da questo che Gesù viene accolto come Unto ed è sul monte degli Olivi che inizia il Suo ministero, poiché l’olivo è il simbolo di Israele. Così Israele e la Chiesa si trovano entrambi nella settimana santa, all’inizio (Israele) e alla fine (la Chiesa). Non sono forse questi i due Testimoni? I due olivi e i due candelabri? E come sempre, i numeri attestano l’identità di Israele e della Chiesa come Nuova Gerusalemme, la Sposa del Messia:

12 ore + 12 ore

(metà giorno di inizio e metà giorno di fine della settimana santa)

12 + 12 = 24, che rappresentano i 24 anziani, cioè

le 12 fondamenta della Nuova Gerusalemme

con su scritti i nomi dei 12 apostoli dell’Agnello (la Chiesa):

12 ore della domenica “mattina delle Palme”, dalle 6:00 alle 18:00 (10 Nisan)

12 x 60 minuti = 720 minuti

+

le 12 porte della Nuova Gerusalemme

con su scritti i nomi dei 12 patriarchi (Israele):

12 ore della domenica “mattina della resurrezione”, dalle 18:00 alle 6:00 (17 Nisan)

12 x 60 minuti = 720 minuti

720 + 720 = 1440 minuti

144 rappresenta le mura della Nuova Gerusalemme (Apocalisse 21:17)

1440 minuti x 60 secondi = 86.400 secondi

864 è il frattale del diametro del Sole di 864.000 miglia

Settimana santa = Sole della giustizia

La cronologia esatta dei fatti accaduti durante la settimana santa, o settimana della Passione di Cristo, è fondamentale nel tentativo di collegare questa con la settantesima settimana, che è la settimana finale di quest’era.

Innanzi tutto, teniamo presente che Dio stesso ha stabilito che il “giorno” inizia al tramonto, non a mezzanotte né all’alba, e in tale prospettiva va calcolato:

Dio chiamò la luce “giorno” e le tenebre “ notte”. Fu sera, poi fu mattina: primo giorno …

Fu sera, poi fu mattina: secondo giorno …

Fu sera, poi fu mattina: terzo giorno …

(Genesi 1:5, 8 , 13)

Vediamo come la sera precede sempre la mattina, cioè “viene prima”, essendo sempre menzionato prima il buio (sera) e poi la luce (mattina). È per questo motivo che gli ebrei pongono l’inizio della giornata al tramonto e il sabato inizia al tramonto del sesto giorno della settimana, ossia all’inizio del settimo giorno, che nel nostro calendario gregoriano corrisponde ancora alla sera del venerdì.

Quindi è necessario stabilire che questi blocchi di 12 ore menzionati finora rappresentano dei periodi di tempo tipicamente ebraici e che nell’utilizzare il termine “giorno” bisogna intendere il tempo che va dalla sera alla mattina (giorno = “sera e mattina”) poiché fare diversamente porta, ed ha portato finora, a dei gravi fraintendimenti e ad un’interpretazione errata. Inoltre, vorrei aggiungere a questa affermazione la mia personale considerazione che le “sere e mattine” menzionate in Daniele 8:14 devono intendersi come “anni” e non giorni letterali: “Fino a duemilatrecento sere e mattine, poi il Santuario sarà purificato.”

Dunque la settimana santa, che inizia la domenica delle Palme e finisce la domenica della resurrezione, ossia metà giorno + metà giorno = 1 giorno, è costituita da 7 giorni pieni di 24 ore ciascuno, per un totale di 168 ore, in cui dobbiamo comprendere: il giorno della preparazione alla Pasqua (che è chiamato anche “cena” di Pasqua); il giorno della festa di Pasqua; la festa degli Azzimi; il sabato regolare della settimana; la festa delle Primizie.

Queste sono le solennità del Signore, le sante convocazioni che proclamerete ai tempi stabiliti.

Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sull’imbrunire, sarà la Pasqua del Signore;

il quindicesimo giorno dello stesso mese sarà la festa dei pani Azzimi in onore del Signore;

per sette giorni mangerete pane senza lievito.

Il primo giorno avrete una santa convocazione; non farete in esso nessun lavoro ordinario;

per sette giorni offrirete al Signore dei sacrifici consumati dal fuoco.

Il settimo giorno si avrà una santa convocazione, non farete nessun lavoro ordinario.

(Levitico 23:4-8)

Senza incorrere in equivoci, possiamo affermare che la Pasqua ha luogo il 14 Nisan e, per essere più precisi, “all’imbrunire”. Ciò significa che la Pasqua inizia la sera del 14 Nisan, cioè alle 18:00, e dura fino alle 18:00 del giorno successivo, se considerato secondo il nostro calendario gregoriano. Per questo diciamo che la Pasqua ebraica è il 14/15 Nisan, perché per noi comprende due giorni, mentre in realtà è un giorno solo calcolato da tramonto a tramonto.

A convalidare ulteriormente che la Pasqua ebraica cade il 14 Nisan e si estende nel 15 fino alle sei di sera (considerandola sempre secondo il nostro calendario), abbiamo riferimenti in: Levitico 23:5; Numeri 9:5 e 28:16; Giosuè 5:10; 2 Cronache 35:1.

L’entrata trionfale in Gerusalemme “fino all’apparire di un Unto, un capo” è menzionata in: Matteo 21:1-11; Marco 11:1-11; Luca 19:28-44; Giovanni 12:12-19. Uno degli indizi più importanti che abbiamo trovato riguardanti la cronologia della settimana santa è Giovanni 12:1, 12:

Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua [che cade il giovedì 14/15 di Nisan], andò a Betania [il venerdì 8/9 di Nisan] dov’era Lazzaro che Egli aveva risuscitato dai morti …

Il giorno seguente [il 10 Nisan], la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì a incontrarlo.

Questo riferimento a “sei giorni prima della Pasqua” può aiutarci a capire in che giorno della settimana sarebbe caduta la Pasqua, ossia in che giorno della settimana gregoriana. Gesù andò a Betania sei giorni prima di Pasqua, ma “il giorno seguente” non poteva essere quello dell’apparizione dell’Unto di Daniele 9:25. In ogni caso, la Sua entrata in Gerusalemme avviene la domenica mattina di un “giorno” iniziato la sera precedente alle 18:00 (che è il nostro sabato 10/11 Nisan), perciò contando in termini di tempo ebraici, l’entrata è avvenuta tra le sei di mattina (domenica mattina) e le sei di sera (domenica sera), per un totale di 12 ore o metà giorno, poiché le prime 12 ore del 10 Nisan erano già terminate (cioè dalle sei di sera del nostro sabato alle sei mattina della nostra domenica).

Durante la prima parte della domenica 10 Nisan, precedente l’entrata in Gerusalemme (dalle 18:00 alle 6:00) ha luogo l’unzione di Gesù da parte di Maria, sorella di Marta, in anticipazione del Suo funerale (Giovanni 12:2-8). Quella sera (per noi 10/11 Nisan, da sabato sera alle 18:00 a domenica mattina alle 6:00) tutti si radunarono nella casa di Lazzaro a Betania, dove passarono la notte. La mattina successiva (dalle ore 6:00, inizio della seconda parte della domenica 10 Nisan) procedettero per l’entrata trionfale in Gerusalemme.

Quindi Gesù arriva a Betania l’8/9 Nisan e passa lì il sabato 9/10. Poi, la mattina del 10/11 passa dal monte degli Olivi (Luca 19:28-29) a Gerusalemme, nell’arco di tempo compreso tra le sei di mattina e le sei di sera (12 ore): arco di tempo dell’entrata trionfale.

Dunque, questi “sei giorni” iniziali portano alla Pasqua (14 Nisan) in questo modo:

La settiamana santa (Sequenza Profetica)

Stabilire il giorno della Pasqua è fondamentale, altrimenti non potremmo mai comprendere a cosa si riferisce la menzione dei “sei giorni prima di Pasqua”. Poiché la Pasqua è certamente il 14 Nisan (o 14/15 Nisan), dobbiamo concludere che “sei giorni prima” fosse il 9 Nisan, il giorno che Gesù si reca a Betania. Quindi “il giorno seguente” è il giorno successivo ai sei giorni menzionati prima e si riferisce al giorno dell’entrata trionfale, cioè il 10 Nisan.

di Doug Krieger © the Tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica