Svelare i numeri dell’Apocalisse (XVIII)

Il piccolo corno (parte 1)

10 kings

All’inizio di Apocalisse 13, ci troviamo ancora al punto di dover comprendere come mai il Dragone, come descritto alla fine del capitolo 12, si trova fermo sulla riva del mare mentre la Bestia sale dall’abisso. Allo stesso modo, come mai l’Anticristo, che nella prima metà della settantesima settimana di Daniele è indicato solo come “re potente”, che si lega agli ebrei di Israele presiedendo alla riedificazione del loro Tempio (cioè il “terzo Tempio” dopo quello di Salomone e di Erode), nel contesto di Daniele 7-8 viene descritto come il bestemmiatore e chiamato “piccolo corno”?

Ora, a metà della settimana, la Bestia che sale dall’abisso ha commesso contemporaneamente la dissacrazione del terzo Tempio ebraico, terminando il sacrificio e l’offerta che si sono svolti per circa 1010 giorni a partire dalla festa della Dedicazione (avvenuta nel 250° giorno dall’inizio della settimana), e la dissacrazione del “tempio dello spirito” dell’Anticristo stesso, che da questo momento viene abitato dal Diavolo. Quindi, non solo l’Anticristo è entrato nel Tempio fisico (hieron), ma anche in quello spirituale (naos), come avvenne per Giuda Iscariota quando tradì Gesù. E l’Anticristo/Bestia, in tale condizione, scimmiotta la resurrezione di Gesù stesso, poiché “una delle sue teste fu ferita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita” perché “il Dragone aveva dato potere alla Bestia” (Apocalisse 13:3-4). Questo evento può verosimilmente essere interpretato come un tentativo di uccisione dell’Anticristo da parte degli stessi sacerdoti ebrei del Tempio, certamente attuato a seguito dell’azione blasfema da lui commessa di “porsi a sedere nel Tempio di Dio, mostrando se stesso e proclamandosi Dio” (2 Tessalonicesi 2:4).

Comincia così il vero regno della Bestia, che ci viene descritta come avente “dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi” (Apocalisse 13:1), descrizione che dimostra la portata del potere di questo personaggio, che possiede un impero, un regno, una “grande città”.

È interessante il fatto che il Dragone rosso descritto in Apocalisse 12:3 abbia “sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi”, mentre la Bestia che sale dall’abisso in Apocalisse 13:1 ha “dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi”. Ciò mostra che nel Dragone le teste predominano, essendo anche sottolineate da sette corone, laddove nella Bestia sono le dieci corna ad essere predominanti, sottolineate dai diademi. La Bestia, dunque, è legata al Dragone, ma ha un ruolo distinto, come il Padre e il Figlio sono, insieme allo Spirito Santo, Uno e Trino. Il Dragone rappresenta, perciò, l’antitesi del Padre, la Bestia l’antitesi del Figlio e il Falso Profeta l’antitesi dello Spirito Santo. Ed ecco che appare la “trinità diabolica”.

La mente che manovra la Bestia è il Dragone, perciò in quest’ultimo sono le teste a dominare e ad essere coronate. La Bestia è, a sua volta, “l’espressione” del Dragone e la sua autorità rappresentante: così come il Padre ha dato ogni autorità al Figlio, la Bestia ha dieci corna ornate da corone, così come sette teste recanti nomi blasfemi e“una bocca che proferiva parole arroganti e bestemmie; e le fu dato potere di agire per quarantadue mesi” (Apocalisse 13:5). “Le fu pure dato di far guerra ai santi e di vincerli; di avere autorità sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione” (Apocalisse 13:7).
Le speculazioni profetiche sul significato delle dieci corna della Bestia sono moltissime. Si tratta forse, per parallelo con il passo di Daniele 7:24, dei “dieci re che sorgeranno da questo regno; e dopo quelli sorgerà un altro re, che sarà diverso dai precedenti e abbatterà tre re”?

Inoltre, quand’è che queste dieci corna appaiono descritte come “dieci re”? Le troviamo già nell’immagine della statua descritta in Daniele 2, avente la testa d’oro (che indica il regno babilonese), le braccia d’argento (impero medio-persiano), il busto di bronzo (impero ellenistico di Alessandro Magno), le gambe di ferro e i piedi per metà di ferro e metà d’argilla, in cui vengono sottolineate le dieci dita che simboleggiano le “dieci corna” di questo “impero degli ultimi tempi”, da cui sorge la Bestia, che è “l’undicesimo corno” o “piccolo (cioè più giovane) corno”.
Sono infatti i piedi di ferro e d’argilla della statua ad essere colpiti da “una pietra che si staccò” (Daniele 2:34), a significare che la Bestia e le sue corna rappresentano la fase ultima di questo impero mondiale, la sua conclusione definitiva. Allo stesso modo, è la Bestia che viene distrutta dalla venuta del Figlio dell’Uomo, che apre la via allo stabilimento del Suo Regno.

Dunque, queste dieci corna sorgeranno da un unico regno, ma allo stesso tempo viene detto che la Bestia sarà “l’undicesimo corno”:

Stavo osservando queste corna, quand’ecco spuntare in mezzo a quelle un altro piccolo corno davanti al quale tre delle prime corna furono divelte. Quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che pronunciava parole arroganti.
Allora volli conoscere la verità intorno alla quarta bestia che era diversa da tutte le altre, straordinariamente terribile, che aveva denti di ferro e unghie di bronzo, che divorava, sbranava e calpestava il resto con le zampe. Chiesi pure spiegazioni delle dieci corna che aveva sul capo, del corno che spuntava e davanti al quale ne erano caduti tre; quel corno aveva occhi e una bocca che proferiva parole arroganti, e appariva maggiore delle altre corna.
Le dieci corna sono dieci re che sorgeranno da questo regno; e dopo quelli, sorgerà un altro re, che sarà diverso dai precedenti e abbatterà tre re. Egli parlerà contro l’Altissimo, affliggerà i santi dell’Altissimo, e si proporrà di mutare i giorni festivi e la legge; i santi saranno dati nelle sue mani per un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo.

(Daniele 7:8, 19-20, 24-25)

Da ciò comprendiamo che la Bestia con dieci corna dell’Apocalisse viene vista, in Daniele, nella sua “fase evoluta”, nella veste di piccolo (o undicesimo) corno, che sorge dalle dieci corna precedenti e che, nel fare ciò, abbatte tre corna. Dopodiché accade qualcosa di fantasmagorico: il piccolo corno, che in origine proviene dalle dieci corna (che a loro volta sorgono da “questo regno”), ha in qualche modo inglobato l’essenza di quel regno da cui sono sorte le dieci corna, al punto che queste ultime “non sono ancora re, ma riceveranno potere regale per un’ora insieme alla Bestia. Essi hanno uno stesso pensiero e daranno la loro potenza e la loro autorità alla Bestia … Le dieci corna e la Bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la consumeranno con il fuoco” (Apocalisse 17:12-13, 16).
Da queste immagini realizziamo diverse cose:

1- C’è in origine un regno (il quarto regno simboleggiato nella statua di Daniele 2) da cui sorgono dieci re (o dieci corna) negli ultimi giorni;
2- Da questi dieci re sorge un undicesimo re, il piccolo (o più giovane) corno, “con occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che pronuncia parole arroganti”;
3- Questo piccolo corno ha preso il potere del precedente regno, al punto da potersi definire “Bestia con dieci corna”, titolo che dimostra l’origine della sua autorità;
4- Le dieci corna non hanno ancora ricevuto potere regale, ma lo riceveranno “per un’ora”, insieme alla Bestia, ed è probabilmente in questo arco di tempo che odieranno, spoglieranno, mangeranno e consumeranno la prostituta.
È importante vedere l’evoluzione della Bestia dalle dieci corna come un atto di usurpazione, o di dominazione forzata, dei dieci regni che sorgono a loro volta da un regno precedente.

La sequenza è chiara:

1- Regno unico originario;
2- Dieci corna che sorgono dall’unico regno;
3- Un corno più piccolo che sorge dalle dieci corna, abbattendone tre;
4- La Bestia, che è in origine il piccolo corno, ma ora assume il titolo ufficiale di Bestia, che viene descritta anche come “quarta bestia” che ha, secondo Daniele 7:7, “dieci corna”.

La quarta bestia, il regno originario con denti di ferro e unghie di bronzo, è collegata agli esseri descritti in Daniele 7:17 come “quattro grandi bestie, che sono quattro re che sorgeranno dalla terra”. Anche la quarta bestia sarà un regno, ma “diverso da tutti i regni, che divorerà tutta la terra, la calpesterà e la frantumerà” (Daniele 7:23).

Da questo regno, alla fine dei tempi, “quando i ribelli avranno colmato la misura delle loro ribellioni, sorgerà un re dall’aspetto feroce, ed esperto in intrighi” (Daniele 8:23). Anche qui si parla della stessa cosa, cioè del piccolo corno già menzionato in Daniele 7:8, che sorge, nel capitolo 8, non da dieci corna, ma da “un grande corno” posto fra gli occhi del capro, che si spezzò e da cui sorsero altre “quattro grandi corna” (Daniele 8:5, 8-9).

È innegabile che il capro rappresenti il dominio dei Greci e il grande corno in mezzo agli occhi sia il primo grande re di origine greca, cioè Alessandro Magno (Daniele 8:21). Le altre quattro grandi corna che sorgono da quest’ultimo sono i regni sorti dalla spartizione dell’impero di Alessandro dopo la sua morte:

1- Babilonia (regno di Seleuco);
2- Egitto (regno di Tolomeo);
3- Grecia/Macedonia (regno di Cassandro);
4- Siria e Asia Minore (regno di Lisimaco).

Consideriamo ora il piccolo corno sorto da Alessandro Magno: così come la quarta bestia ha dato origine al piccolo corno, allo stesso modo da una delle quattro grandi corna ha origine un piccolo corno. Questo piccolo corno di Daniele 8, “si ingrandì enormemente in direzione del mezzogiorno, dell’oriente e del paese splendido. Crebbe fino a raggiungere l’esercito del cielo; fece cadere a terra una parte di quell’esercito e delle stelle, e le calpestò. Si innalzò fino al capo di quell’esercito, gli tolse il sacrificio quotidiano e sconvolse il luogo del suo santuario. Un esercito fu abbandonato, così pure il sacrificio quotidiano, a causa dell’iniquità; la verità venne gettata a terra; ma esso prosperò nelle sue imprese” (Daniele 8:9-12).

Perciò questo individuo insidioso, che pone fine al sacrificio quotidiano, che sorge da una delle quattro grandi corna, ha a che fare con il Tempio ebraico di Gerusalemme. Infatti, Seleuco I Nicatore (358-281 a.C.), luogotenente macedone di Alessandro Magno, alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 323 a.C., tentò di prendere il potere, ma fallì e dovette fuggire in Egitto e richiedere la protezione degli altri diadochi e successori di Alessandro. Con l’aiuto di questi ultimi riuscì a sconfiggere i suoi oppositori e prendere possesso dei possedimenti greci, riuscendo alla fine a stabilire il suo impero (chiamato da allora “seleucida”), divenendo così il “re del nord”. Le mire di Seleuco si estendevano anche alla Palestina e a Gerusalemme, che erano all’epoca sotto il controllo dell’egiziano Tolomeo I Sotere, che aveva iniziato una politica di non interferenza con gli affari interni della popolazione ebraica, che era di fatto governata da un’oligarchia sacerdotale. Per circa un secolo dallo stabilimento del loro impero, i Seleucidi non furono in grado di occupare la Palestina, poiché dovevano occuparsi delle ribellioni frequenti soprattutto sui confini orientali dei loro possedimenti. L’impero stava disgregandosi rapidamente e la sua estensione era ormai ristretta all’area tra le montagne del Tauro e la Media.

Fu allora che salì al potere Antioco III il Grande (242-187 a.C.), padre di Antioco IV Epifane, che ricostruì l’impero ad oriente e acquisì il controllo di importanti siti lungo le coste del Mediterraneo, come Tiro e Tolemaide. Dichiarò guerra all’Egitto e, dopo una prima sconfitta, riuscì a cacciare gli egiziani dall’Asia e a prendere possesso della Palestina.
Il nuovo re, stando alla testimonianza di Flavio Giuseppe, venne accolto dagli ebrei a braccia aperte e si diresse alla conquista dell’occidente, dove però si scontrò con l’autorità romana. Ciò lo spinse ad allearsi con Annibale, generale dei Cartaginesi, allora in guerra con Roma, che fu però sconfitto nella seconda guerra punica, terminata nel 201 a.C., e che trovò protezione proprio presso Antioco III. Nel 190 a.C. l’esercito del monarca fu distrutto da quello romano nella battaglia di Magnesia e Antioco fu costretto a sottoscrivere il Trattato di Apamea, che gli impose di rinunciare alle sue conquiste in Europa e in Asia occidentale, oltre a pagare un ingente pegno a Roma, sia in denaro che in ostaggi, tra cui vi fu anche il figlio Antioco IV.

La vicenda storica di come Antioco IV Epifane (215-164 a.C.) abbia causato la rivolta dei Maccabei a seguito di una spedizione contro Gerusalemme, è arricchita da molteplici elementi romanzeschi e costituisce una saga caratterizzata da intrighi e tradimenti che culmina con il respingimento dell’usurpatore e l’inizio delle lotte degli ebrei per la libertà della loro terra. Per ottemperare al pagamento dovuto a Roma a seguito della sconfitta dei Seleucidi, Antioco organizzò il saccheggio di tutti i templi, tra cui quello di Gerusalemme, che fece sconsacrare ed adibire al culto di Zeus Olimpo. La famiglia dei Maccabei guidò la rivolta contro questo nuovo stato di cose e gli sforzi dei vari successori portarono alla nascita degli stati indipendenti di Giudea e Siria, indipendenza che continuò fino alla conquista romana della Giudea ad opera di Pompeo Magno nel 63 a.C.

Quello che è da sottolineare in questo contesto è che Antioco IV Epifane viene visto come il “piccolo corno” che tenta di espandere il proprio impero e di annettere la Giudea al suo regno ellenistico, violandone lo “spirito ebraico”. Tale battaglia tra Antioco e il popolo ebraico ha come sfondo proprio il Monte del Tempio di Gerusalemme, dove Antioco aveva insediato i propri sacerdoti, responsabili del nuovo culto pagano. Ciò fece di lui l’archetipo dell’Anticristo, poiché pose un idolo di Zeus nel Tempio di Dio e vi offrì in sacrificio carni di animali impuri come i maiali, oltre a tentare di manipolare e controllare l’ufficio del Sommo Sacerdote.
Ma dire che la vicenda, di indubbia identificazione, del piccolo corno di Antico IV Epifane, che leggiamo nel capitolo 8 di Daniele, non abbia nulla a che vedere con l’identificazione del piccolo corno menzionato nel precedente capitolo di Daniele 7, sarebbe assurdo. È ovvio che i due capitoli sono collegati. Ma in che modo? Il piccolo corno di Daniele 7 è collegato alla quarta bestia, o quarto regno sulla terra, destinato a divorare tutta la terra (Daniele 7:23). Tale menzione di “divorare tutta la terra” è chiaramente intrisa di implicazioni future, poiché di fatto nessuno dei quattro regni (o quattro corni) fu in grado, a suo tempo, di salire ad un tale livello di potere. Così fu anche per i Romani, che furono di fatto la potenza mediterranea più grande di quell’epoca.

In Daniele 7 il piccolo corno è distintamente connesso con la quarta bestia, a differenza delle altre bestie qui menzionate. Noi reputiamo ovvio che questo quarto regno debba identificarsi con l’impero romano, in quanto quest’ultimo venne preceduto da quello babilonese, persiano e greco, e alla fine calpestò Gerusalemme e partecipò direttamente alla crocifissione di Cristo e all’iniziale diffusione del Vangelo. Tuttavia, dire esplicitamente che “la quarta bestia è l’impero romano” costituisce lo stesso una forzatura, o meglio un’imprecisione.

“La dicitura ‘rinascita dell’impero romano’ tende a portarci fuori strada. Nella Bibbia non viene menzionato alcun impero romano, benché il popolo romano venga menzionato nel Nuovo Testamento. Quindi il quarto impero, che noi consideriamo quello romano, non ha mai cessato di esistere, come invece è accaduto ai tre imperi, o regni, precedenti. Esso ha attraversato, e attraversa tuttora, una serie di profondi cambiamenti interni che non vengono registrati perché non fanno parte diretta delle profezie. È la Bestia nella sua persona, l’Anticristo, che è vissuta, muore e poi torna di nuovo dall’abisso. Perciò, in Apocalisse 13:2 la persona della Bestia è allo stesso tempo leone, orso e leopardo, simboli dei tre regni precedenti descritti in Daniele 7.” (G.H. Lang, The Histories and Prophecies of Daniel, Paternoster Press, London, 1950, p. 190).
Poiché i tre imperi precedenti erano una “successione verso ovest”, è plausibile affermare che “l’impero delle potenze gentili”, come lo chiama Lang, non offusca quello che fu l’impero romano, ma al contrario ne è la continuazione in base a Daniele 7, che pone la nozione che il piccolo corno degli ultimi giorni non è altro che la “summa” dei tre che lo precedono. La continuità dell’impero romano come quarta bestia, nella persona dell’Anticristo, è il perno centrale del discorso, poiché è più che ragionevole asserire che l’Anticristo porta il “marchio” di Roma, o possiede una “natura” romana. Ciò lo connette direttamente con il ruolo di Antioco IV Epifane, la cui origine è interamente greca, come lo furono tutti gli imperi seguiti ad Alessandro.

Personalmente, ritengo che queste considerazioni siano sufficienti a concludere con una certa sicurezza che l’Anticristo, inteso come il piccolo corno di Daniele 7, è un personaggio greco-romano e, pertanto, un uomo occidentale, o meglio l’intera “civiltà occidentale” che, come l’immagine delle dieci dita, ha percorso in questi ultimi secoli tutta la superficie della terra, colonizzandola e incidendo in essa la propria immagine. L’immagine dell’occidente ha la sua massima espressione nell’Anticristo che, come accadde in passato, negli ultimi giorni sorgerà da occidente, dal Mar Grande.
Infatti, bisogna tenere presente che il quarto regno menzionato in Daniele 7 è preceduto dalla chiara asserzione che i primi quattro regni visti in sogno dal profeta “salirono dal Mar Grande”, su cui si scatenarono “i quattro venti del cielo”. Tale mare non poteva essere altro che il Mediterraneo, poiché così fu sempre noto in relazione alla Giudea (Daniele 7:1-2).
“La prima era simile a un leone e aveva ali d’aquila. Io guardai, finché non le furono strappate le ali; fu sollevata da terra, fu fatta stare in piedi come un uomo e le fu dato un cuore umano” (Daniele 7:4). Questo non è altro che l’impero neo-babilonese del re Nabucodonosor, che all’apice della sua gloria fu ridotto ad uno stadio bestiale e poi riabilitato di nuovo ad essere umano.
Gli altri due imperi dei Persiani e dei Greci possono vedersi nell’orso che “stava eretto sopra un fianco, teneva tre costole in bocca fra i denti” (Daniele 7:5), la cui identità è definita chiaramente in Daniele 8:20 nel “montone con due corna, che tu hai visto, che rappresenta i re di Media e di Persia”. È ben specificato che le bestie menzionate nel capitolo 7 sono “quattro regni che sorgeranno dalla terra” (Daniele 7:17), mentre nel capitolo 8 è più volte ripetuto che le visioni lì menzionate si riferiscono “al tempo della fine”, “all’ultimo tempo dell’indignazione”, “alla fine del loro regno”, “a un tempo lontano” (Daniele 8:17, 19, 23, 26).
Quindi i regni di Media e Persia sono visti al tempo della fine, così come il regno di Grecia (il grande corno tra gli occhi del capro), che è collegato in modo speciale col terzo dei regni che sorgono dal Mar Grande, quello “simile a un leopardo con quattro ali d’uccello sul dorso; aveva quattro teste e le fu dato il dominio” (Daniele 7:6).
Non sono queste quattro teste di Daniele 7:6 gli stessi regni/bestie menzionati in Daniele 8:21-22 come le quattro grandi corna del capro sorte dalla rottura del grande corno che aveva tra gli occhi? Le quattro teste e le quattro grandi corna sono la stessa cosa, cioè i “quattro regni che sorgeranno da questa nazione” (Daniele 8:22).
È chiaro ora che il piccolo corno che sorge dalla quarta bestia, l’undicesimo (o piccolo) corno, è lo stesso che “farà guerra ai santi e avrà il sopravvento” (Daniele 7:21). È questo piccolo corno che sarà sconfitto solo “all’arrivo del Vegliardo, quando il potere di giudicare fu dato ai santi dell’Altissimo, e venne il tempo che i santi ebbero il Regno” (Daniele 7:22).
Antioco IV Epifane fu il piccolo corno che sorse dall’impero greco seleucida, ma il suo “compimento” avverrà solo negli ultimi giorni futuri, quando sorgerà il “re dall’aspetto feroce”, che “sarà causa di rovine inaudite, prospererà nelle sue imprese, distruggerà i potenti e il popolo dei santi”. Questo re di Daniele 8:23-26 è la stessa Bestia che sale dall’abisso che troviamo in Apocalisse 13:1-10, detta anche Distruttore o Apollyon in Apocalisse 9:11.

La natura “occidentale” della Bestia è un elemento fondamentale sin dall’origine di questo personaggio. La sua venuta da occidente, dal Mar Grande in epoca neo-babilonese (il leone di Daniele 7:4) ha portato Israele in stato di prigionia e distrutto il Tempio di Gerusalemme. Poi l’impero medio-persiano, che è l’orso di Daniele 7:5, ha conquistato a sua volta Babilonia, la Lidia e l’Egitto (che sono le tre costole nella sua bocca); tale impero è rappresentato anche dal montone di Daniele 8:3-4 che “cozza ad occidente”, ma che subisce la sconfitta della Grecia, cioè il leopardo di Daniele 7:6, che è anche il capro con il grande corno tra gli occhi di Daniele 8:5-8, anch’esso che giunge dall’occidente e dal cui corno spezzato sorgono altri quattro corni, da cui a sua volta sorgerà, alla fine del loro regno, un “re dall’aspetto feroce”.

Il movimento “da e verso ovest” è sottolineato dalla terminologia utilizzata e ci dà degli indizi fondamentali per la comprensione della natura del futuro Anticristo.

Le associazioni tra la quarta bestia e il piccolo corno e tra la terza bestia e il piccolo corno sono tra loro connesse, poiché entrambe queste bestie fanno guerra ai santi ed entrambe vengono sconfitte senza intervento umano (Daniele 7:13-14, 25-27; 8:25). Il “futuro” a cui ci si riferisce è il momento della piena espressione del piccolo corno, quando questi metterà in atto le sue desolazioni fino al 1290° giorno (Daniele 12:11).

Lo stesso “futuro” che ci viene così descritto:

[L’Anticristo/Bestia] Si innalzò fino al capo di quell’esercito, gli tolse il sacrificio quotidiano e sconvolse il luogo del suo santuario. Un esercito fu abbandonato, così pure il sacrificio quotidiano, a causa dell’iniquità; la verità venne gettata a terra; ma esso prosperò nelle sue imprese. Poi udii un santo che parlava. E un altro santo chiese a quello che parlava: “Fino a quando durerà la visione del sacrificio quotidiano, dell’iniquità devastatrice, del luogo santo e dell’esercito abbandonati per essere calpestati?” Egli mi rispose: “Fino a duemilatrecento sere e mattine; poi il santuario sarà purificato”.
(Daniele 8:11-14)

La “cospirazione del piccolo corno” ha luogo nel futuro, e più precisamente a metà della settantesima settimana, quando si compiono la trasgressione e l’abominazione della desolazione.

Dunque il punto è il seguente: ciò che vediamo in Apocalisse 13 non è una letterale “rinascita dell’impero romano”, ma il terribile culmine, per opera di Satana, del capolavoro di iniquità del Dragone, realizzato nell’apoteosi finale delle potenze della terra, a sua volta rappresentata dall’immagine dell’uomo di peccato, il figlio della perdizione, il distruttore, il desolatore. L’abominazione della desolazione ha portato all’estremo l’inganno, la ribellione e la blasfemia, con la persecuzione e l’uccisione dei santi dell’Altissimo. Che lo si voglia o no, ci troviamo nel mezzo di un conflitto cosmico tra Dio e il Dragone e nella posizione di dover prendere una delle parti.

La Bestia ha un regno, poiché è re di Babilonia, re di Tiro, e ha contaminato la terra intera nel suo avanzamento (verso ovest) nel corso dei secoli, avanzamento che non si è fermato alle coste del Mediterraneo (come fu per i Babilonesi), né al Bosforo (come fu per i Persiani), né alle Colonne d’Ercole (come fu per i Romani), ma è continuato in tutto l’Atlantico, dove le navi di Tarsis hanno trovato ampi rifornimenti di mercanzia.

È il regno della Bestia, ma ancor di più il personaggio stesso della Bestia, che innesta la febbrile espansione dell’autorità diabolica alla fine dei tempi, che getta l’umanità nella guerra, nell’inganno e nella carestia. Ma alla fine:

Giunse il Vegliardo. Allora il potere di giudicare fu dato ai santi dell’Altissimo, e venne il tempo che i santi ebbero il Regno.
(Daniele 7:22)

di Doug Krieger © the Tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica

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