Svelare i numeri dell’Apocalisse (XIX)

Il piccolo corno (parte 2)

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Il dottor Grant Osborne ha tratto diverse conclusioni a proposito della “piaga mortale che fu guarita” che la Bestia mostra su una delle sue teste (Apocalisse 13:3).

“Una delle sette teste della Bestia è ferita a morte e noi sappiamo, da Apocalisse 13:14, che tale piaga è stata inflitta da una spada, simbolo di autorità nel contesto romano. La piaga a morte, poiché la morte è accertata dall’uso ripetuto della parola greca thanatos (morte), e la sua guarigione rappresentano una ‘parodia’ della morte e resurrezione di Cristo. In Apocalisse 13:14 viene detto che la Bestia ‘era tornata in vita’ utilizzando lo stesso termine che troviamo per la resurrezione di Gesù in Apocalisse 2:8, cioè esezen (visse). Questa è un’altra delle ‘imitazioni’ ricorrenti in questo capitolo, che dimostrano che la Bestia e il Dragone possono giungere al massimo a ‘copiare’ l’opera che Dio e Cristo hanno già compiuto.” (Grant R. Osborne, Revelation – Baker Exegetical Commentary on the New Testament, Baker Academic, Grand Rapids, Michigan, 2002, p. 495)

Abbiamo detto che il Dragone è descritto come avente “sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi” (Apocalisse 12:3), mentre la Bestia è descritta come avente “dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi (Apocalisse 13:1). La differenza sta nel fatto che la Bestia ha tre corone in più del Dragone. Ma bisogna notare che è il Dragone stesso che si pone le sette corone sulle proprie teste ed è la Bestia che, pur avendo lo stesso numero di teste e di corna del Dragone, si pone le corone non sulle teste, ma sulle dieci corna.

Ciò ha a che fare con i dieci regni che sorgeranno negli ultimi giorni e con il fatto che si tratta di “dieci re, che non hanno ancora ricevuto regno; ma riceveranno potere regale, per un’ora, insieme alla bestia. Essi hanno uno stesso pensiero e daranno la loro potenza e la loro autorità alla bestia” (Apocalisse 17:12-13).

Quindi, ciò che abbiamo qui è la descrizione dei dieci re ancora privi di autorità, ma che la riceveranno con la Bestia per un’ora e che “combatteranno contro l’Agnello … Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la consumeranno con il fuoco” (Apocalisse 17:14, 16).

Alla Bestia viene data autorità per 42 mesi dal Dragone, ed egli la estende ai dieci re. In questo tempo la Bestia scaglierà ogni genere di blasfemia contro Dio, il Suo nome, il Suo tabernacolo e i Suoi eletti; egli commetterà l’errore gravissimo di far guerra ai Suoi santi e, allo stesso tempo, “porsi a sedere nel Tempio di Dio, mostrando se stesso e proclamandosi Dio”, facendosi adorare da “tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla creazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato”. Ma i santi dell’Agnello “lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello, e con la parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte” (Apocalisse 13:8; 12:11).

Dal punto di vista “numerico”, le sette teste, dieci corna e sette corone del Dragone, moltiplicati tra loro come fattori danno 7 x 10 x 7 = 490, mentre sulla Bestia troviamo 7 x 10 x 10 = 700. I fattori comuni ad entrambi i prodotti, cioè 49 e 7, mostrano chi è veramente in controllo: 4 x 9 x 7 = 252, frattale del Cubito Sacro.

Inoltre, poiché virtualmente nessuno ha capito perché ci sia questa discrepanza di corone tra la Bestia e il Dragone, si può dire che la spiegazione biblica è che nella visione di Daniele sia in vista il giudizio di Babilonia, quando Baldassar, re dei Caldei, vide la “scritta sul muro” contenente le cifre monetarie di MENE (1000), MENE (1000), TECHEL (20), UPARSIN (500), per una somma di 2520 (Cubito Sacro), a significare che “Dio ha fatto il conto del tuo regno e gli ha posto fine … tu sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante … il tuo regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani” (Daniele 5:24-32). Questo è il giudizio immediato di Babilonia!

Può essere che le numerazioni espresse da Giovanni siano state progettate apposta per rivelare il giudizio immediato di queste nefaste figure? Credo di sì. Se il Dragone costituisce un multiplo di 49, non potrebbe questo essere connesso con le prime sette settimane di Daniele (cioè 7 x 7 = 49 anni)? E se vi aggiungiamo il “prodotto” della Bestia, cioè 700, abbiamo 49 + 7 = 56 = 5 + 6 = 11 o 700 + 490 = 1190 = 1 + 1 + 9 = 11. Questo 11 non potrebbe essere l’immagine dell’undicesimo corno?

In Daniele 5:31 ci viene detto che Dario il medo ricevette il regno all’età di sessantadue anni. Allora, se 49 corrisponde a 7 settimane (cioè 7 x 7 = 49), 62 può corrispondere alle 7 e alle 62 settimane menzionate in Daniele 9:25: “Fino all’apparire di un Unto, di un Capo, ci saranno sette settimane e sessantadue settimane.” Queste, sommate, ci danno 69 settimane, lasciando incompiuta la settantesima settimana, corrispondente a 2520 giorni. Babilonia, quindi si trova a fronteggiare il 2520 proprio come i santi, per non dimenticare chi è in controllo!

Se utilizziamo il calendario profetico di 12 mesi da 30 giorni ciascuno, abbiamo: 62 settimane x 7 giorni = 434 giorni e 4 + 4 + 3 = 11. L’età di Dario il medo alla presa del regno di Babilonia era di 62 anni, quindi l’11 qui in mostra rappresenta il giudizio immediato su Babilonia tramite Dario, così come l’undicesimo corno (l’Anticristo) è esposto durante la settantesima settimana dopo che le prime 69 si sono compiute.

Inoltre, le 69 settimane rimandano alla misura della circonferenza terrestre, in quanto 1 grado del Grande Circolo equivale a 69 miglia (approssimate), quindi l’equazione per il calcolo della circonferenza terrestre è 69 miglia x 360 gradi (cerchio) = 24.840 miglia terrestri. È possibile che, dopo 69 settimane, la terra intera sia pronta per il giudizio? Certamente gli “abitanti della terra”, soprattutto durante gli ultimi tre anni e mezzo della settantesima settimana, non sarebbero d’accordo su questo punto!

Possiamo allora, per sostanziare quanto appena detto, prendere i 62 anni di Dario, la loro connessione con il “giudizio di Babilonia” e il modo in cui essa si impatta sull’intero “circolo terrestre”, e moltiplicare 62 settimane  x 7 giorni = 434 anni x 360 giorni = 156.240 giorni x 24 ore = 3.749.760 ore x 60 minuti = 224.985.600 minuti x 60 secondi = 13.499.136.000 secondi = 1 + 3 + 4 + 9 + 9 + 1 + 3 + 6 = 36, frattale dei 360 gradi del cerchio.

Quindi, il mistero del perché la Bestia ha tre corone in più del Dragone, rivela che essi fronteggiano entrambi il giudizio finale di Babilonia, così come Baldassar si trovò a fronteggiare la scritta sul muro.

Dopo tutto questo, udiamo una frase piuttosto enigmatica:

Se uno ha orecchi, ascolti. Se uno deve andare in prigionia, andrà in prigionia; se uno deve essere ucciso con la spada, bisogna che sia ucciso con la spada. Qui sta la costanza e la fede dei santi.

(Apocalisse 13:10)

Tale frase riflette il vero senso della sofferenza dei santi e della loro resistenza fino alla fine, in quanto seguaci dell’Agnello e del Suo trionfo sulla croce.

“Fu detto ai cristiani di Smirne: ‘Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni; sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita’ (Apocalisse 2:10). Prigionia e morte sono sempre state compagne della maggior parte dei credenti, ma negli ultimi tempi, sotto l’influsso dell’Anticristo, esse diverranno esperienza della totalità della Chiesa. Nel discorso sul Monte degli Olivi, una delle prime immagini dei fatti rappresentati nell’Apocalisse, Cristo avverte: ‘Allora vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà’ (Matteo 24:21).

“Sembra che Cristo stia parlando della distruzione di Gerusalemme come anticipazione profetica del periodo della ‘grande tribolazione’ finale. Qui Dio dà le istruzioni ai cristiani per rispondere ai loro persecutori, ordinando di farlo in modo pacifico, accettando la propria sorte. Mentre i credenti denunciano apertamente e fronteggiano attivamente la malvagità del regno di empietà delle Bestia, rifiutando il suo marchio e i suoi comandi, allo stesso tempo essi accettano, passivamente, il carico di sofferenze che viene loro imposto. Questa è una correzione importante al fraintendimento di molti (come ad esempio i teologi della liberazione) che vedono questo libro come una chiamata alle armi e alla rivoluzionaria opposizione contro i governi oppressori e malvagi.” (Grant Osborne, Ibid., pp. 505-506)

Questo, aggiungerei personalmente, non è fatalismo, ma la condotta dei veri seguaci dell’Agnello, che hanno trionfato e trionfano nella vittoria della Sua croce!

Forse abbiamo trascurato l’elemento del raduno di Israele negli ultimi giorni, in relazione al discorso che Gesù fa ai discepoli in Matteo 24. Vi sono dei segnali in tale passo che vengono considerati segni del “principio di dolori” e sono circa dieci, in base alla distinzione che ne fa Douglas R. Shearer.

Uno dei segnali principali è la proclamazione dello Stato di Israele, sanzionata dalle Nazioni Unite nel 1947 e dichiarata nel 1948. La “materialità” di Israele si può distinguere, nel passo di Matteo 24, nella similitudine del fico. In Matteo 21: 18-22, Gesù maledice il fico, che si secca e muore per non portare mai più frutto. Dovremmo quindi concludere che l’Israele “materiale”, cioè Israele della carne, dovrà restare sterile e privo di frutti per sempre?

No, sappiamo che il deserto fiorirà e che la “valle delle ossa secche” tornerà alla vita! In Matteo 21 Gesù sta dando una lezione di fede, ma in Matteo 24 sta parlando del prestare attenzione ai segnali: come l’apparire delle foglie del fico rivela che l’estate è vicina, così quando appariranno i segni si saprà che la fine è alle porte. Gesù vuole sottolineare tutti i segni che ha originariamente discusso con i Suoi discepoli, i segni e gli eventi della tribolazione vera, la settantesima settimana di Daniele.

Per questo, in tale contesto, Gesù profetizza che il Tempio di Erode, il tempio materiale, sarebbe stato raso al suolo (come accadde nel 70 d.C. per opera delle truppe di Tito) e neppure una pietra sarebbe rimasta (infatti l’attuale muro del pianto è ciò che resta della Fortezza Antonia, non del Tempio).

Di importanza ancora maggiore è l’allusione di Gesù all’abominazione della desolazione (Matteo 24:15), di cui parlò il profeta Daniele. Non può infatti esservi abominazione della desolazione senza un Tempio, che di certo dovrà essere ricostruito. Quindi, Gesù non solo qui parla della distruzione del secondo Tempio, e della conseguente diaspora degli ebrei nel mondo, ma anche della promessa di un terzo Tempio prima che inizi la grande tribolazione, e del conseguente raduno di Israele nella sua terra. L’annuncio dell’abominazione della desolazione, dunque, è l’annuncio del raduno di Israele.

La rinascita di Israele e la ricostruzione del Tempio, perciò, saranno i segni inequivocabili della fine dei tempi e dell’imminenza dell’abominazione della desolazione.

L’apice delle predizioni che Gesù fa in questo discorso giunge quando viene detto che il Figlio dell’Uomo “manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli” (Matteo 24:30-31).

L’Altissimo ha stabilito questi 2520 giorni (7 anni) e misurato il Suo popolo con il Cubito Sacro, di cui i 2520 giorni costituiscono il riflesso. 2520 giorni x 24 ore = 60.480 minuti x 60 secondi = 3.628.800 secondi. Da un’analisi più accurata, realizziamo ora che i due Testimoni, Israele e la Chiesa, persisteranno e vinceranno perché venga emanato il verdetto contro la “grande città” da parte di Dio stesso, Giudice di tutta la terra. Infatti:

3.628.800/2 = 18144 o 18-144

Questa è l’attestazione più evidente del fatto che Dio ha preparato il crogiolo della settantesima settimana di Daniele per Israele e la Chiesa, poiché il 18 è il numero della Nuova Gerusalemme, come 144 è il numero delle mura della stessa Città Santa!

Inoltre, considerando i 70 anni totali, realizziamo che 70 anni x 360 giorni = 25.200 giorni, frattale del Cubito Sacro da 25,20 pollici, misura che costituisce l’anticipazione, dataci dal Signore stesso, del Suo piano profetico e l’assicurazione del fatto che è Lui ad essere in controllo.

25.200 giorni x 24 ore = 604.800 ore x 60 minuti = 36.288.000 minuti/2 (i due Testimoni) = 18.144.000, cioè di nuovo 18-144, la Nuova Gerusalemme (18) e le mura della Nuova Gerusalemme (144). Ed è incredibile che moltiplicando la misura delle mura della Città Santa per il Cubito Sacro, abbiamo 144 x 25,20 pollici = 3628,8 che, sempre diviso due, dà 3628,8/2 = 1814,4 o 18-144, la Nuova Gerusalemme (18) e le mura della Nuova Gerusalemme (144).

Infine, 18 x 144 = 2592, la somma delle cui cifre dà 18 e il prodotto delle cui cifre dà 180, cioè sempre 18, la nuova Gerusalemme. Inoltre, 2592 è un frattale dei 25.920 anni della Grande Precessione degli Equinozi, che attesta la vera storia di Israele e la Chiesa nel corso delle ere.

 

di Doug Krieger © the Tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica

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