La chiesa non dovrebbe essere una fortezza

La Chiesa non dovrebbe essere una fortezza (Sequenza Profetica)Negli ultimi 35 anni, anno più anno meno, i pastori evangelici si sono impegnati per garantire ai credenti una protezione dai pericoli inerenti ad un’ambiente culturale sempre più ostile alla fede cristiana. La soluzione trovata è semplice, e in apparenza abbastanza sensata: trasformare la Chiesa in una fortezza, dove i credenti possono trovare rifugio e sicurezza dagli attacchi rivolti a loro stessi e alle loro famiglie, per non parlare dei bambini.

Si tratta però di un rimedio che va contro la volontà di Dio. Da nessuna parte nelle Scritture è scritto che la Chiesa deve assomigliare ad una fortezza. E’ una metafora spesso usata per Dio, ma mai per la Chiesa.

A dire il vero, è proprio il contrario: Gesù quando nomina la chiesa per la prima volta…

  • la paragona non ad una fortezza, ma ad un esercito dedito al saccheggio dei beni del nemico
  • Ciò che viene paragonato ad una fortezza è l’inferno, con il diavolo e i suoi scagnozzi che si riparano dietro le mura e con la chiesa che assedia le sue porte

[…] edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Matteo 16:18

In breve, i pastori hanno ribaltato la questione.

I pastori hanno invertito i ruoli

Invertendo i ruoli, i pastori hanno inconsapevolmente indebolito la Chiesa, addirittura il contrario di ciò che intendevano fare. E’ una semplice verità che le Scritture sottolineano senza ambiguità…

  • La Chiesa assicura una reale protezione ai credenti nel momento in cui attacca il nemico
  • Nel momento in cui si ritira in un’attitudine difensiva i credenti sono esposti ad un pericolo tremendo: loro, le loro famiglie e specialmente i loro figli

Expédiez à la bataille. Toujours attaque!
Avanti in battaglia. Sempre all’attacco!

Non è verosimile che la Chiesa possa essere ricostruita dai pastori. La natura stessa del pastore e del suo dono va contro questa possibilità. Il compito principale di un pastore e il pensiero che pervade la sua mente, riguardano il difendere la congregazione, non condurla alla battaglia. E’ molto facile che ad un pastore capitino due cose:

  1. perdere di vista il compito più importante per la Chiesa, la salvezza dei perduti
  2. ignorare il significato di ogni circostanza storica in cui si può trovare la Chiesa stessa

Il primo punto è legato al ministero dell’evangelista, mentre il secondo a quello del profeta.

Con tutto ciò non vogliamo svilire l’importanza del ministero pastorale, che è invece vitale. I credenti devono essere curati e seguiti con amore e gentilezza, ed il pastore è ben equipaggiato in questo senso. Ma ogni volta che gli evangelisti vengono emarginati e i profeti ignorati la Chiesa perde la sua spina dorsale. Essa diventa flaccida e apatica, incapace di andare all’attacco, indisposta al sacrificio e, per dirla tutta, incapace sia di capire le valenze profetiche del momento o di incentivare i credenti a scoprirle. E’ la Chiesa di Laodicea!

Sul pulpito devono trovare posto anche evangelisti e profeti se la chiesa vuole emergere dalla sonnolenza di Laodicea. I campanelli di allarme riguardanti l’avvicinarsi della Tribolazione stanno suonando da tre decadi; eppure la chiesa ancora vi presta scarsa attenzione. Il motivo è ovvio: solo i pastori hanno in mano le redini, mentre evangelisti e profeti non hanno alcuna possibilità di dare direzioni.

Ecco che la Chiesa continua a dormire, con le nuove conversioni (quelle vere) ai minimi storici e con l’85% dei giovani che dopo la laurea non ricevono altre indicazioni se non quella di “essere costanti nell’essere costanti”.

Raramente si fa mai riferimento alla rinascita dello stato politico di Israele, o alla riconquista di Gerusalemme, o a alla sempre più preoccupante stato di agitazione nel Medio Oriente, o al bipolarismo sociale ed economico che ha paralizzato le istituzioni governative nel mondo occidentale, o anche alla crisi economica globale di questi giorni. Non viene assolutamente considerato l’aspetto profetico di tutto ciò. Viene ribadito solo di “essere costanti nell’essere costanti” mentre si costruiscono muri sempre più alti per tenere la gente a bada e possibilmente sempre a più stretto contatto.

Non è un bello spettacolo, anzi, è una situazione pericolosa, specialmente per i nostri figli che sono trascinati in un ritorno di immoralità che nessuno, cristiano o meno, avrebbe mai potuto immaginare proprio 30 o 35 anni fa.

E’ il momento di richiamare gli evangelisti e i profeti sul pulpito, senza trascurare il ministero pastorale, ma dando un equilibrio che è venuto meno per tanti lunghi anni.

di Douglas Shearer – edizione italiana a cura di Sequenza Profetica