Svelare i numeri dell’Apocalisse (XI)

La Donna vestita di sole e la confusione dei pre-tribolazionisti

La Donna è “vestita di sole”, poiché la sua gloria viene dal Sole della giustizia. Ha “la luna sotto i suoi piedi”, poiché è più grande della Luna stessa e la sua luce, riflesso di quella del Sole, si riflette a sua volta sull’oscurità della superficie lunare. La Donna indossa una corona di dodici stelle o costellazioni, cioè il Mazzarot, la grande precessione zodiacale di 25.920 anni. Chiedo scusa per questo “interludio numerico”, ma dopotutto siamo qui per “svelare i numeri dell’Apocalisse”.

L’identità della Donna viene rivelata considerando gli elementi che la circondano. Il diametro del Sole è 864.000 miglia e la sua distanza dalla Terra è 95.040.000 miglia, che è il perimetro dei 12 lati della Nuova Gerusalemme, poiché 12.000 stadi x 12 lati = 144.000 stadi x 660 piedi (1 stadio = 660 piedi) = 95.040.000 piedi, frattale della distanza tra la Terra e il Sole in apogeo. Il diametro della Luna è 2160 miglia e la sua massima distanza dalla Terra è 252.000 miglia: la misura del Cubito Sacro è 25,20 pollici e la grande precessione corrisponde a 25.290 anni che, divisi per ognuna delle 12 costellazioni che compongono il suo percorso, dà 25.920 anni / 12 = 2160 anni, frattale del diametro della Luna in miglia.

Se inscrivessimo il cerchio della Luna in un quadrato, il diametro lunare di 2160 miglia corrisponderebbe al lato del quadrato in questione, il cui perimetro sarebbe 2160 x 4 = 8640, frattale del diametro del Sole di 864.000 miglia. Inoltre, se intraprendessimo la “circumnavigazione” di 360°, corrispondente a tutte e 12 le costellazioni dello Zodiaco/Mazzarot, arriveremmo a 12 x 360° = 4320°, frattale del raggio del Sole di 432.000 miglia. Quindi abbiamo collegato ogni elemento: le 12 stelle o costellazioni, la Donna vestita di sole, la Luna e il Sole, la Luna e le stelle. Tutto può essere collegato, direttamente o indirettamente, con il Sole.

La prima dimensione della Luna è 2160 (miglia) e la prima dimensione delle stelle/costellazioni, prese singolarmente, è 2160 (anni). Se combinate, equivalgono a 2160 + 2160 = 4320, frattale del raggio del Sole (432, tolti gli zeri). Il Sole che veste la Donna sopra e sotto, corrisponde a 432 + 432 = 864 (diametro del Sole, tolti gli zeri). Combinati insieme danno 432 + 864 = 1296 x 2 = 2592, la corona di stelle sulla testa della Donna (frattale del numero dei 25.920 anni di precessione).

La Donna è la figura cosmica di portata maggiore, astronomicamente integrata, che dà alla luce il Figlio maschio che regnerà sulle nazioni con una verga di ferro, e la cui restante discendenza soffrirà la stessa persecuzione che ella soffre. Leggiamo di seguito le parole di Donald Grey Barnhouse, uno dei più profondi conoscitori ed espositori delle Sacre Scritture:

“Dio creò la Donna, che rappresenta l’eletto destinato a fare da canale divino per la redenzione. Dobbiamo guardare oltre il solo Israele ad una visione di redenzione molto più ampia. Essa è rivelata nella lettera ai Galati in modo meraviglioso. Parlando dell’inviolabilità dei patti di Dio, Paolo dice: ‘Le promesse furono fatte ad Abraamo e alla sua progenie. Non dice: E alle progenie, come se si trattasse di molte; ma, come parlando di una sola, dice: E alla tua progenie, che è Cristo’ (Galati 3:16). Qui Dio porta, letteralmente, la promessa fuori dal regno della progenie letterale di Abramo, fino al precedente capitolo terzo della Genesi, dove vediamo già introdotto Gesù Cristo. Perché c’è stato un popolo eletto? Per poter dare i natali al Signore Gesù Cristo. Perché c’è stata una terra santa? Per poter erigere la croce dove sarebbe stato crocifisso il Signore Gesù. Questi erano gli elementi primari della strategia divina.

“Perciò, l’identificazione della Donna, vestita con tutta l’autorità di Dio, è certa. Essa rappresenta l’Israele spirituale, che è più del solo Israele. Esso parte dalla progenie di Eva e giunge, lungo la stessa linea, fino a Maria e al Signore Gesù. L’inimicizia di Satana si è posta contro questo popolo poiché esso è stato scelto come canale per manifestare la potenza e le benedizioni di Dio. Potrebbe essere parso, per un momento, che la caduta dell’uomo abbia scosso il piano di Dio, ma la grande promessa a cui abbiamo assistito ha portato l’intera faccenda ad un livello più alto, nel regno della promessa di vittoria. Dio ha promesso ed Egli mantiene sempre le promesse.” (Donald Grey Barnhouse, Revelation. An Expositional Commentary, Zondervan, 1971, p. 217)

Il dottor Barnhouse, purtroppo, più avanti dichiara che la “discendenza della Donna” sarebbero solamente i 144.000 ebrei di Apocalisse 7, e questo dopo aver così brillantemente attestato che la Donna rappresenta qualcosa di molto più grande, che “dobbiamo guardare oltre il solo Israele ad una visione di redenzione molto più ampia”. Se è così, allora, non dovrebbe la discendenza della Donna perpetuare la sua progenie, poiché coloro che la costituiscono sono “in Cristo” e custodiscono la “testimonianza di Gesù” e la Sua sofferenza per essere “glorificati con Lui”?

Trovo incomprensibile che “l’aspetto cosmico”, nei cieli, della Donna di Apocalisse 12, espanso nel trionfo della sua Progenie (la schiacciamento della testa del Serpente), venga poi limitato nelle sua discendenza, che confinerebbe solo gli ebrei nella settantesima settimana di Daniele. Tutto ciò che abbiamo letto finora va contro il restringimento della “grande moltitudine che nessuno può contare” ai “santi della tribolazione” (Apocalisse 7:9-17), che in qualche modo vengono esclusi dalla Sposa dell’Agnello, benché essi custodiscano “la testimonianza di Gesù”. È altrettanto incomprensibile che, come alcuni ipotizzano, dopo che la Donna fugge nel deserto e “il dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù”, questa discendenza qui descritta dovrebbe essere costituita da soli ebrei.

“Il fallimento di Satana nell’attaccare coloro che sono fuggiti nel deserto è il motivo per cui egli volge la sua ira verso ‘quelli che restano’. Coloro che vengono descritti subito dopo sono identificati come coloro che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù. È nostra convinzione che questi siano i centoquarantaquattromila che vengono visti sulla terra … siamo giunti a questa deduzione perché questi, senza dubbio, osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù.” (Ibid. p.232)

Precedentemente a questo passo, Barnhouse complica oltremodo la descrizione della “discendenza della Donna”, sempre intesa come solamente Israele, confondendo l’identificazione della grande moltitudine come segue:

“Si deve considerare che i commentatori che identificano gli anziani dei primi capitoli come rappresentanti della Chiesa e che identificano ora questa moltitudine sempre come la Chiesa, si ritrovano nell’anomala posizione di vedere la Chiesa nei cieli come Chiesa glorificata, dicendo a Giovanni, che si trova sulla terra come profeta della Chiesa, che la grande moltitudine non sono altri che loro stessi, la Chiesa. Ecco a cosa si riducono coloro che si ostinano a non voler ammettere che c’è una restaurazione dell’Israele letterale.” (Ibid. p. 153)

Prima di tutto, io ed altri autori che identifichiamo la “grande moltitudine” con la Chiesa, non ci troviamo affatto in una posizione anomala né compromettente, poiché Israele viene segnato con i sigilli sulla terra, dal momento che la sua testimonianza è destinata alle nazioni gentili sulla terra (e questi sono i 144.000 di Apocalisse 7:1-8) sotto il sesto sigillo, quando giunge il “gran giorno dell’ira”. Perciò, Israele viene sigillato prima del riversamento dell’ira. Allo stesso modo, tutti i santi da Adamo in poi vengono resuscitati e rapiti e, in particolare, tutti i santi della grande tribolazione, che vengono perciò visti nei cieli davanti al trono di Dio e dell’Agnello (Apocalisse 7:11): questa è precisamente la “grande moltitudine che nessuno può contare”. La Chiesa non si trova più sulla terra, poiché è giunta l’ira di Dio e dell’Agnello, sotto il sesto sigillo e prima dell’apertura del settimo (Apocalisse 8) e il suono della settima tromba. Non c’è assolutamente nulla di strano in questa visione: Giovanni vede i sigilli venire apposti sulla terra e la resurrezione/rapimento dei santi nei cieli prima del riversamento della Sua ira. Il fatto che vi sia una “restaurazione dell’Israele letterale” non ha nulla a che vedere con la convinzione che gli israeliti vengano segnati con i sigilli sulla terra e che la Chiesa venga rapita/risorta nei cieli. Al contrario, noi proclamiamo a gran voce la materialità di Israele!

“Perché gli uomini non vogliono cogliere la voce decisiva che lo Spirito di Dio ci dà in questo passo? ‘Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello.’ In altre parole, essi non sono affatto la Chiesa. Noi, corpo di Cristo, al momento di questa visione siamo stati già visti nei cieli … perciò qui stiamo vedendo i credenti risorti e rapiti, destinati a partecipare alle Nozze dell’Agnello.” (Ibid. p. 153)

Perciò adesso anche la grande moltitudine non si trova nei cieli. E questo ci porta a chiedere: quand’è che la Chiesa è entrata nei cieli? È stato, come ci sembra di capire, insieme a coloro che vengono dalla grande tribolazione? Dire che questi santi della tribolazione “non sono affatto la Chiesa” è un’asserzione profondamente erronea ed esclusivista, che pone coloro che sono stati uccisi per la fede su un piano inferiore rispetto alla Chiesa rapita prima della tribolazione, che costituirebbe dunque un gruppo molto più illustre.

“La nostra chiamata, il nostro servizio e il nostro destino sono del tutto diversi da quelli della grande moltitudine. Nel capitolo 24 di Matteo, il Signore parla del tempo di terrore che Lui stesso definisce ‘grande tribolazione’. È durante quel periodo che la moltitudine dei gentili viene salvata grazie alla fede nella morte del Signore Gesù Cristo … Poiché la loro chiamata e il loro servizio sono differenti dai nostri, così è anche il loro destino, noi, in quanto Sposa, sediamo con lo Sposo sul trono e regniamo con il Signore di gloria. Il nostro destino è di essere re e sacerdoti (1 Corinzi 6:2, 3; 1 Pietro 2:9; Apocalisse 1:6). I 144.000 sono destinati ad essere gloriose guardie del corpo, il seguito dell’Agnello, che è sempre con Lui ovunque vada (Apocalisse 14:4). Il destino della moltitudine dei gentili, invece, è quello di essere servitori del Tempio. Ogni lettore del libro di Ezechiele sa di certo che il Tempio sarà l’elemento centrale del Regno millenario. Qui ci viene detto che la grande moltitudine che viene fuori dalla grande tribolazione dovrà assolvere all’incarico sacerdotale in quel Tempio.” (Ibid. p. 153)

Mi permetto umilmente di dissentire dalle asserzioni del dottor Barnhouse, un uomo che ammiro molto nel Signore. Ma i “santi della tribolazione” sono ben più che “servitori del Tempio”, anche perché tale “categoria” non esiste nella Parola di Dio per designare color che sono stati lavati e comprati tramite il sangue di Gesù. Vi sono solo tre distinzioni: Israele, la Chiesa e i gentili (cioè le nazioni), ma non certo i “servitori del Tempio”. Inoltre, non è lo stesso “Israele redento” che dovrà amministrare il culto nel Tempio millenario durante il Regno terreno del Messia, avendo essi riconosciuto il loro e nostro Messia proclamando: “Benedetto Colui che viene nel nome del Signore”? Creare una categoria a parte per quei fratelli che “hanno vinto con il sangue dell’Agnello e la parola della loro testimonianza e non hanno amato la loro vita, ma l’hanno esposta alla morte”, escludendoli di fatto dalla Chiesa e classificandoli come “servitori del Tempio” è totalmente oltraggioso!

Barnhouse dice che noi, la Chiesa, siamo destinati ad essere re e sacerdoti. D’accordo, ma allora che ne è di questa moltitudine? “E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni” (Apocalisse 20:4). Questo non mi pare suoni come “servitori del Tempio”, ma suona più come “sovrani regnanti”!

Inoltre, il passo continua: “Questa è la prima risurrezione. Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni” (Apocalisse 20:5-6). Allora chiediamo di nuovo: dove sono questi “servitori del Tempio” a cui Barnhouse si riferisce? Egli dice che la Chiesa è destinata al regno e al sacerdozio e qui è specificato che queste persone, decapitate per Cristo, “saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni”; quindi non sono solo meri “servitori del Tempio”, bensì re e sacerdoti con Cristo, una faccenda alquanto differente.

No, la “discendenza della Donna” è “l’uomo nuovo”, il “mistero di Dio”, i membri dell’unico Corpo, la Chiesa del Dio vivente, che si preparano ad essere “re e sacerdoti” presso Dio e l’Agnello, per “regnare con Lui per mille anni”. Essi sono degni e non relegati ad una categoria secondaria di “servitori del Tempio”. Non c’è alcuna classe artificiale creata al di fuori di Israele e la Chiesa, che sono i due olivi e i due candelabri, cioè i due Testimoni: l’uno segnato e sigillato sulla terra e l’altro risorto e rapito nei cieli.

Sfortunatamente, Barnhouse, come altri esegeti pre-tribolazionisti, trasporta la sua esegesi nel secondo gruppo di 144.000, menzionato in Apocalisse 14, che noi consideriamo essere del tutto distinto dal primo gruppo di 144.000 israeliti menzionato in Apocalisse 7:1-8. Infatti i 144.000 di Apocalisse 14 sono la rappresentanza della Chiesa, vista sul monte Sion con l’Agnello, recanti “il Suo nome e il nome di Suo Padre scritto sulla fronte” e “sono stati riscattati tra gli uomini per essere primizie a Dio e all’Agnello” (Apocalisse 14:3-4). Ma Barnhouse insiste:

“In base alla regola interpretativa che abbiamo seguito finora, dobbiamo guardare questo gruppo di centoquarantaquattromila persone come allo stesso che abbiamo studiato nel dettaglio nel capitolo 7. Mentre potrebbe essere vero che essi includono ‘una moltitudine che nessuno può contare da tutte le nazioni, regni, popoli e lingue’ (Apocalisse 7:9), poiché tale descrizione li fa associare con gli altri, non abbiamo diritto di identificarli con la Chiesa. E si noti che questo gruppo è composto da coloro che stanno imparando un nuovo cantico. I cantanti sono già nei cieli, altra prova definitiva che la Chiesa viene rapita prima dell’inizio del periodo della tribolazione.” (Ibid. p. 259)

Perché coloro che imparano il nuovo cantico non possono essere la Chiesa? Non potrebbe essere che la “Chiesa che è già lì” inizia a cantare prima? Ma non è questo ciò che qui si dice: “Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono” (Apocalisse 14:2); e si parla di un solo gruppo, non di due gruppi distinti. Bisognerebbe davvero scavare molto a fondo nella Bibbia per trovare una Chiesa preesistente che già conosce il cantico e poi questo nuovo gruppo, da poco decapitato, che impara il cantico che la Chiesa rapita (e quindi non decapitata) già conosce! Quanto è contorto un simile pensiero?

“Solo i redenti possono cantare il cantico. I redenti di quest’era stanno cantando il canto nei cieli mentre l’immagine si sposta sul monte Sion con l’Agnello. Qui i santi della tribolazione si uniscono al coro. Anch’essi sono stati comprati dal sangue dell’Agnello, perciò possono cantare il cantico dei redenti.” (Ibid. p. 259)

Molto gentile da parte di Barnhouse includere i decapitati nel coro, ma non abbiamo da poco udito che la “grande moltitudine che nessuno può contare” di Apocalisse 7:9-17 si trova davanti al trono di Dio e dell’Agnello, che essi sono coloro che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti con il sangue dell’Agnello? L’intera scena è del tutto ambientata nei cieli: questa è la Chiesa glorificata, senza macchia, lavata nel sangue dell’Agnello!

Barnhouse sa che questa scena “celeste” ha origine nei cieli ma la porta, non si sa bene come, sulla terra, forse un luogo più adatto ai “nuovi arrivati”, ai “servitori del Tempio”. Poiché mentre noi, la Chiesa, regneremo con Cristo, essi faranno ciò che fanno normalmente gli ebrei, il servizio al Tempio.

In altre parole la scena che viene montata è la seguente: questi santi visti sul monte Sion non si trovano sul monte Sion celeste, ma su quello terreno. “Voi vi siete invece avvicinati al monte Sion, alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, alla festante riunione delle miriadi angeliche, all’assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti” (Ebrei 12:22-23).

La folla di Apocalisse 14:1-5 non si trova sulla terra, ma nei cieli, come quella di Apocalisse 7:9-17, in cima al monte Sion. Questa non è la seconda venuta di Cristo “con tutti i Suoi santi”, no, questa è la grande riunione dei santi di tutte le generazioni, invitati alle Nozze dell’Agnello, con un’enfasi speciale posta sulla grande moltitudine che viene dalla grande tribolazione. Ciò accade prima del riversamento del giudizio di Dio durante i 30 giorni dell’ira di Dio e dell’Agnello.

Sono entrato fin nel più piccolo particolare qui, per mostrare chiaramente la “contorta esegesi” diffusa dai nostri fratelli pre-tribolazionisti, che vogliono a tutti i costi tenere la Chiesa fuori dalla settantesima settimana profetica di Daniele, avendo creato una distorta “beata speranza” che si tiene al di fuori della mietitura più grande a cui il mondo abbia mai assistito. Perché essi fuggano da una così gloriosa testimonianza va oltre ogni “impegno spirituale” e quella “vera cristianità” che impone che “se soffriamo con Lui, regneremo altresì con Lui”.

Invece troviamo tutta una serie di salti e spostamenti di scena miranti a tenere la Chiesa nei cieli durante tutta la settantesima settimana, mentre sappiamo che la resurrezione/rapimento della Chiesa ha luogo quando Egli “manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli”. In che momento esattamente? “Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria” (Matteo 24:29-31).

Isolare gli “eletti” e porli solo tra i confini dei due olivi (cioè Israele, destinato a testimoniare alle nazioni gentili), dicendo in tal modo che quelli rivelati in Matteo 16:13-20 e 18:15-20 sono solo Israele, disapprova l’intera missione di Gesù di preparazione della Sua Sposa agli “ultimi giorni” e fa apparire ciò che viene detto in Matteo 24 come isolato dal resto del Vangelo.

La comprensione dell’identità della Donna di Apocalisse 12 è fondamentale. Essa è il grande corpo dei credenti di tutte le età che hanno creduto in Lui da Adamo ad Abramo, da Mosè a Gesù, fino ad oggi e fino alla fine della settimana profetica; rappresenta tutti i santi, non solo Israele, non solo Maria, non solo la Chiesa, ma tutto il popolo di Dio da Adamo in poi! Sono loro ad essere odiati dal Serpente, è attraverso di loro che la Progenie schiaccia il capo dell’avversario, è a causa loro che il Dragone è stato, e continua ad essere, adirato e furente, poiché la loro vittoria è per lui “una prova evidente di perdizione; ma per voi di salvezza; e ciò da parte di Dio. Perché vi è stata concessa la grazia, rispetto a Cristo, non soltanto di credere in Lui, ma anche di soffrire per Lui” (Filippesi 1:28-29).

La Donna di Apocalisse 12 viene perseguitata, ma anche miracolosamente preservata per “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo” dalla presenza del Dragone; sì, per 1260 giorni (Apocalisse 12:6, 13-16) in quanto “noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore” (1 Tessalonicesi 4:15-17).

Non c’è nulla qui che parli di un rapimento segreto della sola Chiesa, offuscando la settimana finale della tribolazione sulla terra e il raduno in previsione della più grande mietitura mai vista dalla Chiesa stessa, la grande moltitudine che nessuno può contare.

Ascoltate, fratelli: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Filippesi 2:5-8).

Teniamo bene a mente che le sofferenze di questo mondo non si possono paragonare alle glorie del mondo a venire!

Ma continuiamo a seguire la Donna di Apocalisse 12: la vediamo vincere sul Dragone dando alla luce il Figlio maschio, poi fuggire nel deserto dove viene tenuta lontana dalla furia dell’avversario, che ha 7 teste e 10 corna e 7 corone sulle teste.

La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra” (Apocalisse 12:4). Abbiamo in precedenza parlato di questo come di un fenomeno astronomico che annuncia la venuta di quei “periodi temporali celesti” che raggiungono l’apice alla fine dell’era con la precessione zodiacale che giunge alla fase in cui il diavolo ha “poco tempo”.

Se parliamo di “un terzo delle stelle” in riferimento alla “corona di dodici stelle” sulla testa della Donna, allora, se ciascuna stella equivale a 2160 anni della grande precessione, possiamo semplicemente fare 4 (cioè un terzo di 12) x 2160 = 8640 anni, frattale del diametro del Sole di 864.000 miglia. Cosa significa questo? Possiamo anche osservare che 4 x 360° (circumnavigazione delle 4 costellazioni isolate) = 1440°, frattale del 144 delle mura della Nuova Gerusalemme e allusione ai due gruppi di 144.000 di Apocalisse 7 e 14). Se combiniamo insieme i due numeri abbiamo 864 + 144 = 1008, frattale del 18 della Nuova Gerusalemme. Di nuovo, come possono queste straordinarie configurazioni non descriverci la futura speranza, il Sole della giustizia (864), le mura della Nuova Gerusalemme (144) e la personificazione della Nuova Gerusalemme stessa (18) che vengono attaccati dal Dragone la cui “coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra”?

Il Dragone viene scagliato sulla terra. La guerra nei cieli tra l’accusatore e i suoi principati e potestà, viene ora spostata sulla terra e prende delle dimensioni terrene di tale rigore che troviamo, nel giorno del gran furore di Satana, lo scontro diretto tra il Dragone/Bestia/Falso Profeta e i santi, che assume delle proporzioni mai viste. Ma alla fine il 18 prevale, poiché il Sole della giustizia (864) porta sulle Sue ali la guarigione per Israele e la Chiesa, poiché le “porte dell’inferno” non prevarranno sulla Chiesa del Dio vivente!

E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo. Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli.

(Apocalisse 12:7-9)

La cosa che salta subito all’occhio qui è il contrasto tra il sollievo che si prova nei cieli e lo scoppio del furore del diavolo sulla terra, dove c’è la persecuzione della Donna e la sua fuga nel deserto. Adesso udiamo dire:

Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio.

(Apocalisse 12:10)

La “guerra spirituale”, che fu un tempo nei cieli tra la Chiesa e i “principati e potestà”, contro l’accusatore dei fratelli, il Dragone, il Serpente antico che è il Diavolo e Satana, viene ora scagliata sulla terra grazie al valore dell’arcangelo Michele e dei suoi angeli, e sentiamo dire: “È venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo!” Dove? Ovviamente nei cieli, ma in un senso ancor più grande sta giungendo anche sulla terra. Infatti sentiamo dire: “Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi! Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di aver poco tempo” (Apocalisse 12:12).

La terra è il campo di battaglia dei 1260 giorni finali, non c’è dubbio su questo punto. Se la Chiesa viene rapita prima dell’inizio della settimana, allora chi è che la accusa notte e giorno davanti a Dio? Esatto, proprio lo stesso nemico con cui ha conteso negli ultimi duemila anni. Molti non notano l’incongruenza insita nel rapimento “segreto” prima della tribolazione, ma la Chiesa non può essere portata nei cieli mentre il Diavolo ancora si trova lì! La sua caduta sulla terra non avviene prima della metà della settimana, poiché egli ha “poco tempo”, solo 1260 giorni, mentre la prima metà della settimana l’ha trascorsa nei cieli ad “accusare i nostri fratelli”, ma ormai il suo piano di difesa è fallito!

La “Bestia che sale dall’abisso” non appare prima della metà della tribolazione, dopo l’inizio dei 1260 giorni di testimonianza profetica dei due Testimoni/Profeti (Apocalisse 11:7: “E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà”). Questa guerra contro i due Testimoni coincide con la contestazione della Chiesa, che viene spostata, a metà della settimana, dai cieli a alla terra, dove la Donna subisce la persecuzione e fugge nel deserto per 1260 giorni o “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”, e dove gli stessi due Testimoni (cioè la discendenza della Donna, che osserva i comandamenti di Dio e custodisce la testimonianza di Gesù) sono impegnati un una terribile battaglia con le stesse forze maligne con cui hanno conteso nei cieli fino a metà della settimana.

Descrivere il nemico con diversi nomi è una cosa, ma comprendere le molteplici descrizioni della Donna nei suoi vari “aspetti” è un po’ più complesso (“discendenza”, “due Profeti”, “due Testimoni”, “due olivi e due candelabri”, “fratelli”, “santi”, ecc.). Ma tutti questi aspetti sono una cosa sola, un unico “uomo nuovo”, la Donna di Apocalisse 12, il cui destino finale è quello di Sposa del Messia e Nuova Gerusalemme, le cui 12 porte portano i nomi dei 12 patriarchi di Israele (Israele) e le cui 12 fondamenta portano i nomi dei 12 apostoli dell’Agnello (la Chiesa).

Dobbiamo abbandonare questo nostro modo “lineare” di pensare e lasciare che la nostra mente si espanda per vedere il piano e lo scopo eterno di Dio. Siamo talmente confinati nei nostri concetti limitati che pensare al di fuori di questi è impossibile senza “occhi per vedere e orecchie per udire”. Quando vediamo i “sette spiriti di Dio”, significa forse che Dio è costituito di sette spiriti? Certo che no, significa che la pienezza dello Spirito di Dio è riconosciuta in 7, che esprime la perfezione e la completezza dello Spirito Santo!

L’intera nozione della “donna incinta” è la magnifica conferma della piena rivelazione del Messia nei 27 testi canonici delle Scritture cristiane, poiché la gravidanza della donna dura 9 mesi, dove 9 connota il Sole della giustizia, e 9 x 30 (giorni in un mese profetico) = 270 o 27, piena rivelazione del Messia. Allo stesso modo, questa configurazione ci porta all’altare del Signore eretto nel paese d’Egitto (cioè Giza), a compimento di Isaia 19:18-19, con questa straordinaria scoperta:

In quel giorno, vi saranno nel paese d’Egitto cinque città che parleranno la lingua di Canaan e che giureranno per il Signore degli eserciti; una di esse si chiamerà Città del sole*. In quel giorno, in mezzo al paese d’Egitto, ci sarà un altare eretto al Signore; e presso la frontiera, una colonna consacrata al Signore. Sarà per il Signore degli eserciti un segno e una testimonianza nel paese d’Egitto; quand’essi grideranno al Signore a motivo dei loro oppressori, egli manderà loro un salvatore e un difensore a liberarli. Il Signore si farà conoscere all’Egitto e gli Egiziani, in quel giorno, conosceranno il Signore, gli offriranno un culto con sacrifici e offerte, faranno voti al Signore e li adempiranno. Così il Signore colpirà gli Egiziani: li colpirà e li guarirà; essi si convertiranno al Signore, che si arrenderà alle loro suppliche e li guarirà.

(Isaia 19:18-22)

*Alcuni scrivono, oltre a “Città del sole” anche “Città della giustizia”, basandosi su manoscritti in cui si trova il termine asedek, che significa letteralmente “giustizia”.

La “Città del sole” non potrebbe essere una conferma più grande del fatto che lo scopo ultimo di questo segno, questo altare, in mezzo al paese d’Egitto, è quello di dichiarare che la Donna “vestita di sole” appartiene al Sole della giustizia, che Egli stesso è la sua giustizia!

La battaglia che ha luogo sulla terra sarà seguita anche dai cieli. Da una parte c’è un tribunale cosmico, dall’altra un travaglio terreno: è la trionfante testimonianza dei due Profeti che stanno davanti al Signore di tutta la terra, ma allo stesso tempo è anche la “tribolazione di quei giorni”; è la testimonianza dei due Testimoni, ma anche il “gran furore del diavolo”; è la storia di due città, la “grande città” della distruzione e la “Città della giustizia”; è un tempo di persecuzione e perseveranza, in cui dominano la Bestia, la sua immagine e il suo marchio, ma in cui, allo stesso tempo, “quelli che avevano ottenuto vittoria sulla Bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome stavano in piedi, avevano delle arpe di Dio, e cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello” (Apocalisse 15:2).

Questa è la Donna vestita di sole, che nel corso delle epoche dell’umanità è stata destinata a dare alla luce la Progenie che avrebbe schiacciato la testa del Serpente e la cui discendenza osserva i comandamenti di Dio e custodisce la testimonianza di Gesù; è lei che ha dato i natali al Figlio maschio che è stato rapito in cielo per regnare sulle nazioni con una verga di ferro, ma la cui discendenza viene duramente perseguitata; ma riescono a vincere “con il sangue dell’Agnello e la parola delle loro testimonianza”.

Non siamo soli in questo duro compito, anche se siamo fisicamente isolati dal resto del Corpo e siamo torturati e messi a morte per Gesù. Poiché molti nostri fratelli, nel mondo, soffrono già adesso la persecuzione per Cristo, e anche noi dobbiamo prepararci alla persecuzione di quei giorni.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 

Com’è scritto: “Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello”.

Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di Colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

(Romani 8:35-39)

di Doug Krieger © the Tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica