Svelare i numeri dell’Apocalisse (X)

La Donna e la sua discendenza

Apocalisse 12 (Sequenza Profetica)

La controversia inerente l’identità della Donna di Apocalisse 12 sembra non avere fine. È forse Maria, la madre di Gesù, dal momento che porta in grembo un “Figlio maschio” (o “Figlio d’Uomo”) ed è descritta mentre “gridava per le doglie e il travaglio del parto”? Essa cade sotto la minaccia di “un gran Dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi”, che vuole “divorarne il figlio, non appena l’avesse partorito”. Ma, subito dopo la nascita del Figlio, questo viene “rapito vicino a Dio e al Suo tronoe la Donna fugge nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, per esservi nutrita per milleduecentosessanta giorni” (Apocalisse 12:6).

Questo passo è ulteriormente espanso in Apocalisse 12:13-17, dove viene specificato che il Dragone “perseguitò la Donna che aveva partorito il Figlio maschio. Ma alla Donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontana dalla presenza del Serpente”. Quindi appare evidente che i 1260 giorni e “un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo”, siano lo stesso arco di tempo di nutrimento e preservazione ma, allo stesso tempo, di permanenza nel deserto.

Oppure questa Donna potrebbe essere Israele? E questo non solo perché Gesù, il Messia, nacque israelita, ma anche perché la sua connotazione viene “estesa” alla sua “discendenza” che, in base al pensiero dei dispensazionalisti, durante la settantesima settimana profetica deve essere ebraica.

In verità, Apocalisse 12 si divide in due sezioni ben distinte, di cui la seconda costituisce un ampliamento della prima. Apocalisse 12:1-6 descrive la Donna e il Figlio maschio, con il Dragone che tenta di divorarlo appena nato, ma non ci riesce perché esso viene rapito presso Dio. Allora il Dragone perseguita la Donna, ma essa fugge nel deserto per 1260 giorni.

Apocalisse 12:7-11 ci descrive come il Dragone, che è il Serpente, il Diavolo e Satana, viene “gettato fuori dal paradiso” dopo una battaglia con Michele e i suoi angeli.

Apocalisse 12:12 mostra come il Diavolo abbia il suo gruppo di seguaci, i principati e le potestà, e di come queste siano state gettate con lui sulla terra: “Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi! Guai a voi, o terra, o mare! Perché il Diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di avere poco tempo” (si noti che la “terra” e il “mare” sono quelli da cui ascendono il Falso Profeta e la Bestia).

Quando il Dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il Figlio maschio” (Apocalisse 12:13). È chiaro che ora l’azione si è spostata sulla terra, poiché i cieli sono stati “ripuliti” dall’intrusione del Serpente e la “guerra spirituale” viene ora scagliata tra gli impotenti abitanti della terra e del mare.

Satana sa di “avere poco tempo” e, dalla lettura del testo stesso, possiamo dedurre chiaramente che questo “tempo” comprende almeno il periodo di persecuzione della Donna per “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo” (Apocalisse 12:14); ciò è confermato dalla menzione del fatto che la Donna fugge nello stesso luogo di cui si parla in Apocalisse 12:6, in cui viene nutrita per 1260 giorni. Da qui possiamo semplicemente “virare” ai 30 giorni di desolazione di Daniele 12:11 (fino al 1290° giorno) che è il tempo dell’ira di Dio e dell’Agnello, così come l’apice della cosiddetta “battaglia di Armageddon”, dalla fine di questi 1260 giorni del “gran furore del diavolo”.

Apocalisse 12:7-11 sottolinea la vittoria dei fratelli, simile alla vittoria del Figlio maschio tramite la Sua incarnazione e ascensione al trono. Possiamo dunque chiederci: dove sono i passi principali della Sua vita umana, la Sua sofferenza, crocifissione e resurrezione? Che fine hanno fatto queste “tappe principali della vita di Cristo”, sono state ignorate di proposito? No, esse vengono vissute direttamente tramite la testimonianza di Gesù, tramite il profetizzare dei fratelli, la discendenza della Donna, i due olivi e i due candelabri, i santi. Essi vivono la vita, la sofferenza, la morte, la resurrezione e, infine, l’ascensione, come Lui, poiché tramite la nuova nascita essi sperimentano il Cristo incarnato, la speranza della gloria!

C’è una sola incarnazione per opera dello Spirito Santo, ma tramite la nuova nascita la “perpetuazione dell’incarnazione” persiste, facendo di noi dei “figli di Dio”, introdotti in una completa relazione con il Padre, tramite il Figlio, per l’opera dello Spiro Santo.

Apocalisse 12:7-11 è una panoramica veritiera dei 1260 giorni di “battaglia sulla terra” tra la discendenza della Donna e il Diavolo e i suoi angeli. Ma qualcosa di spiritualmente straordinario è avvenuto nei cieli e ha avuto come risultante un potenziamento che proviene dal trono di Dio e dell’Agnello, grazie al quale i “fratelli” possono ora, durante il periodo di prova più duro in assoluto sulla terra, vincere il nemico “con il sangue dell’Agnello e la parola della loro testimonianza”, al punto che “colui che li ha accusati davanti a Dio giorno e notte” viene ora affrontato direttamente nell’aula di tribunale. In sostanza, “l’accusatore dei fratelli” deve ora fronteggiare direttamente coloro che ha accusato, ma stavolta la situazione si ribalta e sono gli accusati ad accusare, tramite il sangue dell’Agnello e la parola della loro testimonianza, una testimonianza che non si potrà, ormai, più intimidire.

Apocalisse 12:12-17 semplicemente riassume l’intero scenario profetico dei 1260 giorni di battaglia e di vittoria finale sul Diavolo e sui suoi angeli. La Donna viene immediatamente perseguitata (Apocalisse 12:13), ma fugge “dalla presenza del Serpente” nel deserto, dove viene “nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”. Il Serpente tenta di “farla travolgere dalla corrente”, “gettando acqua dalla sua bocca, come un fiume”: l’assimilazione degli ebrei potrebbe essere un modo efficace per estinguere il popolo del patto, ma fallirà, poiché “la terra soccorse la Donna: aprì la bocca e inghiottì il fiume che il Dragone aveva gettato fuori dalla sua bocca” (Apocalisse 12:15-16). Ora, essa rappresenta totalmente la Donna preservata durante gli ultimi giorni, la cui “progenie” è manifestata tramite la sua “discendenza”, poiché è tramite questa che “il Dio della pace stritolerà Satana sotto i vostri piedi” (Romani 16:20). La preservazione dei santi si compie con coloro che sono “viventi e rimasti” e saranno “rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore” (1 Tessalonicesi 4:17).

Qualunque cosa possiamo vedere in questo “fiume” che fuoriesce dalla bocca del Dragone, forse in parallelo con “l’inondazione” menzionata in Daniele 9:26 (“Il popolo d’un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione”), è sufficiente a confermare l’intento del Dragone di distruggere la Donna nel timore che le nascano ulteriori discendenti. Poiché qui, in Apocalisse 12:15, lo stesso linguaggio viene utilizzato per distruggere la Donna e il popolo del patto. Ma ciò che mi sembra più interessante è il fatto che lo strumento della sua distruzione diventa proprio il mezzo con cui essa viene preservata. È proprio un cambiamento totale delle carte in tavola! Il Diavolo cerca di distruggere il Figlio maschio ma, con suo sommo disappunto, ottiene solo di liberare “una grande moltitudine che nessuno può contare”. Questa è la “via della croce”: che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo, ma poi perde la sua anima?

Il dottor Tommy Ice sostiene, da parte dell’intera impostazione pre-tribolazionista, che la Donna in questione debba essere identificata con Israele e Israele solamente, e l’idea che si tratti della Chiesa e della vasta “comunità di credenti” da Eva in poi è da escludere. Essa è, secondo Ice, l’Israele passato e futuro.

Egli elenca otto punti che indicano “l’esclusività di Israele”, un’esclusività che è del tutto fuori contesto, poiché nel suo primo intervento egli sostiene che, nei passi precedenti, sono poste le basi per la nostra identificazione, poiché si menziona il fatto che “si aprì il tempio di Dio che è in cielo e apparve nel tempio l’Arca dell’alleanza” (Apocalisse 11:19), che parla esclusivamente di Israele. Ice afferma che l’Arca dell’alleanza non viene mai associata con la Chiesa, ma sempre e solo con Israele e questa menzione prepara la via allo svelamento del destino di Israele nel capitolo 12 (i riferimenti di Ice sono tratti dal Prophecy Digest, The Woman of Revelation 12).

Certo, in Apocalisse 11 veniamo catapultati subito alla fine del Millennio, fino all’Eschaton; l’apertura del Tempio e lo svelamento dell’Arca dell’alleanza confermano semplicemente che la presenza di Dio sarà con noi per l’eternità e che Egli mantiene il Suo patto per sempre. Ma non alludono in nessun modo all’esclusività della Donna come Israele nella sua sostanza. Essa partorisce il Figlio maschio attraverso Israele, senza dubbio, ma quella “progenie” ha inizio nell’ambito del protovangelo in Genesi 3:15 e fu in Abramo come “progenie della promessa” e continua nella Donna durante i 1260 giorni fino alla sua completa salvezza tramite la resurrezione e il rapimento nell’ambito della settantesima settimana di Daniele, fino alla Nuova Gerusalemme. Ci sono moltissime espressioni veterotestamentarie nell’Apocalisse che si riferiscono sia ad Israele che alla Chiesa e ciò proprio perché i primi apostoli erano immersi nel “simbolismo dell’Antico Testamento” e si sono espressi utilizzando molte “espressioni ebraiche”.

In secondo luogo Ice suggerisce che, dal momento che Israele è spesso presentato nell’Antico Testamento come una donna, allora la Donna di Apocalisse 12 deve essere lui. Questa motivazione è ben più che labile, poiché anche la Chiesa è costantemente menzionata come donna nel Nuovo Testamento, però la Chiesa non può essere la Donna di Apocalisse 12, poiché non si può trovare nell’ambito della settantesima settimana: una deduzione basata su un’esegesi errata!

La finalità della Donna è quella di Sposa, costituita sia da Israele che dalla Chiesa in Apocalisse 19:7-10, 21:1, 9-21. Dire che la Donna di Apocalisse 12 sia qualcosa di diverso dalla sua espressione ultima di Sposa dell’Agnello (Apocalisse 21:9) e di Nuova Gerusalemme (con 12 porte che portano i nomi dei 12 patriarchi di Israele e 12 fondamenta che portano i nomi dei 12 apostoli dell’Agnello) è un’asserzione da “poligami”.

Il terzo e quarto argomento portato da Ice a sostegno della sua tesi, afferma che, poiché vi sono riferimenti nell’Antico Testamento alle caratteristiche astronomiche di Israele, allora queste si devono riferire alla Donna di Apocalisse 12, poiché essa è “rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo”. Ma isolare queste espressioni astronomiche come solamente riferite ad Israele, o alla Chiesa, o a Maria, come fanno molti teologi, corrisponde a creare una teologia che fa comodo ad entrambi i testamenti senza però includerli completamente al suo interno; mentre di certo l’obiettivo dell’Apocalisse è quello di includere entrambi i testamenti giungendo, di conseguenza, all’espressione del piano globale di Dio, che culmina nella descrizione della Nuova Gerusalemme con 12 x 12 = 144, cioè le mura della Nuova Gerusalemme costituita dai due gruppi dei 144.000 di Israele (Apocalisse 7) e della Chiesa (Apocalisse 14), che sono visti nuovamente, alla fine, nelle 12 porte (Israele) e nelle 12 fondamenta (la Chiesa). Ci sono commentari in abbondanza che descrivono la Donna come “la sola Chiesa”, poiché essa dà alla luce il Figlio maschio che ascende al trono e che è il Signore della Chiesa stessa e non ha a che fare con l’Israele della carne.

Il quinto argomento di Ice ha a che fare con Betlemme, luogo di nascita del Messia. Inoltre, dovremmo paragonare il Figlio maschio di Apocalisse 12:5 con Michea 5:1-5: “Fino al tempo in cui colei che deve partorire partorirà; e il resto dei suoi fratelli tornerà a raggiungere i figli d’Israele”. Come questi due passai possano dimostrare l’esclusività di Israele rispetto alla Donna di Apocalisse 12, va al di là della mia comprensione. Certo è vero che è stato attraverso Israele, attraverso Maria, figlia di Sion, che è stato concepito il Figlio maschio, ma Maria nacque dalla progenie, fu il culmine fisico di quella progenie, ma non la sua completezza: la sua discendenza continua a sussistere fino, e durante, la settantesima settimana profetica di Daniele. Dunque, se tutto ciò che è venuto prima del Figlio maschio è Israele (cioè la Donna), allora tutto ciò che è venuto dopo Maria, la sua discendenza, è la Chiesa? Questo ragionamento è assurdo e, francamente, imbarazzante. L’allusione di Michea alla venuta del dominatore attraverso la donna non è altro che questo: la venuta del Dominatore attraverso la Donna! E suggerire l’esclusività di Israele come Donna isola, addirittura esclude, la progressione della Donna stessa da Eva alla Nuova Gerusalemme. Allo stesso modo, personificare la Donna interamente in Maria equivale ad offuscarne la linea dal protovangelo in poi, che include anche il parto di Maria. Inoltre si dovrebbe specificare, a questo punto, chi sarebbe la discendenza di Maria, dal momento che il cattolicesimo asserisce che essa ebbe un unico figlio!

Ice, nel suo sesto punto, cita il commento di Gary Cohen, che paragona Apocalisse 12:7-9 con Daniele 12:1-7, e che confermerebbe, in qualche modo, l’esclusività della Donna di Apocalisse 12 come Israele.

“In Apocalisse 12, vediamo una donna perseguitata da Satana e l’arcangelo Michele che combatte contro Satana stesso (vv. 7-9). Allo stesso modo, in Daniele 12:1, quando il popolo di Daniele viene descritto come immerso ‘in un tempo d’angoscia, come non ce ne fu mai da quando sorsero le nazioni’, un tempo che dura tre anni e mezzo (tre tempi e mezzo – Daniele 12:7), quando Michele ‘sorgerà’ come ‘difensore dei figli del popolo’ di Daniele. Perciò, sia Apocalisse 12 che Daniele 12 mostrano Michele che combatte contro Satana nei tre anni e mezzo di grande tribolazione di Israele.” (Gary G. Cohen, Understanding Revelation: An Investigation of the Key Interpretational and Chronological Questions Which Surround the Book of Revelation, Chicago Moody Press, [1968] 1978, pp. 136-37)

Posso allora chiedere: perché, come è ovvio, Michele caccia Satana sulla terra a metà della settantesima settimana, mentre i tre anni e mezzo sono chiaramente riconosciuti come l’ultima metà della settimana stessa? È una questione pertinente, perché se la Chiesa deve essere rapita prima dell’inizio della settimana, essa viene così di nuovo posta di fronte all’avversario nei cieli, perché Satana non è ancora stato cacciato sulla terra. Sì, l’arcangelo Michele è coinvolto nei cieli nella lotta contro Satana a metà della settimana (Apocalisse 12:7-9) ma, a quanto sembra, ora che Satana viene cacciato e sa “di avere poco tempo” (precisamente 1260 giorni o “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”), egli si rivolge contro la Donna e la sua discendenza che “osserva i comandamenti di Dio” (Israele) e “custodisce la testimonianza di Gesù” (la Chiesa). In qualche modo, la Donna non è solamente Israele, ma la sua discendenza si è estesa!

Il settimo argomento di Ice è interamente speculativo, in quanto la fuga della Donna nel deserto (Apocalisse 12:14) sarebbe una “reminiscenza della passata esperienza del deserto”. Questa argomentazione va in frantumi quando riconosciamo che il viaggio di Agar nel deserto è un segno dell’azione di Dio tra i gentili, tanto quanto lo fu quello di Sara tra gli israeliti. Il fatto che ci si soffermi solo su uno negando l’altro è un’evidente conferma dei nostri tanti “pregiudizi teologici”. La fuga di Gesù nel deserto, dopo la Sua nascita, dall’ira di Erode, è evocativa del Dragone adirato contro la Donna. Ma dire che Matteo 24:16, in cui Gesù dice che “quelli che sono nella Giudea, fuggiranno ai monti” (dopo l’abominazione della desolazione del versetto precedente), si riferisca semplicemente agli ebrei che vivranno a Gerusalemme a metà della settantesima settimana, è assurdo, poiché la Bestia farà guerra ai due Testimoni e questo affliggerà il mondo intero, poiché in Apocalisse 11:9 è scritto: “Gli uomini dei vari popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo”.

“Ottavo punto: quando la donna viene identificata con Israele, ciò si armonizza perfettamente con lo scenario riportato dal resto di Apocalisse 12. In ogni caso, se la donna si riferisse a Maria, allora quand’è che essa fuggirebbe nel deserto per tre anni e mezzo? Se questo fosse un riferimento alla Chiesa o al popolo di Dio comprendente i gentili, allora quand’è che la Chiesa avrebbe partorito Gesù o sarebbe fuggita nel deserto perché il Dragone ha fatto guerra a lei e alla sua progenie?”

Questo argomento costituisce un “non sequitur”, cioè un argomentazione la cui conclusione non è conseguenza logica della sua premessa. Ice afferma che, dal momento che la Donna è esclusivamente Israele, allora “ciò si armonizza perfettamente con lo scenario riportato dal resto dell’Apocalisse”. Poiché Maria non fugge nel deserto per tre anni e mezzo, come può la Donna essere Maria? Come può essere la Chiesa, dal momento che la Chiesa non ha partorito Gesù, ma è stata Maria a farlo? Perciò, Maria è esclusa perché non è fuggita nel deserto e la Chiesa è esclusa perché non ha partorito Gesù, ma lo ha fatto Maria! Dunque, Maria è inaccettabile perché non è stata tre anni e mezzo nel deserto, ma è accettabile perché ha partorito il Figlio ed era israelita: non tutte le Marie sono uguali!

Il Dragone fa guerra alla discendenza durante i tre anni e mezzo del “gran furore del diavolo”. Stabilire che la Chiesa non possa essere la discendenza perché non si fa menzione di lei durante questo periodo di persecuzione è un’asserzione del tutto fallace, poiché presume che la discendenza sia costituita esclusivamente da ebrei, mentre viene chiaramente menzionato il fatto che essa è costituita da  coloro che “osservano i comandamenti di Dio” (Israele) e “custodiscono la testimonianza di Gesù” (la Chiesa) e che rappresentano la “grande moltitudine” che nessuno può contare.

Come si vede, il dottor Ice ed altri cercano a tutti i costi di confinare la definizione della Donna al solo Israele, quando la Donna ha inizio in Genesi 3:15 e giunge all’apice nell’Apocalisse come Nuova Gerusalemme, la Sposa del Messia. Quello che questi fratelli non considerano è che c’è una sola ed unica Sposa di Cristo, del Messia, non due spose. Ma se fosse questo il caso, se vi fosse una sposa per Geova e una per Gesù, cosa ne sarebbe dei servitori del tempio (cioè i “santi della tribolazione”). Ho un’idea: poiché essi sono divenuti, in qualche modo, immagine dello Spirito Santo, non potrebbero essere la “sposa dello Spirito”? Così, come fu per l’idea di Pietro di allestire una tenda per Mosè, una per Elia e una per Gesù, noi potremmo avere tre spose per tre mariti e, meglio ancora, coloro che “hanno vinto con il sangue dell’Agnello e la parola della loro testimonianza, e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte” potrebbero fare da uscieri ad entrambi i matrimoni della sposa di Geova e della sposa di Cristo!

Tutte queste insensatezze superano il confine dell’irriverenza, ma è proprio questo il punto della faccenda. Francamente, mi sento assai infastidito da queste assurdità miranti ad ingrandire l’idea dell’assenza della Chiesa dalla settantesima settimana profetica e di vedere a cosa conducono, cioè alla creazione di tante “spose” e di distinti compartimenti stagni come quello dei “servitori del tempio”! La Donna di Apocalisse 12 è destinata dall’inizio a schiacciare la testa del serpente e ad essere la Sposa dell’Agnello, la Nuova Gerusalemme, e non c’è che una sola ed unica Sposa per Lui.

La sua identità è oltremodo svelata dal lasso di tempo che la caratterizza: 1260 giorni, che sono “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo” e che vengono menzionati anche in Apocalisse 11:2-3 in cui troviamo la Città Santa calpestata dai gentili per 42 mesi e dove viene detto che i due Testimoni riceveranno potenza per testimoniare per 1260 giorni.

I 1260 giorni di testimonianza dei due Testimoni (i due Profeti), che non conoscerà resistenze, menzionati in Apocalisse 11:5-6, e il lasso di tempo dei 42 mesi di calpestamento della Città Santa e di preservazione e persecuzione della Donna per 1260 giorni non sono, ovviamente, lo stesso periodo di tempo.

È altresì ovvio che i diversi periodi di tempo sopra menzionati sono parti della settantesima settimana: cioè la prima metà di tre anni e mezzo (o 1260) giorni costituisce il tempo di testimonianza dei due Profeti e la seconda metà della settimana (42 mesi o “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”) costituisce il periodo di persecuzione e preservazione della Donna e di calpestamento della Città Santa.

Inoltre, i “tre giorni e mezzo” menzionati in Apocalisse 11:9, 11, direttamente in relazione al calpestamento della Città Santa, sono precisamente sia la persecuzione e preservazione della Donna di Apocalisse 12, sia dei due Profeti/Testimoni di Apocalisse 11, che rappresentano perciò la stessa entità descritta in due aspetti differenti: cioè i due Profeti/Testimoni di Apocalisse 11 sono la Donna di Apocalisse 12 e la Donna di Apocalisse 12 è i due Profeti/Testimoni di Apocalisse 11.

Questo per molti potrebbe costituire uno shock, ma le ampie evidenze fornite rispetto al lasso temporale inerente la persecuzione e la preservazione ne danno conferma. Poiché i due Testimoni, Israele (i due olivi) e la Chiesa (i due candelabri), sopportano una dura persecuzione per tre giorni e mezzo (Apocalisse 11:9, 11) oppure affrontano l’ira del Dragone per 42 mesi come “discendenza” della Donna, ossia coloro che “osservano i comandamenti di Dio” (Israele) e “custodiscono la testimonianza di Gesù” (la Chiesa).

Questo non è un “imbroglio teologico”. Quello che viene qui vividamente descritto è la profezia, la persecuzione, la purificazione e la preservazione del popolo di Dio, i santi, la Città Santa, i due Profeti, i due Testimoni, Israele e la Chiesa, i “fratelli” di Apocalisse 12:10-11 e i “santi” di Apocalisse 13. Sì, questa è la Donna! Sono tutti aspetti dei due olivi e dei due candelabri (Apocalisse 11:4). La Donna è sia Maria (poiché essa è parte della Donna) che Eva; è la Donna del protovangelo:

Io porrò inimicizia fra te [il serpente] e la donna,

e fra la tua progenie e la progenie di lei;

questa progenie [cioè Gesù, la “progenie” della Donna] ti schiaccerà il capo

e tu le ferirai il calcagno [riferito alla crocifissione e persecuzione di Cristo].

(Genesi 3:15)

“Questa è la prima promessa fatta dopo il peccato di Adamo ed Eva. I teologi lo chiamano ‘protovangelo’, o primo vangelo, poiché queste parole pronunciate da Dio contengono la prima promessa di redenzione nella Bibbia. Tutto il resto del contenuto biblico scaturisce da queste parole di Genesi 3:15, poiché contengono l’intero piano di salvezza. Il grande predicatore inglese Charles Simeon chiama questo verso il ‘sunto di tutta la Bibbia’.

“Anche se al primo sguardo non si nota, c’è Cristo in questo versetto. Egli è la Progenie della Donna che schiaccia la testa del serpente. Ma nel processo il suo ‘calcagno’ viene ferito sulla croce. Questo versetto, in sostanza, predice che Gesù vincerà su Satana, ma allo stesso tempo si ferirà.

“Quando Charles Wesley scrisse il famoso inno Cantan gli angeli nei cieli, vi incluse un verso basato su Genesi 3:15. Gli innari moderni spesso lo omettono, il che è un peccato, perché esso costituisce un eccellente saggio di teologia:

“‘Vieni, Desiderio delle nazioni, vieni, fai di noi la tua umile dimora. / Sorga il Conquistatore, Progenie di donna, ferisca in noi la testa del serpente.’” (Ray Pritchard, What is the Protoevangelium?, Jesus.org)

Ma la “progenie” della Donna non è solo Gesù, bensì anche coloro che “osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù” (Apocalisse 12:17). Anche’essi sono sua discendenza e, come Lui ha sofferto, così anche loro saranno calpestati dai gentili come Città Santa per 42 mesi (Apocalisse 11:2) e la Bestia “farà loro guerra, li vincerà e li ucciderà … per tre giorni e mezzo” (Apocalisse 11:7, 9-11).

Sì, il serpente “andò a far guerra a quelli che restano della discendenza” (Apocalisse 12:17) e alla Bestia verrà dato “potere di agire per quarantadue mesi … le fu pure dato di far guerra ai santi e di vincerli” (Apocalisse 13:5, 7).

Egli è la Progenie della Donna, che schiaccia la testa del serpente e che è stato ferito, ferito “per le nostre iniquità”. Egli ha sofferto per noi e noi siamo in Lui, come è scritto:

Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi … affinché la benedizione di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso.

Le promesse furono fatte ad Abraamo e alla sua progenie. Non dice: “E alle progenie”, come se si trattasse di molte; ma, come parlando di una sola, dice: “E alla tua progenie”, che è Cristo. Ecco quello che voglio dire: un testamento che Dio ha stabilito anteriormente, non può essere annullato, in modo da render vana la promessa, dalla legge sopraggiunta quattrocentotrent’anni più tardi. Perché se l’eredità viene dalla legge, essa non viene più dalla promessa; Dio, invece, concesse questa grazia ad Abraamo, mediante la promessa.

Perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù … Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d’Abraamo, eredi secondo la promessa.

(Galati 3:13-14, 16-18, 26, 29)

La Progenie ha avuto inizio nella Donna, Eva, ed è passata attraverso Abramo. Non parla al plurale, ma dice “la progenie”, cioè Cristo. Se si è in Cristo si è, dunque, progenie di Abramo ed eredi della promessa mediante la fede, non la legge. La Progenie è quella che schiaccia la testa del serpente e noi, che siamo “figli della promessa” mediante la progenie di Abramo, che è Cristo, mediante la fede di Abramo siamo anche eredi della promessa fatta alla sua progenie. E poiché siamo in Cristo, il Messia, siamo eredi secondo la promessa fatta ad Abramo perché siamo nella Progenie!

Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo,

se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui.

(Romani 8:17)

Qui si inserisce la questione del “ferimento del calcagno” della Progenie della Donna, poiché se noi siamo coeredi di Cristo allora “soffriamo con Lui, per essere anche glorificati con Lui”. Gesù, la Progenie, sulla croce ha schiacciato la testa del serpente, come il Figlio dell’Uomo che è stato rapito presso il trono di Dio. Ma non ci inganniamo: il “ferimento” (persecuzione di coloro che sono in Cristo) conseguente a questo schiacciamento è continuato fino ad oggi e raggiungerà il suo culmine negli ultimi giorni.

Ciò che cerchiamo di dire qui è questo: la Progenie della donna, il Figlio maschio, Cristo, e coloro che sono in Cristo, cioè la discendenza della Donna, sono destinati ad essere glorificati insieme. La discendenza regnerà con Cristo, ma sarà anche afflitta come lo è stato Lui, e deve tenere presente che “il Dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù” (Apocalisse 12:17).

L’odiosa ossessione che il Dragone ha per la Donna è direttamente causata dalla battaglia cosmica tra Colui che schiaccia e colui che ferisce, cioè la Progenie contro il serpente, il Salvatore contro il distruttore, Cristo contro l’Anticristo.

Tutta la discendenza della Donna è in Cristo. Coloro che ne fanno parte soffriranno la persecuzione come coeredi. Se fossero solo ebrei, come dicono i pre-tribolazionisti, allora quali, o chi, sono esattamente? In Cristo? Perché no? Non hanno anche essi “la testimonianza di Gesù”? Perciò, non sono essi “eredi secondo promessa” come lo sono quelli della grande moltitudine che non si può contare proveniente da ogni tribù, lingua, nazione e popolo? Certo che sì!

Allora, chi è questa Donna?

di Doug Krieger © the Tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica