Svelare i numeri dell’Apocalisse (VI)

image001Abbiamo stabilito che i quattro cavalieri dell’Apocalisse iniziano la loro discesa sulla terra prima della settantesima settimana di Daniele e, più verosimilmente, nell’ambito del periodo che Gesù chiama “il principio dei dolori” (Matteo 24:7-8). Abbiamo detto anche che, in quello stesso periodo, il mondo sarà invaso dall’apostasia e dall’ombra di guerre e disastri, che saranno solo l’anticipazione dei mali che verranno.

Mentre egli era seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si avvicinarono in disparte, dicendo: “Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?”

Gesù rispose loro: “Guardate che nessuno vi seduca. Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: ‘Io sono il Cristo’; e ne sedurranno molti. Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine.”

(Matteo 24:3-6)

Dopo queste cose, infatti, Gesù sottolinea che “non sarà ancora la fine” e poi introduce la fase successiva, che porta verso la settantesima settimana profetica, cioè un periodo di conflitti globali, carestia, pestilenza e terribili disastri naturali. Questo è “il principio dei dolori” che anticiperà la venuta del Messia in gloria:

Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori.

(Matteo 24:7-8)

Questo è senz’altro il periodo in cui noi stiamo vivendo, che ha avuto inizio al principio dell’Ottocento e continua oggi nel 2013. Al primo congresso sionista, che riteniamo essere stato uno dei segnali più inconfutabili del “principio dei dolori”, tenutosi a Basel, in Svizzera, nel 1897, parteciparono circa duecento persone, di cui una decina non ebrei. Tra questi c’era lo svizzero Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa e premio nobel, nonché cofondatore della YMCA. Egli venne definito da Theodore Herzl, padre del sionismo moderno, come il primo “cristiano sionista”.

Dunant parlò del ripopolamento della Palestina da parte degli ebrei in termini di assoluta certezza già nel 1866. Poteva forse sapere che la sua determinazione anticipava “il principio dei dolori”, la rinascita di Israele e la venuta del Millennio?

Mettiamo in chiaro che parlare di “principio dei dolori” senza la rinascita di Israele come Stato, equivarrebbe a voler nuotare in una piscina senza acqua o all’affrontare i dolori del parto senza un bambino.

Il fatto che dei cristiani evangelici come Dunant abbiano partecipato alla creazione dello Stato di Israele è già di per sé una rivelazione per molti ebrei e cristiani. Dopo un secolo di “seduzione profetica” e la realizzazione di una promessa messianica con l’opera congiunta di ebrei e cristiani (i due Testimoni), siamo entrati in un periodo di guerre etniche, disparità di benessere, carestie, malattie e disastri naturali che si sono susseguiti senza sosta (per esempio: le due guerre mondiali, la rivoluzione socialista, il terrorismo bellico).

Non ci accorgiamo della presenza dei cavalieri dell’Apocalisse? E tra di loro si farà strada il leader ultimo, l’Anticristo, con lo scopo primario di distruggere il “figlio maschio” della donna:

La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra. Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l’avesse partorito. Ed ella partorì un figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro; e il figlio di lei fu rapito vicino a Dio e al suo trono.

(Apocalisse 12:4-5)

Ebbene sì, il figlio che stava per essere divorato è stato “rapito” (harpazo, portato via con la forza) vicino al trono di Dio. Questo figlio è il Messia e tale vicenda è certamente riflesso della rinascita dello Stato di Israele.

In altre parole, c’è una precisa e chiara connessione tra la rinascita di Israele, l’Israele che ha dato i natali al Messia (il “figlio maschio”, il Figlio dell’Uomo), e l’Israele che accoglierà il ritorno del Messia stesso. Poiché il “figlio maschio”, che è asceso dopo la morte sulla croce, è il Figlio dell’Uomo che siede sul trono nei cieli e che siederà sul trono di Davide mentre gli uomini diranno: “Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!”

Il quinto sigillo

In precedenza, abbiamo proposto la sequenza profetica delle “nove P”: Perversione – Profezia – Persecuzione – Perseveranza – Purificazione – Preservazione – Proclamazione – Parusia – Paradiso. Tale sequenza continuerà ad accompagnarci nel corso di tutti i quadri tematici che presenteremo nell’ambito del presente studio sull’Apocalisse.

Ora continuiamo a sopportare la perversione dei cavalieri e del loro campione, vista attraverso gli occhi del Dragone che vuole distruggere il “figlio maschio” e la sua vittoria sulla morte, avvenuta tramite la resurrezione e l’ascensione davanti al trono di Dio, in antitesi alla perversione che era, che è e che deve ancora venire. Oltre a questa, la persecuzione si farà strada come risultato della profezia portata dai testimoni e che determinerà la loro perseveranza nel superare la seduzione di cui Gesù parla in prima persona:

Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome. Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda. Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

(Matteo 24:9-13)

La perversione e la seduzione di cui parla qui sono quelle portate dal “patto con la morte e con il soggiorno dei morti” (Isaia 28:15, 18) che sarà perpetrato su Israele dall’Anticristo, il quale all’inizio della settantesima settimana sottoscriverà “un patto con molti” per una settimana, ma a metà della stessa lo infrangerà, ponendo fine al sacrificio e all’offerta, dando inizio all’abominazione della desolazione (Daniele 9:27).

Le distorsioni del passo in Daniele 9:26-27 sono molte e derivano spesso dal fatto che il manoscritto originale, la traduzione greca dei Settanta, realizzata verso il 300 a.C. da un gruppo di studiosi ebrei ad Alessandria d’Egitto, ha subito modifiche successive, apportate tramite codici greci più antichi, come il Codex Vaticanus. L’Antico Testamento in greco è ancora l’Antico Testamento della chiesa ortodossa greca.

“Quella dei Settanta è la versione in greco più antica dell’Antico Testamento biblico, il cui nome si riferisce alla tradizione secondo cui sarebbe stata tradotta da settanta (o settantadue secondo alcuni) studiosi ebrei di epoca ellenistica. La traduzione venne effettuata dalla Bibbia ebraica nel periodo compreso tra 275 e 100 a.C. ad Alessandria d’Egitto. All’inizio la versione dei Settanta veniva utilizzata con cautela dagli ebrei parlanti greco, ma quando venne adottata dai cristiani, che la utilizzarono preferendola all’originale ebraico, questo fatto causò l’ostilità degli ebrei, che ne cessarono l’uso completamente dopo il 70 d.C. Viene tuttora utilizzata dalla chiesa greca ortodossa.

“La versione dei Settanta contiene i libri della Bibbia ebraica, i libri deuterocanonici (cioè quelli che non si trovano nella versione ebraica, ma sono accettati dalla chiesa cristiana) e i libri apocrifi. Gli antichi manoscritti di Qumran (i rotoli del Mar Morto) hanno fatto capire che la versione dei Settanta segue spesso un testo ebraico diverso da quello che attualmente viene indicato come testo principale per autorità. Per questo, il suo valore dal punto di vista della critica testuale è stato messo in discussione. La versione dei Settanta fornisce una visione culturale e intellettuale del giudaismo ellenistico.” (tratto da: Norman K. Gottwald, History of the Bible)

La versione dei Settanta è stata largamente accettata dalla prima chiesa cristiana, anche con le traduzioni che ne sono conseguite, due nel II secolo d.C. (Aquila e Simmaco) e una nel III secolo (la versione di Teodozione). Da quest’ultima soprattutto, più tardi, Origine ricavò il testo della Exapla, la cui tradizione nel corso dei secoli ebbe varie disavventure, tali da rendere questo testo criticamente inutilizzabile. Va specificato che la maggioranza delle traduzioni, specie di testi come il libro di Daniele, dalla versione greca dei Settanta, richiedono una ricerca esaustiva, ma analizzati nel loro preciso contesto, i passi relativi alla “fine del sacrificio” e all’abominazione della desolazione (Daniele 8:13-14; 9:27; 11:31; 12:11) non pongono dubbi su chi sia colui che viene menzionato come soggetto: “egli”, cioè l’Anticristo.

Coloro che ritengono che il “desolatore” di cui qui si parla nel contesto della settantesima settimana, sia in realtà qualcuno che ha collaborato, con Gesù stesso, alla distruzione del tempio di Erode nella Gerusalemme del 70 d.C., cadono preda della sordida traduzione inglese della versione dei Settanta, che protende all’interpretazione del soggetto di Daniele 9:27 con Gesù Cristo, piuttosto che con l’Anticristo.

Essi affermano che la morte in croce di Gesù abbia posto fine al sacrificio e all’offerta, come ribadito in Daniele 9:27. Ma sono del tutto in errore riguardo al modo di concepire l’archetipo dell’Anticristo, il quale, durante l’epoca dei Maccabei, ponendo fine ai riti sacerdotali degli ebrei (riflesso della futura abominazione della desolazione), era certamente un’immagine non inerente a Gesù, ma appunto al futuro Anticristo. Con tale impostazione essi distorcono la Parola di Dio. Il “sacrificio e l’offerta” non si riferiscono al sacrificio di Gesù, ma ai rituali che ricominceranno ad essere celebrati all’inizio della settantesima settimana nell’Israele restaurato, e si riferiscono agli stessi rituali menzionati anche in Daniele 8:13-14 e 12:11, dove leggiamo:

Poi udii un santo che parlava. E un altro santo chiese a quello che parlava: “Fino a quando durerà la visione del sacrificio quotidiano, dell’iniquità devastatrice, del luogo santo e dell’esercito abbandonati per essere calpestati?” Egli mi rispose: “Fino a duemilatrecento sere e mattine; poi il santuario sarà purificato.”

(Daniele 8:13-14)

Dal momento in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà rizzata l’abominazione della desolazione, passeranno milleduecentonovanta giorni.

(Daniele 12:11)

Quindi, data la preponderanza di queste devastazioni volte contro il sacerdozio durante l’epoca dei Maccabei, la persona di cui si parla in Daniele 9:27, che porrà fine al sacrificio e all’offerta, non è Gesù, ma il riflesso di Antioco IV Epifane, archetipo dell’Anticristo.

Coloro che affermano il contrario negano di proposito la porzione del testo di Daniele che espressamente menziona, come autore della fine dei sacrifici, il “desolatore”, e non Gesù Cristo. Gesù profetizzò la caduta di Gerusalemme (e certo non la provocò alleandosi con Tito nel 70 d.C.), che fu portata dal popolo del “principe che dovrà venire”, cioè l’Anticristo.

La seduzione di cui si parla in Matteo 24:11, all’inizio della settantesima settimana di Daniele, allude alla falsità che caratterizzerà l’Anticristo, il quale giungerà in Israele assicurando la sicurezza del popolo ebraico: “Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete” (Giovanni 5:43).

Sarà all’inizio di questa seduzione, quando sarà stipulato il “patto con la morte e col soggiorno dei morti”, che avrà inizio la settantesima settimana, con l’Anticristo che andrà conquistando la terra:

Al tempo della fine, il re del mezzogiorno si scontrerà con lui [= l’Anticristo]; il re del settentrione gli piomberà addosso come la tempesta, con carri e cavalieri e con molte navi; entrerà nei paesi invadendoli e passerà oltre.

Entrerà pure nel paese splendido e molti soccomberanno; ma Edom, Moab e la parte principale dei figli di Ammon scamperanno dalle sue mani.

Egli [= l’Anticristo] stenderà la mano anche su diversi paesi, neppure l’Egitto scamperà. S’impadronirà dei tesori d’oro e d’argento e di tutte le cose preziose dell’Egitto. I Libi e gli Etiopi saranno al suo sèguito.

Ma notizie dall’oriente e dal settentrione lo spaventeranno ed egli partirà con gran furore, per distruggere e disperdere molti. Pianterà la tenda reale fra il mare e il bel monte santo; poi giungerà alla sua fine e nessuno gli darà aiuto.

(Daniele 11:40-45)

Da qui c’è la descrizione della guerra di Gog-Magog, che mostra l’Anticristo all’inizio del suo regno, in cui vi saranno solo guerre, poiché dopo aver affrontato gli eserciti islamici che percuoteranno il territorio di Israele (Ezechiele 38:1-39:16), egli udirà voci di guerre dall’oriente e dal settentrione, cioè da Cina e Russia (come credo sia ovvio identificare), e da qui, come sostiene anche Dwight Pentecost, comincerà la “campagna di Armageddon”, nell’ambito del periodo restante della settantesima settimana, fino alla definitiva “battaglia di Armageddon” che avrà luogo nell’ambito dei 30 giorni successivi ai 1260 della seconda metà della settimana, a compimento della fine dell’Anticristo come anticipa Daniele 11:45.

La perversione sarà carica di seduzione, poiché molti ebrei e molti cristiani saranno trascinati dall’euforia per la sconfitta di Gog e il successivo inizio dei 2300 giorni di sacrificio e desolazione (dalla fine del sacrificio): poiché vi saranno 1290 giorni di desolazione (Daniele 12:11) e 1010 giorni di sacrificio ed offerta che termineranno a metà esatta della settantesima settimana. Quindi se calcoliamo 2300 (giorni di “sacrificio quotidiano” e “iniquità devastatrice”) – 1290 (giorni di desolazione) = 1010 (giorni di sacrificio). Oppure 1290 + 1010 = 2300. Troviamo, dunque, che l’inizio dei sacrifici deve essere determinato come segue: 1260 giorni (3,5 anni profetici) – 1010 giorni = 250 giorni.

Quindi, nel 250° giorno della settantesima settimana di Daniele (circa 8 mesi dopo l’inizio) inizieranno i sacrifici con la ricostruzione del tempio in Israele, e tali sacrifici dureranno per 1010 giorni, al termine dei quali vi sarà la rottura del patto e “l’abominazione della desolazione”. Daniele dice che tale desolazione continuerà per 1290 giorni e terminerà con la seconda venuta del Messia durante la battaglia di Armageddon, che segnerà l’inizio dei 45 giorni che porteranno al 1335° giorno della Sua venuta in gloria (Daniele 12:12).

In precedenza avevamo calcolato, in base alla tradizione rabbinica, che il Messia sarebbe giunto in Israele durante una Pasqua ebraica. Dalla Pasqua alla festa della Dedicazione (cioè la dedicazione del terzo tempio) passerebbero esattamente 250 giorni o 40 giorni di guerra Gog-Magog più altri 210 giorni di “purificazione della terra” (come riportato in Ezechiele 39:12), ossia 7 mesi profetici di 30 giorni ciascuno (7 mesi x 30 giorni = 210 giorni).

Ebbene, mentre i quattro cavalieri dell’Apocalisse percuoteranno la terra, gli “eletti” saranno afflitti dalla perversione e dovranno sopportare la tribolazione di quei giorni. Poi la persecuzione sarà una reale esperienza che i veri testimoni di Gesù dovranno affrontare, poiché essi sperimenteranno il tradimento come quello che soffrì Gesù con Giuda. “Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome. Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda … Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato [perseveranza]” (Matteo 24:9-10; 12-13).

Vi sarà un tempo di angoscia, come non ce ne fu mai da quando sorsero le nazioni fino a quel tempo [persecuzione]; e in quel tempo, il tuo popolo sarà salvato [preservazione]; cioè, tutti quelli che saranno trovati iscritti nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna [parusia], gli altri per la vergogna e per una eterna infamia. 

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento [purificazione] e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia [profezia] risplenderanno come le stelle in eterno [paradiso].

(Daniele 12:1-3)

Quando “gli altri due” chiedono quando queste cose si compiranno, cioè quanto durerà questo periodo di dolore, testimonianza e purificazione, fino alla resurrezione, l’uomo vestito di bianco risponde: “Questo durerà un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo; e quando la forza del popolo santo sarà interamente spezzata, allora tutte queste cose si compiranno” (Daniele 12:7).

“Un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”, cioè 3,5 anni, 3,5 giorni, 1260 giorni, 42 mesi di persecuzione del “popolo santo” o degli “eletti” che avranno sopportato la persecuzione e attenderanno la resurrezione del corpo a vita eterna:

Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di quelli che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che gli avevano resa. Essi gridarono a gran voce: “Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?” E a ciascuno di essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro.

(Apocalisse 6:9-11 – il quinto sigillo)

Questa è la tribolazione di cui parlò Gesù, che appare prima dell’abominazione della desolazione menzionata da Daniele e ribadita da Cristo stesso, che persiste anche dopo l’abominazione della desolazione e che è inevitabile per chiunque!

Quando arriviamo al quinto sigillo, i quattro cavalieri hanno sparso la loro devastazione e accelerato la loro perversione, ma allo stesso tempo anche il Testimone di Gesù, la profezia che ha inizio con la settantesima settimana e che vediamo nell’immagine di Apocalisse 11, ha fatto lo stesso. Vediamo da vicino questa formidabile sfida che vedrà contrapporsi la distruzione portata dall’Anticristo, fino alla sua campagna di Armageddon, e la contemporanea opera dei due Testimoni, i due olivi (Israele) e i due candelabri (la Chiesa):

Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare, ed essi profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno vorrà far loro del male, un fuoco uscirà dalla loro bocca e divorerà i loro nemici; e se qualcuno vorrà offenderli bisogna che sia ucciso in questa maniera. Essi hanno il potere di chiudere il cielo affinché non cada pioggia, durante i giorni della loro profezia. Hanno pure il potere di mutare l’acqua in sangue e di percuotere la terra con qualsiasi flagello, quante volte vorranno.

(Apocalisse 11:3-6)

In questi 1260 giorni di tribolazione, dalla metà della settantesima settimana, vedono protagonisti i due Testimoni e la loro opera di diffusione della testimonianza, come stabilisce chiaramente Matteo 24:14: “E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine.”

La “fine”, perciò, è la fine della settantesima settimana, di “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”, dei 42 mesi in cui la Bestia farà guerra ai Testimoni (Apocalisse 13:5, 7). Sono i 1260 giorni in cui la Donna viene tenuta al sicuro (preservazione e persecuzione), il periodo del “grande furore” del diavolo, in cui prevarrà la sua autorità. “Allora il dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù” (Apocalisse 12:17).

Non è certo un momento piacevole, eppure non è finita, perché il quadro temporale non è ancora completo e ci introduce direttamente alla seconda metà della settimana, la “grande tribolazione”:

Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo …

Perché allora vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati.

(Matteo 24:15, 21-22)

Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. E gridavano a gran voce, dicendo: “La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello.”

Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: “Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?” Io gli risposi: “Signor mio, tu lo sai.” Ed egli mi disse: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello.”

(Apocalisse 7:9-10; 13-14)

Tutte queste espressioni sono riferite al quinto e sesto sigillo. Il quinto sigillo sottolinea la persecuzione, la perseveranza e la purificazione dei santi, come risultante della loro profezia e proclamazione contro la grande città di Babilonia (cioè la perversione), fino al momento dell’apertura del sesto sigillo, che è il termine della settantesima settimana di Daniele, la chiusura dei 42 mesi di sofferenza e di calpestamento di cui si parla in Apocalisse 11:2: “… è stato dato alle nazioni, le quali calpesteranno la città santa per quarantadue mesi.” Ma poi:

Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate.

(Matteo 24:29)

Guardai di nuovo quando l’Agnello aprì il sesto sigillo; e si fece un gran terremoto; il sole diventò nero come un sacco di crine, e la luna diventò tutta come sangue; le stelle del cielo caddero sulla terra come quando un fico scosso da un forte vento lascia cadere i suoi fichi immaturi. Il cielo si ritirò come una pergamena che si arrotola; e ogni montagna e ogni isola furono rimosse dal loro luogo.

I re della terra, i grandi, i generali, i ricchi, i potenti e ogni schiavo e ogni uomo libero si nascosero nelle spelonche e tra le rocce dei monti. E dicevano ai monti e alle rocce: “Cadeteci addosso, nascondeteci dalla presenza di colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello; perché è venuto il gran giorno della sua ira. Chi può resistere?”

(Apocalisse 6:12-17)

Quello che viene mostrato qui è il termine della settimana e la resurrezione che segue a “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”, è il rapimento (harpazo) della Chiesa e la definitiva preservazione di Israele che vediamo descritta nel capitolo 7:1-8 e confermata nel capitolo 7:9-17.

Il sesto sigillo è l’annuncio immediato di ciò che viene qui descritto:

Ma dopo tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro; essi si alzarono in piedi e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una voce potente che dal cielo diceva loro: “Salite quassù.” Essi salirono al cielo in una nube e i loro nemici li videro.

(Apocalisse 11:11-12)

È il momento dell’ira dell’Agnello e la fine del “gran furore del diavolo”, coincidenti con la chiusura della settantesima settimana profetica di Daniele.

Il sesto sigillo è più che spettacolare, avviene in un istante, in un batter di ciglia, all’ultima tromba (1 Corinzi 15:52). Le sette trombe, che sono una sola, suonano durante tutti i 30 giorni, e quando smettono avviene la resurrezione / rapimento:

Il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo, poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore.

(1 Tessalonicesi 4:16-17)

E il sesto sigillo dà il via immediatamente al settimo, poiché:

In quell’ora ci fu un gran terremoto e la decima parte della città crollò e settemila persone furono uccise nel terremoto; e i superstiti furono spaventati e diedero gloria al Dio del cielo.

Poi il settimo angelo sonò la tromba e nel cielo si alzarono voci potenti, che dicevano: “Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli.”

(Apocalisse 11:13, 15)

Questa “fusione” del sesto e del settimo sigillo viene interrotta dai 30 giorni dell’ira di Dio e dell’Agnello, che è confermata in Apocalisse 14:17-20 e annunciata in Matteo 24:14 (“… e allora verrà la fine”).

Il settimo sigillo è il momento del grande terremoto, in cui Babilonia la grande è distrutta:

Poi il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e dal tempio uscì una gran voce proveniente dal trono, che diceva: “È fatto.” E ci furono lampi, voci, tuoni e un terremoto così forte che da quando gli uomini sono sulla terra non se n’è avuto uno altrettanto disastroso. La grande città si divise in tre parti, e le città delle nazioni crollarono e Dio si ricordò di Babilonia la grande per darle la coppa del vino della sua ira ardente. Ogni isola scomparve e i monti non furono più trovati. E cadde dal cielo sugli uomini una grandine enorme, con chicchi del peso di circa un talento; gli uomini bestemmiarono Dio a causa della grandine; perché era un terribile flagello.

(Apocalisse 16:17-21)

Devo aggiungere rapidamente che il “talento” qui menzionato corrisponde ad un peso di 75 libbre, riflesso dei 75 giorni menzionati in Daniele 12:11-12, ossia i 30 giorni di desolazione fino al 1290° giorno o i 30 giorni di ira di Dio e dell’Agnello + i 45 giorni della venuta del Figlio dell’Uomo in gloria (30 + 45 = 75), che portano al 1335° giorno.

Così il sesto e settimo sigillo sono integrati con Matteo 24 e diverse altre porzioni dell’Apocalisse, poiché questi due sigilli portano alla fine del furore del diavolo, alla resurrezione / rapimento, l’ira di Dio e dell’Agnello e, infine, alla seconda venuta del Messia e alla Sua rivelazione ad Israele!

di Doug Krieger © the Tribulation Network