Svelare i numeri dell’Apocalisse (V)

Il tempo del rapimento o harpazo

Un chiarimento va necessariamente fatto riguardo al momento del cosiddetto “rapimento”, termine che non si trova nelle Scritture, ma che viene usato per tradurre la parola greca harpazo (ἁρπάζω), che significa, letteralmente, “portare via con forza”, usato almeno 14 volte nel Nuovo Testamento. Il versetto che mostra l’uso più esplicito del termine è 1 Tessalonicesi 4:17:

Poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro,

sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore.

Un altro riferimento apparente al “rapimento” si trova in Matteo 24:31, nel contesto dell’anticipazione che Gesù fa della “fine dei tempi”. Da notare che tale evento si pone alla fine della sua dissertazione escatologica:

E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba

per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli.

Questa parte ha luogo dopo il “principio dei dolori” (Matteo 24:3-8) e dopo i tre anni e mezzo fino all’abominazione della desolazione e i tre anni e mezzo finali della settantesima settimana di Daniele (Matteo 24:16-31). La sequenza degli eventi è così pressante che giunge al punto in cui “apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’Uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli” (Matteo 24:30-31).

Come si può, leggendo questi versi, non pensare che il rapimento della Chiesa, degli “eletti”, non avvenga che all’apparizione del Figlio dell’Uomo, al termine di tutte le Scritture e all’apice degli eventi. E non è un rapimento “segreto”, ma il culmine dell’ira di Dio e dell’Agnello durante i 30 giorni che fanno seguito ai 1260 della grande tribolazione, la seconda metà della settantesima settimana.

Questo tempo richiede che “l’uomo di peccato” sia rivelato prima del “rapimento” della Chiesa, ma ciò significa forse che i credenti dovranno sopportare l’ira di Dio e dell’Agnello, le sette piaghe, le sette coppe o calici della Sua ira? Certo che no.

Significa che la Chiesa di tutto il mondo dovrà soffrire la persecuzione, perseverare ed essere preservata durante la sua testimonianza di Gesù, che è il vero Spirito della profezia? Certo che sì.

Ma affermare questo vuol forse dire che attendiamo la manifestazione dell’Anticristo? Che idea oltraggiosa è mai questa?! Oppure che siamo stati privati della beata speranza della gloriosa apparizione di Cristo? Mille volte no!

Ma qual è la vera “beata speranza” dei credenti? Il rapimento prima dell’ora più dura da soffrire per la Chiesa nel corso della sua testimonianza profetica, oppure l’apparizione del Figlio dell’Uomo? Che la barca venga portata via dalla tempesta, o che si possa vedere Gesù camminare sul mare in tempesta, salire a bordo della barca e poi essere portati a riva?

Coloro che sostengono una posizione pre-tribolazionista del rapimento, non intercedono forse per coloro che, in tutto il mondo, soffrono per la fede? Ovvio che lo fanno. Ma ciò non significa, allora, che sono proprio loro stessi a non voler deporre le loro vite per la fede e che hanno una “beata speranza” che garantisce loro che non dovranno soffrire per Cristo? Ebbene, io non credo che essi possano affermare una simile assurdità, ma se lo fanno, si ingannano terribilmente.

Quale credente sano di mente affermerebbe: “Non vedo l’ora di soffrire per Cristo”; o “Non vedo l’ora di vedere l’Anticristo”? Un credente che aspira a vedere l’Anticristo dovrebbe vergognarsene, ma affermare di “accettare di soffrire per Cristo” è un altro discorso. Ricordiamo le parole di Paolo, pronunciate nella prigionia: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale … umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Filippesi 2:5-8).

Ma passiamo ora al momento dell’apertura della “porta nel cielo” (Apocalisse 4:1).

Abbiamo accennato alla difficoltà di sincronizzare gli eventi dell’Apocalisse, poiché sono possibili numerosi tentativi. Per esempio, dopo il messaggio che Dio dà alle sette chiese/sette candelabri (capitoli 2 e 3), Giovanni dice: “Vidi una porta aperta nel cielo, e la prima voce, che mi aveva già parlato come uno squillo di tromba, mi disse: ‘Sali quassù e ti mostrerò le cose che devono avvenire in seguito’” (Apocalisse 4:1). Ora, questa dovrebbe costituire una prova notevole per la tesi dei pre-tribolazionisti, perché da adesso fino al capitolo 20 non si menziona più la Chiesa. Ecco un estratto che sottolinea tale convinzione:

“Dov’è la Chiesa durante i sette anni di tribolazione, in base a quanto si evince da Apocalisse 4-19? Se i post-tribolazionisti hanno ragione, la Chiesa dovrebbe trovarsi sulla terra. Ma non è questo ciò che si vede in Apocalisse 4-19. Chi scrive dimostrerà che la Chiesa, in tale periodo, si trova nei cieli, poiché è stata rapita prima dell’inizio della tribolazione. Il presente testo fornisce informazioni sull’interpretazione pre-tribolazionista di questo tema.” (Robert Gromacki, Where is the Church in Revelation 4-19? Pre-Trib Research Center)

Poiché non è leale da parte mia introdurre l’argomento di un famoso autore pre-tribolazionista e non includere il resto della sua tesi, chi fosse interessato al saggio in questione può leggerlo in lingua originale scaricandolo dal sito www.pre-trib.org. La domanda che resta è la stessa: cosa accade alla Chiesa in Apocalisse 4-19?

Iniziamo allora a leggere questa parte dell’Apocalisse e cerchiamo di trovarla. In verità, mi piacerebbe iniziare dal capitolo 19, perché dice proprio: “Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a Lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua Sposa si è preparata” (Apocalisse 19:7).

Personalmente, mi pare impossibile pensare che la Sposa dell’Agnello non sia la Chiesa. Forse è la “Sposa di Geova”? Arno Fruchtenbaum pensa che la Sposa dell’Agnello sia la Chiesa, mentre i santi dell’Antico Testamento sarebbero la “Sposa di Geova”. Davvero, la Cena delle Nozze dell’Agnello si prospetta molto affollata, o magari la Sposa di Geova non sarà invitata per risparmiarsi l’imbarazzo?

Ora, senz’altro la “Sposa” deve essere sposata all’Agnello, e io credo che con “Agnello” si intenda per forza di cose il Figlio dell’Uomo. Così dovremmo affermare che Apocalisse 19 menziona esplicitamente la Chiesa, che è la Sposa di Cristo. O no?

Gromacki implica che la Chiesa non viene menzionata fino ad Apocalisse 19 (ossia il capitolo 19 non è incluso, solo fino a tutto il 18) e questo ci porta subito al capitolo 20. Apocalisse 20:1-3 descrive la sconfitta finale di Satana e poi mostra qualcosa di interessante:

“Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la Bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni.”

(Apocalisse 20:4)

In base alla tesi di un altro fratello pre-tribolazionista, i santi che regneranno con Cristo nel Millennio sono senz’altro il Corpo di Cristo:

“Tutti i credenti saranno portati in cielo al rapimento e saranno trasformati in un battere di ciglia (1 Corinzi 15:52). I nostri corpi mortali corruttibili saranno trasformati in corpi immortali incorruttibili, così che “quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: ‘La morte è stata sommersa nella vittoria.’” Saremo presi dal Signore prima del Grande Tribunale di Cristo e la Cena delle Nozze dell’Agnello, e poi torneremo sette anni dopo, alla seconda venuta. Dopo la battaglia di Armageddon e il giudizio delle nazioni con la distruzione dei malvagi, entreremo nel periodo del Millennio, in cui Cristo regnerà da Gerusalemme come Re su tutta la terra. Serviremo il Signore e regneremo con Lui. Che giorno sarà quello!” (David J. Stewart, Prophecy Concerning the Tribulation)

In tutta onestà verso il fratello Stewart, va detto che praticamente tutti i pre-tribolazionisti più affermati sono dello stesso parere, cioè affermano che i santi del Nuovo Testamento regneranno con Cristo per mille anni.

Facciamo due più due. La Chiesa non compare almeno fino al capitolo 20. La domanda resta: chi sono, allora, “le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la Bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano” che “tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni” (Apocalisse 20:4)?

Queste persone sono coloro che regneranno con Cristo, ma non sono stati rapiti prima della tribolazione, sono quelli che sono stati uccisi per la testimonianza di Gesù, e proprio durante la tribolazione! Personalmente, mi sembra proprio che si stia parlando di cristiani. Anzi, credo proprio che si stia parlando della vera Chiesa di Cristo! È possibile che coloro che portano la testimonianza di Cristo siano la Chiesa?

Miei cari, questo suona proprio come: “Se puoi portare la croce puoi portare la corona”. Nessuno può negare l’identità di queste persone, decapitate per la testimonianza di Gesù, che cantano il cantico dell’Agnello. Queste persone sono degne di regnare con Cristo mille anni.

A rafforzare quest’ultimo concetto, Giovanni ripete la promessa fatta loro:

“Questa è la prima risurrezione. Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni.”

(Apocalisse 20:5-6)

Trovo alquanto ironico il fatto che il cuore dell’impostazione pre-millenarista sia proprio basato su Apocalisse 20:4-6, riguardante il regno di mille anni dei santi sulla terra, eppure coloro a cui si riferisce questo passo non sono i rapiti prima della tribolazione, ma gli uccisi durante quel periodo!

Dunque, se volete regnare con Cristo mille anni, dovete per forza identificarvi con coloro che portano la testimonianza di Cristo e ne pagano l’estrema conseguenza con il martirio. Alcuni diranno che essi rappresentano degli ipotetici “santi della tribolazione”, cioè un’altra comunità di redenti …

Come si può dire che questi non sono il Corpo di Cristo? Che avranno un posto “secondario” alla Cena delle Nozze dell’Agnello? Io credo che sappiamo tutti benissimo chi sono, ma alcuni di noi hanno scelto di non ammetterlo. Dichiarare, ciecamente, che la Chiesa è assente a partire a Apocalisse 4 è come dire che il Dio Trino è assente poiché la trinità non viene esplicitamente menzionata.

I sette sigilli

I capitoli 4 e 5 dell’Apocalisse svelano la misteriosa sala del trono di Dio e dell’Agnello e il capitolo 5 parla del libro dai sette sigilli (Apocalisse 5:1-9). Nel capitolo 6 troviamo l’Agnello che apre uno dei sette sigilli. La questione è se i sette sigilli, e in particolare i primi quattro, abbiano a che fare con i “quattro cavalieri dell’Apocalisse” in esclusivo riferimento alla settantesima settimana, a seguito della rivelazione dell’Anticristo come “uomo di pace” che conquisterà il mondo su un cavallo bianco, o se questi cavalieri diano inizio alla loro attività nel tempo che Gesù chiama “principio dei dolori” in Matteo 24:3-7. Essi sono, rispettivamente:

1)    Il cavallo bianco – la lotta per il potere in veste pacifica (primo sigillo: Apocalisse 6:1-2);

2)    Il cavallo rosso – la guerra che toglie la pace dalla terra (secondo sigillo: Apocalisse 6:3-4);

3)    Il cavallo nero – la carestia e la disparità di ricchezza (terzi sigillo: Apocalisse 6:5-6);

4)    Il cavallo giallastro – la morte e l’Ade (quarto sigillo: Apocalisse 6:7-8).

La domanda è: il “principio dei dolori” comincia durante il tempo della “grande seduzione profetica”, di cui Gesù parla in Matteo 24:3-4? La risposta che Gesù dà ai discepoli, che chiedono “quando avverranno queste cose?”, è: “Guardate che nessuno vi seduca”; ciò indica che un periodo di grande seduzione profetica e di inganno introdurrà l’inizio della fine dei tempi:

“Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: ‘Io sono il Cristo’.

E ne sedurranno molti.”

(Matteo 24:5)

Subito dopo, Gesù aggiunge:

“Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori.”

(Matteo 24:6-8)

Viene specificato che “non sarà ancora la fine”. In altre parole, la fine dei tempi o il “principio dei dolori” sarà preceduto da seduzioni profetiche, rumori di guerre, terremoti e carestie, che non saranno, di per sé, il “principio della fine”.

Gli storici religiosi sono strabiliati dalla proliferazione di “denominazioni profetiche” e del fervore inerente la profezia che si sta manifestando nel mondo anglofono fin dall’inizio della rivoluzione americana e alla nascita del Sionismo, nel tardo Ottocento. In tale secolo, in particolare, la “seduzione profetica” è emersa come fenomeno sia inglese che americano. Mai, fin dall’anno mille, si era verificato un simile revival religioso, con pressanti anticipazioni riguardanti la seconda venuta di Cristo, come quello che ha investito il mondo anglofono e i suoi possedimenti in tutto il globo. Abbiamo assistito alla propagazione della teoria del rapimento prima della tribolazione di John Nelson Darby, così come all’ascesa del movimento dei Mormoni (dal 1843 circa), insieme alla diffusione del movimento degli Avventisti del settimo giorno, che affonda le sue radici nell’interpretazione dei 2300 giorni della profezia di Daniele 18:13-14 da parte di William Miller; seguita dall’affermazione del movimento dei Testimoni di Geova, che si sono ramificati dal movimento avventista riformato, sempre poggiandosi sull’interpretazione di questi 2300 giorni e sull’anticipato ritorno di Cristo.

Sono forse queste le “seduzioni profetiche” da cui Gesù dice di “guardarsi”? Certamente, questo lasso di tempo è quello che precede il “principio dei dolori” e queste cose “bisogna che avvengano” prima della fine. Ma la “fine”, cui anche Gesù allude (Matteo 24:6), verrà solo quando “questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti” (Matteo 24:14).

Sì, il “segno della Sua venuta e della fine dell’età presente” (Matteo 24:3) viene descritto in Matteo 24:29-31, quando Gesù dice: “Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’Uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’Uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i Suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i Suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli” (Matteo 24:30-31). Tutto ciò accadrà “subito dopo la tribolazione di quei giorni” (Matteo 24:29). Ma quali giorni? Di che “giorni” si tratta?

la sequenza profetica

 “Quei giorni” si riferisce a: “Allora vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati” (Matteo 24:21-22). “Quei giorni” avranno luogo dopo l’abominazione della desolazione di cui parla Daniele (Daniele 9:27; 8:13; 11:31; 12:11 e Matteo 24:15; Marco 13:14), nella seconda metà della settantesima settimana, quando “la Bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà” per tre giorni e mezzo (Apocalisse 11:9, 11); 42 mesi (Apocalisse 11:2; 13:5); un tempo, dei tempi e la metà di un tempo (Apocalisse 12:14; Daniele 7:25, 12:7); 1260 giorni (Apocalisse 12:6; Daniele 12:11).

Chi accoglie una visione pre-tribolazionista è gravemente limitato nella comprensione di queste Scritture, che parlano chiaramente del calpestamento della Città Santa nei giorni della grande tribolazione, menzionato in Apocalisse 11:2, da parte dei gentili; un periodo noto come “il diavolo è sceso verso di voi con gran furore” (Apocalisse 12:12).

Se si comprende il termine “Città Santa” in questo contesto dell’Apocalisse, si deve sapere che si riferisce alla Città Santa finale, che discenderà dal cielo come Sposa, recante le 12 porte con i nomi dei 12 patriarchi di Israele e le 12 fondamenta con i nomi dei 12 apostoli dell’Agnello, cioè Israele e la Chiesa. Questa è la Città Santa, ed è per questo che le potenze del mondo le faranno guerra sotto la guida del Dragone, Satana, il “serpente antico”, la Bestia, che è “sceso con gran furore sapendo di avere poco tempo” (cioè 3,5 anni / 3,5 giorni / 1260 giorni / 42 mesi / la seconda metà della settantesima settimana di Daniele).

Può dunque l’ira di Dio iniziare nei successivi 1260 giorni se questo è il periodo del furore di Satana (Apocalisse 12:12)? Come si può credere che la Chiesa sia, negli ultimi duemila anni, fuggita dal furore del diavolo, o che fuggirà nella settantesima settimana? Dov’è la perseveranza dei santi? Dov’è la testimonianza di Gesù, Colui che è stato fedele fino alla morte della croce?

L’apice dei tempi sarà l’ultima grande tenzone tra i “figli della luce” e i “figli delle tenebre” e coloro che aspirano ad una “beata speranza” di fuga abbracciano una “seduzione profetica” e non conoscono il nostro Signore Gesù Cristo!

Coloro che accolgono la nozione di un rapimento segreto della Chiesa che risparmi i cristiani da un confronto con la triplice natura (politica, religiosa e commerciale) della Bestia, accolgono un “falso Cristo” e confondono la tribolazione con l’ira di Dio, che avrà invece a che fare con la salvezza per i Suoi figli nello stesso periodo della tribolazione. E i cosiddetti mid-tribolazionisti, hanno confuso, anch’essi, il furore di Satana con l’ira di Dio.

“L’ira imminente”, di cui si parla in 1 Tessalonicesi 1:10, è direttamente connessa con queste parole: “Per aspettare dai cieli il Figlio Suo che Egli ha risuscitato dai morti; cioè, Gesù che ci libera dall’ira imminente”; e parla dell’ira dell’Agnello che deve venire per la salvezza dei Suoi mentre “gli stranieri (cioè i gentili) sono stati raggiunti dall’ira finale” (1 Tessalonicesi 2:16). Anche qui parla del giudizio finale da parte di Dio e della salvezza di chi ha ascoltato la testimonianza. Analogamente, 1 Tessalonicesi 5:9 mette a confronto salvezza e ira: “Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.”

Il confronto con le forze delle tenebre è la missione della Chiesa:

“Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento, infatti, non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti.”

(Efesini 6:11-12)

In conclusione, è convinzione di chi scrive che l’inizio dell’attività dei quattro cavalieri dell’Apocalisse si incastri perfettamente con la descrizione del “principio dei dolori” di Matteo 24:3-8, preceduto dalla “seduzione profetica”. Ma questi rumori di guerra e falsità profetiche (prima del principio dei dolori); le guerre (al principio dei dolori); le pestilenze, le carestie e i disastri naturali (che faranno seguito al principio dei dolori); nonché l’inizio effettivo della settantesima settimana (“ … allora vi abbandoneranno all’oppressione”, Matteo 24:9); avranno continuazione e persisteranno fino al rapimento dei credenti alla fine della settantesima settimana, ma prima del riversamento dell’ira di Dio e dell’Agnello durante i 30 giorni (o fino al 1290° giorno della desolazione), quando i santi dell’Altissimo torneranno in gloria con il Figlio dell’Uomo, alla fine del 1290° giorno e all’inizio dei 45 giorni successivi, fino al 1335° giorno.

Perciò, cari fratelli,

“Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.”

(Filippesi 2:5-8)

Che il Signore ci benedica abbondantemente e ci conformi alla Sua immagine: la Sposa di Cristo alla venuta del Sole della giustizia, poiché essa è “vestita di Sole”.

di Doug Krieger © The tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica

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