Svelare i numeri dell’Apocalisse (IX)

L’imperativo profetico

rotolo di Giovanni - Sequenza Profetica

L’immagine fornita da Apocalisse 10 è straordinaria! Il Figlio dell’Uomo il cui volto “era come un sole quando risplende in tutta la sua forza” (Apocalisse 1:16), è ora un Angelo potente sopra il cui capo si trova l’arcobaleno (Apocalisse 10:1), mentre in mezzo alle sette chiese “i Suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace” (Apocalisse 1:15).

Il bronzo è simbolo del giudizio, mentre l’espressione del “sole” ci permette, di nuovo, di riconoscere che Egli è il Sole della giustizia (Malachia 4:1-2), il cui proposito è di brillare sulle chiese e la cui venuta in gloria ha lo scopo di guarire, raffinare e giudicare.

La Sua voce, in Apocalisse 1:15, è “come il fragore di grandi acque”. Egli ha parlato alle chiese ed esposto le loro effettive condizioni chiamandoli all’impresa. La Sua voce, in Apocalisse 13:3, è una “gran voce, come un leone ruggente; e quand’ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire le loro voci”. La penna di Giovanni doveva essere pronta a riportare il suono dei tuoni a questo punto, ma proprio allora una voce dai cieli gli dice di fare qualcosa che, in apparenza, appare del tutto in contraddizione rispetto a tutte le “aperture” che si stanno verificando nell’Apocalisse: “Non sigillare le parole della profezia di questo libro, perché il tempo è vicino” (Apocalisse 22:10).

“Sigilla le cose che i sette tuoni hanno dette, non le scrivere” (Apocalisse 10:4). Poi, con un gesto solenne, l’Angelo potente alza la mano destra ai cieli e giura per Lui, proprio come l’uomo vestito di lino di Daniele 12:5-7. “Egli giurò per colui che vive nei secoli dei secoli, il quale ha creato il cielo e le cose che sono in esso, e la terra e le cose che sono in essa, e il mare e le cose che sono in esso” (Apocalisse 10:6), poiché dall’imminente giudizio saranno affetti tutta la terra, i cieli e i mari.

È la voce dell’Angelo potente che innesca la voce dei sette tuoni, che risuona fino ai “giorni in cui si sarebbe udita la voce del settimo angelo, quando egli avrebbe suonato” (Apocalisse 10:7). C’è un senso di urgenza in questo momento: “Non vi sarebbe stato più indugio … si sarebbe compiuto il mistero di Dio, com’egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti” (Apocalisse 10:6-7).

Siamo agli sgoccioli, poiché l’Angelo potente ha udito il grido dei martiri, il cui incenso è salito tramite Lui, l’angelo-sacerdote, al trono di Dio: “‘Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?’ E a ciascuno di essi fu … detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro” (Apocalisse 6:10-11).

“Completo”, “finito”, “compiuto”, “niente più indugio”: sotto il quinto sigillo abbiamo a che fare con un senso di completezza e compimento, ma anche con il tempo. Vorrei anche suggerire che il “mistero di Dio” è collegato proprio al popolo di Dio e al completamento o compimento del suo numero, che costituirà la Sposa del Messia: “Egli ha giudicato la grande prostituta che corrompeva la terra con la sua prostituzione e ha vendicato il sangue dei suoi servi, chiedendone conto alla mano di lei” (Apocalisse 19:2). Questa è la risposta alle preghiere dei martiri sotto l’altare, i “servi”, intrinsecamente associati con coloro che sono uccisi sulla terra e che ad essi si uniranno.

Poi c’è una gigantesca conflagrazione quando il “numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli” è completo, cioè quando il “mistero di Dio” termina ed Egli “ha vendicato il sangue dei suoi servi”. Allora udiamo gridare e risuonare per tutti i cieli:

Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l’Onnipotente, ha stabilito il suo Regno. Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a Lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata.

(Apocalisse 19:6-7)

Il mistero di Dio è menzionato in Colossesi 2:2 (“conoscere a fondo il mistero di Dio, cioè Cristo”) e c’è un’allusione inerente in 1 Corinzi 2:7-8 (“esponiamo la sapienza di Dio, misteriosa e nascosta”) ed Efesini 5:32 (“questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla Chiesa”).

“Ciò che era nascosto nei piani segreti di Dio era questo: che si giunga all’esistenza di una creazione interamente nuova, costituita da un diverso assortimento di persone, tra cui sia ebrei che gentili, che possieda incredibili ricchezze spirituali (Efesini 3:8).” (The Mystery of God)

Potrebbe essere che il mistero di Dio che “si sarebbe compiuto”, di cui si parla in Apocalisse 10:7, alluda allo stesso mistero rivelato tramite Paolo, cioè che Egli avrebbe preso i due (ebrei e gentili) e nel avrebbe fatto “un solo uomo”? Personalmente credo di sì. Credo che questo “mistero” di prendere un popolo per il Suo gran Nome tra ebrei e gentili, facendone “un solo uomo”, una nuova creazione, la Sposa del Messia, sarà completamente compiuto e finito durante l’apertura del sesto sigillo e la successiva resurrezione / rapimento di coloro che saranno rimasti dopo il furore del diavolo.

È certo un mistero stupendo, poiché coinvolge tutti i santi del passato e presente fino al suono della settima tromba a cui così chiaramente allude l’Angelo potente in Apocalisse 10:7, dove menziona anche “i Suoi servi, i profeti”.

Chi sono questi profeti? Non sono forse i profeti di entrambi i testamenti e non vengono forse incaricati immediatamente di testimoniare come i due Testimoni da parte dell’Angelo potente che, tramite Giovanni, li misura? Infatti leggiamo chiaramente:

Poi mi fu data una canna simile a una verga; e mi fu detto: “Alzati e misura il tempio di Dio e l’altare e conta quelli che vi adorano; ma il cortile esterno del tempio, lascialo da parte, e non lo misurare, perché è stato dato alle nazioni, le quali calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare, ed essi profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni.”

(Apocalisse 11:1-3)

Solo quando questi due profeti, questi due Testimoni, hanno compiuto pienamente il loro mandato profetico verso tutto il mondo per 1260 giorni e sono stati perseguitati apertamente sotto il furore del diavolo per 42 mesi, “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”, 3 giorni e mezzo, 3 anni e mezzo, 1260 giorni; allora, e solo allora, dopo la chiusura della settantesima settimana profetica di Daniele, questi due profeti udiranno la voce dell’arcangelo e la tromba di Dio che dirà loro di salire ai cieli (Apocalisse 11:12); allora, e solo allora, il mistero di Dio sarà compiuto e la Sua vendetta non avrà più indugio.

Non so se tutti possono percepirlo chiaramente, ma nella vicenda di questi due profeti c’è la pienezza del Suo Unico Corpo. Non ci sono esclusi: Egli ha fatto dei due (ebrei e gentili) un solo uomo tramite il patto eterno, superiore a tutto, in cui Cristo da solo è sufficiente. Questo è il mistero di Dio in cui “i loro compagni di servizio e i loro fratelli dovevano essere uccisi come loro” (Apocalisse 6:11), poiché “quando avranno terminato la loro testimonianza, la Bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà” (Apocalisse 11:7).

No, non è un argomento piacevole di cui parlare, non ne discutiamo come di qualcosa di astratto e distante. Questa è una faccenda che ci tocca nel personale, nell’essenza, non vi è nulla di trito o superficiale qui. Si è dentro o si è fuori, questo è un dato di fatto e non è in discussione. È qui che sentiamo martiri come Jim Elliot dichiarare: “È uno sciocco chi promette ciò che non può mantenere e guadagna ciò che non può perdere.” E a questo aggiungiamo: se la tua fede è qualcosa per cui non vale la pena morire, allora è qualcosa per cui non vale la pena vivere.

Jim è vissuto e morto per la sua fede. Da giovane ho sentito la sua storia e quella dei suoi tre compagni missionari. Stavo iniziando la scuola superiore e non conoscevo ancora Dio né speranza, ma ero ben consapevole del fatto che qualunque cosa fosse ciò che aveva spinto Jim a dare la vita pur di compiere una missione per qualcosa che non si vede né si tocca, anch’io la volevo. Volevo quella fede, volevo che il suo Dio fosse anche il mio. E nel giro di un anno Dio mi ha raggiunto ed è diventato il mio Dio.

Nelle mani dell’Angelo potente c’è un piccolo rotolo e, in qualche modo, al suo interno c’è il messaggio dei sette tuoni. “È necessario che tu profetizzi ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re” (Apocalisse 10:11). È questo “necessario” qualcosa che Giovanni venne spinto a fare o costretto a fare? O forse entrambe le cose insieme? Io credo entrambe le cose. Poiché quando lui prende il piccolo rotolo, il piccolo libro, lo fa di sua volontà, come a dire: “Dammi questo libro!”

“Prendilo e divoralo: esso sarà amaro alle tue viscere, ma in bocca ti sarà dolce come miele.”

Presi il libretto dalla mano dell’angelo e lo divorai; e mi fu dolce in bocca, come miele; ma quando l’ebbi mangiato, le mie viscere sentirono amarezza.

(Apocalisse 10:9-10)

In Ezechiele 3:1-14 leggiamo che il profeta viene chiamato a mangiare il rotolo che in bocca gli è dolce come il miele. Ma alla fine “lo Spirito mi portò in alto e mi condusse via; io andai, pieno di amarezza nello sdegno del mio spirito”.

Questo è il prezzo del seguire il Signore: la Parola che è dolce come il miele, ma che diventa amara “nello sdegno dello spirito”, nello svolgimento pratico della Parola stessa, che causa amarezza interiore, un consumo totale, e che costa molto, costa la vita. E poi sentiamo ancora dire: “È necessario che tu profetizzi ancora”.

Cosa significa? Pensavo semplicemente di godermi il “buon libro”, perché è così bello udirne il messaggio per bocca dei predicatori e poi tornarsene a casa. Non oso “masticarlo” troppo, perché potrebbe costarmi il doverlo vivere praticamente, nella quotidianità. Se dovessi davvero “divorarlo” per goderne appieno il sapore dolce, poi quella dolcezza dopo un po’ si muterebbe in bruciore, perché questa è roba potente, che “brucia lo spirito” e rende “necessario” profetizzare.

Queste sono l’amarezza della sofferenza dei santi e la dolcezza della loro vittoria sulla Bestia, il suo marchio e la sua immagine! Che lotta hanno dovuto affrontare e sopportare nel corso delle ere, ma la dolcezza del Suo trionfo è reale!

Regno della Bestia (Sequenza Profetica)

L’Angelo potente si trova presso il mare, poiché detiene la vittoria finale sulla Bestia (Apocalisse 13:1), e sulla terra, perché sconfiggerà il Falso Profeta (Apocalisse 13:11). L’intera immagine dell’Angelo potente è concentrata nel libretto che contiene i sette tuoni ed Egli ci dice che il completamento del mistero di Dio è stato “annunciato ai suoi servi, i profeti”, che come abbiamo detto includono quelli di entrambi i testamenti. È qui che capiamo che:

Il Signore, Dio, non fa nulla senza rivelare il Suo segreto ai Suoi servi, i profeti.

(Amos 3:7)

Giovanni personifica il Profeta, poiché la testimonianza di Gesù è lo “spirito della profezia” (Apocalisse 19:10), che viene incaricato di profetizzare “a molti popoli, nazioni, lingue e re”, che causeranno l’amarezza del calpestamento della Città Santa per 42 mesi, in cui il cortile sarà dato in mano ai gentili e “gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra” (Apocalisse 11:10). Ma “Colui che siede nei cieli si farà beffe di loro” (Salmo 2:4); poiché “tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano, gridavano a gran voce, dicendo: ‘La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello!’” (Apocalisse 7:9-10).

Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra” (Apocalisse 5:9). Sì, gloria a Colui che siede sul trono, poiché il Vangelo eterno è stato predicato a tutti coloro che sono sulla terra e ora i cieli, la terra e i mari attendono il Suo giudizio (Apocalisse 14:6-7) e la mietitura delle anime da parte del Figlio dell’Uomo:

Poi guardai e vidi una nube bianca; e sulla nube stava seduto uno, simile a un figlio d’uomo, che aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata. Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che stava seduto sulla nube: “Metti mano alla tua falce e mieti; poiché è giunta l’ora di mietere, perché la mèsse della terra è matura.” Colui che era seduto sulla nube lanciò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.

(Apocalisse 14:14-16)

L’Angelo potente conosce bene la promessa che ha fatto ai tempi di Noè e, in un atto finale di misericordia, incarica Giovanni di profetizzare ancora a molti terrestri e chiamarli, attraverso i due Testimoni, al pentimento, poiché essi sono vestiti di sacco (Apocalisse 11:3).

 Misurare il Tempio

misurazione del tempio (Sequenza Profetica)

Nel ricevere l’incarico di profetizzare “a molti popoli, nazioni, lingue e re”, Giovanni riceve una canna per misurare, segno evidente del fatto che qui è Dio a “possedere” il Tempio, coloro che adorano presso l’altare. Ezechiele 40-42 e Zaccaria 2:1-5 parlano di misure simili, ma qui in Apocalisse 11 è utile fare un’introduzione:

“Come sottolinea Giesen (1997: 241-42), qui probabilmente sono Dio e Cristo insieme a dare a Giovanni la canna per misurare, poiché spesso agiscono in comunione reciproca nel resto del libro. Giovanni ottiene uno strumento di misura simile ad una canna. Quest’ultima era una verga piccola, leggera e cava, spesso usata come ‘frustino’ e anche come unità di misura per la lunghezza degli oggetti. Misurava circa 10 piedi e 4 pollici … è chiaro che qui viene detto a Giovanni, per la seconda volta (Apocalisse 10:8-10) di ricreare una delle visioni di Ezechiele.” (Grant R. Osborne, Baker Exegetical Commentary on the New Testament, Revelation, p. 409)

Nella misura espressa vediamo un riflesso del “governo divino”, poiché c’è un 24 nel 124 (10 piedi = 120 pollici + 4 pollici = 124 pollici). È interessante che questa misura metta in luce il piano divino attraverso i due Profeti (i due Testimoni), che noi affermiamo essere due gruppi di individui, Israele e la Chiesa, poiché sono Israele e la Chiesa ad essere misurati e ad essere “possesso” di Dio. E i 24 anziani dell’Apocalisse, come abbiamo ripetutamente visto, non sono i rappresentanti dei 24 ordini del sacerdozio levitico (1 Cronache 15, 16:4-6, 37-43), ma le 12 porte (Israele) e le 12 fondamenta (la Chiesa) della Città Santa, la Nuova Gerusalemme (12 + 12 = 24 e 12 x 12 = 144 = le mura della Nuova Gerusalemme).

Ma l’aspetto più significativo si impernia sul “tempio”, le cui misure lo mostrano ben maggiore di qualunque tempio fondato sulla terra. Nel corso dell’Apocalisse appare un “tempio celeste” (Apocalisse 3:12; 7: 15; 11:19; 14:15, 17; 15:5, 8; 16:1, 17) che alla fine introduce alla Nuova Gerusalemme: “Nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio” (Apocalisse 21:22).

Ma il Tempio menzionato in Apocalisse 11:1 è il “Tempio di Dio” e “l’altare” e “quelli che vi adorano”. Tre oggetti che sono interconnessi in quanto le Scritture parlano del Tempio tra gli ebrei come la “dimora del Signore” e nelle Scritture cristiane lo stesso termine indica la chiesa (“voi stessi siete il tempio di Dio”, 1 Corinzi 3:16-17; o “noi siamo il tempio del Dio vivente”, 2 Corinzi 6:16).

Questo “Tempio di Dio” è messo da parte per il piano divino; inoltre, questa “parte del tempio” si riferisce a coloro che si trovano nel “cortile interno” o, se si vuole, il “cortile dei sacerdoti”, marcando la costante certezza espressa nell’Apocalisse che coloro che sono possesso del Signore sono stati fatti “un regno di sacerdoti” (Apocalisse 1:6; 5:10; 20:6; 1 Pietro 2:5).

Essi sono “l’altare” (non si può raggiungere l’altare se non dal cortile interno), l’intimo luogo di adorazione, che è data tramite il “sacrificio”. Questi sono anche gli “adoratori” (quelli che vi adorano) che in base a quanto detto nel Nuovo Testamento, presentano i propri “corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale” (Romani 12:1-2).

Ciò che qui viene misurato, prima della dichiarazione dei due profeti vestiti di sacco, è l’immagine della consacrazione assoluta e totale, in cui gli adoratori vengono rivelati come possesso completo del loro Signore, santificati come Sue Tempio; all’altare (l’altare del sacrificio) si consumano per Lui come espressione definitiva di adorazione divina!

Questi adoratori sono un flagello terribile per coloro che non vengono misurati, per coloro che non rientrano nel “possesso” e che devono stare nel “cortile dei gentili”, cioè fuori dal Tempio. Perché questi non possono venire all’altare, nel luogo più interno del Tempio, per adorare con il sacrificio? Perché, benché siano simpatizzanti o anche “innamorati” della “religione ebraica”, essi sono “incirconcisi”. Potrebbero essere circoncisi, ma pagarne il prezzo sarebbe troppo estremo, non credete? Dopotutto, la religione non è solo una “questione di testa”?

Siamo intellettualmente legati all’unico vero Dio, ma perché non possiamo adorare ed essere misurati dentro al Tempio? La “carne” non è poca cosa nell’ambito dell’adorazione del Signore. Quanto spesso e con quanta noncuranza intratteniamo l’Onnipotente nella “carne” con il nostro “coinvolgimento”, quando tutto questo non è altro che espressione di entusiasmo religioso? Ma Lui conosce quelli che sono Suoi, come conosce coloro che prendono il vero Dio alla leggera.

Ci si può avvicinare, ma bisogna tenere le distanze, perche in questa distanza risiede l’antagonismo, una gelosia carnale che, durante la settimana profetica, raggiungerà il suo apice. Infatti gli stessi gentili, gli stessi abitanti della terra a cui è stato profetizzato e che non sono autorizzati ad entrare all’interno del Tempio, sono quelli che calpesteranno la Città Santa per 42 mesi e gioiranno sui cadaveri dei Testimoni del Signore, che rappresentavano un peso per loro. Sono proprio questi gli stessi che si credevano religiosi e apparivano tanto bigotti! Invece che pentirsi per i loro slanci carnali, si sono volti alla vendetta contro coloro che sono all’interno del Tempio e che adorano all’altare.

Potrebbe darsi che questo “cortile dei gentili” sia lo stesso di cui si parla in Matteo 24:9-10, dove Gesù descrive l’inizio della settantesima settimana di Daniele: “Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome. Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda”?

Essi attendono con trepidazione la “schiavitù d’Egitto” e si ritrovano nel cortile dei gentili pronti ad iniziare il calpestamento della Città Santa con la Bestia che sale dall’abisso che ucciderà i due Profeti (Apocalisse 11:7). Essi sono come Gesù li descrive in un’occasione: “Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44).

Vedete ciò che accade qui? Questa è la cosmica aula di tribunale in cui i due Testimoni, i due Profeti, sono stati chiamati a testimoniare. Ma prima essi sono interamente consacrati, misurati da Lui, all’altare, adoranti. Ora, pensate che quando viene detto di misurare “coloro che vi adorano” (nel Tempio, all’altare) si parli di due uomini ignoti? Di “due profeti qualsiasi”, singoli, che entreranno nel cortile dei gentili (cioè le nazioni della terra) contro la Bestia che sale dall’abisso? È ovvio che si devono vedere come due gruppi, uniti nella loro espressione. Essi sono “coloro che vi adorano” e stanno per affrontare “molti popoli, nazioni, lingue e re” e la Bestia stessa dell’Apocalisse!

E dove siamo noi? Siamo consacrati, presso l’altare dell’adorazione, interamente consumati come “sacrificio vivente”? Oppure siamo nel cortile dei gentili? Siamo pronti ad essere calpestati come la Città Santa? “No”, direte voi, “qui si sta parlando di altro, non certo di me. Questa deve essere una metafora sugli ebrei, sui santi della tribolazione, due evangelisti ebrei, oppure i due testamenti; magari gente come Elia o Mosè o Enoc! Tutti ma non io, certo; questo non mi riguarda!”

Ebbene, riguarda noi tutti. Da che parte stai? Non ci sono alternative se non quella di essere nel Tempio o fuori, essere parte della Città Santa o di Babilonia la grande, dell’altare dell’adorazione o del cortile esterno. Possiamo essere possesso dell’Angelo potente o della Bestia. Questo non è un luogo per “spettatori”, non stiamo guardano due personaggi ignoti o due testamenti astratti. Cari amici, possiamo essere i persecutori o i perseguitati, ma non c’è spazio per la “neutralità”.

Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare, ed essi profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni.

(Apocalisse 11:3)

Qui parliamo dell’autorità. Dio conferisce potere e autorità ai due Testimoni per profetizzare. Sappiamo dunque cosa fanno. Ma chi sono? Ce lo dice subito:

Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra.

(Apocalisse 11:4)

Israele e la Chiesa (Sequenza Profetica)

I due olivi di Zaccaria 4 rappresentavano il sommo sacerdote Giosuè e il governatore Zorobabele, il sacerdozio e il regno. Essi diventano l’immagine dell’unto di Dio e questa simbologia si è così radicata che il simbolo attuale di Israele, il suo stemma nazionale, è la Menorah circondata su ambo i lati dai rami d’olivo. È interessante che la Menorah rappresentata in mezzo ai rami (cioè i due olivi) costituisca il “nesso profetico” in cui si trova la triplice corona di sacerdote, re e profeta, cioè il “Profeta, Sacerdote e Re” che nelle Scritture è il Figlio dell’Uomo in mezzo di sette candelabri dell’Apocalisse. Quindi, i due olivi di Apocalisse 11:4 sono Israele e i due candelabri di Apocalisse 11 sono la Chiesa, al centro dei quali c’è il Profeta stesso.

Entrambi portano la testimonianza a Colui che siede sul trono: Israele alle potenze gentili della terra, che ora lo accusano di essere uno Stato fasullo, e la Chiesa ai principati e alle potestà, cioè i cieli.

Francamente, dover svelare l’identità di questi due gruppi al pubblico generico, specialmente a quello dei cristiani che ritengono i due Testimoni come nient’altro che individui singoli (come Mosè ed Elia) o concetti astratti (come i due testamenti), piuttosto che come Israele e la Chiesa, è come dover spiegare uno splendido tramonto ad un cieco a una persona rivolta con lo sguardo dalla parte opposta rispetto al sole.

Forse è presuntuoso da parte mia, ma dirò lo stesso che, a meno che non sia lo Spirito Santo a mostrarvelo, non potrete mai vederlo!

Il mondo intero è scosso dalla loro testimonianza per 1260 giorni e la Bestia muove guerra contro di loro e li uccide. Il loro cadavere (singolare) giace davanti a tutti nelle strade di Babilonia per 3 giorni e mezzo, cioè la metà finale della settimana di Daniele, che è sotto il furore di Satana.

La “grande città” è dove essi, “spiritualmente” o “allegoricamente”, soffrono l’aperta persecuzione, è questa la grande città in cui Gesù è stato crocifisso, poiché Egli fu crocifisso “fuori dall’accampamento”: “Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città. Usciamo quindi fuori dall’accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura” (Ebrei 13:12-14).

Gli indizi per l’identificazione della “grande città” sono sparsi in tutta l’Apocalisse: 14:8; 16:19; 17:5; 17:18; 18:2; 18:10; 18:19-21.

C’è chi dice che Apocalisse 21:10 si riferisca alla Nuova Gerusalemme con il termine “grande città”, ma non è così: tutti i testi neotestamentari ci mostrano con chiarezza che questo verso parla di “città santa, la Nuova Gerusalemme”.

La prima menzione di “grande città” si trova in Apocalisse 11:8, dove parla della persecuzione ai due Testimoni: questa è Babilonia la grande.

È dopo che la Bestia muove loro guerra che essi odono la voce dell’arcangelo che li invita a salire lassù ed “essi salirono al cielo in una nube e i loro nemici li videro” (Apocalisse 11:12).

Questo è il rapimento / resurrezione della Chiesa! Si trova all’inizio esatto della settima tromba. Non è un “rapimento parziale” di due individui presi all’improvviso!

Una serie di eventi sovrapposti ha ora luogo: la resurrezione dei santi e il rapimento dei viventi (alla fine della seconda metà della settimana); l’inizio del riversamento delle sette coppe dell’ira di Dio e dell’Agnello, poiché “nella stessa ora vi fu un grande terremoto” in cui cadde 1/10 della città ed in esso vennero uccise settemila persone (Apocalisse 11:13).

Il terremoto è l’ira di Dio e dell’Agnello e l’1/10 rappresenta il Suo giudizio sul 10, numero che non rappresenta nulla di buono nell’Apocalisse (10 re, 10 corone, 10 teste, 10 giorni di sofferenza della prima Chiesa). 7000 rappresenta il giudizio divino perfetto sui terrestri.

Alla resurrezione / rapimento il secondo “guai” è passato e il terzo è in arrivo, in modo assai rapido, nell’ambito dei 30 giorni che portano al 1290° giorno di desolazione, il “gran tino dell’ira di Dio” (Apocalisse 14:19), in cui Egli sconfigge Babilonia. Ciò avviene al termine della desolazione, del 1290° giorno, alla seconda venuta del Messia!

Subito dopo che la Sua ira viene riversata in Apocalisse 11:13-14, leggiamo:

Poi il settimo angelo sonò la tromba e nel cielo si alzarono voci potenti, che dicevano: “Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli”.

(Apocalisse 11:15)

Questa è la seconda venuta del Figlio dell’Uomo: siamo entrati nei 45 giorni di Daniele 12:12.

Qui vi lascio con questa meravigliosa immagine dei 24 anziani che si gettano ad adorare con la faccia a terra davanti al trono di Dio. Ora non c’è più menzione delle 4 creature viventi, ci sono solo i 24 anziani tramite i quali il Giudice della terra regnerà e dominerà. Essi sono i 12 patriarchi di Israele (le porte della Città Santa) e i 12 apostoli dell’Agnello (le fondamenta della Città Santa):

Ti ringraziamo, Signore, Dio Onnipotente, che sei e che eri, perché hai preso in mano il tuo grande potere, e hai stabilito il tuo regno. Le nazioni si erano adirate, ma la tua ira è giunta, ed è arrivato il momento di giudicare i morti, di dare il loro premio ai tuoi servi, ai profeti, ai santi, a quelli che temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di distruggere quelli che distruggono la terra.

(Apocalisse 11:17-18)

“Allora  si aprì il tempio di Dio che è in cielo e apparve nel tempio l’arca dell’alleanza. Vi furono lampi e voci e tuoni e un terremoto e una forte grandinata” (Apocalisse 11:19). Qui troviamo anche l’Arca perduta! Ma perché, perché l’Arca del patto viene vista ora nel Tempio? Poiché non è la Città Santa stessa divenuta la Nuova Gerusalemme senza bisogno di templi, poiché Dio e l’Agnello sono il suo tempio? Ebbene, accanto a Dio e all’Agnello c’è l’Arca del patto, che attesta la presenza del patto eterno. Che finale glorioso, che inizio meraviglioso dell’eternità!

La Sua grazia ci basta

Vorrei lasciarvi con questa riflessione, pensando che nel mezzo della settantesima settimana di Daniele, quando tutto sembra perduto, troviamo la sovrabbondante grazia di Cristo che ci viene in soccorso oltre ogni nostro limite, laddove la nostra capacità svanisce. Ecco un estratto da una lettera di Corrie Ten Boom:

“Nell’imminente persecuzione dobbiamo essere pronti ad aiutarci ed incoraggiarci a vicenda. Ma non dobbiamo aspettare che la tribolazione abbia inizio per iniziare. Il frutto dello Spirito deve essere la forza dominante nella vita di ogni cristiano.

“Molti hanno paura della tribolazione imminente, e vorrebbero fuggire. Anch’io sono un po’ spaventata quando penso che, dopo i miei ottant’anni di vita e l’esperienza dei campi di concentramento nazisti, potrei dover affrontare a mia volta anche la tribolazione. Ma poi leggo la Bibbia e sono serena.

Quando sono debole, allora sono forte, dice la Bibbia. Io e Betsy eravamo prigioniere per il Signore, eravamo debolissime, ma abbiamo ricevuto potenza perché lo Spirito Santo era su di noi. Quel potente rafforzamento interiore dello Spirito Santo ci ha aiutate. No, non potrai essere forte da solo quando verrà la tribolazione. Piuttosto, sari forte nel potere di Colui che non ti abbandonerà. Conosco il Signore Gesù da settantasei anni e non mi ha mai lasciata, né fatta cadere, nemmeno una volta.

Ecco, mi uccida pure! Io continuerò a sperare (Giobbe 13:15). Poiché so che quelli che arriveranno alla fine, riceveranno la corona della vita. Alleluia!”

Corrie Ten Boom (1974)

 

di Doug Krieger © the Tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica