Le radici dell’antisemitismo

derek-princeCaro amico, uno storico cattolico romano ci ha fornito un breve ma vivido riassunto dei duemilatrecento anni di continuo antisemitismo.

Mentre lo storico dell’antisemitismo studia i millenni di orrore trascorsi e registrati, emerge una necessaria conclusione: l’antisemitismo è la forma di odio più duratura e profonda della storia dell’umanità. Altre forme d’odio potranno averlo superato in alcuni momenti storici, ma ognuna di esse ha infine assunto – o sta cominciando oggi ad assumere – il proprio posto nella discarica della storia. Quale altra forma d’odio è perdurata per ventitré secoli e sopravvissuta ad un genocidio di sei milioni di vittime nel suo ventitreesimo secolo di vita, trovandosi sempre intatta e capace di sussistere ancora tanti altri anni? La portata di questo record, che è visto come un fenomeno unitario, richiede una spiegazione. Come ha fatto a prendere vita questo amalgama di odio e oppressione? Cos’è in pratica? Chi o cosa ne è il responsabile?” (Michael Flannery, The Anguish of the Jews, ©1985, Paulist Press, 997 MacArthur Blvd., Mahwah, NJ 07430)

L’autore prosegue fornendo la sua spiegazione dell’antisemitismo. Le sue asserzioni sono illuminanti e chiare, ma personalmente ritengo che non forniscano una spiegazione adeguata. Negli anni ho sentito spiegazioni dell’antisemitismo riflettenti una quantità di differenti approcci: teologico, filosofico, sociologico, economico. Ma nessuno sembrava mai adeguato.

Nel 1946 ho discusso la questione con il mio primo insegnante di ebraico, Ben Zion Segal, che era segretario dell’allora neonata Università Ebraica, sita sul monte Scopus a Gerusalemme. Il signor Segal credeva che il problema dell’antisemitismo fosse fondamentalmente sociologico: gli ebrei erano sempre stati una minoranza separata, con una loro distinta cultura che non si armonizzava con le culture dei gentili che li ospitavano. Se gli ebrei avessero costituito un loro stato nazionale – fatto che accadde due anni dopo – ciò avrebbe anche risolto il problema dell’antisemitismo.

A tale spiegazione replicai: “Se la causa dell’antisemitismo è davvero sociologica, allora la fondazione di uno stato ebraico dovrebbe certo portare verso la risoluzione del problema. Ma se, come credo, la causa di base è spirituale, la fondazione di uno stato ebraico non risolverà il problema, ma lo intensificherà inserendovi un nuovo bersaglio per l’odio: la nazione ebraica”.

Guardando indietro di quasi cinquant’anni, devo dire che, purtroppo, la storia mi ha dato ragione.

La fondazione dello stato di Israele ha solo provveduto, nell’antisionismo, un nuovo e più “politicamente corretto” nome a sostituzione di antisemitismo.

Ma la virulenza del fenomeno è aumentata.

Benché avessi identificato correttamente la causa di base dell’antisemitismo come spirituale, non sentivo di essere giunto ancora alla sua vera radice. Ma di recente, e inconsciamente, ho ricevuto due successivi lampi di ispirazione dalle Scritture, che credo descrivano la vera radice dell’antisemitismo.

Mentre predicavo nella nostra chiesa locale di Gerusalemme, inaspettatamente mi sono sentito dire: “L’antisemitismo si può riassumere in una parola: Messia!”.

In quel momento ho capito che, fin dalle sue origini, l’antisemitismo ha avuto una sola fonte, Satana, spinto dalla certezza che Colui che è il suo distruttore, il Messia, sarebbe giunto attraverso un popolo preparato da Dio in modo speciale. Tale popolo avrebbe avuto una sola caratteristica particolare: il Messia natovi avrebbe dovuto fornire un esempio di obbedienza ai Suoi genitori terreni senza disonorare il Suo Padre celeste con nessuna forma di idolatria. Plasmati da Dio attraverso i secoli, gli ebrei solamente potevano soddisfare questo modello.

Ho poi visto come, dalla nascita di Israele come nazione, Satana non abbia mai smesso di tentare due azioni: spingere gli ebrei all’idolatria e, se questo falliva, distruggerli completamente come popolo. I tentativi di Satana di far cadere Israele nell’idolatria sono elementi ricorrenti nella storia della nazione.

La storia ha anche registrato i vari tentativi dell’avversario di distruggere il popolo d’Israele. In Egitto, il Faraone ordinò l’uccisione di tutti i maschi neonati. Se questo fosse accaduto avrebbe determinato la fine dell’esistenza degli ebrei come nazione. Più tardi, Haman arrivò molto vicino all’attuazione di un decreto di sterminio di tutti gli ebrei presenti sul territorio persiano, cioè tutti gli ebrei in vita all’epoca. Nel II secolo a.C., Antioco Epifane, governatore della Siria, tentò di imporre con la forza armata la cultura idolatra greca e di spingere gli ebrei a rinunciare al loro unico destino. Solo la coraggiosa resistenza dei Maccabei vanificò il suo proposito e fece si che un secolo e mezzo dopo fosse la nazione ebraica a vedere la nascita di Gesù, il Messia.

Attraverso la sua morte sulla croce, Gesù compì la missione per cui era venuto. Come rappresentante di Israele e di tutte le nazioni, Egli soddisfò i requisiti della giustizia di Dio al posto nostro e cancellò tutte le pretese di Satana contro di noi. Così impose su Satana una totale, eterna e irrevocabile sconfitta. La piena completezza di questa sconfitta, però, sarà consumata solo alla seconda venuta di Cristo.

Satana, che pone attenzione alle profezie bibliche più di molti predicatori, è ben consapevole di questi fatti. Fino al ritorno di Gesù, egli sa che potrà essere libero di continuare tutte le sue azioni malvagie e di presentare se stesso come “dio di questo mondo” (2 Corinzi 4:4).

C’è però un evento che Satana teme più di tutto e a cui si oppone con ogni mezzo in suo potere: il ritorno di Gesù in potenza e gloria per stabilire il Suo Regno e bandire l’avversario dalla terra. L’opposizione di Satana al ritorno di Cristo è la forza invisibile che si cela dietro a molti conflitti e alle pressioni della contemporanea situazione globale.

Nel suo ultimo discorso profetico a Gerusalemme, Gesù sottolinea due eventi che dovranno precedere il Suo ritorno sulla terra. In Matteo 24:14 dice:

“E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti, allora verrà la fine”.

Alla fine del Suo ministero terreno, Gesù diede un esplicito ordine ai discepoli:

“Andate per tutto il mondo e portate l’evangelo ad ogni creatura […]”

(Marco 16:15). “Andate e fate discepoli in ogni nazione […]” (Matteo 28:19).

Gesù non ha mai cancellato quell’ordine, esso è tuttora in vigore. Egli non tornerà finché i Suoi discepoli l’abbiano adempiuto. Satana, perciò, utilizza ogni mezzo in suo potere per sviare la chiesa dal completamento di questo mandato. Più la chiesa impiega, più a lungo lui mantiene la sua libertà.

Poco prima, però, in Matteo 23:38-39, Gesù disse agli ebrei di Gerusalemme:

“Ecco la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Infatti vi dico che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore!»”.

Il modo in cui Dio preparerà i cuori degli ebrei a questo scopo è profetizzato da Zaccaria 12:10:

“Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito”.

Si noti che il Signore stesso sta parlando in prima persona, eppure dice: “Me, colui che hanno trafitto”.

Lo Spirito Santo si muoverà in modo soprannaturale nei cuori degli ebrei, per portare la rivelazione del loro Messia e spronare al pentimento per averlo rifiutato e crocifisso. Si noti, comunque, che questa descrizione si riferisce in modo particolare alla “casa di Davide e agli abitanti di Gerusalemme”.

La restaurazione degli ebrei nella loro terra e nella loro città Gerusalemme è un preliminare essenziale. Finché non avrà luogo, la sconfitta di Satana non sarà consumata.

Questa, dunque, è la seconda condizione che deve essere soddisfatta prima del ritorno di Gesù: gli ebrei devono essere radunati nella loro terra e nella città di Gerusalemme e i loro cuori devono essere preparati a riconoscere Gesù come Messia.

Così come è certa la prima venuta di Cristo tramite i giudei, così certa è la Sua seconda venuta rivolta ai giudei. Questa certezza mi ha dato una nuova comprensione della ferocia e della confusione globale sulla situazione di Israele. Che altro potrebbe spiegare il quasi quotidiano accanimento dei media, degli Stati Uniti e dei governi delle potenze mondiali per questa piccola striscia di terra all’estremo oriente del Mediterraneo, con una popolazione di cinque milioni di abitanti su un’area grande come il Galles o il New Hampshire?

Non esiste una spiegazione normale, o politica, per una simile concentrazione di forze internazionali su uno stato e un popolo che, generalmente, sarebbero ritenuti insignificanti. Comprendo anche, vedendola in una nuova luce, la chiara rivelazione di Gioele 3:1-2, quando Dio giudicherà tutte le nazioni, alla fine dei tempi, in base al loro comportamento riguardo al raduno di Israele nella sua terra:

“Infatti ecco, in quei giorni, in quel tempo, quando ricondurrò dall’esilio quelli di Giuda e di Gerusalemme, io adunerò tutte le nazioni e le farò scendere nella valle di Giosafat. Là le chiamerò in giudizio, a proposito della mia eredità, il popolo d’Israele, che esse hanno disperso tra le nazioni, e del mio paese, che hanno spartito fra di loro”.

Le implicazioni di una tale rivelazione sono ben comprensibili e terrificanti.

Il nostro atteggiamento verso il ritorno di Cristo è rivelato da due cose: la nostra preoccupazione per l’evangelizzazione mondiale e per il ristabilimento degli ebrei nella loro terra. Se siamo indifferenti all’evangelizzazione mondiale siamo anche, che lo ammettiamo o meno, indifferenti al ritorno di Gesù.

Probabilmente vi sono molti cristiani inclini a dare almeno una voce all’urgenza dell’evangelizzazione mondiale, ma che sono ancora ciechi riguardo al significato della restaurazione di Israele. Eppure i temi centrali delle Scritture profetiche e le parole di Gesù dicono la stessa cosa.

Il problema della restaurazione di Israele è più profondo di quanto la teologia o la comprensione umana possano spiegare. Da ultimo, è un problema spirituale. Lo spirito che si oppone al ristabilimento di Israele è lo stesso che si oppone al ritorno di Cristo. Anche se può indossare molti travestimenti, esso è lo spirito di Satana.

Prendendo atto di questi chiari elementi scritturali, ognuno di noi deve porsi una domanda decisiva: Sono sinceramente coinvolto nel sostegno, con qualunque mezzo lecito, del mandato di evangelizzazione mondiale e del ristabilimento della nazione di Israele nella sua terra? La risposta rivelerà il nostro atteggiamento verso il ritorno di Gesù.

Nel servizio del Signore,

Derek Prince

Gerusalemme, Israele

Articolo pubblicato sulla rivista “Operazione Esodo” (ed. primavera 2012) con il permesso di Derek Prince Ministries