Svelare i numeri dell’Apocalisse (IV)

La testimonianza di Gesù

Ciò che è iniziato come un tentativo di svelamento dei numeri dell’Apocalisse si è rivelato, infine, un tentativo di individuazione del tema – o dei temi – ripetuto nel testo di Giovanni. Infatti, l’Apocalisse mostra una serie di scene tematiche tutte inerenti lo stesso soggetto per quanto riguarda la linea cronologica, a volte sottolineando degli elementi particolari nell’ambito dello stesso tema, in un determinato arco temporale. La chiave di lettura consiste nel non pensare in “termini lineari”, poiché ci si trova di fronte, come in una “pellicola europea”, ad una sequenza di eventi che avvengono in un ambito temporale limitato, per poi espandersi e ripetersi di nuovo in un altro. C’è una cronologia, ma è ripetitiva e tende ad “intensificarsi” nella scena successiva.

Ciò che andrete a leggere in questa sezione sarà ben più teologico/escatologico di quanto esposto nei nostri articoli più recenti; tuttavia, esporremo ugualmente delle sequenze numeriche e cronologiche, come siamo soliti fare.

In base ad Apocalisse 1:1, il libro in questione è stato rivelato a Giovanni tramite “segni” che richiedono una comprensione figurativa/simbolica. Virtualmente, l’intera Apocalisse è un compendio di elementi scritturali presi soprattutto dal Canone Sacro ebraico, nonché un insieme di gruppi numerici, immagini, creature, colori e descrizioni – alcune delle quali orrorifiche – disegnate, secondo noi, come un mosaico di eventi che sono accaduti e che accadranno durante “l’era della Chiesa” e, soprattutto, nella settantesima settimana profetica di Daniele.

Ovviamente, non vogliamo asserire che non esista, nell’Apocalisse, una possibilità di profonda interpretazione letterale. Poiché, se la profezia fosse semplicemente una serie di metafore, archetipi ed ombre prive di realismo e consistenza, allora sarebbe solo un’iperbole priva di qualunque significato concreto e la sua “applicazione” sarebbe futile. Ma non è così, e spetta a noi decifrare il suo “significato” e la sua realizzazione pratica nel mondo reale.

Il tema principale dell’Apocalisse è, senz’altro, la rivelazione di Gesù Cristo, “che era, che è e che viene, l’Onnipotente” (Apocalisse 1:8). Allo stesso modo: “Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine”; e ancora, “Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo e il vivente; ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli” (Apocalisse 1:8, 18).

Subito ci si scontra con la sequenza di inizio e fine, primo e ultimo, alfa ed omega; con ciò che è, era e sarà, nonché con la fisicità del Figlio dell’Uomo, prima morto, ma ora vivente per l’eternità.

C’è dunque una distinta progressione del Signore Gesù all’interno dell’Apocalisse, un racconto cosmico del Figlio dell’Uomo che va dal passato eterno (alfa), all’eternità futura, cioè l’eschaton (omega). Nell’ambito del “continuum spazio-temporale”, vengono sottolineati i punti salienti dell’opera del Messia, del Cristo: la Sua incarnazione, la Sua vita terrena in uno stato di “confino carnale”, la sofferenza e la morte, la Sua resurrezione e l’ascensione in gloria e, infine, la Sua ulteriore discesa sulla terra per regnare come Re dei re e Signore dei signori.

Perché siamo qui? Non sta forse, il Suo Spirito, “rivivendo” la vita di Cristo attraverso il Suo Corpo? Non stiamo noi, i suoi discepoli degli ultimi duemila anni, riportando la testimonianza di Gesù tramite la nuova nascita e la rigenerazione dello Spirito Santo, vivendo come Lui visse sulla terra, toccando delle vite per l’eternità, per la gloria; non solo trasformandoci di “gloria in gloria”, ma anche persistendo nella testimonianza di Lui in un mondo agonizzante?

Si, questa è la testimonianza di Gesù, che è il vero e fedele testimone, il vero e fedele “martire”, poiché questo è il significato esatto della parola greca. In altre parole, la Sua morte è presente in noi ogni giorno, come dice Paolo: “Ogni giorno sono esposto alla morte” (1 Corinzi 15:31); “Portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo” (2 Corinzi 4:10); “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Galati 2:20).

Oggi noi siamo i testimoni della “Parola di Dio e della testimonianza di Gesù”. Anche Giovanni fu esiliato, “a causa della Parola di Dio e della testimonianza di Gesù”, sull’isola di Patmos, e vide dei fratelli di fronte all’altare celeste, le “anime di quelli che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che gli avevano resa” (Apocalisse 1:4, 9; 6:9), epitome della Sua morte, in attesa della resurrezione.

I due Testimoni, dunque, noi siamo certi che siano il gruppo di fratelli che, durante gli ultimi quattromila anni e, certamente, durante la settantesima settimana, sono stati e saranno incaricati della testimonianza contro la grande città di Babilonia. “Profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni … E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà … Ma dopo tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro; essi si alzarono in piedi e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una voce potente che dal cielo diceva loro: ‘Salite quassù’. Essi salirono al cielo in una nube e i loro nemici li videro” (Apocalisse 11: 3, 7, 11-12).

I due Testimoni udranno la voce del Figlio di Dio prima che il Suo giudizio venga riversato su Babilonia e ascenderanno come Lui è asceso e torneranno in gloria con il Re dei re (Apocalisse 19:14). Poiché hanno sperimentato il Cristo incarnato nella Sua vita umana, nella morte, resurrezione, ascensione e, infine, nel Suo ritorno e nel regno con Lui. Questo è il significato del “portare la testimonianza di Gesù”, il significato della “normale” vita cristiana.

È più che chiaro, dunque, che coloro che portano la testimonianza di Gesù possiedono, come Lui, lo “Spirito della profezia” (Apocalisse 19:10), ovvero non possono fare a meno di testimoniare, come Lui ha testimoniato, della Parola di Dio. E quando questo giungerà al culmine, con la testimonianza dei due Testimoni, la Bestia e il Dragone saranno sommamente oltraggiati, come furono con l’Arca della testimonianza di Israele, che prevarrà finché non si aprirà in cielo “il tempio del tabernacolo della testimonianza” dove sarà rivelata l’Arca dell’alleanza, che è la vera “Arca della testimonianza” (Apocalisse 15:5; 11:19).

La presenza del Signore, l’Arca della testimonianza, è il vero Spirito della profezia, che deve profetizzare, deve esprimere la Parola di Dio; perché è la vita del Figlio dell’Uomo, la Sua incarnazione, crocifissione, resurrezione, ascensione e l’insediamento sul trono del Messia, esposto e promulgato attraverso il Suo Corpo, rivelato in tutta l’Apocalisse.

Questo è il tema del libro di Giovanni e la sua ripetizione risuona in tutto il testo. La sua essenza è la profetica rivelazione di Colui che siede sul trono, davanti a cui le 4 creature viventi, ciascuna con 6 ali coperte d’occhi su 2 lati (dentro e fuori), cioè 6 ali x 4 creature = 24 ali x 2 lati = 48 lati, che ripetono ininterrottamente e a gran voce:

“Santo, santo santo

è il Signore, il Dio onnipotente,

che era, che è e che viene!”

(Apocalisse 4:6-8)

La parola “santo” è ripetuta 3 volte, ma nel NU (il più importante testo critico moderno del Nuovo Testamento in greco) e in altri testi si indicano 9 ripetizioni. Allora abbiamo:

48 lati x 3 “santo” = 144

48 lati x 9 “santo” = 432

Il 144 rivela la Nuova Gerusalemme e dimostra che, benché gli occhi rivelino Colui che siede sul trono, essi riflettono nell’immediato ciò che Egli ha nel cuore, cioè la Sua Sposa, la Donna, la Moglie del Messia.

432, invece, è il frattale o riflesso del raggio del Sole (432.000 miglia), di cui nella Nuova Gerusalemme non si avrà bisogno perché l’Agnello sarà la sua luce. 144 + 432 = 576/144 = 4 creature viventi.

Ma prima delle creature viventi, troviamo i 24 anziani che siedono su 24 troni disposti attorno al trono, davanti a cui ci sono “sette lampade accese, che sono i sette spiriti di Dio” (Apocalisse 4:4-5). Cosa significa? Certo, gli anziani hanno una posizione di superiorità, ma senza le creature viventi essi non fanno né dicono nulla, infatti:

“Ogni volta che queste creature viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che siede sul trono, e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: 

‘Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché Tu hai creato tutte le cose, e per Tua volontà furono create ed esistono.’”

(Apocalisse 4:9-11)

Le 7 lampade accese sono i 7 spiriti di Dio. Certo, questo è lo Spirito e l’opera dello Spirito, poiché:

7 (lampade) x 7 (spiriti) = 49

49 = l’opera dello Spirito

(Zaccaria 4:6: “Per il mio Spirito”; 49 anni)

Così come abbiamo visto il 144 dei 3 “santo” e il 432 dei 9 “santo” – ossia lo scopo dell’Agnello, la Sua Sposa, e il Sole della giustizia – possiamo assistere allo stesso fenomeno con i 24 anziani? Credo di sì, perché benché vi siano 24 anziani, essi non agiscono se non quando le 4 creature rivelano Colui che siede sul trono – che non è il “trono di Dio e dell’Agnello” (Apocalisse 22:3) – perché:

24 x 144 (48 x 3 “santo”) = 3456, cioè 3456

24 x 432 (48 x 9 “santo”) = 10.368, cioè 1368

Nella prima configurazione, riconosciamo i 24 anziani tramite le mura della Nuova Gerusalemme, ossia: tra le sue mura c’è Dio (36 = Dio eterno) e l’Agnello (45 = venuta del Sole della giustizia durante i 45 giorni di Daniele 12:12).

La seconda configurazione mostra il fatto che gli anziani, attraverso gli occhi delle 4 creature viventi, vedono la Nuova Gerusalemme (18) e, al suo interno, il Dio eterno (36).

Dunque, le 4 creature e i loro 48 lati sulle 24 ali (2 lati per ala), mostrano sia la Nuova Gerusalemme (48 lati x 3 “santo” = 144), sia il Sole della giustizia, cioè l’Agnello (48 lati x 9 “santo” = 432). E quando i 24 anziani si aggiungono al sistema, troviamo la stessa duplicità in quanto: 24 x 144 = 3456 (Dio e l’Agnello) e 24 x 432 = 10.368 (la Nuova Gerusalemme con Dio al centro).

Nei numeri appena esposti vediamo che, quando comprendiamo chi è Gesù, cioè l’Agnello che siede sul “trono di Dio e dell’Agnello”, non possiamo aggirare la persistente realtà di quello che è lo scopo di Dio: la Sposa, la Nuova Gerusalemme, pronta per lo Sposo, che a Sua volta si prepara per lei. L’intensità di questo desiderio dell’Onnipotente è oltremodo pressante e consuma il testo dell’Apocalisse.

La sequenza profetica:

Perversione – Profezia – Persecuzione – Perseveranza – Purificazione – Preservazione – Proclamazione – Parusia – Paradiso

In ognuna di queste espressioni c’è una profonda comprensione dello scenario profetico che si svela attraverso tutta l’Apocalisse. Tutti questi temi sono presenti e frequenti, creando un percorso, un “viaggio”, che desideriamo raccontare e che può apparire, a tratti, frammentario e apparentemente confuso, ma che porterà, alla fine, alla completa pienezza. Se a volte i nostri passi tornano su orme già lasciate, è per sottolineare la nostra già acquisita consapevolezza di un particolare aspetto di questo percorso, aspetto che potrebbe anche tornare di nuovo a presentarsi in un altro segmento della rivelazione.

di Doug Krieger © the Tribulation Network