Svelare i numeri dell’Apocalisse (I)

Molti di noi avranno spesso manifestato al Signore diverse perplessità: se stiamo realmente vivendo negli “ultimi giorni”, nel “tempo della fine” o agli “inizi della sofferenza” (il tempo del “travaglio del Messia”), allora come mai c’è ancora un così strano assortimento di cronologie, interpretazioni e punti di vista?

Tutto questo ci ha portati a riflettere sul fatto che tutti noi abbiamo bisogno di “maggiore chiarezza” su passi biblici come Matteo 24-25, Luca 21, Marco 13, insieme a molti altri dall’Antico Testamento e dalle Epistole. Tutti questi indizi hanno bisogno di essere riconciliati per poterci parlare come una voce unica.

Se questo fosse realizzabile, ci siamo chiesti in che modo le persone riuscirebbero a percepirlo e, una volta percepito, a credervi; o anche l’alternativa peggiore, cioè se davvero importerebbe a qualcuno. Inoltre, chi siamo noi per suggerire qualcosa che appare così distante dalla solita impostazione teologica?

Ma quando siamo giunti alle nostre conclusioni, quando abbiamo fatto le scoperte che ora andrò a descrivere, ci è sembrato che l’intera serie di profezie sulla fine dei tempi finalmente trovasse la sua vera unità. Sono davvero stupito oltre ogni dire del fatto che la faccenda sia così facilmente risolvibile. Questa non è un’esclamazione di orgoglio, ma la manifestazione dello svelamento della fine dei tempi che sta avendo luogo davanti ai nostri occhi. E noi ce ne pentiremmo amaramente se non condividessimo con voi tali verità così come ci appaiono, illuminate dallo Spirito Santo.

Le sette lampade e le sette trombe

Nel brano in Zaccaria 4 vediamo un solo candelabro d’oro che però contiene 7 lampade con 7 tubi che attingono da un vaso centrale, rappresentando la portata universale della potenza dello Spirito Santo. Dell’olio viene riversato nel vaso da 2 olivi, che simboleggiano i due unti – il sommo sacerdote Giosuè e il governatore Zerubabele, il sacerdozio e il regno – con il candelabro centrale che rappresenta Cristo stesso. Egli è il profeta da cui proviene l’olio eterno che, acceso, illumina tutte e sette le lampade; egli indossa la triplice corona di profeta, sacerdote e re (Zaccaria 6:14-15).

 candelabro d'oro - sequenza profetica

«Ecco, vedo un candelabro tutto d’oro, che ha in cima un vaso, ed è munito delle sue sette lampade e di sette tubi per le lampade che stanno in cima; vicino al candelabro stanno due ulivi: l’uno a destra del vaso e l’altro alla sua sinistra».

Io gli dissi: «Che significano questi due ulivi a destra e a sinistra del candelabro?»

Allora egli disse: «Questi sono i due unti che stanno presso il Signore di tutta la terra».

(Zaccaria 4:2-3, 11, 14)

«Prendi dell’argento e dell’oro, fanne delle corone e mettile sul capo del sommo sacerdote Giosuè, figlio di Iosadac. Gli parlerai e gli dirai: Così parla il Signore degli eserciti: ‘Ecco un uomo, che si chiama il Germoglio, germoglierà nel suo luogo e costruirà il tempio del Signore. Egli costruirà il tempio del Signore, riceverà gloria, si siederà e dominerà sul suo trono, sarà sacerdote sul suo trono e vi sarà fra i due un accordo di pace. Le corone saranno … come un ricordo nel tempio del Signore.’»

(Zaccaria 6:11-14)

I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi.

(Apocalisse 19:12)

Il punto è, quanti candelabri si vedono? Uno solo, ma in realtà le sette lampade sono una sola. È una verità molto profonda che ci porta ad Apocalisse 1, dove troviamo il Figlio dell’Uomo “in mezzo ai sette candelabri”. Quante chiese ci sono qui? Ovviamente sono 7, ma non è forse la chiesa dell’Iddio vivente una sola? È così, ma la sua perfetta espressione è in queste 7 lampade (o candelabri) d’oro.

Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d’uomo … e i sette candelabri sono le sette chiese.

(Apocalisse 1: 12-13, 20)

sette trombeLo stesso principio si applica alle 7 trombe, che sono in realtà una sola. Un esempio lo vediamo nella caduta di Gerico, quando i figli di Israele fecero un giro della città per sei giorni di fila e il settimo giorno ne fecero sette: sette, ma in realtà uno! (si veda Giosuè 6:1-21)

Siamo così “cronologicamente ottusi” e presi dalla “sequenza delle cose”, che non abbiamo compreso la profonda natura della singolarità delle trombe. Sono sette, ma una sola. Così, quando la prima squilla – nel vero senso escatologico e teologico – in realtà squillano tutte insieme, poiché esse sono il perfetto giudizio di Dio. Quando vediamo il candelabro di Efeso, vediamo le 7 lampade allo stesso tempo; quando udiamo la prima tromba, le udiamo tutte e 7 allo stesso tempo. Questa è precisamente la metafora di ciò che accade qui.

Zaccaria vide un candelabro d’oro formato da sette lampade con un grosso vaso nel mezzo, rialzato, che riversava olio dorato proveniente dai due olivi ai suoi lati; ciò che chiamo “candelabro universale”. Quando arriviamo all’Apocalisse, la coppa centrale è stata rimossa e al suo posto troviamo il Figlio dell’Uomo. Indovinate chi è che rifornisce di olio le sette lampade adesso? Eppure, dove ha inizio lo squillare delle 7 trombe?

L’ira dell’Agnello

È chiaro che in Apocalisse 6 vi sono 6 sigilli che devono essere aperti; con l’apertura del quinto, vediamo che il numero di coloro che devono soffrire ed essere uccisi non è ancora completo. Ma con l’apertura del sesto sigillo viene fatta chiarezza su quanto ancora durerà la sofferenza: «Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?» (Apocalisse 6:10)

La risposta risuona repentina e udiamo dire ai monti e alle rocce: «Cadeteci addosso, nascondeteci dalla presenza di colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello; perché è venuto il gran giorno della sua ira. Chi può resistere?» (Apocalisse 6:16-17)

Questa è la fine della settantesima settimana, è il tempo dell’ira dell’Agnello. Ma dove sono i santi? Dov’è Israele? Siamo allora subito catapultati in Apocalisse 7, dove i 144.000 di Israele sulla terra vengono segnati con il sigillo prima che gli angeli riversino le coppe dell’ira (Apocalisse 16) e prima dell’apertura del settimo sigillo.

«Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte, con il sigillo, i servi del nostro Dio».

(Apocalisse 7:3)

E dov’è la Chiesa? Nei cieli (si veda Apocalisse 7:9-17). Ed è ora che sta per giungere la vera ira dell’Agnello e l’ira di Colui che siede sul trono: l’ira di Dio!

Passiamo così ad Apocalisse 8 e cosa leggiamo? Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz’ora” (Apocalisse 8:1). Mezz’ora o 30 minuti o 60 secondi x 30 minuti = 1800 secondi. E questi 30 minuti equivalgono ai 30 giorni di cui si parla in Daniele 12:11, in cui sono menzionati 30 giorni oltre i 1260, per giungere a 1290 giorni di desolazione o 30 giorni oltre la settantesima settimana di Daniele: sono i 30 giorni dell’ira di Dio e dell’Agnello, e tutto a favore della Nuova Gerusalemme, cioè il 18 (12.000 furlong x 660 piedi = 7.920.000 piedi / 5280 piedi in 1 miglio = 1500 miglia x 12 spigoli del cubo = 18.000 miglia o 18 – Apocalisse 21:16).

«Dal momento in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà rizzata l’abominazione della desolazione, passeranno milleduecentonovanta giorni.»

(Daniele 12:11)

Cosa sentiamo? Proprio nulla, il silenzio assoluto! Perché la vendetta di Dio sta per aver luogo. Il suono delle 7 trombe, come quello delle 7 chiese, è udito come un unico suono. È per questo che è solo all’ultima tromba (si veda 1 Corinzi 15:52) che “prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria” (1 Tessalonicesi 4:16-17).

Si può chiamare questo evento la “conservazione dei santi” sulla terra mentre la Sua ira viene riversata (come la conservazione della famiglia di Noè nell’arca durante il diluvio o quella dei figli d’Israele durante le piaghe d’Egitto). Allora, come mai “gli eserciti che sono nel cielo”, vestiti di lini bianchi (che sono “le opere giuste dei santi” secondo Apocalisse 19:8), in base ad Apocalisse 19:14 “Lo seguivano sopra cavalli bianchi”? Essi sono di certo coloro che hanno “ottenuto vittoria sulla Bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome” (Apocalisse 15:2) e sono stati presi come due testimoni (Apocalisse 11:12) alla fine dei tre giorni e mezzo o 1260 giorni o 42 mesi o “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”. Dunque, come facciamo a non capire cosa accade qui?

Ma dopo tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro; essi si alzarono in piedi e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una voce potente che dal cielo diceva loro: «Salite quassù». Essi salirono al cielo in una nube e i loro nemici li videro.

(Apocalisse 11:11-12)

Se questa non è la resurrezione/rapimento, allora non sa proprio cosa possa essere. E questa resurrezione/rapimento avrà luogo prima del grande terremoto che è l’arrivo dell’ira dell’Agnello e del grande tino dell’Ira di Dio (Apocalisse 11:13, 18; 14:19).

Alcuni chiedono: quanti terremoti dovranno aver luogo per passare dal regno della Bestia a quello del Re dei re e Signore dei signori? La risposta è 7. Come mai? Ogni volta che nell’Apocalisse si trova la parola “terremoto” (per un totale di 7 volte), è sempre in riferimento ai 30 giorni dell’ira dell’Agnello e del grande tino dell’ira di Dio.

Ap. 6:12 – il sesto sigillo;

Ap. 8:5 – il settimo sigillo e la settima tromba;

Ap. 11:13 (due volte) – una vola riferito al crollo della “decima parte della città”, che è Babilonia la grande, e una volta riferito alle settemila persone uccise in quel terremoto;

Ap. 11:19 in retrospettiva alla giusta purificazione della terra, cioè come Egli ha distrutto coloro che hanno distrutto la terra;

Ap. 16:18 (due volte) – quando la settima coppa è rovesciata e ha luogo “un terremoto così forte che da quando gli uomini sono sulla terra non se n’è avuto uno altrettanto disastroso”. Ma cosa ha distrutto questo terremoto? Da quanto tempo Babilonia è stata distrutta? Ebbene, Babilonia la grande non viene completamente distrutta fino alla fine del settimo calice!

Poi il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e dal tempio uscì una gran voce proveniente dal trono, che diceva: «È fatto». 

E ci furono lampi, voci, tuoni e un terremoto così forte che da quando gli uomini sono sulla terra non se n’è avuto uno altrettanto disastroso.

La grande città si divise in tre parti, e le città delle nazioni crollarono e Dio si ricordò di Babilonia la grande per darle la coppa del vino della sua ira ardente.

(Apocalisse 16:17-19)

Dunque è chiaro. Il grande terremoto che si vede in Apocalisse 8:5 è virtualmente lo stesso che torna in tutto il libro. È il grande e terribile giorno di Dio, il tempo del Suo giudizio e della Sua ira.

Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco dell’altare e lo gettò sulla terra. Immediatamente ci furono tuoni, voci, lampi e un terremoto.

I sette angeli che avevano le sette trombe si prepararono a suonare.

(Apocalisse 8:5-6)

È il suono della tromba e delle trombe. È il primo ed è l’ultimo, così come Gesù. E, se Gesù è Uno solo, così sono le Sue trombe. Esse annunciano il Suo perfetto giudizio e il rapimento/resurrezione della Chiesa.

I cinque mesi e l’ora del giudizio

stinkingPossiamo adesso occuparci di questa piuttosto spinosa questione dei 5 mesi. Perché per 5 mesi? La quinta tromba squilla durante l’ira dell’Agnello e il terremoto colpisce (Apocalisse 8:5).

E fu detto loro di non danneggiare l’erba della terra, né la verdura, né gli alberi, ma solo gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. Fu loro concesso, non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi …

In quei giorni gli uomini cercheranno la morte ma non la troveranno; brameranno morire ma la morte fuggirà da loro …

Avevano code e pungiglioni come quelli degli scorpioni, e nelle code stava il loro potere di danneggiare gli uomini per cinque mesi.

(Apocalisse 9:4-6, 10)

(Si veda Apocalisse 8:7-13)

Come mai nell’arco di questi 30 giorni vi sono 5 mesi? Torniamo ad Apocalisse 1:1 in cui è specificato che a Giovanni viene parlato tramite “segni”. Il 5 è il numero della “responsabilità” e qui i terrestri devono assumersi la responsabilità dei loro peccati, della ribellione contro Dio.

Essi vengono punti, ma non muoiono, benché cerchino la morte. La tortura è dover vivere con la loro iniquità, la conseguenza del peccato.

La Lettera ai Romani parla di “accusare e scusare” (si veda Romani 2:15). Ma qui non c’è nulla di tutto ciò. Gli uomini vedono i due testimoni mentre vengono rapiti in cielo (Apocalisse 11:11-12) e poi chiedono alle rocce e ai monti di essere schiacciati (Apocalisse 6:16). Ma ormai non si può più fuggire dal proprio peccato. Questi terrestri si trovano all’interno dei 30 giorni e sono colpiti dalle punture degli scorpioni. Essi vedono in faccia Apollion e Dio permette a questo “guai” di accadere perché ve ne sono altri due in arrivo: Il primo «guai» è passato; ecco, vengono ancora due «guai» dopo queste cose” (Apocalisse 9:12).

Ora si avvicina il giudizio di Babilonia. È vero che possiamo stabilire una sorta di sequenza, ma tutte queste cose avvengono virtualmente allo stesso tempo. Le trombe suonano, i credenti le odono e vengono rapiti. Poi la scena si sposta sulla sesta tromba, o sulla “sesta fase” della tromba (si veda Apocalisse 9:13-21), che chiaramente si focalizza sul cuore di Babilonia, l’Eufrate.

Parleremo ancora dei 5 mesi, ma ora passiamo allo scioglimento dei “quattro angeli che erano stati preparati per quell’ora” (Apocalisse 9:15).

Si, questa è l’ora della prova, l’ira di Dio, i 30 giorni. Alla fine di questi 30 giorni sorgerà il Sole della giustizia che, in base a Malachia 4:1-2, in quel gran giorno di Dio porterà la guarigione sulle sue ali. Perché la guarigione? Perché la terra ne avrà estremo bisogno dopo i 30 giorni dell’ira di Dio e dell’Agnello. E si badi bene, è vero che è presente l’ira di Dio, ma questa piaga sarà causata per la maggior parte dalla crudeltà e dall’empietà dell’uomo, che sarà diffusa come un contagio.

Ma cosa dobbiamo dire di questa “ora” che troviamo menzionata per ben 10 volte (Apocalisse 3:3, 10; 8:1; 9:15; 11:13; 14:7; 17:12; 18:10, 16, 19)? È l’ira di Dio, l’ira dell’Agnello, che attende l’arrivo del Sole della giustizia. La mezz’ora, il giorno, i 30 giorni e l’ora sono la stessa cosa: l’ira dell’Agnello, i 30 giorni finali di desolazione.

Riferimenti Parole chiave Cronologia
Apocalisse 3:3 “Se non sarai vigilante, io verrò come un ladro, e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti.” Parla del rapimento o seconda venuta – alla fine del 1260° giorno, ma prima del 1290°
Apocalisse 3:10 “Anch’io ti preserverò dall’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra.” Parla dei 30 giorni di desolazione in cui sarà giudicata la terra e in particolare i terrestri – dopo i 1260 giorni
Apocalisse 8:1 “Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz’ora.” L’inizio dello squillare delle sette trombe – inizio dei 30 giorni
Apocalisse 9:15 “E furono sciolti i quattro angeli che erano stati preparati per quell’ora, quel giorno, quel mese e quell’anno, per uccidere la terza parte degli uomini.” La sesta fase della tromba o sesta tromba – i 200 milioni al fiume Eufrate – connesso ai 5 mesi della quinta tromba
Apocalisse 11:13 “In quell’ora ci fu un gran terremoto e la decima parte della città crollò.” Parla dei 30 giorni dopo il rapimento/resurrezione dei due testimoni
Apocalisse 14:7 “Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio.” I 30 giorni del grande tino dell’ira di Dio
Apocalisse 17:12 “ … riceveranno potere regale, per un’ora, insieme alla bestia.” Il regno della Bestia – 10 re ricevono da essa l’autorità “per un’ora”
Apocalisse 18:10 “Ahi! ahi! Babilonia, la gran città, la potente città! Il tuo giudizio è venuto in un’ora!” Il giudizio di Babilonia la grande che avviene “in un’ora” (o momento)
Apocalisse 18:16 “In un’ora una ricchezza così grande è stata distrutta!” Il giudizio di Babilonia la grande che avviene “in un’ora” (o momento)
Apocalisse 18:19 “In un’ora è stata ridotta a un deserto!” Il giudizio di Babilonia la grande che avviene “in un’ora” (o momento)

Queste 10 “ore” separate parlano tutte del giudizio che pende sulle 10 corna e 10 corone della Bestia e del suo dominio (i 10 re): tutti saranno giudicati, per questo 1/10 della grande città sarà distrutto dal terremoto (Apocalisse 11:13). Inoltre, 10 x 60 minuti = 600 minuti x 60 secondi = 36.000 secondi, frattale (riflesso) dei 360° del cerchio, che rappresenta il completo giudizio di Dio sulla grande città e sulla Bestia e la seconda Bastia, le cui impronte sono sopra Babilonia la grande. L’ira dell’Agnello (numero 45) e l’ira di Dio (numero 36) sono l’evento (ira di Dio e dell’Agnello) a cui tutte e 10 queste “ore” si riferiscono.

Moltiplicando i numeri da 1 a 10 (1 x 2 x 3 x 4 x 5 x 6 x 7 x 8 x 9 x 10) otteniamo 3.628.800 o 36.288, che possiamo subito rapportare alla grande Piramide di Giza perché 756 piedi (lato di base) x 4 = 3024 piedi x 12 pollici = 36.288 pollici.

Questo conferisce credibilità all’idea che la Piramide sarà presente quel giorno, il giorno in cui pace, armonia e vera giustizia, saranno ripristinate sulla terra, che porterà al 1290° giorno della desolazione e all’inizio dei 45 giorni mancanti fino al 1335° giorno (Daniele 12:12). Ed è qui che avverrà ciò che è profetizzato da Isaia 19:19: “In quel giorno, in mezzo al paese d’Egitto, ci sarà un altare eretto al Signore; e presso la frontiera, una colonna consacrata al Signore” (cioè Giza). Quindi, queste 10 ore porteranno alla venuta del Messia sulla terra con i Suoi santi. Infatti, allo stesso modo, 1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 + 8 + 9 + 10 = 45, il sorgere del Sole della giustizia.

Apocalisse 10 e 11 sono un intervallo di tempo concesso ai credenti per testimoniare nel corso delle ere, ma in particolare nell’intera settantesima settimana di Daniele. Però, si noti che dopo la resurrezione di tutti i santi dell’Antico e del Nuovo Testamento e il rapimento dei viventi (si veda Apocalisse 11:12), accade qualcos’altro sulla terra, che è la continuazione di ciò che avevamo lasciato al momento del primo “guaio”, alla “stessa ora” (Apocalisse 11:13). Proprio così, alla stessa ora della resurrezione/rapimento ha luogo un terremoto, il terremoto dei 30 giorni, annunciato dal suono della tromba.

In quell’ora ci fu un gran terremoto e la decima parte della città crollò e settemila persone furono uccise nel terremoto …

Il secondo «guai» è passato; ma ecco, il terzo «guai» verrà presto.

Poi il settimo angelo sonò la tromba …

(Apocalisse 11:13-15) 

Babilonia la grande

babylon

E per questo che, quando l’ira di Dio e dell’Agnello vengono riversate, 1/10 della città cade (Apocalisse 11:13). Non Gerusalemme,
ma Babilonia. 1/10 è un codice numerico. Dove altro troviamo il 10 nell’Apocalisse? Ci sono 10 corna, 10 corone, 10 re: la Bestia e il suo regno. 10 è l’oggetto del giudizio, 10 è Babilonia.

Babilonia è la stessa città di cui si parla in Apocalisse 11:8. Parlando dei due testimoni viene detto: “I loro cadaveri giaceranno sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il loro Signore è stato crocifisso” (Apocalisse 11:8). Non regge l’idea diffusa che qui si parli di Gerusalemme. Primo perché ogni altra volta che viene menzionata la “grande città”, nell’Apocalisse, ci si riferisce a Babilonia; poi perché Gesù non è stato crocifisso in Gerusalemme: “Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città. Usciamo quindi fuori dall’accampamento” (Ebrei 13:12-13).

Dunque è la “grande città” ad essere giudicata, non Gerusalemme. Inoltre, se ha luogo un così grande terremoto, come mai muoiono solo settemila persone? La risposta è che a morire sono solo le persone colpite dal giusto giudizio di Dio, che non colpisce alla cieca. Così passa anche il secondo “guai”. Questo è il compimento di Apocalisse 18 e il motivo preciso per cui si ode la settima tromba, la stessa che si è udita per tutti i 30 giorni.

 la Sequenza Profetica

Stiamo per assistere al “banchetto del sacrificio” (Ezechiele 39:19), al “gran banchetto di Dio” (Apocalisse 19:17), al raduno di Armageddon (Apocalisse 16:16). La campagna di Armageddon finirà con la discesa dell’esercito celeste, con Lui accompagnato dai Suoi santi, che cavalcherà un cavallo bianco, per sconfiggere la Bestia e la seconda Bestia (vedi Apocalisse 19) che avranno tentato di distruggere Gerusalemme, ma saranno annientati dall’apparizione della Sua venuta. Il Sole della giustizia getterà la Bestia e il Falso Profeta nello stagno di fuoco e il loro padre, Satana, sarà incatenato per tutto il Regno del Messia sulla terra!

“E allora sarà manifestato l’empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta.”

(2 Tessalonicesi 2:8) 

La fine delle cose

Non se ne parla, ma la fine sarà il passaggio del terzo “guai”. Gli eventi di Apocalisse 15 e il riversamento dei 7 calici (Apocalisse 16) vengono qui giustamente sottolineati.

La fine dell’ora di sofferenza che affliggerà i terrestri è giunta all’apice. E ora “beato chi aspetta e giunge a milletrecentotrentacinque giorni” (Daniele 12:12), la venuta in gloria del Sole della giustizia dopo i 45 giorni oltre i 1290 della desolazione. All’apice dell’era dell’uomo udiamo annunciare: “Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli” (Apocalisse 11:15).

Apocalisse 12 parla dei tre anni e mezzo di grande tribolazione, Apocalisse 13 della Bestia e del Falso Profeta, Apocalisse 14 della messe e la vendemmia sulla terra: la prima è per la salvezza (durante la settantesima settimana, prima dei 30 giorni) e la seconda è il gran tino dell’ira di Dio (cioè i 30 giorni). Questi sono i veri “esclusi”.

trumpets

Apocalisse 15 mostra una folla celeste (i risorti e i rapiti) che hanno vinto sulla Bestia (la Babilonia politica), sulla sua immagine (la Babilonia religiosa) e sul suo marchio (la Babilonia commerciale). Essi sono nella gloria, davanti al trono di Dio, e cantano il cantico di Mosè (Israele) e dell’Agnello (la Chiesa): essi sono la Città Santa, la Nuova Gerusalemme, che gioisce nel Re dei santi!

Questi sono i due testimoni ed è proprio per la loro testimonianza che l’ira di Dio è riversata su Babilonia la grande. Essi si preparano a tornare con il Re dei santi (Apocalisse 19:14). Ma se sono dinanzi al trono di Dio, come possono essere anche sulla terra?

In Apocalisse 16 è anticipato il giudizio della triplice natura di Babilonia la grande, che viene divisa in tre parti (Apocalisse 16:19). Lo stesso si vede in Apocalisse 17, la Babilonia apostata, e Apocalisse 18, la Babilonia commerciale e il re di Tiro. E Apocalisse 19 è il momento in cui avviene il giudizio finale della Bestia e del Falso Profeta. Non è questo il re di Babilonia?

Ciò che vediamo in Apocalisse 20, 21 e 22 è ovvio, si parla di una nuova era e una nuova dimensione.

La grande città si divise in tre parti, e le città delle nazioni crollarono e Dio si ricordò di Babilonia la grande per darle la coppa del vino della sua ira ardente.

(Apocalisse 16:19)

Il grande terremoto

earthquakeSono più che mai convinto che il “terremoto” a cui ci si riferisce con il sesto sigillo (si veda Apocalisse 6:12), la “mezz’ora” e il conseguente terremoto menzionati all’apertura del settimo sigillo (si veda Apocalisse 8:1, 5) e il suono delle trombe (Apocalisse 8:2, 6), avvengano tutti nella stessa fase temporale chiamata “mezz’ora”, “ora”, “giorno” e “30 giorni”: tutti termini riferiti all’ira dell’Agnello e all’ira di Dio.

Lo stesso terremoto è menzionato in Apocalisse 6:12, sotto il sesto sigillo, e ancora in Apocalisse 8:5, con la settima tromba: entrambi nei 30 giorni dell’ira. Altre tre menzioni le troviamo in Apocalisse 11:13, due volte riguardo alla caduta di 1/10 della città e alla morte di 7000 persone. E questo è il “grande terremoto”. In retrospettiva, troviamo ancora menzione del terremoto in Apocalisse 11:19:

In quell’ora ci fu un gran terremoto e la decima parte della città crollò e settemila persone furono uccise nel terremoto …

(Apocalisse 11:13)

Allora si aprì il tempio di Dio che è in cielo e apparve nel tempio l’arca dell’alleanza. Vi furono lampi e voci e tuoni e un terremoto e una forte grandinata.

(Apocalisse 11:19)

La sesta e settima menzione del terremoto le troviamo in Apocalisse 16:18, in relazione alla distruzione di Babilonia la grande:

Poi il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e dal tempio uscì una gran voce proveniente dal trono, che diceva: «È fatto».

E ci furono lampi, voci, tuoni e un terremoto così forte che da quando gli uomini sono sulla terra non se n’è avuto uno altrettanto disastroso.

La grande città si divise in tre parti, e le città delle nazioni crollarono e Dio si ricordò di Babilonia la grande per darle la coppa del vino della sua ira ardente.

(Apocalisse 16:17-19)

«Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque».

Poi un secondo angelo seguì dicendo: «Caduta, caduta è Babilonia la grande, che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino dell’ira della sua prostituzione».

(Apocalisse 14:7-8)

Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che recavano sette flagelli, gli ultimi, perché con essi si compie l’ira di Dio.

Una delle quattro creature viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio, il quale vive nei secoli dei secoli.

(Apocalisse 15:1, 7)

Per concludere a proposito del grande terremoto diviso in 7 terremoti, se moltiplichiamo i primi sette numeri tra loro (1 x 2 x 3 x 4 x 5 x 6 x 7) abbiamo 5040, il numero della società perfetta di Magnesia secondo l’intuizione di Platone. E 5040 / 2 = 2520, frattale del Cubito Sacro. Il giudizio di Dio ha un solo scopo, portare pace e armonia tra gli uomini sulla terra e vendicare i santi dell’Altissimo.

Con questo si conclude la prima parte dello studio sui numeri dell’Apocalisse. La prossima sezione sarà ancora più emozionante perché conterrà abbondanti ramificazioni nell’ambito del “sistema numerico” stabilito per aiutarci a decifrare il significato nascosto nei “segni” descritti da Giovanni. Possa il Signore donarci chiarezza nello studio dell’unico testo del Canone Sacro divinamente preposto a rendere “benedizione” durante la sua lettura:

Beato chi legge e beati quelli che ascoltano le parole di questa profezia e fanno tesoro delle cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino!

(Apocalisse 1:3)

di Doug Krieger © The Tribulation Network

edizione italiana a cura di Sequenza Profetica

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