La resa dei conti, Israele deve scegliere

Siamo solo interessati ad una cosa, non alla conquista di territorio o alla vittoria militare sul campo. Vogliamo portare pace e serenità“, ha dichiarato il portavoce del governo israeliano Mark Regev. Questo è il problema! Anzi, è stato il problema che ha fatto sì che la leadership di Israele abbia desistito dall’affrontare la questione Hamas in questi ultimi anni. Pensare di far pace con Amalek è stata l’innocenza dell’ignoranza e il silenzio della ingenuità dei politici israeliani che hanno preferito inseguire la chimera della pace in cambio di territori proposta all’amministrazione Usa. Ma a che cosa ha condotto la politica di concessioni? A che cosa ha portato la decisione presa da Sharon nel 2005 di ritirarsi da Gaza? Che ogni metro di terra che Israele ha concesso ai suoi nemici in cambio di un tregua si è sempre trasformata in una piattaforma di attacco allo stesso Israele. Che cosa direbbero ora a Condolezza Rice (l’allora segretario di Stato statunitense) gli abitanti del sud di Israele, che da quell’anno vivono perennemente nell’apprensione per la paura di essere colpiti da un razzo proveniente da Gaza?

Pur di seguire il diabolico piano americano dei due stati per due territori, la politica israeliana ha preferito trattenersi, pensando che non mandare un messaggio chiaro a Hamas, Hezbollah, Egitto, Turchia e l’Iran, non conducesse mai alla situazione attuale. Nel passato infatti, Israele è stato sempre tenuto fermo dalla dinastia Clinton/Bush da un confronto definitivo con Hamas che avrebbe potuto mettere a tacere definitivamente questa minaccia. La situazione è invece peggiorata di anno in anno, tanto che, ormai non basta più attaccare il quartier generale del capo di Hamas Ismail Haniyeh, quando l’obiettivo di Hamas è lo sterminio di Israele. Il fatto che i terroristi combattenti attuali di Hamas siano ancora in giro la dice lunga sulla timidezza dei leader politici israeliani di oggi, i quali hanno ancora paura del piccolo Hamas. Pur non volendo inviano un messaggio di “debolezza” ai nemici di Israele.

Anziché preoccuparsi solo ed esclusivamente dell’opinione pubblica e delle possibili reazioni ad un attacco su grande scala, per la propria difesa Israele dovrebbe mandare un chiaro messaggio di forza a Hezbollah e all’Iran, trasformando l’Hamas del presente in una questione del “passato”.