I due testimoni e gli altri due uomini …

… che tengono Israele e la Chiesa separati

L’attuale coercizione di Israele

Uno degli inganni relativi alla “fine dei tempi” è l’abolizione a priori, strettamente dispensazionalista, dell’idea che Dio possa gestire contemporaneamente due popoli, cioè il divino Testimone, allo stesso momento, cioè alla fine dei tempi.

Si poterebbe dire che stiamo facendo tanto chiasso per un nonnulla, che si tratti solo di banali nozioni teologiche che non hanno, in fondo, chissà quanta rilevanza. Ma vorrei che fosse chiaro che l’escatologia è ciò che ha motivato intere nazioni, sia nel bene che nel male. Si può paragonare al giardino di casa che, se non viene curato nel modo adeguato, diventa in breve tempo una foresta incolta. Non dimentichiamo che è proprio nel giardino che gioca la maggior parte dei bambini …

La diseredazione, o comunque la diminuzione di importanza, di Israele da parte di una vasta gamma di teologi cristiani (cattolici, ortodossi, protestanti o carismatici) non è certo stata migliorata dagli sforzi dei dispensazionalisti di riportare la tempistica profetica della settantesima settimana a favore degli ebrei, anzi, come si vedrà più avanti, essi continuano a basarsi su una serie di dottrine discriminatorie elaborate per conferire ai figli e alle figlie di Giacobbe la “parte che spetta loro di diritto”, ma non certo un ruolo da protagonisti nel piano divino.

 La resurrezione di Daniele 12: Israele “spettatore”

Questo scritto si vuole incentrare sull’insistenza del Falso Profeta nel tenere separati e in ostilità reciproca i suoi accusatori, coloro che possono testimoniare contro la sua corrotta macchinazione e contro l’Anticristo/Bestia che egli serve, in modo che al momento del giudizio essi non possano nuocergli. Perché se i due Testimoni si troveranno insieme nello stesso momento, allora la sua condanna sarà sicura!

“Nella questione cronologica riguardante il rapimento, il dispensazionalismo concentra la sua impostazione nel campo escatologico. Un silenzio assoluto nell’Antico Testamento rispetto al tempo presente, un totale distacco della Chiesa dal divino programma per Israele e una chiara rottura tra le dispensazioni, sarebbero elementi a favore del rapimento prima della tribolazione: la Chiesa non sarebbe collegata in alcun modo alla settantesima settimana di Daniele, o momento della tribolazione, periodo che avrebbe a che fare col solo Israele. Ma una parziale rivelazione del tempo presente nell’Antico Testamento, una connessione (non necessariamente un’identificazione) tra Israele e la chiesa, e un cambiamento di dispensazione comprendente un periodo di transizione, aprirebbe le porte alla presenza della Chiesa nel periodo della tribolazione” (Robert Gundry, The Church and the Tribulation, Zondervan, 1976).

In base a ciò che afferma Gundry, dunque, se l’Antico Testamento è muto sul mistero della Chiesa, allora esso tace allo stesso modo anche riguardo ai santi gentili che prolifereranno durante la tribolazione? In tal caso, coloro che “custodiscono la testimonianza di Gesù” (Apocalisse 12:17) si disperino pure, perché non possiedono nemmeno il titolo di “santi della tribolazione”, né hanno alcuna identità spirituale: non sono parte della Chiesa rapita, né di Israele, né di alcun corpo redento. Eppure sono una moltitudine incalcolabile! (Apocalisse 6:9-17). Dove bisognerà collocarli?

Il pre-tribolazionismo richiede che vi siano almeno due resurrezioni dei giusti. Per prima quella della “Sposa di Cristo”, prima dell’inizio della settantesima settimana e dei giorni di tribolazione; per seconda, quella nota come “prima resurrezione” e seconda venuta di Cristo sulla terra, alla fine della settantesima settimana. Quelli della “prima resurrezione” sono chiamati, da Arno Fruchtenbaum, la “Sposa di Jehovah”, composta dai santi dell’Antico Testamento e da quelli della tribolazione, benché non sia chiaro come questi ultimi siano giunti a tale posizione.

“Se la Sposa di Jehovah e la Sposa di Cristo si considerassero la stessa persona, si dovrebbero affrontare numerose contraddizioni dovute alle differenti descrizioni fornite. Solo quando si considerano due entità distinte, Israele come la Sposa di Jehovah e la Chiesa come la Sposa del Messia, allora tali contraddizioni scompaiono” (Arno Fruchtenbaum, Footsteps of the Messiah, Ariel Ministries, Tustin, Ca, 2003).

La “prima resurrezione” dei giusti e i “cristiani” di John Walvoord

I dispensazionalisti sono determinati ad escludere i santi dell’Antico Testamento dalla resurrezione dei giusti, relegandoli alla “prima resurrezione”. Secondo loro, la Chiesa scomparirebbe sette anni prima, in un cosiddetto “rapimento segreto”, contemporaneamente alla resurrezione dei santi del Nuovo Testamento.

“Varie identificazioni della Sposa dell’Agnello, descritta in Apocalisse 19:7-8, includono i redenti della nazione di Israele, la Chiesa, Israele e la Chiesa. L’immagine veterotestamentaria di Israele come moglie fedele del Signore è un ostacolo alla prima e alla terza possibilità, così come lo è la cronologia della resurrezione di Israele. I redenti di Israele non risorgeranno fino a dopo la settantesima settimana di Daniele (Daniele 12:1-2), perciò essi non saranno parte della Sposa nel quadro temporale dipinto in Apocalisse 19:7-8, un periodo precedente la seconda venuta (Apocalisse 19:11-16)” (R.L. Thomas, Marriage Supper of the Lamb, in Mal Couch ed, Dictionary of Premillennial Theology, Grand Rapids, MI: Kregel Publications, 1996).

“In base a Daniele 12:1-3 e Isaia 26:19-21, la resurrezione di Israele e dei santi dell’Antico Testamento non avrà luogo fino alla seconda venuta di Cristo. Apocalisse 20:4-6 dice allo stesso modo che i santi della tribolazione non saranno risorti prima di quel tempo. Nonostante sia impossibile eliminare questi gruppi dal ruolo di osservatori, essi non possono essere accettati come partecipanti all’evento [cioè la Cena delle Nozze dell’Agnello]” (J. Dwight Pentecost, Things to Come: A Study in Biblical Eschatology, Grand Rapids, MI: Zondervan Publishing House, 1958).

Questa “prima resurrezione” dei giusti (o meglio “seconda”, dato che avviene dopo la cosiddetta resurrezione della Chiesa), reca delle distinzioni poiché include tutti i santi dell’Antico Testamento e i santi che “custodiscono la testimonianza di Gesù” durante la settantesima settimana, benché non venga fatta menzione di quei “santi della tribolazione” che dovrebbero essere ancora in vita alla seconda venuta. Che ne è di loro? Forse c’è un “rapimento segreto” anche per questi? Essi non sono parte della Chiesa, né di Israele, né dei gentili. Il dottor John Walvoord prende una posizione al riguardo nella sua esegesi di Daniele 12:2:

“Partendo dal punto di vista dell’interpretazione pre-tribolazionista delle profezie, che presuppone una resurrezione della Chiesa prima della tribolazione [cioè la resurrezione dell’Israele redento menzionata in Daniele 12:2 e, perciò, di tutti i giusti da Adamo a Giovanni Battista], questo passo può essere interpretato in modo semplicemente letterario. Se i pre-tribolazionisti hanno ragione, ci sarà una resurrezione dei giusti a questo punto [cioè alla fine della settantesima settimana], quando Cristo tornerà per regnare. Anche se sarebbe eccessivo dire che questo conferma l’impostazione pre-tribolazionista, vi si armonizza in modo evidente. Allo stesso tempo Young [un anti-millenarista che interpreta Daniele 12:2 ponendo speciale enfasi sulla “resurrezione di coloro che sono morti durante la tribolazione” (E.J. Yung, The Prophecy of Daniel), i cosiddetti “santi della tribolazione”] ha probabilmente ragione nell’affermare che la speranza della resurrezione è estesa in modo speciale ai martiri della tribolazione, di cui viene fatta menzione speciale in Apocalisse 20:4. Il punto principale di Apocalisse 20 è che i santi, vivi e morti, possono guardare avanti, ad una gloriosa ricompensa, alla fine della grande tribolazione, quando Cristo tornerà” (John F. Walvoord, Daniel, The Key to Prophetic Revelation, A Commentary, Moody Press, 1971).

Francamente, Walvoord confonde le stesse acque dispensazionaliste asserendo che i “santi della tribolazione” sono cristiani: perché allora non sono membri del Corpo di Cristo e, quindi, della Sposa di Cristo? Non è una teologia un po’ fastidiosa? Le seguenti citazioni, con i miei commenti, dimostrano solo alcune delle confusioni teologiche riscontrabili nell’opera The Prophecy Knowledge Handbook di John F. Walvoord (Victor Books, 1990).

“Veramente la Chiesa non è mai menzionata per nome in tutto il periodo della tribolazione (Apocalisse 4:1-19:10) […] Daniele fu informato del fatto che ‘quando la forza del popolo santo sarà interamente spezzata, allora tutte queste cose si compiranno’ (Daniele 12:7). Come indicato in molte Scritture, come Apocalisse 13:7, il popolo di Israele, come pure i gentili divenuti cristiani, alla fine dei tempi sarà sottoposto ad un giudizio per mano del dittatore del mondo, che tenterà di sterminare tutti i cristiani e tutti gli ebrei”.

Ad aggravare il dilemma di Walvoord riguardante la presenza di tali “cristiani” e l’assenza della “Chiesa” nella settantesima settimana di Daniele, si aggiungono le seguenti dichiarazioni:

“Benché Matteo 16:18 anticipi la presenza Chiesa, non viene fatta esplicita menzione dell’epoca della Chiesa in modo analogo a quello che si trova più tardi in Giovanni 13-17. La conclusione che se ne ricava è che l’epoca della Chiesa e il rapimento non vengono introdotti fino ad Apocalisse 14:1-3 (cioè i 144.000 sul Monte Sion)”.

“Alcuni problemi sorgono con Matteo 24:13, quando si trova scritto: ‘Ma chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvato’ (cfr. Marco 13:13). Un’interpretazione comune è che coloro che persevereranno, resisteranno fino alla fine della tribolazione, ma è contraddetta dal fatto che, durante la tribolazione, migliaia di cristiani saranno martirizzati (Apocalisse 7:9-17)”.

Una persona che “andrà a Cristo” durante la settantesima settimana potrà di certo definirsi cristiana, cioè membro della Chiesa, la Donna, la Sposa dell’Agnello. Pur confermando in apparenza questo fatto, Walvoord prosegue facendo delle dichiarazioni assurde per sostenere le sue bizzarre teorie dispensazionaliste.

“La gravità della tribolazione, e il numero dei martiri qui menzionato, indicano che la gran parte di coloro che andranno a Cristo alla fine dei tempi si troverà di fronte ad una scelta, e una vasta percentuale di essi sarà condannata per non aver adorato il dittatore del mondo. Se la Chiesa dovrà attraversare quest’epoca di terribile prova, è verosimile che solo una piccola percentuale di essa riuscirà a sopravvivere”.

Walvoord presuppone che debbano per forza esserci molti “cristiani della Chiesa” viventi, che dovranno morire durante la tribolazione e trovarsi nel numero di coloro che saranno martirizzati per la “testimonianza di Gesù” (cioè  la moltitudine di santi martiri descritta in Apocalisse 7:9-17). Francamente, sono sbalordito dal fatto che Walvoord possa lodare la “grande e innumerevole moltitudine” di “coloro che andranno a Cristo alla fine dei tempi” e allo stesso tempo possa dire che “una vasta percentuale di essi sarà condannata” e che la Chiesa non potrà sopportare una simile “terribile prova” e solo “una piccola percentuale di essa riuscirà a sopravvivere”. Questa logica contorta è così perniciosa che mina gli stessi pilastri del fondamentalismo, così tanto stimati da molti, compreso me stesso. Inoltre, dimostra anche che dispensazionalismo è tristemente carente nel suo pensiero teologico e, certamente, escatologico, e ciò lo rende vulnerabile a qualsiasi critica anti-millenarista, preterista e post-millenarista conosciuta.

Se l’elemento da sottolineare qui non è una “resurrezione generale” dei giusti e degli ingiusti, trovata in Daniele 12:2, ma due resurrezioni (cioè prima quella dei santi dell’Antico Testamento e di coloro che usciranno dalla tribolazione e dopo quella degli “ingiusti”, alla fine del Millennio), allora come può questa moltitudine di santi di Apocalisse 12:9-11 essere inclusa come parte di Israele o dei santi dell’Antico Testamento alla “seconda resurrezione dei giusti” alla fine della settantesima settimana? Se essi detengono la “testimonianza di Gesù”, non sono dunque parte della Sposa di Cristo?

La beata speranza contro l’aspettativa della tribolazione

È a questo punto che la natura della “beata speranza”, così come è vista dai dispensazionalisti, deve essere esposta per la frode che è. Mi permetterò di diffamare apertamente questa dottrina perché ogni martire della Chiesa, compreso ogni uomo, donna e bambino tra i santi dell’Antico Testamento che hanno sofferto il Suo rimprovero, come fece Mosè, troverebbe l’interpretazione dispensazionalista della “beata speranza” un villano affronto per una quantità di ragioni, la prima della quale è l’insulto alla persona stessa del nostro Signore. E mi asterrò dall’inserire, nel battibecco della dottrina pre-tribolazionista, l’argomento del presupposto “carattere di Dio” (Dio non permetterebbe mai che i santi soffrissero la persecuzione, la prova, il martirio, l’afflizione, ecc.), spesso utilizzato come scudo dialettico.

In sostanza, noi che sosteniamo la presenza della chiesa durante il periodo della tribolazione, siamo in qualche modo privi della “beata speranza”, ossia attendiamo con impazienza la sofferenza e il “marchio della Bestia”, l’Anticristo, la disperazione e la certa distruzione. Invece, coloro che sostengono l’idea del rapimento prima della tribolazione, sarebbero i “detentori della beata speranza”, opposti a coloro che favoriscono la dottrina di un rapimento imminente (cioè che può aver luogo in qualunque momento) e, fondamentalmente, non capiscono la natura di Dio riguardo a queste faccende; costoro aspettano il nulla, o almeno nulla che possa dare conforto all’animo.

La controversia si concentra intorno a questo versetto: “Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo” (Tito 2:13).

Il reverendo Gary Osborne, presidente dell’Alleanza dei Pentecostali Biblici, spiega chiaramente e semplicemente la posizione del pre-tribolazionismo:

“Questo articolo [The Blessed Hope], tenterà di dissipare le caratterizzazioni e fornire una base biblica per ciascun cristiano per credere e aspettare la beata speranza, il rapimento della Chiesa prima della tribolazione.

Sono allibito dal numero di predicatori che non parlano d’altro che dell’imminente giudizio, senza dire una parola sul rapimento! So per certo che gli Stati Uniti non sono esenti dalla possibilità di un giudizio prima del rapimento, eppure io non ho mai udito un predicatore riferirsi a simili eventi in tal modo. Piuttosto, le parole ‘marchio della Bestia’ e ‘Anticristo’ sono usate in contemporanea, insieme all’idea disperata dell’imminente distruzione. Non viene fatta menzione del rapimento ed è chiaro che questi predicatori non hanno più alcuna ‘beata speranza’. Molti sembrano considerare l’intera faccenda della tribolazione una sorta di tragedia shakespeariana, oppure sembrano aver concepito fantasie ‘romanzate’ di fuga dall’Anticristo e nascondigli sulle montagne. Che tristezza! Se tutto ciò che ci attendiamo è la tribolazione e la fuga dall’Anticristo, siamo davvero persone tristi. ‘La speranza insoddisfatta fa languire il cuore, ma il desiderio realizzato è un albero di vita’ (Proverbi 13:12). Senza la speranza di un rapimento, c’è ben poco da aspettarsi.

Queste persone non riescono a capire che Egli doveva venire due volte: prima per morire per i nostri peccati, poi di nuovo per regnare! Perché, allora, abbiamo tanta difficoltà ad afferrare lo stesso principio e applicarlo alla seconda venuta di Cristo? È ovvio, in base a ciò che la Bibbia dice sul ritorno di Gesù, che Egli dovrà venire prima per rapire il Suo popolo e poi, insieme ad esso, vincere l’Anticristo ad Armageddon. Chi è onesto con se stesso e con la Parola di Dio, non avrà difficoltà ad accettare un rapimento pre-tribolazione. Infatti, credo che essi dovranno necessariamente accettare tale realtà come la sola ed unica ‘beata speranza’ che dobbiamo attendere.

Così la domanda rimane: stai aspettando Cristo o l’Anticristo?”

La “beata speranza” è la venuta del Signore Gesù Cristo in gloria, la Sua vera persona. Il versetto in Tito 2:13 connette la “beata speranza” direttamente con la “gloriosa apparizione di Cristo” nella Sua gloria a venire. Quello che Osborne e altri pre-tribolazionisti hanno fatto al testo è stato rendere la “beata speranza” un “beato salvataggio”, una fuga dall’imminente “ira di Dio” (un termine errato, poiché l’Ira di Dio e l’Ira dell’Agnello non compaiono nell’Apocalisse fino agli ultimi 30 giorni o fino al 1290esimo giorno, che si trova all’interno della settantesima settimana). Tale è la “beata speranza” di Dio per i cristiani del Nuovo Testamento viventi prima dell’inizio della settantesima settimana.

Per prima cosa, per 1260 giorni (cioè la prima metà della settantesima settimana), in base ad Apocalisse 11:3, l’opera dei due Testimoni sarà prioritaria al punto che “se qualcuno vorrà fare loro del male, un fuoco uscirà dalla loro bocca e divorerà i loro nemici; e se qualcuno vorrà offenderli bisogna che sia ucciso in questa maniera” (Apocalisse 11:5).

Secondo poi, l’ira (o “furore”) menzionata durante la seconda parte della settantesima settimana, appare in Apocalisse 12:12: “Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi! Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di aver poco tempo”. In risposta alla persecuzione sofferta dai santi a causa della Bestia che sale dal mare, leggiamo: “Qui sta la costanza e la fede dei santi” (Apocalisse 13:10). L’Ira di Dio, o Ira dell’Agnello, è riversata nel contesto delle “sette coppe dell’ira di Dio sulla terra” solo dopo la prima resurrezione dei giusti, e “coloro rimasti in vita” (dalla tribolazione di quei giorni) saranno rapiti e portati via dalla Sua ira a venire.

I pre-tribolazionisti hanno ragione, i santi non soffriranno l’Ira di Dio, ma Egli non ci darà una falsa “beata speranza” di scampare dalla persecuzione globale della fine dei tempi. Al contrario, una fede cristiana che si nasconde dietro una simile falsità è una fede per cui non vale la pena morire! “In questo mondo avrete tribolazioni, ma fatevi animo, io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33). Questa è la fede per cui vale la pena morire.

Fratelli, “abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Filippesi 2:5-8).

Ora, facciamo in modo che le parole della nostra sorella Corrie Ten Boom penetrino nei nostri cuori e nelle nostre menti:

“Ci sono alcuni tra noi che insegnano che non vi sarà alcuna tribolazione, che i cristiani potranno scamparla. Costoro sono i falsi maestri da cui Gesù ci metteva in guardia, che sarebbero venuti negli ultimi tempi. La gran parte di essi sa ben poco di quello che sta accadendo nel mondo. Io ho visitato paesi in cui i santi stanno già soffrendo delle persecuzioni terribili.

In Cina è stato detto ai cristiani: ‘Non vi preoccupate, sarete rapiti prima che giunga la tribolazione’. Poi è giunta una persecuzione terribile e milioni di cristiani sono stati torturati fino alla morte. In seguito, ho sentito i predicatori cinesi dire, sconsolati: ‘Abbiamo fallito. Avremmo dovuto rafforzare la Chiesa per la persecuzione piuttosto che dire che Gesù sarebbe tornato prima. Bisogna dire alle persone come essere forti in tempo di persecuzione, come restare in piedi quando giunge la tribolazione: stare in piedi, non cadere’.

Sento di avere il mandato divino di andare a dire alle persone di questo mondo che è possibile essere forti nel Signore Gesù Cristo. Noi ci stiamo preparando per la tribolazione, ma più del sessanta percento del Corpo di Cristo nel mondo è già entrato nella tribolazione. Non c’è modo di scamparla.

Noi siamo i prossimi.

Poiché io ho già sperimentato la prigione per Cristo, e ho incontrato i pastori cinesi, ogni volta che leggo un passo biblico penso: ‘Potrei usarlo in tempo di tribolazione’. Poi lo metto per iscritto e lo imparo a memoria.

Quando ero nel campo di concentramento, un luogo da cui è uscito vivo solo il venti percento delle donne detenute, cercavamo di tirarci su a vicenda dicendo: ‘Niente sarà peggiore di oggi’. Ma poi scoprivamo che il giorno successivo poteva essere peggiore. In quel periodo, un versetto biblico che avevo imparato a memoria mi dava grande speranza e gioia.

‘Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi’ (1 Pietro 4:14)”.

Ecco qui: una fede per cui non vale la pena morire non è una fede per cui vale la pena vivere! Che non si dica mai che coloro che attendono la tribolazione di quei giorni non hanno speranza né “nulla a cui guardare”. Così facendo si insultano quei fratelli le cui sofferenze per Cristo superano di gran lunga questa speranza mal concepita del “salvataggio” dei fedeli dalle avversità. O peggio, si lascia la testimonianza della sofferenza di Gesù a quei “torturati per Cristo” che sono esclusi dalla Sposa dell’Agnello, lasciando nei “parenti secondo la carne” (Romani 9:3) un profondo senso di tradimento.

PARTE II; PARTE III

di Doug Krieger © The Tribulation Network – Pubblicazione a cura di Sequenza Profetica. E’ vietata la riproduzione.