I due testimoni e gli altri due uomini … (2)

La questione delle spose

Aver eliminato la “Sposa di Cristo” (altro termine non presente nel Nuovo Testamento) tramite un rapimento “segreto” e, aggiungerei, imminente, ha sdoppiato la Donna, la Sposa dell’Agnello, dipingendo inavvertitamente il desiderio di Dio per la singola Sposa come fasullo, poiché la “Sposa di Jehovah” (termine di Arno Fruchtenbaum tramite Tommy Ice) fa la sua apparizione come “amica dello Sposo” (Dwight Pentecost) alla Cena delle Nozze dell’Agnello, durante il Millennio. Un momento di “imbarazzo cosmico”, dunque, quando la Sposa di Cristo ha completato i suoi voti (cioè “si è preparata”, Apocalisse 19:7) e ora appare durante il ricevimento millenario (cioè la Cena delle Nozze dell’Agnello, Apocalisse 19:9) con “l’amica dello Sposo”. In base ai dispensazionalisti, dunque, l’importante è partecipare alla Cena della Nozze dell’Agnello e avere l’invito, anche se si è solamente la Sposa di Jehovah (si veda Arno Fruchtenbaum, Wife of Jehovah).

Le incoerenze dispensazionaliste sono particolarmente evidenti quando si giunge alla Sposa di Cristo.

“La difficoltà di includere Israele insieme alla Chiesa come parte della Sposa è di tipo cronologico. I santi dell’Antico Testamento e i santi defunti nel periodo della settantesima settimana di Daniele risorgeranno in tempo per il Millennio (Daniele 12:1-2), ma non in tempo per unirsi a Cristo nel Suo ritorno trionfale (Apocalisse 19:14). È tra l’altro impossibile per i santi periti durante il Millennio, essere parte della compagnia, perché la loro resurrezione non avverrà in tempo (Apocalisse 29:5-6). Perciò, è incontrovertibile che Israele apparirà con la Chiesa nella Nuova Gerusalemme, che è anche la Sposa di Cristo. Le dodici porte della città e le dodici fondamenta (Apocalisse 21:12-14) provano la presenza di entrambi i gruppi distinti” (Robert L. Thomas, Revelation 8-22, Chicago, IL, Moody Press, 1995).

“Che è anche la Sposa di Cristo”… Quindi ora Cristo si è aggiunto una nuova sposa e/o si è risposato. Che pensiero contorto! Israele, dunque, dovrebbe imparare a “regnare con Cristo mille anni” e poi, durante l’Eschaton, essere accolto nello status di “Sposa di Cristo”? Come si dice: tutte le metafore hanno delle incrinature da qualche parte.

Ritorno alla vera resurrezione

Se la “prima resurrezione” è la stessa che Walvoord menziona parlando di Daniele 12:2, dove si intendono “due resurrezioni”, una dei giusti e una degli ingiusti, in due momenti separati, allora bisognerebbe fare altre considerazioni.

“Se la resurrezione di Apocalisse 20:5 e quella di Apocalisse 20:12-13 sono vere resurrezioni [la seconda sarebbe quella degli ingiusti], a compimento della profezia di Daniele 12, allora è ovvio che ci sarà più di una resurrezione” (Walvoord, ibid.).

Quindi, se la “prima resurrezione” menzionata in Apocalisse 20:5 è la resurrezione dei giusti e quella menzionata in Apocalisse 20:12-13 è quella degli ingiusti, dunque la seguente affermazione di Robert D. Culver (Daniel and the Latter Days) ha perfettamente senso:

“L’ebraico in questo passo permette e anzi, secondo molti stimati autori, richiede una traduzione in favore di questa visione [cioè due resurrezioni, una dei giusti e una degli ingiusti]”.

La traduzione, portata all’attenzione del pubblico inglese da Tregelles e già discussa prima di lui dai critici ebrei Saadia Haggaon (X secolo) e Aben Ezra (XII secolo), è stata avallata da Seiss e Fausset e adottata da Nathaniel West. Il testo di Tregelles dice:

“E molti tra i dormienti nella polvere si sveglieranno; essi entreranno in una vita eterna; ma il rimanete dei dormienti, coloro che non si sveglieranno in quel tempo, entreranno nella vergogna e nell’eterna infamia” (Tregelles, Daniele 12:2).

Nella traduzione corrente, invece, leggiamo:

Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia”.

Da ciò possiamo affermare che c’è solamente una resurrezione “generale” dei giusti, la vera “prima resurrezione” (Daniele 12:2; Apocalisse 20:4-6) e che questo termine “prima/o” è lo stesso che troviamo in Apocalisse 2:4: “primo amore” o “amore più grande”. La parola greca è protos (πρῶτοϛ o πρῶτή), la cui definizione, in base a The New Strong’s Expanded Exhaustive Concordance of the Bible è: “primo (nel tempo, nello spazio, per ordine o per importanza); capo; precedente; inizio; maggiore per superiorità, rango o dignità”.

Dunque, questa è la principale delle resurrezioni e di essa Walvoord dice che deve essere divisa in una resurrezione dei giusti, davanti al gran trono bianco, e una degli “ingiusti”, coloro che saranno risvegliati per l’eterna infamia. La Scrittura dice:

“Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco”. Questa morte è giustapposta alla morte della prima resurrezione: “Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni” (Apocalisse 20:11-14; 6).

Inoltre, poiché la prima resurrezione è prima anche in ordine cronologico, allora quale resurrezione la può precedere?

Presupporre una molteplice resurrezione dei giusti – che un rapimento e una resurrezione avranno luogo per la Donna, la Sposa dell’Agnello, prima dell’inizio della settantesima settimana di Daniele e un’altra avrà luogo per i martiri dell’Antico Testamento da Adamo a Giovanni Battista; alcuni di essi costituirebbero la Sposa di Jehovah (Israele) e altri (i martiri della tribolazione che recano la “testimonianza di Gesù”) costituirebbero un’altra categoria di invitati alla Cena delle Nozze dell’Agnello – è pura follia e un insulto alla superiorità e alla preminenza della prima e sola resurrezione dei giusti, sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, su cui la morte seconda “non ha alcun potere”! Si può mai credere che gli “invitati alla festa”, martirizzati per la testimonianza di Gesù, insieme a coloro menzionati nella lista degli uomini di fede in Ebrei 11, coloro che hanno partecipato alla prima e vera resurrezione, vengano trattati come ospiti di seconda categoria e considerati fortunati ad essere stati inclusi nell’invito come osservatori?

“Che Abramo, o qualsiasi altro santo dell’Antico Testamento, sia parte del Corpo di Cristo non si può credere nemmeno per un momento! Il grande mistero della Chiesa, il Suo Corpo, è stato commissionato a Paolo, al punto che egli poteva definirsi “servo della Chiesa” (Colossesi 1:24-27). Il suo ministero era del tutto distinto, definito ed esclusivo e il passo di Efesini 5:23, cui egli giunge, non può essere visto solo come una semplice apertura per i santi dell’Antico Testamento alla chiamata e a dei privilegi che essi non conoscevano né possedevano. Questo è impensabile! Nessuno di loro è stato “battezzato” nell’unità del Corpo prima della Pentecoste. Quando il Corpo, la Chiesa, verrà presentata da Cristo stesso come ‘una chiesa gloriosa e senza macchia’, essa sarà composta solo dai santi dalla Pentecoste al rapimento” (William R. Newell, Revelation: Chapter by Chapter, Grand Rapids, MI, Kregel Publications, 1994).

“Da chi è composta la Sposa? Rispondiamo, senza esitazione, da tutti i santi inclusi nelle due epoche della Pentecoste (Atti 2) e della Traslazione (1 Tessalonicesi 4:17). Questi due eventi marcano rispettivamente l’inizio e la fine del soggiorno della Chiesa sulla terra” (Walter Scott, Exposition of the Revelation, London, England, Pickering & Inglis, n.d.).

“Alcuni potrebbero chiedersi come mai i credenti dell’era della Chiesa dovrebbero avere l’onore di essere la Sposa, mentre i credenti delle altre ere dovrebbero essere solamente degli ospiti. Tuttavia ci si potrebbe chiedere, allo stesso modo, perché Dio abbia scelto proprio Israele tra tutti i popoli per essere l’eletto. La solo risposta ad entrambe le domande è che la sovrana volontà di Dio stabilisce che debba essere così (cfr. Deuteronomio 7:7-8)” (John MacArthur, Revelation 12:22: The MacArthur New Testament Commentary, Chicago, IL, Moody Press, 2000).

A questo punto vediamo, fratelli, che per quanto buone siano le loro intenzioni, costoro sono caduti in pieno nella trappola del Falso Profeta, senza conoscere le falsità dottrinali delle loro teorie e le conseguenze escatologiche della loro chiusura teologica. Tutta la confusione riguardo alla Donna, la Sposa dell’Agnello, la prima resurrezione e il suo potere sulla morte seconda, hanno portato a considerare Israele e coloro che “detengono la testimonianza di Gesù” come meri osservatori del banchetto nuziale. Immaginiamo, per un momento, coloro che hanno sofferto il martirio e sono morti per Cristo durante la settantesima settimana, essere considerati solamente “amici dello Sposo”. Che vergogna devono provare coloro che, a causa della “purezza dottrinale”, dimenticano il basilare senso del decoro!

Il fratello Arno Fruchtenbaum sostiene che “se la Sposa di Jehovah e la Sposa di Cristo si considerassero la stessa persona, si dovrebbero affrontare numerose contraddizioni dovute alle differenti descrizioni fornite”. Ma avviene esattamente il contrario, specie se si separa la prima e vera resurrezione dei giusti e si considera la “grande moltitudine”, nota come “coloro che detengono la testimonianza di Gesù” (cioè i “santi della tribolazione”) come priva di appartenenza spirituale, niente altro che un gruppo di osservatori casuali, posti all’interno della settantesima settimana di Daniele al di fuori della Chiesa rapita, che non conta né i santi dell’Antico Testamento, né i gentili della settantesima settimana!

Ma dobbiamo andare avanti per la nostra sfida più grande perché, che ci si creda o no, la “questione della Sposa” non è nulla in confronto a ciò che arriva ora.

 Il mistero di Dio è compiuto

Il “grande mistero della Chiesa” non è solo il fatto che noi siamo esclusivi e, quindi, in qualche modo superiori ad Israele, ma anche che:

“In quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo […] Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo facendo la pace;  e per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la sua croce, sulla quale fece morire la loro inimicizia. Con la sua venuta ha annunciato la pace a voi che eravate lontani e la pace a quelli che erano vicini; perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito. Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio. Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare […] Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conoscere questo mistero, così come ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui; vale a dire che gli stranieri sono eredi con noi, membra con noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante il vangelo” (Efesini 2:12, 14-20; 3:5-6).

Mistero è un termine biblico importante, il cui significato primario non è qualcosa di segreto o misterioso, ma un proposito divino rivelato all’uomo. Viene utilizzato in questo modo nella traduzione greca di Daniele 2:29-30, dove designa il piano escatologico di Dio rivelato prima al re e poi a Daniele. Nel famoso passo di Romani 16:25-26, mistero si riferisce chiaramente al piano di redenzione di Dio, all’inizio nascosto nella mente di Dio e poi rivelato e reso pubblico per tutti coloro che prestano ascolto alla parola profetica. Questo è il significato in questo passo [Apocalisse 10:7]. Il ‘mistero di Dio’ è il totale piano di redenzione, che include il giudizio del male e la salvezza escatologica del Suo popolo” (George Eldon Ladd, Revelation, Eedermans Publishing Co., Grand Rapids, MI, 1972).

È allo stesso modo significativo che il trionfo sulla Bestia e la dichiarazione dell’angelo potente dopo la testimonianza profetica da parte dei due Testimoni, e la loro successiva purificazione e vittoria, siano conclusi da questo straordinario annuncio: “Il mistero di Dio è compiuto”. Lo stesso mistero che “Egli ha annunciato ai suoi servi, i profeti” (Apocalisse 10:7) – e, aggiungerei io, questi “profeti” sono sia dell’Antico che del Nuovo Testamento – sarà testimoniato dagli “altri due uomini”, i due Testimoni, che:

“Quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà […] Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello, e con la parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte” (Apocalisse 11:7; 12:11).

E per quanto riguarda il versetto che dice: “Perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi” (Ebrei 11:40)? Non era forse Cristo intimamente connesso con i nostri fratelli del passato? “Per fede Mosè […] stimò gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto” (Ebrei 11:25). Quindi, non pensiamo che la Sua Sposa, la Sposa dell’Agnello, possa escludere i santi dell’Antico Testamento, che hanno stimato gli oltraggi di Cristo una ricchezza superiore a qualunque altra nel mondo!

Sono stupefatto dall’arroganza insensata dei dispensazionalisti, che fallisce anche nel riconoscere il profondo messaggio di Romani 11:

“Infatti, se il loro ripudio è stato la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non un rivivere dai morti? […] Se alcuni rami sono stati troncati, mentre tu, che sei olivo selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell’olivo, non insuperbirti contro i rami; ma, se t’insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. Allora tu dirai: «Sono stati troncati i rami perché fossi innestato io». Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppure te” (vv. 15-21).

 Daniele 12:5: gli “altri due uomini” e la maledizione rabbinica

Benché gli odierni militanti del sionismo biblico siano ben consapevoli delle implicazioni della profezia di Daniele sulla fine dei tempi, essi devono ancora comprendere gli scandalosi e maliziosi attacchi al testo di Daniele da parte dei loro stessi esperti rabbini, che hanno gettato di proposito una maledizione su coloro che vogliono mettere mano alle rivelazioni del profeta: poiché se saranno trovati nel numero dei “molti” che “studieranno con cura” il libro, allora il ministero del Falso Profeta sarà mandato all’aria dalle stesse persone contro le quali la maledizione è stata scagliata.

È assurdo come, durante il corso della storia, un gruppo speciale ed elitario di rabbini e/o capi ecclesiastici abbia reso virtualmente impossibile mettere mano agli scritti profetici e abbia maledetto perfino la lettura privata delle Scritture. Tra i credenti in Cristo ci sono anche i cattolici, che fino ad oggi hanno posto la tradizione della Chiesa come unica e sola modalità di conoscenza delle Scritture. I moderni insegnanti cattolici hanno dichiarato in televisione che, per i primi trecento anni di storia della Chiesa, non ci sono stati scritti sacri accessibili ai credenti gentili. Dunque, la tradizione della Chiesa cattolica romana è stata posta al di sopra della Parola di Dio, in totale contraddizione rispetto alla profezia di Daniele 12:4, che dichiara che molti studieranno con cura il libro, per capire il piano di Dio negli ultimi giorni.

I veri santi di Dio hanno deposto le loro vite per la “Parola di Dio e per la testimonianza che gli avevano resa” (Apocalisse 6:9). Questo si può attestare durante tutta la storia della Chiesa e, tragico a dirsi, molti sono stati martirizzati sia dai cattolici che dai protestanti.

Comunque, la maledizione rabbinica è oltremodo sottolineata e amplificata da Avram Yehoshua nel suo testo Has Messiah Come?:

“Accade una cosa straordinaria nel nono capitolo di Daniele: ci viene detto quando verrà il Messia. Anziché spiegarcelo, però, i rabbini maledicono chiunque tenti di capirlo. Il Rabbino Samuel B. Nachmani ha detto, da parte del Rabbino Jonathan: ‘Si spezzino le ossa di quelli che calcolano il tempo della fine’ (Sanford R. Howard – L’Chayim, Finding the Light of Shalom, Thorsby, AL, Sabbath House, Inc., 1999). Alcuni dei nostri rabbini, nell’ulteriore tentativo di tenerci lontani da Daniele, dichiarano addirittura che egli abbia sbagliato. Alfred Edershein, uno studioso del Talmud convertito a Cristo, disse: ‘Il recente rabbinismo che, naturalmente, non riesce a raccapezzarsi tra le profezie messianiche del libro, è arrivato a dire perfino che Daniele fosse in errore’ (Alfred Edershein, The Life and Times of Jesus The Messiah, Peabody, MA, Hendrickson Publishers, 2000).

Molti lo studieranno con cura”, “molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno”, “quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno” e “molti saranno purificati, imbiancati, affinati” (Daniele 12:4, 2, 3, 10).

Quale parte del termine “molti” non ci è chiaro? Posso affermare, con baldanza, che questa profezia sarà compiuta, e si sta compiendo, sia da parte dei fedeli di Israele (che stanno preparando il loro cuore alla venuta del Messia), sia dai cristiani che, con Israele, confermeranno questi avvenimenti profetici alla fine dei tempi. C’è un’abbondanza di prove in Daniele che annuncia questo fatto, poiché questo “molti” non comprende solo l’Israele della carne e il suo corrente raduno, ma i due Testimoni (cioè anche i cristiani), il cui interesse per questi fenomeni non è casuale, ma legato all’argomento in questione:

“Poi io, Daniele, guardai, ed ecco altri due uomini in piedi: l’uno su questa sponda del fiume e l’altro sulla sponda opposta. Uno di essi disse all’uomo vestito di lino che stava sulle acque del fiume: «Quando sarà la fine di queste cose straordinarie?» Udii l’uomo vestito di lino, che stava sopra le acque del fiume. Egli alzò la mano destra e la mano sinistra al cielo e giurò per colui che vive in eterno dicendo: «Questo durerà un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo; e quando la forza del popolo santo sarà interamente spezzata, allora tutte queste cose si compiranno»” (Daniele 12:5-7).

PARTE I; PARTE III

di Doug Krieger © The Tribulation Network – Pubblicazione a cura di Sequenza Profetica. E’ vietata la riproduzione.