L’importanza della profezia biblica

Il termine escatologia deriva da due parole greche: eschatos (ultimo) e logos (discorso) ed è la dottrina delle cose ultime. Sebbene ci siano dei cristiani che trascurano questo campo della teologia, lo studio dell’escatologia è importante perché fa parte del complesso delle Sacre Scritture. Basti pensare che un versetto biblico su dieci è di contenuto profetico (ossia il 27 percento delle Scritture predicono avvenimenti futuri). Sono almeno sei i motivi che spiegano l’importanza dello studio della parola profetica. Primo: la profezia biblica dimostra la verità della Parola di Dio (Is. 40:49; 2 Pt. 3:13). Esistono più di 300 profezie che si riferiscono alla prima venuta di Cristo e circa un quarto del Nuovo Testamento è profetico. Secondo: la profezia biblica attesta la sovranità di Dio nella storia umana. Dio stabilisce la storia prima che essa avvenga. Terzo: la profezia biblica testimonia la responsabilità del credente nell’epoca presente. La nostra visione del futuro determina il nostre o modo di vivere nel presente. Quarto: la comprensione della profezia biblica dovrebbe essere uno stimolo a evangelizzare. Cristo giudicherà il mondo a causa del peccato e dell’ingiustizia; per questo motivo l’evangelo deve essere annunciato con coraggio e in modo chiaro. Quinto: la profezia biblica dovrebbe essere un incentivo a vivere una vita nel timore di Dio Non vogliamo doverci vergognare quando Cristo ritornerà a prendere con sé la sua chiesa. Sesto: la profezia biblica dà coraggio a conforto nelle sofferenze e aiuta a resistere dandoci una speranza per il futuro.

La parola profetica. I temi della profezia biblica sono importanti perché trattano tutto il consiglio della Parola di Dio e la speranza escatologica dei cristiani. Chi studia la profezia biblica non può fare a meno di prendere a cuore le esortazioni della Bibbia (cfr. Mt 16:1-3; 24:3). Ebrei 11:13-16 si riferisce alle persone che hanno vissuto con lo sguardo fisso sulle promesse per il futuro (cfr. Lc 21:34,36). 2 Pietro 3:11-14 sottolinea l’urgenza di essere pronti per il momento del ritorno di Cristo. 1 Tessalonicesi 5:1-11 contrappone il “voi” (quelli che capiscono il tempo in cui stanno vivendo) al “loro” (quelli che non conoscono le disposizioni profetiche di Dio). La profezia biblica è importante perché Gesù ne consigliò lo studio.

Il mondo di oggi vorrebbe conoscere il significato degli avvenimenti attuali. In Matteo 24-25 si legge la risposta alla domanda su segno che indicherà il ritorno del Messia e la fine del tempo terreno. Nella concezione ebraica, la fine dei tempi e il successivo avvento del Messia sono strettamente collegati. Il riferimento al “ritorno” in Matteo 24:3 (cfr. v. 27, 37, 39) include lo stabilimento del regno di Dio come un regno concreto e terreno del Messia. Quando Cristo realizzerà il suo regno sulla terra, le promesse incondizionate del patto abramitico date a Israele si avvereranno. Ma prima che ciò avvenga, Gerusalemme sarà una “coppa di stordimento per tutti i popoli circostanti” (Za 12:2). Gli attuali disordini nel mondo ci avvicinano alla realizzazione delle profezie bibliche.

Conclusione: La profezia biblica è uno stimolo che spinge i credenti ad avvertire i perduti. Il fatto che questi avvenimenti descritti non siano ancora avvenuti dimostra la “pazienza del nostro Signore” (2 Pt. 3:15). Le parole di esortazione di Pietro sono drammatiche e fanno riflettere: egli dà un’importanza prioritaria alla responsabilità del credente di vivere diligentemente – “fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace!”. Il futuro è sicuro per tutti quelli che sono nel Signore Gesù Cristo e tutti i santi godranno di una comunione eterna con l’Iddio della pace che ha riconciliato gli eletti con sé. Di fronte a questa grande speranza per la chiesa, il popolo di Dio può trovare consolazione perché Dio “non ci ha destinati a ira ma a ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo” (I Te. 5:9; Ti. 2:13). I cristiani dovrebbero avvertire quelli che non hanno questa speranza e avvisarli che il futuro giudizio di Dio sarà improvviso (I Te. 5:1-6). Pare che la chiesa primitiva avesse l’abitudine di salutarsi con la parola “maranata” (I Co. 16:22) (sotto forma di una preghiera), che significa: “vieni, nostro Signore!”. Veniva pronunciata per esprimere la sentita attesa del ritorno del Signore Gesù per la salvezza della Chiesta dal futuro giorno del Signore (I Te. 1:10). Come cristiani dovremmo vivere ogni giorno in una prospettiva eterna, nella consapevolezza che il nostro futuro è al sicuro in Cristo. Maranata!

di Ron J. Bigakle, direttore di Eternal Ministriel e Professore di Bibbia e Teologia al Tyndale Theological Seminary

Tratto da Chiamata di Mezzanotte – Gennaio 2012 (è vietata la riproduzione)