Un unico eletto (parte III)

Di Gavin Finley

Il dispensazionalismo tiene il popolo eletto di Dio diviso per sempre in due fazioni e mai riunificato. La dottrina cela la già pianificata restaurazione di Israele da parte di Dio. Secondo il dispensazionalismo, la chiesa ha un glorioso destino mentre Israele (la nazione ebraica) no. Il dispensazionalismo stabilisce una “apartheid dell’eletto” e dichiara: “La breccia non sarà mai sanata e durerà per sempre”. Questo è un travisamento.

Cari santi, dobbiamo disimparare il dispensazionalismo che ci è stato inculcato. Gli uomini di chiesa non avrebbero mai dovuto erigere queste mura massoniche nel nostro tempo e nella nostra dottrina. Non avrebbero mai dovuto imporre la loro artificiosa divisione alle Sacre Scritture, né negare la profetizzata restaurazione dell’eletto di Dio.

 

Ciò è molto triste da osservare. Riceviamo gli insegnamenti della cosiddetta “età della grazia”, un periodo di tempo che si estende dal Calvario all’inizio della settantesima settimana di Daniele. Questa età è l’età della chiesa e non si dovrebbe estendere agli ultimi sette anni di quest’era. Infatti, ci viene detto, Dio avrebbe un piano a parte per Israele nella settantesima settimana e, poiché il tempo della grazia dovrebbe terminare all’inizio degli ultimi sette anni, Israele dovrà “mantenere la legge” per essere salvato! Da dove avranno mai preso questa nozione di salvezza attraverso la legge? Qualcuno si è mai salvato per essersi attenuto alla legge? Esiste una minima prova nelle Scritture che sostenga questa ecclesiastica “apartheid dell’eletto di Dio”?

Da dove arriva questa idea dei dispensazionalisti di un’età della grazia che si interrompe alla settantesima settimana? Chi sono loro per porre limiti alla divina grazia di Dio? Chi ha dato loro l’autorità di chiudere la grazia di Dio in una scatola, in un periodo arbitrario che soddisfi il loro piano ecclesiastico e politico?

La risposta è chiara. Dei massoni, infiltrati nella chiesa attraverso il reverendo Darby, C.S. Scofield e altri ancora, avevano un piano e un lavoro da svolgere. La chiesa occidentale è stata abbindolata. Essi erano determinati ad impiantare la loro dottrina pre-tribolazionista nelle Sacre Scritture, ma ovviamente essa non c’entra nulla. Il risultante pasticcio escatologico non è un bel vedere. La dottrina del rapimento prima della tribolazione è una enorme confusione e molti cristiani vengono spinti a credere erroneamente che sia “qualcosa che solo gli esperti possono capire”. Che tristezza! Un simile puzzle non potrà mai essere messo insieme e ne resta un ammasso di pezzetti confusi e appiccicati insieme con la forza.

Questa è una situazione assai preoccupante. Tale dottrina di eterna separazione tra la chiesa ed Israele è cattiva teologia e di certo diffonderà delle pesanti conseguenze politiche. I dispensazionalisti dicono di non stare promuovendo una teologia della sostituzione, eppure la loro fortuita dipartita e la glorificazione della chiesa si adattano perfettamente alla dottrina pre-tribolazionista e giungono alla stessa conclusione: separazione dalla nazione ebraica e dai santi della tribolazione. Questi, infatti non entrerebbero nella gloria! Così la gloria di Dio viene inscatolata e messa da parte solo per la chiesa precedente il rapimento, una sorta di “patto speciale” o “paracadute dorato” che si sono costruiti per se stessi. Ma c’è un problema: chiudendo Israele fuori dalla grazia, essi hanno chiuso la nazione di Israele fuori dalla chiesa. Questo è grave quanto una teologia della sostituzione, perché la nazione di Israele viene esclusa come se fosse un eletto di serie B. I dispensazionalisti dicono che la nazione ebraica non si unirà alla chiesa alla fine dei tempi. Il loro “treno della gloria” può partire da un momento all’altro ed essi non aspetteranno Israele. La chiesa occidentale si è procurata il suo biglietto e la gran parte dei suoi membri sono attualmente certissimi che toglieranno le tende sette anni prima della fine del tempo.

Le Scritture si oppongono esplicitamente a questa politica di separazione. La Bibbia ci mostra che un solo eletto sarà radunato all’apice della storia, ma il dispensazionalismo non desidera che questo venga ribadito. I suoi esponenti sono determinati a vedere le cose a modo loro.

Questo non è l’unico errore che notiamo nella cristianità occidentale. I dispensazionalisti dipingono la fine dei tempi come una zona infernale e buia, senza grazia, senza Spirito Santo e senza chiesa. Essi negano la verità concernente il risveglio della fine dei tempi (Gioele 2:28-32).

Gioele vide lo spargimento dello Spirito Santo e i prodigi ad esso inerenti, come il sole mutato in tenebre e la luna in sangue. Vide la fine dei tempi! Queste sono buone notizie, perché vi sarà un’enorme spinta per la chiesa, se i suoi ministri si decideranno a fare il loro dovere e a dirlo alle persone. Questa è la base per l’epica salvezza nazionale di Israele (Zaccaria 12:7-13:1; Gioele 2:28-32). Lo Spirito Santo sarà per forza presente  all’interno del grande dramma finale e la Sua presenza è assolutamente necessaria perché avvenga l’enorme mietitura internazionale dei santi della tribolazione di cui leggiamo in Apocalisse 7. Ma i dispensazionalisti pre-tribolazionisti si rifiutano di accettare l’idea di un risveglio durante la tribolazione.

Cosa sta succedendo? Gli insegnanti attuali hanno erroneamente identificato colui che trattiene l’Anticristo, di cui si parla in 2 Tessalonicesi 2, con lo Spirito Santo. Hanno stabilito che il Consolatore se ne andrà, privandoci della Sua divina onnipresenza. Lascerà il pianeta e il popolo eletto di Dio per sette anni, abbandonerà i santi durante i tre anni e mezzo della Prostituta e i tre e mezzo della grande tribolazione. Questo si accorda con le Scritture? Si accorda con ciò che sappiamo del nostro Dio e Spirito Santo?

La dottrina di Israele contro la chiesa suscita una escatologia molto strana e complicata, che potrà avere molte conseguenza politiche assai negative. Abbiamo già visto ciò che è stato causato dalla teologia tedesca della sostituzione e ora questo tipo di dispensazionalismo americano potrebbe porre le basi teologiche per portare ancora sofferenza alla nazione di Israele da parte di tutta la chiesa occidentale. I carnali fondamentalisti cristiani potranno dire:

“Questi ebrei ci stanno mettendo troppo a ravvedersi! Probabilmente non ce la faranno ad arrivare alla gloria. Perché, allora, la chiesa dovrebbe preoccuparsene? Io ho già il mio biglietto per la gloria. Io sarò presto fuori da qui!”.

Questa egoistica e irresponsabile escatologia ha escluso gli ebrei. Ma quando il rapimento pre-tribolazione non si verificherà, allora saranno veri dolori! I fondamentalisti cristiani potranno anche arrabbiarsi a morte con Dio per un’immaginaria “promessa infranta” e questa dottrina potrebbe innescare una nuova e più tremenda ondata di antisemitismo.

Molte vergognose manovre politiche nascono dal seme della cattiva teologia. Ricordiamo ciò che la storia ci insegna, quello che abbiamo visto accadere all’inizio della storia delle nazioni europee, e preghiamo che ciò non accada anche oggi in America.

I credenti cristiani devono tornare alla Bibbia e vedere la confluenza finale di Israele e chiesa nell’unico eletto. Dio ha chiamato solo un unico popolo prescelto, un’unica famiglia di Dio. Se oggi vediamo due gruppi distinti che dichiarano di essere eletti di Dio, ciò non vuol dire che la loro separazione debba rimanere tale per sempre. Nel discorso sul monte degli Olivi, il Messia ha detto che Egli radunerà il suo eletto, singolo, alla fine dei tempi (Matteo 24:31). Lo radunerà e glorificherà nell’ultimo giorno della resurrezione-rapimento. Radunerà tutti coloro che sono in Cristo alla Sua venuta (1 Corinzi 15:22-23).

Questo è il meraviglioso piano di Dio e richiede che sia completato il grande mandato, richiede la salvezza della nazione ebraica (Zaccaria 12) e la restaurazione di entrambe le case di Israele. Tutte verranno radunate l’ultimo giorno, come un unico eletto, un’unica grande famiglia felice. È un concetto semplice ed elegante, una verità biblica.

Il popolo eletto nel dramma della fine dei tempi: il travaglio della donna di Apocalisse 12

Una domanda  che spesso si fa è questa: chi è la donna che Giovanni vede in Apocalisse 12? Cosa rappresenta? Se ha una corona con dodici stelle, dobbiamo pensare che esse rappresentino tutto il popolo eletto di Dio, ebrei e non ebrei. Tale popolo entrerà nel crogiolo della fine dei tempi e, il rimanente, emergerà vittorioso all’apice della storia.

Si, questo sarà il tempo dell’angoscia di Giacobbe (Geremia 30:7) e comprenderà di certo la chiesa. La donna di Apocalisse 12 è una rappresentazione dell’eletto. Rappresenta ogni credente che è morto nella fede di Abramo e che ha creduto nel sangue dell’Agnello di Israele. In questo passo la vediamo compiere il suo magnifico destino indossando la corona con dodici stelle: entrerà nella gloria all’apice dell’era.

Quando contempliamo questa immagine, dobbiamo pensare che essa non rappresenta solo Israele come nazione ebraica. Ciò è vero, ma è anche molto di più. La donna vestita della gloria del sole è un’immagine del popolo di Israele, l’eletto, che si affida a Dio.

Vediamo la donna la prima volta nell’Eden, quando avrebbe portato il seme che schiaccerà la testa al serpente. Fu poi nella famiglia di Noè, che fu l’unico retto della sua generazione. Dopo ancora la vediamo lasciare Ur con Abramo, padre di tutti coloro che, per fede, videro una città con fondamenta eterne costruita e progettata da Dio. La vediamo divenire una nazione presso il monte Sinai dopo l’esodo. La donna di Israele è la “congregazione nel deserto”, che doveva entrare nella terra promessa (Atti 7:38). È l’Israele che diede i natali al Messia, duemila anni fa. La vediamo nella chiesa che emerse a Pentecoste e Giovanni la vide alla gloriosa fine dei tempi. La donna del destino che vediamo nelle Scritture è solo un’ulteriore immagine del popolo eletto di Dio.

La donna di Israele che Giovanni vide in Apocalisse 12 ha un diadema con dodici stelle. Questa non può essere una rappresentazione della casa di Giuda o della nazione ebraica solamente. Se vi sono dodici stelle sulla sua corona devono rappresentare l’Israele completamente restaurato e completato. È una ghirlanda di vittoria: la donna è vestita di sole, la gloria del Padre.

Il travaglio della donna non è limitato alla nascita di Gesù duemila anni fa. Dai rifermenti di Apocalisse 12 sappiamo che l’esilio della donna dura 1260 giorni o tre anni e mezzo (Apocalisse 12:6 e 12:14). Questa è un’immagine del popolo eletto di Dio nell’ultima metà della settantesima settimana di Daniele. È il tempo dell’angoscia di Giacobbe negli ultimi giorni.

Ahimè, perché quel giorno è grande; non ce ne fu mai altro di simile; è un tempo di angoscia per Giacobbe; ma tuttavia egli ne sarà salvato.

(Geremia 30:7)

Giovanni ci dice che alla donna saranno date grandi ali d’aquila e fuggirà alla sua dimora: non si parla qui forse dell’esilio di Bosra?

La donna sarà nutrita spiritualmente per 1260 giorni: i tre anni e mezzo della grande tribolazione.

Una di quelle dodici stelle è la reale tribù di Giuda. E le altre? Beniamino è con Giuda, quindi ne mancano dieci. Che ne è di loro? Dobbiamo pensare che tutte le dieci tribù disperse emergeranno da una nebbia misteriosa. Tutte e dodici ci saranno e porteranno con sé una moltitudine di compagni dal loro soggiorno nelle nazioni. Tutti i santi, di ogni razza, tribù ed etnia, saranno innestati nell’olivo di Israele (Romani 11). Nella donna di Apocalisse 12 vediamo l’Israele unificato. Il popolo eletto è uno solo, alla fine!

Quindi Dio non ha ordinato né immaginato una “apartheid del suo eletto”. Il popolo che vediamo radunato alla fine dei tempi viene dalla storia umana. Il popolo di Dio, ebrei e non ebrei, sarà unito alla fine della storia e una singola congregazione perverrà a Sion (Isaia 35).

Sono in viaggio per un’unica festa ad un’unica tavola con un unico Messia. La grande occasione sarà la Cena delle Nozze dell’Agnello.

I riscattati del Signore torneranno, verranno con canti di gioia a Sion; letizia eterna coronerà il loro capo, otterranno felicità e gioia; il dolore e il gemito fuggiranno.

(Isaia 51:11)

Grazia e pace siano su tutto l’eletto del signore.

 

PARTE I; PARTE II

(L’immagine si riferisce alla copertina del libro di Batya Wootten)

Traduzione e pubblicazione a cura di Sequenza Profetica – E’ vietata la riproduzione –