Un unico eletto (parte II)

di Gavin Finley

La breccia di Geroboamo ha spezzato Israele in due case o regni – Il regno del Sud è tornato nella terra promessa sotto Esdra e Nehemia e Gerusalemme è stata ristabilita come città-stato sovrana – Il regno del Nord e le dieci tribù rimangono disperse tra le nazioni

La breccia di Geroboamo ha separato Israele e il caos risultante continua a tenere il Suo popolo diviso anche oggi. La spaccatura tra la nazione degli ebrei e la cristianità occidentale è molto profonda e oscura.

La frattura di Israele in due parti è storia antica, ma coinvolge anche la chiesa. Questa relazione spezzata è la ragione di tanta gelosia e vessazione (Isaia 11:13).

Questo è il “cattivo sangue” che ci ha portati alle crociate. Purtroppo e con grande vergogna, gran parte dell’antisemitismo è tutt’oggi sponsorizzato dalla chiesa. L’apostasia ha alienato entrambe le case di Israele dal loro Messia e il peccato continua ad alienare la chiesa da Israele e viceversa.

Oggi, il popolo giudeo-cristiano resta una famiglia profondamente divisa e disfunzionale. Tale è la nostra presente realtà politica e religiosa. Essa affonda le radici nella grande separazione di Israele nel 900 a.C., quando le due grandi luci presero strade separate.

Quando tutto Israele vide che il re non gli dava ascolto, rispose al re, dicendo:

«Che abbiamo da fare con Davide? Noi non abbiamo nulla in comune con il figlio d’Isai! Alle tue tende, o Israele! Provvedi ora tu alla tua casa, o Davide!».

E Israele se ne andò alle sue tende.

(1 Re 12:16)

Questo fu il grande divorzio di Israele, la terribile “breccia di Geroboamo”. Israele fu spezzato in due case: uno crebbe nella legge e l’altro andò in cerca della grazia.

L’oggetto di odio e rifiuto è ben chiaro qui. Veleno e ribellione furono diretti contro il trono di Davide. Così, a causa di un fraintendimento, la faida è andata avanti e l’animosità continua ancora ai giorni nostri.

Ma nel Messia c’è la riconciliazione tra legge e grazia. In Lui giungono grazia e pace e ognuno dei due lati si specchia nell’altro.

 La bontà e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate.

(Salmo 85:10)

La totalità degli stranieri sarà portata dentro (Romani 11:25), la breccia di Geroboamo sarà sanata e Giuda sarà salvato (Zaccaria 12:7-13:1). I rami dell’olivo domestico saranno reinnestati (Romani 11).

Il popolo delle dieci tribù disperse porta con se un melo-hagoyim, una moltitudine di compagni dalle nazioni. Negli ultimi due millenni centinaia di milioni di persone sono entrate nella congregazione di Israele.

Metà dell’eletto di Dio è addormentato e l’altra metà è vivo e vegeto tutt’ora su questo pianeta.

La chiesa è parzialmente cieca riguardo alle sue radici in Israele (Romani 11.25), come anche Giuda lo è riguardo al suo Messia.

La chiesa è pertanto estraniata dalla tribù di Giuda e dalla nazione ebraica. Essa non riconosce i suoi fratelli ebrei, ma vede al loro posto due compagnie: “Israele” e “la chiesa”.

Purtroppo essa le vede come due distinti eletti, separati per sempre.

Ma questo divario non è permanente. Dalla prospettiva eterna di Dio risulta solo una aberrazione temporanea. Esso non era tale nella chiesa del primo secolo, composta soprattutto di ebrei, e di certo non corrisponde al piano finale di Dio per il Suo popolo.

La rottura presente e lo stato di divisione di Israele non dureranno per sempre. Le Scritture mostrano una gloriosa restaurazione all’apice della storia sacra

Il muro di separazione tra Israele e la chiesa è una ferita aperta. È un ponte spezzato, una divisione artificiale nella famiglia di Dio. Esiste a causa del peccato e della ribellione di Israele e anche a causa del rifiuto di Giuda a ricevere la grazia di Dio.

Il piano redentore di Dio ripristinerà questa comunicazione interrotta. Questo e altro accadrà all’apice della storia sacra, nel crogiolo degli ultimi giorni. I misteri saranno svelati quando la profezia biblica sarà compiuta.

La breccia di Geroboamo deve essere sanata e lo sarà. Le due case di Israele saranno di certo riunite. I due rami si uniranno come un unico popolo eletto, così come ha profetizzato Ezechiele (37:15-28).

Il profeta Zaccaria vide due olivi versare olio in una vasca d’oro. L’olio fluiva attraverso due tubi dorati fino ad un candelabro a sette braccia (Zaccaria 4:7).

Due candele vengono poste sulle nostre tavole in occidente per i pasti comunitari. E due testimoni vengono presentati nel dramma della fine dei tempi (Apocalisse 11:3).

Due offici e due unzioni vengono viste, allo stesso modo, nell’ordine di Melchisedec: Re di Salem e Sommo Sacerdote dell’Altissimo.

Questi sono i due ruoli del nostro Messia.

I due offici di Melchisedec, il regno e il sacerdozio, possono essere visti come la legge e la grazia. La prima rappresenta la giustizia e i precetti di Dio e la seconda il ministero di sacerdozio divino per la salvezza di quelli che vanno a Lui.

Entrambe le unzioni e le autorità sono in Israele ed entrambe sono svolte dal Messia. Egli conduce a Sé “un sacerdozio regale e una nazione santa” (Esodo 19:6; 1 Pietro 2:9).

E alla fine dell’era il Messia radunerà il Suo eletto (Matteo 24:31).

Noi abbiamo già visto il ministero sacerdotale del Messia. Esso è stato mostrato nella Sua prima venuta. Il Messia venne sacrificato a Pasqua, sepolto durante la festa degli Azzimi ed è risorto durante la festa delle Primizie.

L’estate di quell’anno ha visto la festa di Pentecoste compiuta: quello fu il giorno del calendario ebraico in cui Mosè portò la legge, o Torah, giù dal monte Sinai. Il compleanno della nazione di Israele. E il compimento del nuovo patto, a Pentecoste, vide anche la nascita della chiesa.

Le feste autunnali di Israele sono vicine e la rivelazione vedrà la venuta del Suo regno. L’autorità reale del Messia giungerà sulla terra e il Suo regno sarà stabilito nella seconda venuta.

Il Messia compirà la storia di quest’era: non lo faranno né le risoluzioni ecumeniche, né le iniziative di unificazione religiosa, né i movimenti dei dominionisti ecclesiastici. Solo il ritorno del Messia potrà compiere la storia e solo Lui lo farà.

Il Messia libererà la città santa, Gerusalemme, ad Armageddon. Egli sarà il Liberatore che giungerà alla liberazione di Bosra. Radunerà gli esuli di Israele da ogni luogo in cui si siano dispersi. Raffinerà, ristorerà e riunirà tutto Israele nel crogiolo della fine dei tempi.

La settantesima settimana di Daniele è stata scritta e determinata da Dio. Rappresenta un momento certo e stabilito del futuro. Sette anni sono stati stabiliti perché Dio possa trattare con il Suo popolo eletto, in cui Egli sistemerà tutte le faccende inerenti le due case di Israele.

Il Signore terrà udienza durante la rivelazione e si occuperà anche delle nazioni riguardo alla Sua città santa e al Suo eletto. Tutto ciò è già stato determinato e la settantesima settimana è pronta. Tutte queste cose devono essere predisposte prima che quest’era giunga al suo glorioso apice.

Un solo piano di salvezza – Un solo popolo eletto

La restaurazione di tutto Israele alla fine dei tempi

Torniamo alle nozioni basilari. La nostra salvezza non è una faccenda per i gentili, per gli ecclesiastici o anche per la chiesa. La nostra redenzione è nel sangue espiatorio dell’Agnello di Israele. Questa è la nostra grande salvezza e si annida nei patti di Israele. Non ce n’è un’altra. Il Messia di Israele è l’unica fonte di tutte le cose eterne. Quando veniamo salvati diventiamo nuove creature in Cristo, nostro Messia (2 Corinzi 5:17). Il nostro Salvatore Gesù Cristo è l’unico Santo di Israele. È l’unto, la pietra angolare, il fondamento per un tempio che non è fatto da mano d’uomo (Efesini 2).

Quindi, la nostra cittadinanza come cristiani evangelici non è solo una bandiera nazionale. Poiché, quando i misteri saranno svelati, noi vedremo la gloria delle nazioni come riflesso della luce che emana dalle dodici porte di Israele. La nostra cittadinanza eterna è la devozione a qualcosa di più alto dello stato di Israele (Efesini 2:11-13). È una devozione del cuore, non nei legami della legge nazionale, ma in quelli dell’amore. Il nostro Messia scrive la Sua legge nei nostri cuori (Geremia 31:31-33) e questo, come una divina serendipicità, diventa il nostro zelo e la nostra devozione.

Le religioni profane sanno ben poco di queste cose divine. La vita di chiesa negli stati occidentali è stata soppiantata dall’interesse economico e si ovvia a questo fatto con i migliori sacerdoti che la moderna psicologia antinomica può fornire. Gli insegnamenti della chiesa post-moderna sono spesso un guazzabuglio di elementi motivazionali economici e psico-chiacchiere auto glorificanti

Ma il “successo nella vita” e la “migliore vita ora” che essa vende sono solo un’illusione. Il senso della nostra vita e la sua soddisfazione non si possono trovare in noi stessi. Né la vita è fatta per essere spesa nel conseguimento del piacere e della felicità personale. Il nostro valore individuale non si può realizzare con questi sistemi carnali e la nostra “autostima” potrà anche essere accresciuta da una momentanea scarica di religiosità, ma in genere non dura molto. Tutto questo inganno narcisistico interno alla chiesa è una trappola che conduce in basso, all’egoismo luciferino, all’abisso, al pianto e stridor di denti.

Gli psicologi non possono darci l’autostima, né possono generare in noi il rispetto personale. Esso giunge solo quando entriamo in un vero e reale patto di sangue con qualcuno o qualcosa molto più grande e valente di noi. Anche la Legione Straniera, la Mafia e le bande di strada lo sanno. Se la chiesa continuerà a coccolare i cristiani in questo vano e narcisistico egoismo, impedirà loro di giungere alla vera cristianità del patto di sangue e solo due tristi esiti ci si prospetteranno: da un lato il nostro presente male continuerà e dall’altro saremo guidati dai pifferai magici nel dominionismo. Il secondo ci porterà dritti ad una tragica crociata e alla fine del tempo.

Entrambe queste strade sono molto basse e conducono lontano dalla via della santità (Isaia 35). Porteranno i cristiani al delitto di sangue, alla vergogna e alla tragedia personale.

Dunque, la politica cristiana non è la risposta. Il nostro destino non deve essere cercato nella presente situazione governativa. La nostra via di casa è una strada stretta e diritta che giace nella fede e nei patti d’Abramo. E il Dio d’Abramo sta guidando il suo popolo a casa, passo dopo passo.

Se siamo in Cristo siamo progenie di Abramo (Galati 3:29).

Il nostro Salvatore non è semplicemente qualcuno che ci dà un biglietto per il paradiso e poi ci lascia andare per la nostra strada. Noi siamo in una relazione di sangue con Lui ed Egli ci chiama a prendere la nostra croce e seguirlo.

In questo è riposta la nostra devozione. Noi siamo chiamati ad essere bravi cittadini nella nostra nazione, ma il nostro destino non è a Parigi, Berlino, Londra o Washington. Quando la grande moltitudine sarà radunata davanti al “mare di vetro” non si canteranno gli inni nazionali. L’eletto canterà il cantico di Mosè (Apocalisse 15:1-4).

Ci sono state promesse molte dimore ed esse si troveranno nella Nuova Gerusalemme, una città non costruita da mano d’uomo. Giovanni vide la città santa, la Sposa dell’Agnello, che scendeva dal cielo presso Dio (Apocalisse 21). Tutto il popolo eletto di Dio sarà lì, radunato da Israele e da tutte le nazioni.

Il popolo eletto di Dio come un unico sacerdozio, una nazione santa

L’eletto è guidato verso il regno del Messia, un regno di legge divina e giustizia. Questo fu, e rimane tutt’oggi, il peso della tribù reale, la casa di Giuda del regno del Sud.

L’eletto è guidato allo stesso modo  verso il sacerdozio del Messia, un sacerdozio di grazia divina, di espiazione e perdono dei peccati. Questo fu il peso del sacerdozio di Dio nel condurre gli uomini a Lui. Non si vede nel sacerdozio levita, ma in quello di Melchisedec (Ebrei 7).

La grazia è anche ciò che il regno del Nord andava cercando nel 900 a.C. Allora il popolo andò dal re Roboamo in cerca di grazia. Essi cercavano sollievo dal duro lavoro e dalla schiavitù in Giuda e chiedevano di essere sollevati dalle pesanti tasse dovute al debito lasciato dal declino della gloria di Salomone.

I profeti prevedono all’unanimità la totale restaurazione di Israele. Il regno abbraccia la casa e il trono di Davide, cioè la tribù di Giuda. I sacerdozio, che unisce Dio all’uomo, viene amministrato in modo potente nel nuovo patto. Il vangelo, la buona notizia della salvezza di Dio, ha superato i confini di Israele nel giorno di Pentecoste. Cinquanta giorni dopo la resurrezione del Messia, la congregazione di Israele, la chiesa, iniziò ad essere stabilita tra le nazioni.

I due grandi ministeri di Dio devono ancora riunirsi. Tale ineffabile unione di regno e sacerdozio, legge e grazia, Israele e la chiesa, è una gloriosa realtà futura. La riunificazione e restaurazione di tutto Israele avverrà di certo e le Scritture ci danno prove abbondanti che sarà così, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento.

La promessa restaurazione di Israele vedrà il regno e il sacerdozio riuniti: questo è piano di Dio per il Suo eletto, stabilito per il popolo di Dio fin dal monte Sinai. Allora, con Mosè, Dio lanciò ai figli di Israele un’esortazione e una sfida:

Dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare; poiché tutta la terra è mia; 

e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa.

(Esodo 19:5-6)

Si noti che Dio non parla di un “regno” e un “sacerdozio” così come faremmo noi oggi, poiché Egli non usa dei concetti inscatolati come facciamo noi. È piuttosto per un libero scambio tra i due offici ed intreccia le due virtù  di regalità e santità, ricollegandole ai due ministeri di regno e sacerdozio.

La virtù sacerdotale della santità viene applicata al regno e la virtù reale della regalità viene applicata al sacerdozio. Così abbiamo un sacerdozio regale e una nazione santa.

L’apostolo Pietro ci porta lo stesso messaggio nel Nuovo Testamento, lo stesso identico che Mosè portò tre millenni e mezzo fa.

Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

(1 Pietro 2:9)

continua con la III parte ……

PARTE I

(L’immagine si riferisce alla copertina del libro di Batya Wootten)

Traduzione e pubblicazione a cura di Sequenza Profetica – E’ vietata la riproduzione –