Un unico eletto (parte I)

di Gavin Finley

Chi sono le persone che costituiscono “l’eletto” di Dio?

La Bibbia ci parla di un unico eletto o popolo scelto da Dio. Esso appartiene a YHVH-Dio, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Nel corso della storia, Egli ha costituito una singola compagnia di persone e continua a chiamare il Suo eletto o popolo prescelto.

Dio opera sempre nei cuori dei Suoi prescelti. Egli li corteggia e li guida nella fede di Abramo. In Cristo, il Messia, essi divengono seme di Abramo ed eredi secondo promessa (Galati 3:29).

Attraverso il sangue di Cristo, essi entrano in una relazione  basata su un patto di sangue con il Redentore di Israele.

Facendo una ricerca sulla parola “eletto” in tutta la Scrittura, possiamo vedere che il messaggio di un singolo popolo eletto di Dio è ben stabilito nella Bibbia.

Ricercando, allo steso modo, il termine “prescelto” e quello di “popolo”, ci si rivela la presenza di un “popolo prescelto”.

Questi stessi studi, applicati ai termini in greco, ci mostrano che Dio considera l’eletto un “unico” essere.

Non ci sono, dunque, due eletti o due popoli distinti. Le Scritture mostrano che Dio costituisce una singola compagnia di persone nel corso del tempo storico. Dio guida il Suo eletto da Giuda e dalla casa perduta di Israele (Matteo 15:24) e i pagani gentili da tutte le nazioni vengono a loro volta inclusi nel Suo patto.

Quando i pagani vengono salvati tramite il Messia di Israele, Egli li porta nel Suo patto eterno. Così, nella nuova nascita, essi assumono una nuova identità in Israele (Efesini 2:11-13).

Nella nuova nascita, i cristiani non sono più estranei alla cittadinanza di Israele e non devono più essere considerati goyim o pagani gentili.

Non vi è nulla di intrinsecamente sacro nella parola “chiesa” per se stessa. Essa è semplicemente la traduzione della parola greca ekklesia, che significa “assemblea dei chiamati fuori” o “congregazione”. Perciò, il punto è solo uno: a chi siamo chiamati fuori noi, in quanto congregazione?

Come credenti cristiani siamo stati chiamati fuori verso Gesù Cristo/Yeshua Hamashiach. Rispondendo alla buona notizia del vangelo siamo giunti al Messia di Israele per la nostra salvezza. Ci siamo pentiti del nostro peccato e siamo cambiati dal nostro egoismo luciferino. Abbiamo chiesto al Santo di Israele di entrare nelle nostre vite come Signore e Salvatore. E Lui l’ha fatto!

La nostra redenzione viene dal nuovo patto e dal piano evangelico di salvezza. Quest’ultimo, a sua volta, proviene dai patti di Israele (Efesini 2:11-13).

Le persone vengono salvate dalla grazia, mediante la fede nel sangue espiatorio dell’Agnello sacrificale promesso di Israele. Non c’è nessun altro piano di salvezza che Dio ci offra, né ci sarà mai.

Il nostro Signore e Salvatore è il Santo di Israele (Atti 4:12).

Noi siamo condotti alla salvezza tramite il sangue del nostro Messia ebreo privo di peccato.

La cosiddetta chiesa è radicata e fondata nella vera e genuina fede di Abramo (Galati 3:29). La chiesa non ha mai sostituito Israele, né mai lo farà.

Da nessuna parte, nelle Scritture, Dio parla di due popoli scelti. Da nessuna parte leggiamo di un piano di salvezza per il Israele e uno per la chiesa. Tutti coloro che sono stati salvati, o lo saranno, sono salvati per lo stesso piano di salvezza, cioè per grazia attraverso la fede nell’Agnello di Israele.

Ma questo errore dei “due patti” si è fatto strada e ha dominato i nostri pensieri. Esso risale ai primi padri della chiesa ed è dovuto alla profonda e duratura spaccatura politico-religiosa tra i cristiani salvati, tra i gentili e coloro che provenivano dal giudaismo.

La storia di Israele e quella della chiesa ci testimonia del fatto che i capi religiosi hanno sempre trovato degli espedienti per mantenere lo status quo. Essi, insieme ai re, ai principi e ai mercanti, guardano con estremo sospetto tutto ciò che possa costituire anche il più piccolo disturbo alla “loro pace”. Ciò è ancor più sentito quando questa loro pace serve da copertura per una profonda corruzione, ingiustizia ed empietà. Ma la vera e duratura pace viene costantemente offerta dal Principe di Pace. Egli chiama a sé il Suo popolo eletto perché aspiri ad una più santa e divina ekklesia/congregazione/assemblea, basata sulla Sua pace, la pace che supera ogni comprensione. Questa è fondata sulla fede nel Principe di Pace, ma il mondo e i suoi sistemi, politici e religiosi, non vogliono arrendervisi. Così Dio ha deliberatamente separato la chiesa e “chiama fuori” solo coloro che desiderano rispondergli.

Gesù ha detto che il mondo non lo avrebbe ricevuto. Egli non sprecò mai tempo a cercare di assecondare le folle come i religiosi oggi tentano di fare. Era impegnato a “chiamare fuori” i Suoi discepoli ed essi si sarebbero uniti al Suo eletto, la compagnia di fede che proviene fin dal giardino dell’Eden.

Si, i sistemi del mondo vogliono mantenere le cose come sono, perciò rigettano la chiamata del Messia. Per come la vedono loro, Egli porta la distruzione del modo in cui essi sono abituati a vivere e costituisce un affronto al loro orgoglio. Ma il Suo Santo Spirito sussiste per portare rinnovamento ai loro popoli e una più profonda pace e prosperità alle loro terre. Triste a dirsi, nel bloccare tale rinnovamento i capi di stato e di chiesa annientano la stessa pace che loro stessi vorrebbero ottenere e bloccano le benedizioni che il rinnovamento divino porterebbe nelle loro chiese e nei loro regni. Questo fatto è stato particolarmente visibile nella storia della Francia.

I governanti cercano sempre di mantenere la pace, ma per farlo spesso finiscono per chiudere Dio fuori. Lo abbiamo visto quando i farisei, Erode e Pilato hanno avuto a che fare con la distruzione del loro status quo durante la Pasqua dell’anno della Passione. Il Messia stesso si trovò dinanzi a loro ed essi lo considerarono un problema, un’ulteriore sfida alla loro pace. Egli era uno che rimproverava i cambiavalute, insultava i sacerdoti e minacciava lo status quo. Perciò bisognava che fosse eliminato.

Abbiamo visto il medesimo comportamento anche nella chiesa occidentale moderna, in molte occasioni. I religiosi d’Inghilterra reagirono assai malamente all’uscita della Bibbia in inglese. Durante il regno di Enrico VIII, l’arcivescovo Wolsey e il vescovo di Londra furono messi a dura prova. Essi cospirarono per la cattura di William Tyndale, che stava traducendo il testo sacro, e lo bruciarono sul rogo.

La stessa generazione di capi religiosi è tuttora tra noi. Essi continuano ad insistere sul mantenimento dello status quo e sull’importanza della loro pace e della loro comodità personale contro il messaggio biblico e il volto del Messia di Israele. Questi è Colui che solo può portare la pace tra loro e sanare la breccia di Geroboamo. Ma cosa abbiamo visto fare finora? Nulla. Non abbiamo visto alcun tentativo, da parte dei capi di alcuna fazione, di ricercare il Messia e accettare la Sua pace per colmare quella tremenda spaccatura che iniziò quasi tremila anni fa con il terribile divorzio di Israele, la breccia di Geroboamo. Cosa hanno fatto, dunque, i nostri moderni dispensazionalisti evangelici a questo riguardo? Hanno tenuto per sé il problema per creare una eterna divisione teologica tra Israele e la chiesa, basta sulla biblicamente scorretta impostazione di “noi e loro”.

Cari santi, questa è una dottrina pericolosa e, a meno che non venga corretta e allontanata da noi, si rivelerà foriera di eventi vergognosi e perfino anti-semiti nei tempi futuri. Costituisce, né più né meno, una “apartheid dell’eletto”.

Ma noi siamo davvero in una dimensione diversa rispetto ad Israele? E i nostri fratelli ebrei non saranno davvero mai salvati? (Vedi Zaccaria 12:7-13:1). Cosa ci dice la Bibbia riguardo alla nostra identità nazionale?

Andiamo a dare un’occhiata. In Cristo, nostro Salvatore, diventiamo nuove creature (2 Corinzi 5:17), siamo identificati nel seme di Abramo (Galati 3:29) ed, entrando in un patto di sangue con il nostro Messia ebreo e Re dei re, otteniamo la nuova identità della cittadinanza di Israele. I patti di Israele si aprono anche a noi, così come alla casa ebraica che ha fede nel Messia. In tal modo diventiamo eredi secondo promessa.

Una persona pagana e gentile che scopre che Gesù Cristo è il Messia di Israele e apre il suo cuore e la sua vita a Lui, viene salvata come tutti gli altri. Senza saperlo, in questo modo il suo cuore è stato circonciso e, nella caduta di tutto ciò che è carne e sangue, questa persona si ritrova con una nuova identità in Israele. Può anche essere stata ebrea di nascita, ma questo fatto, da solo, non assicura la salvezza. Ora qualcosa di diverso accade, che è al di sopra di qualsiasi cosa si sia mai vista prima. Il seme di Abramo viene posto da Lui e dà inizio ad una nuova esistenza!

La vera identità della cristianità nell’ambito della cittadinanza di Israele è resa invisibile e celata da re e mercanti del mondo. Questa informazione viene pesantemente controllata. Ma per i credenti cristiani, che leggono la Bibbia, questa connessione con Israele tramite il promesso seme di Abramo non deve giungere come una sorpresa. La congregazione di Israele è uscita dai confini della sua terra duemila anni fa e la chiesa è divenuta una compagnia globale nel grande giorno di Pentecoste.

Il nuovo patto è stato promesso da Dio fin dall’Antico Testamento (vedi Isaia 49:6 e Geremia 31:31-33). Tramite il Messia, il nuovo patto con i singoli individui e nella congregazione di Israele provvede e assicura un rinnovamento del vecchio patto con la nazione di Israele. Certo, la nazione di Israele sarà restaurata alla fine dei tempi e diverrà un sacerdozio regale e una nazione santa, così come pure vedremo le dodici tribù di Israele ai cancelli della Nuova Gerusalemme discendente dal cielo (vedi Apocalisse 21). Con il vangelo, il nuovo patto ha rotto gli argini del paese di Israele negli ultimi duemila anni e continuerà a farlo fino al “giorno della mietitura” e alla fine dell’era, durante il revival della fine dei tempi.

Quando i gentili si pentono e sono salvati non sono più gentili. Non sono più stranieri incirconcisi e pagani (goyim), né sono alienati dalla promessa del patto e dalla cittadinanza di Israele (Efesini 2:11-13).

Attraverso il sangue del Messia essi sono nuove creature e vengono innestati nell’olivo di Israele.

Le scritture parlano di un solo popolo eletto di Dio ed esso si identifica in Israele.

Israele è stato diviso in due regni nel 900 a.C. e oggi abbiamo, proprio come i due regni e le due case di Israele, una “chiesa” e un “Israele” distinti.

Ma Dio non ha mai acconsentito a questo né ha mai menzionato nelle Scritture che sarebbe durato per sempre. La Bibbia non parla mai nemmeno di una presunta “apartheid dell’eletto”.

Quindi, la presente situazione di divisione è temporanea e destinata alla restaurazione. L’attuale muro di separazione non riflette la volontà di Dio né il Suo piano.

Il movimento messianico tra gli ebrei ci ha mostrato ciò che Dio farà: egli intende svelare e restaurare Israele all’apice dei tempi (Zaccaria 13:1).

La separazione o rottura della tribù reale di Giuda dalla congregazione di Israele non è definitiva.

Ciò che vediamo oggi è solamente la nostra pragmatica, ecclesiastica e giudaica, assuefazione alla breccia di Geroboamo.

La presente divisione tra Israele e la chiesa è certamente parte del non ancora concluso patto.

Dio si prenderà cura di questa ferita aperta nel momento in cui si aprirà la settantesima settimana, alla fine dei tempi

Egli è già ora all’opera per la restaurazione di Israele e lo radunerà nella settantesima settimana di Daniele. Tutte le sue pecore perdute saranno ritrovate e ognuna di esse sarà ricondotta a casa.

Attraverso la storia di Israele e la chiesa Dio ha “chiamato fuori” un eletto. Tutti coloro che sono stati salvati sono stati radunati tramite la Sua grazia, attraverso la fede e sono conosciuti di persona da Dio.

Tutti gli eletti di Dio, dal giusto Abele all’ultimo santo della tribolazione, saranno radunati e la fine dei tempi li vedrà tutti glorificati insieme nella resurrezione-rapimento (Matteo 24:31).

Ma i più saggi giudeo-cristiani rivelano un popolo diviso e caotico. Il regni di Nord e Sud di Israele hanno sofferto una lunga e dolorosa separazione.

Le due case di Israele sono state divorziate per quasi tremila anni. Ora, a causa del peccato e della parziale cecità, Israele e la chiesa riescono a malapena a riconoscersi tra loro.

La breccia di Geroboamo ha spezzato Israele in due regni. Le dieci tribù disperse sono giunte fino ai confini della terra. Molti di essi sono ancora lì fuori a stringere trattati di protezione con i principi e le nazioni. Essi sono perduti e hanno perso la memoria, proprio come Gomer.

Ma centinaia di milioni di loro sono già stati ritrovati. Molti del perduto Israele stanno entrando nel nuovo patto (Geremia 31:31-33). Essi stanno portando con sé anche una moltitudine di compagni (Ezechiele 37:16) dalle nazioni. Il ministero mondiale del vangelo sta portando alla grande mietitura di Israele.

Certamente, il vangelo trascende la razza e i legami nazionali. Per ragioni politiche, l’identità della chiesa in Israele viene tenuta nascosta e resta sotto una coltre di fumo religiosa per colpa di principati e potestà. E anche perché lo Spirito Santo di Dio ha ancora molto lavoro da svolgere nei cuori degli uomini.

Qui, dunque, giace la vera base per la pace nel mondo. Non vi può essere, né vi sarà mai, pace nel mondo senza un cambiamento nei cuori degli uomini.

Questo può essere ottenuto solo grazie a Cristo e alla venuta personale del Principe di Pace. Quest’era sarà sommersa dalla Sua venuta internazionale.

La casa reale di Giuda non può essere dimenticata e non lo sarà (Zaccaria 12:7-13:1).

La ribellione e la mancanza di legge nella chiesa saranno eliminate dalla cittadinanza di Israele (Efesini 2:12-13). Tutto ciò accadrà sotto i legami dell’amore, quando la totalità degli stranieri verrà portata in Israele (Romani 11). Poiché nel nuovo patto la legge di Dio, la Torah, è scritta nei cuori (Geremia 31:31-33).

Il nuovo patto e la salvezza sono giunti nel mondo tramite il Messia di Israele (Atti 4:12). La Sua grande salvezza è la luce che è stata mandata ai gentili (Isaia 42:6; 49:6; 60:3). Cristo ci ha fornito il sangue dell’espiazione, la sola via di riconciliazione con Dio (1 Giovanni 1:7).

La sola salvezza che questo pianeta vedrà mai giunge attraverso il sangue dell’Agnello di Israele.

PARTE II

(L’immagine si riferisce alla copertina del libro di Batya Wootten)

Traduzione e pubblicazione a cura di Sequenza Profetica – E’ vietata la riproduzione –