Solo amanti della corona

Nel XII secolo, Tommaso da Kempis, autore dell’opera “l’imitazione di Cristo” scrisse: “il Signore ha molti amanti della Sua corona, ma pochi amanti della Sua croce”. Non poteva esserci frase più rappresentativa della condizione di molti cristiani di oggi. Sennonché, a prescindere della condizione spirituale del singolo credente (il quale è responsabile del proprio cammino davanti a Dio) il pericolo maggiore si corre quando questo detto è attribuibile ai conduttori di chiesa. Amanti e aspiranti alla corona regale di Cristo, poco amanti delle sofferenze connesse alla croce. Sono pochi a volere la croce. Sono tanti a volere la corona. Questo tipo di inganno è subdolo, perché celato agli occhi dei più. Ha mietuto parecchie vittime tra le fila di coloro che sono chiamati al servizio sacro. Aspiranti alla vita facile, presto si dimenticano che quando Dio chiama un uomo, lo deve poi modellare nella fornace della sofferenza.

A tal proposito, A. W. Tozer scrisse: “quando Dio ha bisogno di una persona per il Suo servizio, di una buona persona, di una persona efficiente, di una persona umile, perché si rivolge quasi sempre a una persona che si trova nel crogiuolo della prova? Perché egli va alla ricerca di una persona che si trova in condizione di profonda sofferenza? Di una persona che non sia un classico tipo gioviale e superficiale? Posso soltanto aggiungere che questo è il metodo che Dio utilizza con le sue creature. Ezechiele, ad esempio, non raggiunse la sua posizione grazie a circostanze favorevoli e piacevoli. Quasi non c’era più luce nel suo cuore, tanto da dover pensare che Dio stesse impiegando troppo tempo per portare a compimento la Sua volontà”.

“Non è forse questo ciò che avviene nella cristianità contemporanea? Non vogliamo perdere del tempo a scavare e a coltivare, perché vogliamo il frutto e il raccolto subito. Non vogliamo intraprendere battaglie spirituali che potrebbero condurci nella notte lunga e buia. Pretendiamo la luce, qui ed ora! Non vogliamo la croce perché siamo più interessati alla corona.

Anche quando si parla di chiamata della chiesa a una testimonianza totale nel periodo futuro di tribolazione, ci sono molti amanti della corona e pochi amanti della croce. Si preferisce fantasticare aspettando il carro della gloria che verrà per rapirci, che affrontare la persecuzione come veri discepoli e soldati di Cristo. No, a noi non può essere chiesto il sacrificio del martirio, della vita. Siamo troppo bravi, troppo santi, troppo moderni per questo tipo di cose! Perché noi abbiamo chiese all’avanguardia, musica all’avanguardia, metodi all’avanguardia. Soffrire per Cristo è cosa d’altri tempi. Ora dobbiamo regnare, dominare e essere protagonisti nella società. Abbracciando questo credo, fior di predicatori, ormai divenuti grossi, grassi e pingui, hanno diffuso tra le pecore del gregge l’idea di un cristianesimo a basso costo, quindi di poco valore. Per un cristianesimo del genere nessuno sarebbe disposto a morire. Ma per quel tipo di cristianesimo proposto da Paolo, vale ancora la pena ricordare le seguenti parole: “se siamo figliuoli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui” (Romani 8:17).

Come si spiega che se ci definiamo figli di Dio non soffriamo mai, non abbiamo mai problemi, non siamo afflitti, e non ci verrà chiesto di passare durante la tribolazione? Forse perché amiamo più la corona che la croce?   

Se veramente soffriamo con lui. Il “se” condizionale significa che oltre ad essere giustificato per grazia, per essere un vero cristiano una persona deve anche sperimentare la sofferenza. Il ché significa che se sei cristiano, la sofferenza è parte integrante del tuo essere un credente! Gloria e sofferenza vanno a braccetto, sono amici inseparabili.

Agli amanti della corona, il libro dell’Apocalisse offre la possibilità di rivedere la propria scala di valori, quando “colui che siede sul trono“, afferma senza indugio, che anche per i “codardi” (Apocalisse 21:8) varrà il divieto di ingresso nella futura Gerusalemme celeste.