Passo dopo passo verso il trattato (II parte)

Quando è l’attualità ad allinearsi alla profezia biblica, questa si tramuta in un segno inequivocabile dell’imminenza della profezia stessa. Si identificano infatti le prime avvisaglie che ci parlano di un cambiamento epocale sul fronte geopolitico internazionale. Prima di tutto, l’inevitabilità di un conflitto a tutto campo in Medio Oriente che vedrà coinvolti Israele, l’Iran con le sue filiali (Hamas ed Hezbollah), e infine la Siria. Con l’oracolo di Damasco (Isaia 17:1) si decreterà la “fine della guerra“, descritta dal profeta Daniele al cap. 9:26, l’ultimo episodio che porrà fine alle guerre arabo israeliane. Nell’articolo precedente avevamo accennato al dispiegamento di truppe americane in Israele quale frutto di una cooperazione militare strategica in vista di eventi futuri. In modo particolare, ponevamo la nostra attenzione sul probabile e futuro dispiegamento delle forze dell’anticristo in questo paese quando riportavamo che questo futuro uomo del male, Entrerà pure nel paese splendido (Israele – nda) (Daniele 11:41). L’invasore venuto contro il re del mezzogiorno farà ciò che gli piacerà, non essendovi chi possa resistergli, e si fermerà nel paese splendido (Israele – nda), il quale sarà interamente in suo potere. (Daniele 11:16). E pianterà le tende del suo palazzo fra i mari (Mar Morto e Mar Mediterraneo – nda) e il glorioso monte santo (Monte Sion, Gerusalemme – nda)(Daniele 11:45)

Ora però, cercheremo di offrire un ulteriore contributo conoscitivo alla comprensione della sequenza profetica biblica alla luce di alcuni recentissimi articoli di attualità. Ad esempio, il sito Pan-Armenian ha pubblicato un articolo nel quale si esaminano i possibili scenari di ripercussione che Israele metterebbe in atto a fronte di test atomici da parte dell’Iran (è disponibile la traduzione in italiano su GilGuySparks). Ciò che più ci interessa è che a conclusione di una simulazione condotta a Tel Aviv su un probabile test atomico, gli specialisti israeliani danno per scontato che si verificherebbe quanto segue: “Gli Stati Uniti cercherebbero di frenare Israele dalla rappresaglia militare e proporrebbero un patto formale di difesa, anche eventualmente invitando lo Stato ebraico ad aderire alla NATO…”. Insomma, gli Stati Uniti proporrebbero un patto formale di difesaLo stesso concetto viene riportato anche da Umberto De Giovannangeli, nel suo mirabile saggio su “Netanyahu sceglie le armi”, apparso sull’ultima edizione della rivista italiana di geopolitica (LIMES) intitolata -Protocollo Iran-, che, riportando l’analisi del britannico Times scrive, “Pur di bloccare ritorsioni, infatti, gli Usa offrirebbero a Israele un patto di difesa e forse l’ingresso nella Nato…“.

Ora il punto è questo. Anche se il patto a cui fanno riferimento questi articoli non è propriamente quello biblico che sancirà l’inizio della settantesima settimana profetica di Daniele, ciononostante, ne cominciamo a intravedere le sembianze. Nell’alleanza militare tra Usa e Israele ci sono tutte le caratteristiche di questo futuro patto. Ci sono diverse versioni della Bibbia di Daniele 9:27 che ci danno l’idea di un vero e proprio contratto di intesa tra le due parti: “Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana”; “Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana”; “Egli stipulerà pure un patto con molti per una settimana”; “Egli stabilirà un saldo patto con molti, durante una settimana”. Altre versioni, come quella di Diodati, dando invece l’idea di una conferma a un patto preesistente, o quanto meno già in atto: “Ed esso confermerà il patto a molti in una settimana”.

Inoltre, valutando i possibili scenari che si dispiegherebbero a fronte di un possibile test nucleare iraniano, l’articolo già citato continua riportando che, “Il dispiegamento di armi e di unità è comunque un dato di fatto e secondo il Jerusalem Post il comandante della Terza Air Force statunitense in stanza in Germania, generale, Frank Gorenc, avrebbe confermato che lo spostamento di truppe Usa in Israele non rientra nel quadro di un’esercitazione. Il comandante americano è stato recentemente in Israele per confermare i dettagli sul trasferimento di migliaia di soldati nello stato ebraico“. Anche se bisognerebbe sempre appurare le fonti, pare ovvio che non si parla più soltanto di semplici esercitazioni militari, ma di un vero e proprio trasferimento di soldati nello stato ebraico. Suona nuovo? L’acuto giornalista non lo sa, ma in un certo senso, e pur involontariamente, le sue parole confermano la profezia del libro di Daniele, secondo la quale, in un periodo ancora futuro, l’anticristo stabilirà un patto di difesa con Israele dando così inizio alla settantesima settimana profetica (“Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana” – Daniele 9:27). I “molti” a cui si riferisce Daniele sono la maggioranza politica dello stato ebraico al momento della stipula del patto di difesa. Questo è quello che è comunemente definito dagli addetti ai lavori (gli insegnanti della Bibbia) il patto di “pace”, ma non sarà altro che un patto, un “agreement” tra due parti per la difesa del piccolo e ormai fiacco stato di Israele subito dopo la futura guerra. Questo trattato politico di difesa unilaterale sarà offerto dall’anticristo a Israele per la difesa del suo territorio. Tra le probabili clausole del trattato vi sarà anche la costruzione del futuro III tempio a Gerusalemme e il ristabilimento dei sacrifici secondo l’ordine giudaico. A metà della settimana, però, questo patto verrà infranto, nel momento in cui gli intenti maligni del futuro principe del male verranno manifestati in occasione dell’abominazione della desolazione.

di Sequenza Profetica

I parte; III parte