Il giorno dell’espiazione
In una recente intervista rilasciata a una tv iraniana, Hossein Ebrahimi, parlamentare e capo di gabinetto di sicurezza della repubblica islamica iraniana, ha dichiarato che qualora le forze internazionali continuassero nell’embargo e nelle incursioni nelle acque della regione, il golfo Persico stesso “si trasformerà in un cimitero“. A riportare un’estratto dell’intervista è il sito del Middle East Institute Research Institute (MEMRI). Hossein Ebrahimi si esprime in modo davvero categorico: “chiudere lo stretto di Hormuz è la prerogativa del sacro regime della repubblica islamica….. non permetteremo a nessuna nazione al mondo di dare ordini agli stati del Golfo …. io credo personalmente che oltre alla chiusura dello stretto di Hormuz, il golfo Persico verrà trasformato in un cimitero per tutte le nazioni del mondo che si avvicineranno a questa regione sensibile“.
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Segnaliamo un interessantissimo articolo pubblicato da Il Foglio nel quale, l’impeccabile Giulio Meotti, censisce un libro dedicato alla “fine dell’Olocausto” scritto da Arvin Rosenfeld per denunciare i rischi derivanti dalla disseminazione della conoscenza dell’Olocausto nella sfera pubblica, cioè, la volgarizzazione e la banalizzazione associata alle iniziative legate alla “memoria”. Secondo quanto affermato dall’autore del libro, più diventa mainstream, più l’Olocausto diventerebbe banale. Infatti, incalza Meotti, “nonostante tutti i musei, i curricula, i libri, i film, i documentari, gli articoli di giornale e le visite guidate ai campi, la memoria dell’Olocausto è diventata pop, una sorta di sacrario laico delle buone intenzioni per ipocrite promesse di -never again-”.
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Odia gli ebrei per motivi ideologico-politici, demonizza Israele e ottiene il plauso del mediocre mondo culturale.
Qualsiasi cosa si scriva e si dica oggi nel Giorno della Memoria, non servirà a porre fine l’antisemitismo. E’ difficile ormai credere nel potere della memoria. Questo giorno varrà come un blando tranquillante; potrà funzionare per blandire per alcuni minuti la coscienza europea che mal sopporta il crimine della Shoah. Avrà un uso nell’unificare momentaneamente politici e intellettuali di varie appartenenze che avranno la sensazione di lavorare per opporsi all’antisemitismo ineluttabile motore di ogni persecuzione. Eppure anche coloro che si riuniranno per ricordare i propri morti nella shoah, e con loro chi li sostiene, sanno ormai che, come dice lo scrittore yidish L. Shapiro, l’antisemitismo è eterno come è eterno Dio. Robert Wistrich, il maggiore studioso di antisemitismo afferma che “probabilmente sta peggiorando”: lo dimostrano i dati del mondo intero, su Internet esso è moneta corrente non sanzionata, scorrevole, spumeggiante. Nel mondo arabo è obbligatorio. Elie Wiesel al parlamento italiano mormorò che dopo aver pensato che gli ebrei ne fossero usciti con la seconda guerra mondiale, gli toccava ora di vedere il ritorno persino di un antisemitismo genocida. Risparmio al lettore l’elenco di dati europei molto noti, fra cui quelli della commissione parlamentare sull’antisemitismo che ci dice che circa il 44 per cento degli italiani non ha simpatia per gli ebrei.I numeri sono facilmente reperibili.
di Fiamma Nireinstein
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Secondo il profeta Daniele, in un periodo ancora futuro, l’anticristo stabilirà un patto di difesa con Israele dando così inizio alla settantesima settimana profetica (“Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana” – Daniele 9:27). Questo patto si rivelerà nocivo per la sorte dello stato ebraico, infatti, a metà della settimana (dopo tre anni e mezzo, 1260 giorni dalla firma del trattato di difesa) Israele si accorgerà di aver stipulato (a sua insaputa) un vero e proprio patto “con la morte” e “con il soggiorno dei morti” (Isaia 28:18, “Voi dite: «Noi abbiamo fatto alleanza con la morte, abbiamo fatto un patto con il soggiorno dei morti»“). Quello del patto tra l’anticristo e Israele è uno dei temi più controversi di tutta la profezia biblica, poiché dalle implicazioni escatologiche da esso derivanti, dipende tutto. Infatti, la collocazione temporale del futuro patto e soprattuto l’identificazione degli attori che vi prenderanno parte, è fondamentale per la comprensione dell’esatta sequenza profetica. Ad esempio, chi è aggrappato (pare ve ne siano tanti) alle antiche convinzioni che l’anticristo provenga dall’Europa (il risorto impero romano), correrà il rischio di perdere il senso degli eventi qualora non si verificasse questa ipotesi. Sequenza Profetica è qui perché si prefigge il compito di aprire una finestra sullo scenario degli ultimi tempi tenendo conto dell’attualità, per aiutare chi, pur cercando la verità, non riesce ancora a vedere con chiarezza a motivo delle semplificazioni e scorciatoie mentali divenute parti integranti del proprio modo di pensare (ad esempio, la teoria del rapimento prima della tribolazione). (continua…)
Saper riconoscere l’inganno degli ultimi tempi non ha solo a che fare con il decifrare l’identità della bestia, del falso profeta o di babilonia la grande. Non ha nemmeno sempre a che fare con le dottrine escatologiche fuorvianti, perché l’inganno ha molte sfaccettature e si presenta sotto differenti aspetti. Non si trova sempre e solo di fuori, ma si cela anche di dentro. Dentro al cristianesimo moderno, tra le cui fila è da ricercare, laddove ha già mietuto molte vittime (spesso inconsapevoli, almeno inizialmente). Ad esempio nel sistema moderno di chiesa, dove organizzare è più facile che pregare, portare avanti un programma è meglio che aspettare di ricevere un programma, inventarsi qualcosa è meglio che farsi dire qualcosa dall’alto, copiare da altri è meglio che faticare a costruire da capo, avere molte idee è preferibile alla fedeltà a una singola promessa, essere famosi val più che essere sconosciuti, e così via, ad libitum. Ecco che allora, nel sistema di chiesa moderno l’organizzazione ha sostituito, in molti casi, l’unzione, la visione e la consacrazione. I mestieranti si sono moltiplicati e il cristianesimo ne ha subito un danno enorme, a scapito della semplicità del vangelo. (continua…)