Un altro vangelo: Israele e la chiesa in confusione sul patto

La controversia sulla concretezza fisica di Israele e la realizzazione del nuovo patto si trovano, ancora una volta, al centro delle dispute teologiche e, soprattutto, escatologiche, creando addirittura divisioni all’interno del corpo di Cristo. Potrebbero, queste “faide cristiane”, avere a che fare con il Falso Profeta e la fine dei tempi? Per farla breve: alla base di tutto c’è l’antisemitismo, con il supercessionismo che ne rafforza le manifestazioni attuali. Ovvero, alcuni dispensazionalisti cristiani affermano che il nuovo patto non sia altro che un assaggio spirituale del regno millenario di Israele, mentre i sostenitori della teologia del patto dicono che il nuovo patto sia esteso alla comunità odierna dei credenti (cioè la chiesa) e che, ipso facto, la chiesa sia il vero Israele di Dio, che non gode solo di un assaggio attuale della promessa, ma di tutti i diritti e i privilegi del regno ora e nel futuro millennio o anche senza una simile manifestazione terrena. Con il ritorno in auge della teologia del patto, e il conseguente scompiglio nell’ambito del dispensazionalismo, la già precaria posizione di Israele in qualità di unico e speciale elemento nell’ambito del piano divino è minacciata oltremodo, soprattutto dal momento che uno dei suoi pochi sostenitori, il gruppo cristiano evangelico, sembra sempre più preoccupato per gli “stranieri” nella sua terra, figuriamoci per la contraddizione di Israele in quanto “democrazia etnica”.

Come abbiamo spesso detto, la Weltanschauung che uno possiede ha il potere di influenzare la vita su questo pianeta. Il modo, dunque, in cui si percepisce la suddetta controversia – e, in particolare, la relazione tra Israele e la chiesa – può offuscare la crescente ansia di cui abbiamo parlato; infatti, quando le questioni economiche, politiche e religiose colpiscono i nostri paesi, fin troppo spesso accade che l’occidente tenda a ritirare le sue relazioni e il suo sostegno per Israele e l’assoluta necessità di distaccarsi dall’influenza di quest’ultimo per guadagnare stabilità politica, economica e religiosa diventa la priorità di ogni stato.

Quindi non è strano che il “ministero” del Falso Profeta dovrà consistere nell’aumentare ancora la precarietà del ruolo di Israele, indirizzandolo direttamente nelle mani del suo protettore, ma di questo parleremo più avanti. Per ora, il crescente isolamento di Israele tra le nazioni, nonché la battaglia teologica che sta minando la sua posizione, non possono passare inosservate. Premura e dovere di questo sito vuole essere il rendere note e ben chiare queste diatribe teologiche contemporanee, alcune brusche e alcune così particolari da non destare grande attenzione, ma tutte a loro modo importanti e non prive di conseguenze, considerando la posta in gioco per credenti e non credenti appartenenti sia ad Israele che alla chiesa.

 

Imparzialità nel Vangelo?

Si nota dell’imparzialità nei corollari di John Piper sull’azione del patto, per quanto riguarda l’erronea pretesa di Israele verso

la terra (cioè Eretz Israel):

“Questi dati biblici ci portano necessariamente ad accettare il moderno Israele come legittimo possessore di tutta la tantodisputata terra. Israele può avere questo diritto, oppure anche no. Ma questa decisione non è basata sul privilegio divino […] un popolo che non mantiene i patti non ha diritto divino di possesso della terra promessa […] Israele non ha garanzie di una esperienza presente di privilegi divini dal momento che non sta mantenendo il patto con Dio. L’appello cristiano nel Medio Oriente, rivolto a palestinesi ed ebrei è: ‘Credete nel Signore Gesù e sarete salvati’ (Atti 16:31). E fino a quel gran giorno in cui i seguaci del Re Gesù, sia gentili che ebrei, erediteranno la terra (non solo il paese), senza alzare spada o altra arma, i diritti delle nazioni dovranno essere guidati da principi di compassione e giustizia collettiva, non da diritti di stato o condizione divini” (John Piper, Do Jews Have a Divine Right in the Promised Land?, 17 aprile 2002, il corsivo è nostro).

È vero, l’idea di salute, dignità umana, risoluzione pacifica, soluzione dei due stati, appello agli uomini e, certo, giustizia divina e umana, è certamente allettante, soprattutto pensando ai dinieghi imperturbabili utilizzati dai cristiani “riformati” che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno sostenuto la chiesa nel suo schieramento con Hitler per condurre gli ebrei al loro estremo destino; non avendo essi alcun legame con l’antico patto, né col presente o futuro, vennero facilmente messi da parte e non fu mosso un dito per contrastare il terribile piano a loro danno.

Stranamente, essi provano un particolare senso di commiserazione per gli ebrei, per il “popolo di Dio” che viene sbattuto su e giù in un mondo senza sionismo. Ora invece, viene ben assorbito nei più recenti manifesti della teologia del patto, le cui periodiche trasmissioni esclamano soli deo gloria, sia gloria solo a Dio!

“Alla radice dell’impegno politico [sostegno per Israele tra gli evangelici americani, n.d.a.] sono posti in questione due elementi fatalmente inesatti. Primo, alcuni insegnano che la preferenza di Dio per Israele, oggi, sia basata sulla discendenza etnica piuttosto che sulla sola grazia di Cristo, come proclama il Vangelo. Secondo, altri insegnano che le promesse bibliche riguardanti la terra di Israele siano realizzate in una speciale regione politica o ‘Terra Santa’, che Dio avrebbe da sempre messo da parte per un solo gruppo etnico. Come risultato di queste false asserzioni, una larga fetta della comunità evangelica, cioè i nostri compatrioti, nonché il nostro governo, stanno seguendo una via che devia dagli insegnamenti biblici riguardo al popolo di Dio, la terra di Israele e l’imparzialità del Vangelo.

“Le promesse ereditarie che Dio fece ad Abramo sono state rese effettive attraverso Cristo, vero seme di Abramo. Queste promesse non potevano essere compiute attraverso un uomo peccatore che si limita a mantenere la legge di Dio. Piuttosto, la promessa di un’eredità è rivolta solo a coloro che hanno vera fede in Gesù, il vero erede di Abramo. Tutti i benefici spirituali provengono da Gesù e fuori di Lui non c’è partecipazione alle promesse. Poiché Gesù Cristo è il Mediatore del patto abramitico, tutti coloro che lo benedicono e benedicono il Suo popolo, saranno a loro volta benedetti da Dio; e tutti coloro che lo maledicono con il Suo popolo, saranno invece maledetti da Dio. Queste promesse non si applicano ad un gruppo etnico particolare, ma alla chiesa di Gesù Cristo, il vero Israele. Il popolo di Dio, che sia la comunità di Israele nel deserto dell’Antico Testamento oppure l’Israele di Dio tra i gentili galati nel Nuovo Testamento, è un solo corpo che, attraverso Gesù, riceverà la promessa della Città celeste, la Sion eterna. Questa eredità celeste è ciò che tutto il popolo di Dio attende ed ha atteso in ogni età”.

“La denominazione di ‘Terra Santa’ riferita a qualsiasi territorio di qualsiasi gruppo etnico e religioso del Medio Oriente non può essere sostenuta dalle Scritture. Infatti, le specifiche promesse territoriali fatte a Israele nell’Antico Testamento vennero adempiute sotto Giosuè. Il Nuovo Testamento parla chiaramente e profeticamente della distruzione del secondo tempio nel 70 d.C. Nessun autore neotestamentario ha previsto un raduno del gruppo etnico di Israele nella terra, come invece videro i profeti veterotestamentari dopo la distruzione del primo tempio nel 586 a.C. Inoltre, la terra promessa nell’antico patto è consistentemente e deliberatamente espansa nel Nuovo Testamento, a mostrare il dominio universale di Gesù, il quale governa dai cieli sul trono di Davide, invitando tutte le nazioni, attraverso il Vangelo della grazia, a partecipare al Suo regno universale ed eterno”.

Lo stato secolare attuale di Israele, comunque, non è una realizzazione autentica o profetica del regno messianico di Cristo. Inoltre, non dovrebbe essere anticipato il giorno in cui il regno di Cristo manifesterà la distinzione degli ebrei, che sia tramite la sua localizzazione sulla terra, tramite i suoi sostenitori, o tramite le sue istituzioni o pratiche cerimoniali. Invece, questo tempo presente giungerà ad un apice con l’arrivo della fase finale ed eterna del regno del Messia. Allora tutti gli occhi, anche di quelli che lo hanno trafitto, vedranno il Re in tutta la Sua gloria. Tutte le ginocchia si piegheranno e tutte le lingue confesseranno che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. I regni di questo mondo diverranno il regno del nostro Signore e del Suo Cristo, ed Egli dominerà per sempre”.

“Alla luce delle immense aspettative profetiche del Nuovo Testamento, vogliamo spronare i nostri fratelli e sorelle evangelici a tornare alla proclamazione della gratuita offerta della grazia di Cristo nel Vangelo, rivolta  a tutti i figli di Abramo, a pregare per la pace tra Israele e i palestinesi e alla promessa di dare tutto il supporto umano e materiale a coloro che, da ambo le parti, stanno soffrendo in questo terribile ciclo di atrocità e cambiamento. Invitiamo anche coloro che sono educatori e pastori cristiani, che condividono le nostre convinzioni sul popolo di Dio, sulla terra di Israele e sull’imparzialità del Vangelo, ad apporre i loro nomi nella sottoscrizione di questa lettera aperta” (Advent, In the Year of our Lord 2002, An Open Letter to Evangelicals and Other Interested Parties: The People of God, the Land of Israel, and the Impartiality of the Gospel, il corsivo è nostro).

È degno di nota il fatto che il sionismo (nello specifico, il patto e la promessa della Palestina fatti alla nazione di Israele) sia al centro della presente costernazione. Brit Stephen Sizer, vicario della Chiesa di Cristo nel Surrey, in Inghilterra, e il collega David Peterson, non fanno mistero delle loro idee relative alla teologia del patto e della loro delusione riguardo al “sionismo cristiano” e alla sua insistenza sul mandato divino di Israele. I sojourners di sinistra sono più che capaci di gettare il loro disprezzo contro i facili bersagli del sionismo cristiano:

“Lo scritto di Stephen Sizer, Christian Zionism: Road-map to Armageddon?, fa una dettagliata ed approfondita critica di tutto il contesto di Hagee e di molti altri. Sizer è vicario della Chiesa di Cristo nel Surrey, in Inghilterra, e direttore della Società Biblica Internazionale nel Regno Unito. Il suo libro esplora lo sviluppo storico, le basi teologiche e le implicazioni politiche del sionismo cristiano, un movimento che ha avuto inizio in Inghilterra nel diciannovesimo secolo.

“Sizer divide lo studio in tre parti. Per prima cosa riassume i duecento anni di storia della teologia dispensazionalista, culminante nei best seller e nei film della serie Gli Esclusi. La seconda parte si concentra sull’enfasi teologica del sionismo cristiano, con particolare attenzione alla modalità di interpretazione degli eventi futuri, evidente in Hagee, Robertson, Falwell, Lindsey e LaHaye. Nel processo, Sizer rivela come questa modalità interpretativa della Bibbia sia inconsistente, contraddittoria e arbitraria. Egli conclude che essa ignora, sostanzialmente, l’interpretazione delle Scritture mostrata nell’insegnamento di Gesù e degli apostoli.

“Infine, Sizer considera le implicazioni politiche del sionismo cristiano. Zelanti avvocati come Hagee, Jack Van Impe e vari altri nomi noti negli spettacoli TV, che rigettano le iniziative di pace e anticipano con soddisfazione un’imminente epica battaglia tra le forze del bene e del male. Politicamente, questo si traduce facilmente in una politica, sia in Israele che negli Stati Uniti, che potrà aiutare nella realizzazione effettiva della profezia di Armageddon.

Sizer presenta un’alternativa al sionismo cristiano in termini di teologia del patto. Egli propone un approccio nel Medio Oriente incentrato sugli insegnamenti e sul sacrificio di Gesù. ‘[I cristiani che seguono] un approccio biblico al conflitto israelo-palestinese, lavoreranno e pregheranno per la pace e la sicurezza degli ebrei e dei palestinesi, poiché essi sono creati ad immagine e somiglianza di Dio, con un significato, un valore e una dignità personali’, scrive Seizer. ‘Questo sosterrà gli sforzi verso la pace internazionale, basati sui principi biblici di giustizia e pace, sul mutuo riconoscimento e sulla riconciliazione’.

“Per decine di anni gli americani sono stati inondati di immagini e informazioni sul conflitto israelo-palestinese. Numerose e spesso contraddittorie immagini e impressioni su questo tema lasciano molti con una sorta di ‘dettagliata ignoranza’. Ben pochi posseggono una conoscenza del contesto adeguata alla comprensione e all’interpretazione degli eventi in modo da poter esercitare un’opinione costruttiva, che si tratti di cittadini preoccupati o di persone di fede. I libri del presidente Jimmy Carter e di Sizer offrono una guida utile per quelli che cercano di comprendere le molteplici e spesso caotiche dinamiche politiche e religiose che tendono a frustrare le speranze per un futuro più pacifico nel Medio Oriente” (Charles Kimball, professore di religioni comparate alla Wake Forest University, Road Map to Peace – or Destruction? Three evangelicals on the challenges of Israel-Palestine. A Review by Charles Kimball for Sojourners Journal, Sojourners: Faith, Politics, Culture, aprile 2007).

Casualmente, nel suo libro When Religion Becomes Evil (cioè “Quando la religione diventa malvagità”, n.d.t.), Kimball conclude che l’assolutismo all’interno della cerchia del sionismo cristiano è un esempio pregnante di come la religione si trasformi, appunto, in malvagità, similmente all’estremismo islamico: un paragone assai difficilmente accettabile!

di Doug Krieger © The Tribulation Network – Pubblicazione a cura di Sequenza Profetica