Un altro vangelo: Israele e la chiesa in confusione sul patto

II parte

Il Dispensazionalismo: oppositore della teologia del patto

Tutti i dispensazionalisti differenziano chiaramente Israele e la chiesa, come due diversi gruppi che ricevono diversi tipi di promesse. I dispensazionalisti ritengono che Dio faccia alla nazione di Israele determinate promesse che saranno adempiute per gli ebrei in un momento futuro. La chiesa, invece, ha ricevuto promesse di diverso tipo rispetto ad Israele. La gran parte dei dispensazionalisti riconosce anche una sovrapposizione di “appartenenza” tra Israele e la chiesa. I cristiani ebrei, come Paolo, Pietro e Giovanni, fanno parte di questa categoria. Mentre molti non credono che Israele e la chiesa siano gruppi esclusivi e reciproci, c’è una piccola minoranza di dispensazionalisti passata e presente che lo fa. Coloro che ritengono che Israele e la chiesa siano reciprocamente esclusivi include alcuni dispensazionalisti classici e, virtualmente, tutti gli ultra-dispensazionalisti.

Certamente, ci sono altre forme di dispensazionalismo, come il dispensazionalismo “progressivo” (che ha la sua controparte tra i sostenitori della teologia del patto), quello “messianico” (esposto dal dottor Arnold Fruchtenbaum e da molti nell’ambito del movimento “giudeo-messianico”) e varie forme di “ultra-dispensazionalismo” (la visione di Atti 28, adottata da autori come E.W. Bullinger e A.E. Knoch, Bibbia Concordata). Inoltre, nell’ambito del dispensazionalismo “classico” o “tradizionale” o “paolino”, troviamo il dispensazionalismo “revisionato” di Walvoord e Ryrie.

Le definizioni delle varie forme di dispensazionalismo (vedi schema sottostante), sono importanti per comprendere la corrente dinamica della materialità di Israele e una pletora di prese di posizione degli ebrei verso la cristianità (e viceversa, prese di posizione dei cristiani verso Israele e le promesse del patto), mantenendo una certa forma di manifestazione mosaica o “ebraicità”, che sia puramente culturale e/o spirituale, in armonia col contesto “cristiano”: per esempio gli “ebrei cristiani” o altre comparazioni etno-socio-cristiane (“cristiani americani”, “cristiani svedesi”, ecc.).

 Il Neo-dispensazionalismo: la “vera azione” nella cristianità di oggi

Le chiese dell’NCC (Consiglio Nazionale delle Chiese) e le chiese protestanti riformate vengono particolarmente raggirate nella loro dottrina “tradizionale” di teologia del patto riformata, e il defunto Donald Grey Barnhouse, di Philadelphia, una volta disse:

“Pur liberando i credenti dal legame con Roma, la Riforma (cioè la teologia del patto) li ha in larga misura riportati indietro, ponendoli sotto il legame con il Sinai. La chiesa è venuta fuori dal Medioevo come Lazzaro dalla tomba, viva, ma avvinta in un sudario. La Riforma ha eliminato una serie di corde, ma ha avvolto i credenti in un’altra, cioè la legge, e questo ha atrofizzato la vita spirituale di molti” (Miles J. Stanford, Messianic Judaism, withchrist.org).

Il Vangelo della grazia di Dio, sotto la legge di Cristo, che è “paolino” nelle sue connotazioni dispensazionaliste, era ed è così contrario alla teologia del patto, che uno può facilmente esclamare: come i cieli sono alti al di sopra della terra, così alta è la visione e la missione della chiesa sopra quella del Sinai e su tutte le rivendicazioni di tesori terreni. È un dato di fatto che i dispensazionalisti si siano basati su Darby nel decidere di liberare la chiesa da “ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente” per portarla alla “legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù” (Romani 8:2-3).

Il nesso soteriologico del dispensazionalismo non richiede solo la separazione tra Israele e la chiesa, ma libera il credente ponendolo sotto la “legge di Cristo”. Con l’essere “in Cristo”, l’ebreo o il gentile non è più legato ai dettami del patto mosaico né ai cosiddetti “elementi spirituali” del nuovo patto profetizzato di Israele. I riformisti, fino ad oggi, sono determinati a portare i cristiani sotto la legge e ne affermano la validità sulla base del canone, cioè le Scritture vetero e neo testamentarie: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3:16-17). Comunque, il dispensazionalista potrà rispondere con: “Sforzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che tagli rettamente la parola della verità” (2 Timoteo 2:15).

Il dispensazionalista paolino Miles Stanford afferma, in difesa dei principali capisaldi del dispensazionalismo:

“Il dispensazionalismo resta in piedi o cade in base al retto taglio della Parola di verità (2 Timoteo 2:15). Il dottor Charles C. Ryrie lo dice in breve: ‘L’essenza del dispensazionalismo […] è la distinzione tra Israele e la chiesa’ (Dispensationalism Today, p.47).

“Il dispensazionalismo rischia di cadere a causa di una sconsiderata diluizione delle sue vitali distinzioni. Un fattore è la nozione che la chiesa abbia parte nel nuovo patto del regno terreno di Israele (Geremia 31:31, 33; Ezechiele 36:26, 27; 37:14). Ma un errore ancor più invasivo è l’incapacità di distinguere tra il Vangelo terreno di Gesù per Israele e il Suo Vangelo celeste per la chiesa.

“Per troppo tempo la chiesa è stata soggetta ad un Vangelo sinottico che non era ad essa rivolto. Essa si è così deviata dal suo Vangelo celeste e dalla sua posizione in Colui ‘nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti’ (Colossesi 2:3).

“John N. Narby, il padre del dispensazionalismo sistematico (e di molto altro), si lamentava, più di cent’anni fa, della condizione della chiesa, condizione che è continuata fino ad oggi.

“È un peso enorme per me dover dire ai membri della chiesa che essi sono come le persone di fuori, non entrati all’interno, passati attraverso il velo, a dimorare nella luce del volto del Padre e fissando lo sguardo sul Signore Gesù Cristo nella Sua divina perfezione, con gli occhi dello Spirito Santo (2 Corinzi 3:18). Questo è il mio tormento di ogni giorno, se non di ogni ora” (Doctrine Vol. 7:185) (Miles J. Stanford, The Dispensational Gospels).

 La battaglia nell’ambito del dispensazionalismo

Mi sono preso l’audace libertà di modificare la tabella soprastante inserendo Sanford, Saucey, Knoch, Fruchtenbaum, Gundry e Krieger (me stesso) nell’attuale scontro all’interno delle fila del dispensazionalismo. Perché? Perché queste sfumature sono palesemente pronunciate e richiedono considerazione teologica date le loro passate, presenti e future implicazioni riguardo alla posizione della chiesa rispetto alla nazione di Israele e, da ultimo, la vera gloria di Dio. A questo proposito i settori del dispensazionalismo sono stati allargati ad includere il dispensazionalismo paolino, messianico, transizionale e giovanneo, non solamente i modelli del dispensazionalismo tradizionale-classico, revisionato, progressivo e dell’ultra-dispensazionalismo. Chi è ebreo o israeliano, faccia particolare attenzione a queste sfumature; chi è cristiano, possa il Signore sostenerlo nell’ubbidire alla “visione celeste”.

È doveroso differenziare questi sistemi e spiegare perché il loro sviluppo, fin dai primi anni settanta, sia caratterizzato da un così evidente allontanamento dai modelli originali e perché dispensazionalisti paolini come Stanford siano così allarmati per il deterioramento della verità dispensazionale e le ripercussioni del suo “compromesso” sulla chiesa.

Per prima cosa, Stanford fa un lavoro notevole nel considerare gli aspetti primari di:

DISPENSAZIONALISMO PAOLINO – Alcuni indispensabili insegnamenti del dispensazionalismo paolino sono:

  1. La chiesa non è stata né profetizzata né rivelata negli scritti dell’Antico Testamento.
  2. La chiesa, nata a Pentecoste (Atti 2), è stata un completo mistero fino alle rivelazioni dottrinali di Paolo.
  3. Paolo, nelle Lettere alle chiese, è stato il ministro della verità sulla chiesa.

DISPENSAZIONALISMO CLASSICO o TRDIZIONALE – Fin dal suo inizio, a partire da Darby, il dispensazionalismo classico ha:

  1. Spezzato la barriera scritturale che separava Israele e la chiesa collegando le benedizioni del nuovo patto di Israele con la chiesa stessa.
  2. Fatto in modo che le profezie veterotestamentarie includessero la chiesa, eliminando così il mistero.
  3. Fatto in modo che Paolo non fosse più visto come iniziale e primaria fonte di verità sulla chiesa.

Questa rottura della barriera scritturale ha permesso alla teologia del patto di entrare e al dispensazioanlismo progressivo di uscire.

DISPENSAZIONALISMO PROGRESSIVO – Ha operato, appunto, una “progressione” a partire dal tradizionale:

  1. Includendo la chiesa nelle profezie dell’Antico Testamento, per lo più attraverso il nuovo patto di Israele.
  2. Eliminando il mistero paolino.
  3. Rendendo il ministero di Paolo secondario rispetto a quello di Geremia ed Ezechiele (Miles J. Stanford).

“Esso (cioè il dispensazionalismo progressivo) ha negato il carattere misterioso della chiesa, insegnando invece che i ‘misteri’ del Nuovo Testamento sono stati rivelati nell’Antico, ma non realizzati. Ma uno studio accurato di Efesini 3:4-5, 9; Colossesi 1:26 e Romani 16:26, indicano che un mistero neotestamentario è quello che è stato nascosto, mantenuto segreto e reso sconosciuto agli uomini in passato, ma che è stato ora reso manifesto, rivelato  e fatto conoscere ai santi di Dio in questo tempo presente dagli apostoli del Nuovo Testamento e dai profeti”.

Il Neo-dispensazionalismo progressivo e messianico

Il dispensazionalismo paolino dichiara:

“Coloro che non si basano sulle verità che il nostro Signore asceso ha comunicato direttamente a Paolo, non sapranno chi e dove sono in Cristo, né quale è la loro parte nel piano di Dio. Né conosceranno i loro privilegi e le loro responsabilità. Coloro che ignorano e non si basano sul Vangelo paolino, secondo quanto stabilito nelle Lettere dell’apostolo alle chiese, sono costantemente deviati nella loro interpretazione del Vangelo, senza sapere nulla della verità sulla chiesa.

“Se il Vangelo celeste di Paolo non era altro che il Vangelo del regno terreno di Gesù verso Israele, egli sarebbe stato naturalmente istruito dagli apostoli che erano stati con Gesù di persona durante il Suo ministero terreno. Ma, al contrario, gli apostoli dovettero essere istruiti da Paolo a proposito della nuova verità celeste.

‘[…] anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture’ (2 Pietro 3:16). Tenete questo presente, tutti voi che cercate la diatriba anziché fermarvi a tagliare rettamente! C’è una pesante penalità per chi abbandona il dispensazionalismo per la teologia del patto”.

E, questa, è precisamente l’accusa che i dispensazionalisti paolini fanno a quelli progressivi.

Con tutte le acclamazioni del nuovo patto, promesso a Israele in Geremia ed Ezechiele, ed espresso dal nostro Signore nell’ultima cena, e ancora dichiarato in Ebrei 8-9, con tutti i dispensazionalisti progressivi che affermano che la partecipazione della chiesa al nuovo patto sia quella promessa ad Israele (ipso facto, la teologia del patto annuncia che la chiesa è il “vero Israele di Dio”); allora, cari fratelli, ci troviamo di fronte ad un rompicapo estremamente confuso: la chiesa è (ora) partecipe del nuovo patto di Israele oppure no? Qual è la risposta?

“Ora però egli ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto fondato su migliori promesse, del quale egli è Mediatore […] Per questo egli è Mediatore di un nuovo patto. La sua morte è avvenuta per redimere dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto [cioè il patto mosaico], affinché i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa […] Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura” (Ebrei 8:6; 9:15; 10:19-22).

 Il patto eterno

Walvoord e Ryrie hanno concluso che alcuni vedono ben due nuovi patti, uno per la nazione di Israele e uno per la chiesa (cioè il dispensazionalismo revisionato) e questo, scusate, ma non può essere. I dispensazionalisti paolini, come Stanford, girano intorno all’argomento, ma a volte sembrano lasciare il problema della partecipazione della chiesa al nuovo patto in stato di “animazione teologica sospesa”. Eppure poi asseriscono inequivocabilmente che il nuovo patto è relativo ad Israele ed Israele soltanto, e che la chiesa non ha parte nel nuovo patto, ma semplicemente gode di tutto quello che il “Mediatore di un patto migliore” (“nuovo”, in questo senso) provvede attraverso la Sua morte e redenzione, entrando nel luogo santissimo per il sangue di Gesù, per una via nuova e vivente che Egli ha consacrato per noi. È in questo senso che i cristiani prendono parte a questo nuovo patto, attraverso il Mediatore stesso! Inoltre, con baldanza, entriamo nel luogo santissimo attraverso il sangue del patto eterno (Ebrei 13:20). Il credente, oggi, è partecipe del patto eterno e non prende parte al nuovo patto di Israele con le sue capacità intrinseche, ma in un modo nuovo e vitale, “attraverso il sangue del patto eterno”.

Stanford fa un’analisi brillante delle inadeguatezze del dispensazionalismo classico-tradizionale in uno scritto intitolato Trespass:

“A differenza del nuovo patto di Israele, nuovo dal punto di vista del genere, il patto eterno è nuovo dal punto di vista temporale, essendo stato appena rivelato agli ebrei cristiani.

“Il nuovo patto di Israele è basato sullo spargimento di sangue della croce. ‘Io perdonerò la loro iniquità, e non mi ricorderò più del loro peccato’ (Geremia 31:34).

“Il sangue sparso del patto eterno è infinitamente più benefico per la chiesa che per Israele. ‘La chiesa di Dio, che Egli ha acquistato col proprio sangue’ (Atti 20:28). ‘Il sangue di Gesù Cristo, Suo figlio, ci purifica da ogni peccato’ (1 Giovanni 1:7).

‘Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo’. ‘Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne’ (Efesini 2:13; Ebrei 10:19-20).

“Qual è questo beneficio del sangue del patto eterno che Israele conoscerà? Nulla! Esso non ha nulla in comune con la chiesa celeste [Stanford ha ragione in riferimento ad Israele sotto il nuovo patto messo a confronto con il patto eterno della chiesa. D’altra parte, però, non ne ha in riferimento alla manifestazione finale della Sposa nella Nuova Gerusalemme, cioè Eschaton: ‘Sulle porte erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici tribù dei figli d’Israele e le mura della città avevano dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello’. Qui, il risultato finale del lavoro di Dio è uno, non ci sono due spose, c’è una sola città, la Nuova Gerusalemme, preparata come Sposa dell’Agnello con i giusti nomi così designati (vedi Apocalisse 21:9-12), n.d.a.].

‘Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni. Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri, sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio’ (Ezechiele 36:27-28).

“Sotto il nuovo patto di Israele, tramite la presenza dello Spirito di Dio, la legge del regno sarà manifestata nella vita degli ebrei convertiti.

“Ma per i cristiani, che sono una sola cosa con il Mediatore del patto eterno, lo Spirito di Cristo produce i suoi frutti spirituali per chi cammina nello Spirito ‘così che anche la vita di Gesù possa essere manifestata nel nostro corpo’ (Galati 5:22-23; 2 Corinzi 4:10)”.

Allo stesso modo, il Vangelo del regno, intimamente collocato all’interno dei Vangeli sinottici, annuncia l’immediato regno di Israele, ma esso non comincerà finché non avranno gridato: “Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!” (Matteo 23:39). I cristiani ammirino i passi dei Vangeli in cui viene sottolineata la giustizia dei Farisei, che può essere superata solo dalla legge di Cristo; altrimenti, si cade nella pura stoltezza, poiché senza la grazia non c’è alcun personale merito per cui i cristiani possano ricondursi sotto questo Vangelo del regno. Certamente, negli ultimi giorni vi sarà la sua testimonianza, cioè quando “questo Vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine” (Matteo 24:14). Preso nel suo contesto, questo delinea chiaramente l’immediata dichiarazione millenaria del regno davidico, subito precedente al Giudizio delle nazioni, durante l’Ira dell’Agnello e la fine delle desolazioni. Non rivela il Vangelo della grazia di Dio, ma, in ogni caso, sia il Vangelo di Cristo (cioè il patto eterno/la chiesa) sia il Vangelo del regno (cioè il nuovo patto/Israele) agiranno da testimone finale durante la settantesima settimana di Daniele. E, io mi chiedo, non potrebbe essere questo il Vangelo eterno menzionato in Apocalisse 14:6, annunciato dall’angelo prima della distruzione totale di Babilonia, comprendente tutti i “Vangeli” dall’inizio alla fine?

Il “Vangelo del regno”, come si legge in Matteo 24:14, non è il “Vangelo di Dio” o il “Vangelo della salvezza”. Non è un nome dato dagli ebrei per evitare di dover menzionare il nome di Dio, né una metonimia (cioè Vangelo del regno e Vangelo di Dio non sono la stessa cosa detta con due parole diverse). Di nuovo, prima della fine (cioè della Parusia), il Vangelo del regno, che annuncia il regno millenario di Israele sulla terra, sarà diffuso nel mondo intero, e poi verrà la fine. Quindi, un revival di immense proporzioni avrà luogo durante la settantesima settimana di Daniele, ma la sua base sarà il Vangelo della grazia di Dio, non il Vangelo del regno.

Potremmo scavare all’infinito nella confusione del dispensazionalismo progressivo in relazione al nuovo patto e alla sfocata distinzione tra Israele e la chiesa, ma già Miles Stanford ha compiuto un’impresa erculea nella distinzione di questi elementi, perciò si rimanda ai suoi scritti.

Il nostro fratello Stanford era così convinto della caduta del dispensazionalismo progressivo, giunta fino a compromettere il Vangelo della grazia di Dio, che ha esclamato:

“Cari amici in Cristo, preparatevi ad uno shock. Il dispensazionalismo progressivo, appoggiato dal dottor Saucy e dai suoi seguaci Bock e Blaising è ‘progredito’ oltre i confini del cristianesimo, finendo nella valle del regno messianico del nuovo patto di Israele. Questo movimento rifiuta la chiesa celeste; non è cristiano, è ebraico!” (Miles J. Stanford, Dr. Robert Saucy).

Guai a coloro che predicano il Vangelo del regno e disprezzano la grazia di Dio!

C’è una pericolosa tendenza nelle menti di alcuni a favorire il Vangelo del regno e le sue secondarie implicazioni legate al patto, prima di qualunque altro evento della settantesima settimana. Senza pensarci, per quanto questi fratelli sono bloccati della loro impostazione dispensazionalista, essi hanno reso inefficace la grazia di Cristo! Coloro che indossano il mantello del dispensazionalismo, hanno dimenticato il Vangelo della grazia di Dio! Invece, essi trascinano la chiesa verso il suo spegnimento e, nel far questo, fratturano il Vangelo della grazia così come lo si trova in Cristo solamente; inoltre, cedono alla carne rendendo omaggio alla legge. “Guardatevi da quelli che si fanno mutilare; perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci vantiamo in Cristo Gesù, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne” (Filippesi 3:2-3).

Inevitabilmente, coloro che proclamano il Vangelo del regno si ritrovano impantanati in “lavori” e “doveri” senza fine, cercando continuamente di “trasformare il loro mondo” per renderlo la manifestazione del regno di Israele. Certo, il regno di Israele, non il regno del Suo Figliolo! Lasciate che sia chiaro in questo, alcuni dei miei amati fratelli sono caduti completamente in questo calderone di rinnovamento terreno, che non ha nulla a che vedere con il regno del Suo amato Figliolo. Essi hanno scioccamente, e allo stesso tempo astutamente, distorto le Scritture per orchestrare i loro “piani” di guadano su questa terra, diffondendo i vantaggi del Vangelo del regno mentre disprezzano la grazia di Dio. Prendendo la fisicità dei loro impegni terreni così seriamente che incoraggiano ad abbandonare il proprio paese per la ricerca di un paradiso sulla terra. Intanto, il loro sudario spirituale, che nasconde loro l’immagine di “Cristo, in te solo la speranza di gloria”, li rende ciechi di fronte alle dichiarazioni di Paolo:

“So infatti che ciò [la prigionia di Paolo] tornerà a mia salvezza, mediante le vostre suppliche e l’assistenza dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia viva attesa e la mia speranza di non aver da vergognarmi di nulla; ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte. Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno […] Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza. Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 1:19-20; 4:11-13).

Questi “additivi” della teologia del patto al dispensazionalismo paolino, propugnati anche con buone intenzioni da vari fratelli, hanno diminuito la “apparenza esterna del regno a venire” (l’ingiustizia nel mondo; l’iniquità della ricchezza; i palesi inganni e le appropriazioni indebite da parte dei “mercanti della terra”, insieme alla complicità dei governi) e non sono soddisfatti del loro stato privilegiato dell’essere in Cristo “nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti […] Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo; perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità; e voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza; in lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne: siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati” (Colossesi 2:3-13).

Fratelli, non siete soddisfatti del vostro essere in Cristo?

No, questi nostri fratelli, attaccati da iniquità terrene, gridano il loro estremo compromesso con la grazia di Dio, domandando liberazione tramite i dogmi della teologia della liberazione: equità per tutti oppure che il regno di questo mondo divenga il regno del nostro Signore e il Suo Messia qui e ora! Invece della trasformazione interiore e del “frutto dello Spirito”, che abbonda nella vita del credente, questi fratelli chiedono il lavoro materiale del Vangelo del regno come misura del valore del cristiano. Perché proclamare un simile Vangelo, il Vangelo del regno, un Vangelo di qualità inferiore, mentre la grazia del nostro Signore Gesù Cristo lo supera di molto? Perché questo è precisamente quello che coloro che abbracciano un simile Vangelo del regno vogliono qui e ora o, ancora peggio, ricercano per se stessi e i loro seguaci: un distorto “paradiso in terra”. Fratelli, non vendiamoci a compromettere la rivelazione di Paolo su Cristo e sul Suo corpo, la chiesa! Non disobbediamo alla visione celeste!

Stanford/Newell contro MacArthur:

Come è incongruo accusare il dispensazionalismo paolino di legalismo ed estremismo nelle sue vedute del Vangelo e della grazia di Dio! Questo scambio di vedute tra Miles Stanford e Dave Hunt (che commenta il libro John MacArthur di William R. Newell), conferma le mie impressioni sulla cosiddetta “dottrina” della Lordship Salvation (“salvezza dell’autorità” o “autorità salvifica”) del calvinista MacArthur e mostra la sorprendente, e assai deludente, approvazione del nostro caro fratello Dave Hunt.

Stanford: “Quale Vangelo? Come prima cosa dovremmo stabilire quale Vangelo il dottor MacArthur pretende che Gesù abbia predicato”.

MacArthur: “Non c’è alcun passo biblico che attacchi il moderno e semplicistico modo di credere con più forza di Matteo 7:13-14. È la conclusione del Sermone sul Monte ed equivale alla presentazione della salvezza da parte del Salvatore stesso. Questo passo abbatte le dichiarazioni di coloro che dicono che il Sermone sul Monte non sia Vangelo, ma legge. In realtà questo è puro Vangelo, con tanto di invito come mai prima era stato presentato. Qui, al culmine di quanto ha detto nel Sermone, il Signore chiede che ogni persona scelga tra il seguire il mondo sulla via larga, o seguire Lui su quella stretta. Non troverete una dichiarazione più esplicita di Vangelo secondo Gesù in nessuna altra parte delle Scritture” (John MacArthur, Lordship Salvation, p. 179 e ss.).

Stanford: “Il particolare errore del dottor MacArthur sta proprio nell’applicare il Vangelo del regno di Gesù per l’Israele terreno alla chiesa celeste! Egli ha seguito i vari sostenitori della teologia del patto nel pensare che ci non ci sia che un solo Vangelo e una sola salvezza. Inoltre, egli esprime il forte pregiudizio di costoro verso il dispensazionalismo e i suoi leader”.

MacArthur: “Alcuni dispensazionalisti hanno visto il Vangelo del regno che Gesù proclama (Matteo 4:23) come distinto dal Vangelo della grazia di Dio (Atti 20:24). Inoltre, la sostanza di questo Vangelo del regno è che ‘Dio si propone di stabilire sulla terra il regno di Cristo, come compimento del patto davidico’ (New Scofield Reference Bible, p. 1366). Lewis Sperry Chafer ha scritto che il Vangelo del regno era destinato solo alla nazione di Israele e ‘non dovrebbe essere mai confuso con il Vangelo della grazia salvifica’ (Zondervan, Grace, p. 132). Un altro autore dispensazionalista ha dichiarato che il Vangelo che Gesù predicava non aveva nulla a che fare con la salvezza, ma era solo un annuncio del fatto che era giunto il tempo di preparare il regno di Cristo sulla terra (Clarence Larkin, Rightly Dividing the Word, p. 61). Tutto questo potrebbe rientrare tranquillamente in uno schema dispensazionalista, ma le Scritture non lo sosterrebbero. Non dobbiamo dimenticare che Gesù è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto, non semplicemente per annunciare un regno terreno. Quando Gesù proclamava il Suo regno, Egli predicava la salvezza” (p. 89).

Stanford: “E per quanto riguarda il Vangelo del regno del dottor MacArthur, base per la Lordship Salvation? Egli inizia da una dispensazione passata della legge/regno e vorrebbe che Paolo e la sua dispensazione di grazia fossero su questa costruite!”.

Stanford: “Newell aggiunge: ‘Se togliamo dalla Bibbia le Lettere di Paolo, non possiamo trovare nulla sulla chiesa, o sul corpo di Cristo, poiché nessun altro apostolo lo menziona. Il Vangelo dell’apostolo riguarda il Messia e il Suo regno. È stato specificatamente e ripetutamente chiamato ‘Vangelo del regno’ (Matteo 4:23; 9:35; 24:14; Marco 1:14; Luca 9:2, 6). Dire che il Signore abbia mandato gli apostoli a proclamare il Vangelo della grazia di Dio è del tutto ingiustificato. Infatti il Vangelo della grazia di Dio non è stato predica né menzionato (o conosciuto) finché Paolo non è stato scelto e mandato a proclamarlo (Atti 20:24; Romani 3:21-28; Efesini 3:1-3)’”.

Hunt (in uno scritto indirizzato a Stanford): “Non credo che John MacArthur stia predicando la teologia del patto, né che abbia eliminato la grazia, ma che l’abbia solo rafforzata. Ci sono condizioni (ovviamente) al Vangelo, e uno di queste è che vi si debba credere e non aggiungere né togliere nulla alla sua verità. Parte di questa verità è che Gesù è Dio; deve esserlo o non avrebbe potuto salvarci. Se Egli è Dio, allora è anche Signore. Se predichiamo un Gesù diverso da questo, stiamo predicando un altro Vangelo! Il neo convertito può non comprendere tutte le implicazioni di questo o cosa vuol dire esattamente che Gesù è il Signore, ma se crede in un Gesù che non è il Signore, allora io non credo che sia salvato. Io apprezzo i tuoi scritti e te, in quanto ti sei onestamente battuto per la fede, ma su questo punto, temo, dobbiamo essere in disaccordo nell’amore”.

Stanford: “Consideriamo solo alcune delle aberrazioni dispensazionaliste nel nuovo libro di David Hunt How Close Are We? Compelling Evidence for the Soon Return of Christ. Prendiamole nell’ordine in cui si susseguono, a cominciare da pag. 70”.

Hunt: “È vitale realizzare che la cristianità non è un’invenzione del primo secolo. Più che una novità, infatti, essa rappresentò il culmine di una lunga eredità ebraica. Il Vangelo trasformatore che la prima chiesa ha portato al mondo, era solidamente fondato sul messaggio che i profeti ebrei avevano divulgato per secoli. Gli apostoli utilizzavano senza riserve le Scritture veterotestamentarie per provare che Gesù era il Cristo, il Salvatore del mondo”.

Stanford: “Vangelo sbagliato! Qui David Hunt sta parlando del Vangelo del regno che lui stesso, con John MacArthur e tutti gli studiosi orientati verso la teologia del patto insistono nel considerare l’unico Vangelo esistente. Certo, il Vangelo del regno è il messaggio che i profeti ebrei hanno divulgato per secoli; certo, esso proclama che il Messia è il Salvatore del mondo e che alla fine radunerà ‘tutto Israele’ per il regno millenario, così come le nazioni gentili che, a loro volta, saranno portate in quel regno.

“Ma questo Vangelo del regno non ha nulla a che vedere con il Vangelo della grazia di Dio, il Vangelo paolino della chiesa (1 Corinzi 15:1-4). Quest’ultimo era totalmente ignoto alle Scritture da Adamo a Paolo e, a quanto pare, è sconosciuto anche a molti dispensazionalisti di oggi.

Il dottor Chafer ha fedelmente tracciato la linea dispensazionalista e i suoi scritti, essendo fedeli, parlano tutt’ora:

Il giudaismo non è un germoglio sbocciato nella cristianità. Ognuno di questi due aspetti è basato su un proprio terreno di relazione tra Dio e l’uomo: il giudeo attraverso la nascita fisica, il cristiano attraverso quella spirituale. Ognuno di essi segue delle istruzioni di vita particolari: la legge per Israele e gli insegnamenti della grazia per la chiesa. Ognuno di essi ha la sua sfera esistenziale: Israele sulla terra per tutte le ere a venire e la chiesa nei cieli’ (Systematic IV:248)”.

Mettere avanti la sovranità di Cristo sui credenti, giustificando la predicazione del Vangelo del regno da parte della chiesa, come hanno fatto i seguaci della teologia del patto e MacArthur e i suoi simili (col sostegno di Dave Hunt), ha portato solo, e continuerà a portare sempre, all’erosione del Vangelo della grazia di Dio!

I battibecchi tra evangelici e seguaci della Lordship Salvation hanno creato una vera e propria distinzione dottrinale, un movimento chiamato “teologia della grazia gratuita” (Free Grace Theology), così come la Grace Evangelical Society, fondata nel 1986. Giustapposti a MacArthur e John Piper ci sono autori come Hodges, Ryrie, Chuck Swindoll, Charles Stanley, Norman Geisler e Bill Bright, ognuno dei quali ha negato che la soteriologia fosse biblicamente superiore alla visione dispensazionalista; eppure, essendo il termine dispensazionalismo troppo generico nella sua caratterizzazione ermeneutica e filosofica della storia, essi hanno chiamato la loro visione, giustapposta a quella di MacArthur e simili, “teologia della grazia gratuita”, per sottolineare gli aspetti soteriologici della disputa.

Miles J. Stanford va anche oltre nel rispondere a MacArthur:

La Lordship Salvation pone enfasi sul pentimento, ma comprende erroneamente un cambio di comportamento per poter essere salvati. Nessuno mette in dubbio che debba esservi un cambio sincero di mentalità, una conversione da se stessi al Salvatore; ma il termine ‘lordship’ (signoria, autorità) sostiene un tentativo di rendere le opere e i frutti personali degli ingredienti essenziali (piuttosto che delle prove) della fede salvifica” (Miles J. Stanford, Lordship Salvation, a critique of The Gospel of Jesus, by John F. MacArthur, 1988, Zondervan).

Continua con la III parte

(PARTE I)

di Doug Krieger © The Tribulation Network – Pubblicazione a cura di Sequenza Profetica