L’esilio e la liberazione di Bosra

Sembra proprio che quando si debba affrontare il tema spinoso della Grande Tribolazione gli insegnanti della Bibbia non vogliano raccontare alla chiesa che potrebbe essere coinvolta in una sorta di esilio finale. Anche se delineato in Michea 2:12-13, Apocalisse 12:6 e 12:14, non rientra negli insegnamenti tradizionali perchè, essi sostengono, non si tratterebbe di riferimenti riguardanti la chiesa, ma Israele. Quella di Bosra è una storia ancora nascosta. Storia di esilio, rifugio, nutrimento e sopratutto di liberazione. Anche se celato ai più, questo dramma degli ultimi tempi sta per essere rivelato agli occhi di coloro che investigano lo scritture e che studiano con cura il “libro” (Daniele 12:4). La conoscenza aumenterà e i saggi intenderanno. La redazione di Sequenza Profetica è lieta di presentare al lettore italiano uno dei misteri più affascinanti di tutta la profezia biblica, l’esilio e la liberazione di Bosra, attraverso l’encomiabile lavoro di Gavin Finley.

L’ESILIO

Per certo, io ti raccoglierò, o Giacobbe, tutto quanto;

per certo io radunerò il rimanente d’Israele;

io lo metterò insieme, come pecore di Bosra,

come un gregge nel mezzo della sua mandria;

vi sarà una gran calca

per la moltitudine di uomini.


LA LIBERAZIONE

Lo sforzatore(*) salirà davanti a loro;

essi sforzeranno gli ostacoli, e passeranno;

sforzeranno la porta, e usciranno per essa;

e il loro re passerà davanti a loro,

e il Signore sarà in capo d’essi.

 

(Michea 2:12-13, versione di Diodati)

(*) Il termine “sforzatore” e “sforzare”, usati da Diodati, sono resi in italiano corrente con “Colui che farà breccia” (qui visto come il Messia che viene) e “fare breccia”.

 

di Gavin Finley (endtimepilgrim.com – 2006)

 

RIASSUNTO:

La Bibbia dipinge un quadro straordinario di liberazione alla fine dei tempi. Esso comprende il ritorno del Messia e il popolo eletto del Dio d’Abramo, Isacco e Giacobbe. Le scritture indicano Bosra come il luogo in cui l’eletto, cioè il popolo di Dio, trascorrerà il suo esilio. Questo sarà il tempo del “lamento di Giacobbe”. Dalla connessione di Bosra con Edom, si vede che essa è tenuta sotto il controllo dei selvaggi, indomiti e ribelli figli di Esaù. Gli edomiti sono tra noi ancora oggi. Un epico momento futuro, la settantesima settimana di Daniele, li vedrà levarsi così come è profetizzato da Giacobbe (Genesi 27:39-40) e ad essi verrà dato il dominio sul popolo eletto di Dio. Michea vede la seconda venuta del Messia e la conclusione del dramma. Egli vede il Pastore di Israele entrare nel Suo ovile prima dell’alba e poi diventare, nella breccia di Bosra, il suo Liberatore.

Questa meravigliosa profezia della liberazione di Bosra è scritta nelle nostre Bibbie, eppure resta nascosta. È celata dall’avversario, perché la liberazione di Bosra potrebbe essere piuttosto problematica da gestire per la chiesa occidentale, dal momento che si presuppone venga preceduta da un “esilio di Bosra”. Ciò lascia tutti noi perplessi, in quanto dovrebbe esservi allora un’ancor precedente “fuga a Bosra” da parte del popolo eletto, ossia un nuovo, futuro esodo, caratterizzato da un gigantesco ponte aereo di centinaia di milioni di persone. Questo enorme evento degli ultimi tempi sarà, dunque, una grandissima e straordinaria migrazione di proporzioni bibliche.

L’apostolo Giovanni ci dice, in Apocalisse 12, che questo raduno o rifugio del popolo eletto sarà necessario per la sua crescita e il suo nutrimento. Di certo, qui è indicato un nutrimento spirituale oltre che una protezione fisica e il sostentamento della vita biologica. Michea (2:12-13) fa riferimento alle “pecore di Bosra”, ma nella traduzione italiana solo una versione utilizza questa terminologia (mentre nella traduzione inglese solo due versioni, n.d.t.). Sfortunatamente, quindi, questo riferimento alle “pecore di Bosra” sembra essere stato “perso” durante la traduzione e non è presente nelle più moderne versioni della Bibbia. I custodi dello status quo religioso, particolarmente attivi nell’ambito delle commissioni di traduzione delle Scritture, hanno ritenuto opportuno elidere questa informazione. Ma perché? Indagheremo ora più a fondo nella questione.

In Apocalisse 12:6 e 12:14, vediamo abbastanza chiaramente che questo esilio degli ultimi tempi avrà luogo durante gli ultimi tre anni e mezzo, ossia 1260 giorni, di quest’era. Perciò il passo di Michea 2:12-13 riguardante il raduno di Giacobbe (il popolo eletto di Dio prima della sua purificazione per diventare Israele, cioè “principe con Dio”), si va ad incrociare col riferimento di Giovanni alla fuga e all’esilio della donna descritta in Apocalisse 12. Giovanni vede la donna in travaglio, mentre partorisce un figlio maschio. Questo è precisamente ciò che ci aspetteremmo nel dramma degli ultimi tempi, un evento apocalittico, dal momento che il periodo di tre anni e mezzo (o 1260 giorni) coincide esattamente con la grande tribolazione. Gesù ci dice che questa tribolazione arriverà dopo l’abominazione della desolazione, che giungerà esattamente a metà della settantesima settimana di Daniele, ossia gli ultimi sette anni di quest’era.

Così abbiamo due prospettive di questa storia straordinaria: una dall’Antico Testamento e una dal Nuovo. Il dramma coinvolgente Bosra, in Michea 2:12-13, può essere messo in parallelo col messaggio che Giovanni ci dà in Apocalisse 12:13-17, dove vediamo l’esilio della donna negli ultimi tempi.

L’idea di un esilio dei credenti negli ultimi sette anni di quest’era costituisce un motivo di turbamento per molti. Di conseguenza, la gran parte dei cristiani viene deliberatamente disinformata riguardo a questi importanti eventi. Queste informazioni vengono bloccate o censurate. I cristiani sanno che alcuni gruppi di santi finiranno la corsa alla fine dei tempi (Ebrei 12:1), ma viene insegnato loro che tali santi non possono essere né saranno loro stessi. Non viene così esposta loro la verità sul rapimento-resurrezione e non vengono preparati spiritualmente dalla chiesa per la testimonianza finale che i santi dovranno rendere al termine del tempo.

Ciò è comprensibile. Queste perle nascoste di verità biblica non dovrebbero essere gettate alle profane folle religiose. La gran parte dei cristiani d’occidente sono tali solo di nomina e noi stessi, gli evangelici, viviamo oggi per la maggior parte il lato carnale della nostra natura. La liberazione di Bosra è di certo un evento futuro straordinario, ma una simile conoscenza sembra essere troppo meravigliosa per noi. Il pensiero di un esilio non può essere concepito dalla gran parte dei cristiani di oggi senza generare subito paura e tendenza alla fuga. Molti cristiani biblici sarebbero offesi da questa chiamata alla testimonianza e tenderebbero a perseguire, invece, una sorta di violento nazionalismo militante. Alcuni volterebbero le spalle a Dio, dichiarando il patto reciso e rigettando la Bibbia in un atto di apostasia. Molti ancora, si accanirebbero sulla strada della sopravvivenza a tutti i costi, intraprendendo una via che porta alla tragedia.

La verità è che molti cristiani, soprattutto in America, sono armati. Se le loro libertà costituzionali vengono minacciate, essi si impauriscono e si gettano in azioni politiche e in misure imprevedibili. Così, se la verità biblica sulla fine dei tempi venisse insegnata apertamente dal pulpito, risulterebbe essere socialmente distruttiva: i malcontenti, impreparati e disinformati cristiani potrebbero diventare violenti nelle loro azioni, in particolate con l’avvicinarsi dell’apice del tempo. Perciò, se questa scottante informazione biblica viene tenuta nascosta oggigiorno, probabilmente è per il meglio. I veri santi, così come i nobili bereani del passato, non saranno certo dissuasi da un po’ di disinformazione: essi cercheranno a fondo e troveranno la verità. Quando arriva la prova, il saggio non viene colto impreparato, né essi saranno sorpresi, come accadrà ai malvagi, quando quel giorno si getterà su di loro come un ladro nella notte. Essi investigheranno le Scritture per conto loro. Coloro che sono saggi sapranno cosa sono chiamati a fare e lo faranno e poi, sotto la guida e la potenza dello Spirito Santo, essi risponderanno alle riprensioni fedelmente. Questi sono i santi responsabili, quelli più rari. Questi credenti, da tutte le nazioni, sono speciali, e fanno tutto ciò che fanno per amore e fede in Dio. Essi vivono una relazione basata su un patto di sangue, come una sposa col suo sposo, avendo firmato lo stesso accordo del loro Messia. Si trovano sul campo di battaglia spirituale, lottando con le armi della Parola di Dio e dell’intercessione, sotto la guida dello Spirito Santo. Sono sul campo, con le loro vite a rischio, perciò meritano di “sapere”.

I capi secolari ed ecclesiastici sono ben consapevoli dei pericoli della profezia biblica. I messaggi sulla seconda venuta di Cristo sono strettamente banditi dalla chiesa cinese delle Tre Autonomie, mentre non vengono letti passi della Bibbia sulla seconda venuta di Cristo nella liturgia della Chiesa d’Inghilterra. La chiesa occidentale sembra essersi deliberatamente impegnata ad escludere o distorcere la profezia biblica. Fedeli insegnanti della Bibbia sono stati messi da parte a favore di oratori e mattatori di folle in grado di compiacere la generazione del “prima io”.

Ci sono delle ragioni per tutto questo, alcune buone, altre meno. Prima di tutto, i capi e le folle vogliono una religione soporifera, che sia popolare e gradita a tutti. Le potenze sono anche impegnate al mantenimento della pace e dell’ordine, perciò ritengono che reprimere qualsiasi nuovo movimento cristiano e mantenere lo status quo sia la cosa migliore. La seconda ragione è che i capi della chiesa non amano i cambiamenti. Essi rammentano le burrascose epoche passate della storia della chiesa. I sanguinosi disordini dell’Europa centrale durante la Riforma sono stati un capitolo assai triste del nostro passato. Anche gli amish e i mennoniti lo ricordano bene: se chiedessimo loro cosa accadde, allora, agli anabattisti, ce lo racconterebbero di certo. I capi sono preoccupati che la verità sulla fine dei tempi, inclusa la storia della liberazione di Bosra, possa innescare una ripetizione dei terribili disordini civili e sociali avvenuta in passato.

Le loro paure sono probabilmente ben fondate. I cristiani carnali hanno causato dei problemi considerevoli, anche dei conflitti sanguinari, nei tempi passati. E i cristiani agitatori potrebbero di certo elevarsi di nuovo nei turbolenti tempi di prova che ci si parano innanzi. Così, a questo punto, l’intero dramma di Bosra, così meraviglioso ed ispirato, resta una storia non raccontata, nascosta dietro una cortina di fumo religiosa.

È facile notare come procede questa situazione. Le pecore di Dio vengono tosate ma non ben nutrite. La gran parte dei cristiani non ha idea del fatto che, attraverso il sangue di Cristo, essi sono entrati a far parte della cittadinanza di Israele (vedi Efesini 2:11-13). Il seme di Abramo, in Cristo, ha reso i cristiani nati di nuovo, delle nuove creature. L’apostolo Paolo ha a sua volta parlato della discendenza di Abramo in Galati 3:29, e in Romani 11 vediamo la salvezza finale e il raduno dell’intera famiglia del rinnovato Israele. Come dice Paolo: “E tutto Israele sarà salvato”.

Questo è un aspetto magnifico della storia della restaurazione di Israele alla fine dei tempi. Ma la fuga della donna verso un luogo di rifugio a Bosra è virtualmente sconosciuta alla cristianità. È stata tenuta nascosta. La vera storia della fuga a Bosra è stata contraffatta, modificata e ridotta ad una storia molto meno significativa. Al posto di Bosra ci è stata data una storia di copertura che coinvolge la città di Petra, in Giordania. Ascoltiamo la vicenda di una cosiddetta “fuga degli ebrei di Gerusalemme a Petra” alla fine dei tempi. Ma questa è solo una favola religiosa ed è solo un sassolino al paragone montagna della profezia di Bosra che leggiamo in Michea 2.

Il profeta Michea descrive questo enorme raduno finale e l’esilio dei santi a Bosra, ma, sfortunatamente, questo passo biblico viene ignorato dai nostri insegnanti di profezia biblica. Essi non osano toccarlo a causa della speranza e dell’incoraggiamento che esso dà ai cristiani che stanno solo ora iniziando a capire il loro ruolo vitale di testimoni nella settantesima settimana, in virtù del loro patto di sangue.

Così questa splendida storia di salvezza e liberazione resta sconosciuta. Il profeta Isaia parla a sua volta di Bosra in toni apocalittici. Egli parla del ritorno del Messia come distruttore dei Suoi nemici e liberatore dei Suoi santi.

E dove avrà luogo questa epica liberazione? A Bosra (vedi Isaia 63), ma, fino ad oggi, questa resta sempre una storia non raccontata.

(A cura di Sequenza Profetica)

L’ESILIO DI BOSRA