L’esilio di Bosra

(Michea 2:12-13 e Apocalisse 12)

di Gavin Finley

LA FUGA E L’ESILIO A BOSRA

L’apostolo Giovanni, nell’Apocalisse, ci dice che negli ultimi giorni il popolo eletto di Dio (che in questo passo è descritto con l’immagine di una donna, la “donna di Apocalisse 12”) sarà soggetto a travaglio e tribolazione (anche la profezia di Mosè dice lo stesso). A questa donna saranno date delle grandi ali d’aquila ed essa fuggirà al “suo luogo”, un luogo deserto di esilio, per un periodo di tre anni e mezzo (Apocalisse 12:14). Otto versetti prima, nello stesso capitolo, Giovanni si riferisce allo stesso lasso di tempo, il tempo dell’esilio e nutrimento della donna, definendolo di 1260 giorni (Apocalisse 12:6). Questo termine temporale costituisce una sorta di “Stele di Rosetta” per la cronologia profetica biblica. Questi ultimi tre anni e mezzo, 42 mesi o 1260 giorni di quest’era, sono infatti stabiliti in modo assai preciso dallo Spirito Santo in ben sette differenti passi della Bibbia.

L’esilio di Bosra rappresenta una magnifica promessa. Il popolo eletto di Dio, costituito anche da molte madri con i loro figli, otterrà una parziale “esenzione” dalla grande tribolazione alla fine di quest’era. Ad esso, infatti, sarà dato modo di fuggire in un luogo “lontano dalla faccia del Dragone”. Questa è una promessa di Dio e noi possiamo essere sicuri che questo enorme esodo e raduno del popolo eletto avrà di fatto luogo.

Il profeta Michea (2:12-13) ci racconta anche il resto della vicenda. Egli ci dice il nome del luogo verso cui il popolo di Dio fuggirà in questo epico dramma della fine dei tempi. Dio stesso dice, infatti, che Egli radunerà il Suo popolo in un segreto e misterioso luogo che la Bibbia chiama “Bosra”.

 

Per certo, io ti raccoglierò, o Giacobbe, tutto quanto;

per certo io radunerò il rimanente d’Israele;

io lo metterò insieme, come pecore di Bosra,

come un gregge nel mezzo della sua mandria;

vi sarà una gran calca

per la moltitudine di uomini.

(Michea 2:12, versione di Diodati)

 

Questa epica migrazione della fine dei tempi possiamo dunque chiamarla “esilio di Bosra”.

Bosra era un’antica città, oggi una rovina, appartenente al popolo degli edomiti, i figli ribelli di Esaù. Questa magnifica profezia che la riguarda è poco nota, e comunque, poco menzionata dagli insegnanti della Bibbia. Così, questa vicenda di rifugio e redenzione, riguardante il futuro nascondiglio dalla faccia del Dragone che Dio ha pianificato per i Suoi eletti negli ultimi tre anni e mezzo di quest’era, resta una storia non raccontata.

Qui, nel luogo misterioso detto dalla Bibbia “Bosra”, il popolo, che Michea chiama “Giacobbe”, si radunerà. “Giacobbe” è un precursore spirituale, è il nome che Dio dà al Suo popolo prima di chiamarlo “Israele”, cioè “principe con Dio”. Dio dice, attraverso Michea: “Ti raccoglierò tutto quanto”. Perciò questa compagnia di persone, la congregazione/chiesa che Dio ama, sarà una moltitudine immensa, probabilmente centinaia di milioni d’individui. Stiamo parlando di gente da ogni parte del mondo. Questo meraviglioso ritrovo includerà anche coloro che sono stati radunati dalle dieci tribù disperse di Israele. Questo è quell’Israele di cui Paolo parla in Efesini 2:12-13 definendolo “stato (o cittadinanza) di Israele”. Esso sarà “chiamato fuori” per diventare l’ultima ekklesia di Dio, la Sua congregazione/chiesa/sinagoga. Tutti questi, insieme a quelli che avranno rigettato il regime del 666, saranno radunati.

Sappiamo che il popolo di Dio, nella sua grezza forma di “Giacobbe”, sarà raffinato, negli ultimi tempi, per diventare “Israele”. Questo sarà, dunque, un periodo di prova e crescita, ma non costituirà un peso per tutti coloro che saranno chiamati a rispondere a Dio/YHVH per grazia, attraverso la fede nella Sua Parola. Essi saranno spiritualmente preservati sotto la guida e la protezione dello Spirito Santo e lì, a Bosra, in quel luogo misterioso e ancora sconosciuto, tutto il popolo eletto sarà protetto, nutrito e accresciuto. La misteriosa Bosra sarà il luogo dove si terranno molte discussioni bibliche e spirituali. Sarà un enorme campo apocalittico dove si terrà un raduno di proporzioni bibliche e sarà molto affollato. Il profeta Michea dice che

vi sarà una gran calca

per la moltitudine di uomini.

(Michea 2:12)

Quanto durerà questo esilio? Giovanni, in Apocalisse, ce lo dice con precisione: questo tempo di esilio avrà luogo durante gli ultimi tre anni e mezzo di quest’era. Lo Spirito Santo misura questo periodo di tempo in termini molto precisi in ben sette differenti versetti della Bibbia.

La Scrittura si riferisce a questo raduno finale del popolo eletto usando il termine “Giacobbe” e noi sappiamo che questa definizione include le dodici tribù dello stato di Israele nella loro forma non raffinata (vedi Efesini 2:11-13). L’apostolo Paolo parla della “cittadinanza” di Israele in riferimento a coloro che sono chiamati ad uscire dalla loro empietà carnale di gentili e entrare nel patto del sangue di Cristo. I cristiani occidentali non vengono messi a conoscenza di queste cose per paura delle potenze secolari.

Tutto Giacobbe, dunque, sarà portato a Bosra. Dobbiamo pensare che questa compagnia di persone includa un grande numero di donne e bambini: il gruppo formante la “compagnia dell’uomo” (o “figlio maschio” della donna) nascerà, dunque, in questo periodo. Il periodo della grande tribolazione coincide col travaglio della donna e qui, a Bosra, essa verrà messa in stato di confino. Questa sarà la sua sala parto e il “corpo” della compagnia dell’uomo nascerà alla prima resurrezione. Il suo “capo”, invece, è nato più di duemila anni prima, alla resurrezione di Gesù Cristo, la mattina successiva allo sabbath di Pasqua, la domenica della resurrezione, durante la festa ebraica delle Primizie. Gesù, il nostro Messia, alla Sua prima venuta è stato la “primizia di quelli che sono morti” (1 Corinzi 15:20): il capo è stato incoronato e la nascita ha avuto inizio. Il corpo, invece, vedrà la luce in seguito. Esso è costituito da coloro che sono i personaggi chiave della storia sacra durante questo periodo finale e che porteranno la testimonianza del quinto sigillo alla fine dei tempi. Essi porteranno a compimento la corsa per conto di tutti i santi di Dio da entrambi i lati del Calvario.

È vero che molti santi moriranno durante la testimonianza che porteranno in questa fase, ma ad essi verrà data particolare rilevanza alla resurrezione dei giusti, che precede immediatamente il rapimento alla fine dei tempi (vedi Apocalisse 20:4-6; 1 Tessalonicesi 4:15-17 e 1 Corinzi 15:51-53). Ma la donna, con la corona formata da 12 stelle, benché si trovi in grande travaglio e difficoltà, sarà messa in confino durante questo periodo di prova, prima della nascita del figlio maschio, durante la resurrezione-rapimento che segue la tribolazione. Essa sarà portata in esilio, nel luogo chiamato Bosra, durante l’intero periodo di raduno, raffinazione e restaurazione di Israele. Il profeta Geremia dice che questo sarà il momento del “lamento di Giacobbe”. Sappiamo, dai riferimenti incrociati dei passi biblici sul discorso sul monte degli Olivi, che Gesù chiama questo periodo, successivo all’abominazione della desolazione, “grande tribolazione”.

 

TEMPI BIBLICI: IL TEMPO DELLA GRANDE TRIBOLAZIONE E LA “STELE DI ROSETTA” PER LA CRONOLOGIA BIBLICA

Il periodo dell’esilio di Bosra, durante il quale la donna di Apocalisse 12 verrà nutrita e protetta, è stabilito molto chiaramente nelle Sacre Scritture. Per assicurarsi che non vi sia confusione su questo punto, il Signore ha ripetuto per ben due volte questo periodo nel capitolo 12 di Apocalisse, definendolo in due unità di misura diverse. Questo è straordinario! Se il nostro Dio, il Santo di Israele, si è preso la briga di ripeterci ben due volte di seguito cosa intende fare, e quando, alla fine dei tempi, non dovremmo prestare a questo dato particolare attenzione? Dio non voglia che continuiamo ad ignorare quello che le Sue Scritture ci dicono e ad omettere il Suo messaggio di misericordia verso il Suo eletto negli ultimi giorni del tempo di prova e tribolazione. Dio è molto preciso su questo punto. Egli dice: “Ti raccoglierò, o Giacobbe, tutto quanto”.

I cristiani sanno che quando la discendenza di Abramo (Cristo stesso)

entra nel loro cuore e nelle loro vite per prenderne dimora, essi diventano “nuove creature” (vedi 2 Corinzi 5:17 e Galati 6:15). Noi sappiamo anche che la nostra identità in Cristo ci porta ad essere parte della cittadinanza di Israele (vedi Efesini 2:11-13). Così, attraverso il sangue di Cristo ci identifichiamo interamente con la discendenza di Abramo.

Una volta capito tutto questo, noi, come credenti cristiani, non dovremmo più insistere a dire che questo passo in Michea, riferito a “Giacobbe”, sia “solo per gli ebrei” e “non per noi” oppure “irrilevante per noi cristiani della chiesa”.

Le Scritture sono per noi e sono importanti!

 

LA FUGA DELLA DONNA DURANTE LA GRANDE TRIBOLAZIONE NELLA VISIONE DI GIOVANNI

In Apocalisse 12:6 ci viene detto che alla donna verranno date grandi ali d’aquila ed essa fuggirà in luogo sicuro dove sarà nutrita per 1260 giorni. Otto versetti dopo, in Apocalisse 12:14, ci viene data di nuovo la stessa informazione, ma questa volta in termini di misura differenti: viene detto che il periodo di esilio della donna durerà “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”, o un periodo di tre anni e mezzo biblici.

Questa costituisce la nostra “Stele di Rosetta” per la cronologia profetica. Essa ci dice, in termini certi, cosa significa esattamente un “anno” quando il Signore dispensa i Suoi tempi santi nelle profezie che giungono fino a noi. Questo è anche un argomento decisivo per gli studenti di profezia biblica quando essi si accingono a collegare le profezie di Daniele con l’Apocalisse. Questa indicazione temporale “blocca” il periodo dell’ultima metà della settantesima settimana di Daniele, che ci viene descritta in due diverse unità temporali, cioè giorni e anni biblici. 1260 : 3,5 = 360, perciò il numero dei giorni che costituiscono un anno biblico o profetico non è più in questione, ma equivale a 360 giorni.

Il popolo eletto viene descritto nell’ambito degli eventi della fine dei tempi in molti modi.

Gesù lo chiama “l’eletto” (al singolare) nel discorso sul monte degli Olivi. In Genesi e in Apocalisse 12 lo vediamo descritto come “la donna”. In Efesini 2:11-13 esso è chiamato anche “stato (o cittadinanza) di Israele”, mentre in Michea 2:12-13 è chiamato “Giacobbe”. Il profeta Michea dice che esso sarà radunato in esilio “come le pecore di Bosra”.

Ma perché l’esilio di Bosra è necessario?

L’apostolo Giovanni ci dà due motivazioni. La donna/Israele/chiesa è perseguitata dal Dragone. Le vengono date grandi ali d’aquila ed essa fugge in un luogo deputato alla sua sicurezza (Apocalisse 12:6). Qui, nel “suo luogo”, essa sarà protetta e nutrita spiritualmente (vedi Apocalisse 12:6, 14). Questo esilio dura per un periodo di tre anni e mezzo biblici (Apocalisse 12:14) o di 1260 giorni (Apocalisse 12:6).

Questa fase di raduno di Giacobbe la vediamo anche in Michea 2:12-13 e deve essere certamente collegata con il rifiuto del regime 666 da parte del popolo eletto di Dio, atto che lo porterà a quello che Geremia chiama “lamento di Giacobbe”. Questo momento è anche definito, nella Bibbia, “travaglio della donna”, altro riferimento al popolo eletto formato da entrambe le case di Israele. Questo momento storico avrà luogo durante il regime dell’Anticristo nella sua forma di Bestia, cioè quando esso sarà posseduto dal demone della Bestia del mare, che si rivelerà a metà degli ultimi sette anni di quest’era come “Bestia del 666”. Perciò, questo tempo di grande tribolazione avrà luogo durante la seconda metà della settantesima settimana di Daniele (9:24-27). Il “raduno di Giacobbe” (o raduno della rimanenza di Israele) menzionato dal profeta Michea è lo stesso periodo del “lamento di Giacobbe”. La chiesa e la cristianità occidentale sono strettamente connesse ad Israele attraverso il sangue del Messia, perciò, al contrario di quanto ci è stato detto, i credenti cristiani sono anch’essi inclusi nella spirale. Il sangue di Cristo li porta a far parte integrante dello stato o della cittadinanza di Israele.

I cristiani occidentali, dunque, saranno pesantemente coinvolti in questi eventi alla fine della storia, poiché, mentre avrà luogo il raduno del popolo di Dio che avrà rigettato il 666, un gruppo di santi, ad un certo punto, dovrà comparire davanti ai re e ai governatori e portare il sigillo della testimonianza finale. Un gruppo di corridori dovrà portare a termine la gara da parte di tutti santi che sono venuti prima di loro. Se i cristiani occidentali non sono preparati a considerare questa realtà, allora essi perderanno una grande avventura e un divino atto d’amore nel loro stesso Dio. E il Dio d’Israele innalzerà dei testimoni altrove, Egli volterà le spalle all’atteggiamento carnale dei cristiani occidentali ed istituirà come testimoni fedeli i veri credenti cinesi, indonesiani, egiziani o provenienti da altri popoli.

La testimonianza finale dei cristiani, negli ultimi tempi, non sarà una passeggiata. Quei giorni che verranno costituiranno una prova per l’animo dell’uomo. Il profeta Geremia ci dà le notizie buone e quelle cattive inerenti a questo periodo.

 

Ahimè, perché quel giorno è grande;
non ce ne fu mai altro di simile;
è un tempo di angoscia per Giacobbe;
ma tuttavia egli ne sarà salvato.

(Geremia 30:7)

 

L’angoscia o “lamento” di Giacobbe è il periodo della grande tribolazione. Possiamo definirlo anche “tribolazione di Giacobbe” o “lotta di Giacobbe con Dio”. Tale periodo di tempo è abbondantemente documentato nelle Scritture (vedi Daniele 7:19-21 e 12:6-7).

Vediamo che la Bibbia menziona tre anni e mezzo, 42 mesi e 1260 giorni di tempo. Questo è esattamente lo stesso periodo di tempo del “calpestamento” di Gerusalemme (Apocalisse 11:2), del ministero dei due testimoni (Apocalisse 11:3) e del regime del 666 dell’Anticristo nella fase della Bestia (Daniele 12:6-7; Apocalisse 13:3-5).

Come verrà coinvolto il popolo eletto di Dio, formato da ebrei e cristiani, in questo caos? Sappiamo che il Dio di Israele non è capriccioso, ma giusto in tutto ciò che Egli permette che accada. La donna, prima di entrare nella gloria, si è data senza freno alla sua lussuria, come Gomer. Mosè diede un avvertimento al popolo di Dio riguardo a questo, parlò del comportamento empio del popolo eletto negli ultimi giorni. Mosè profetizzò che queste vie inique di Giacobbe avrebbero raggiunto una sorta di apice ad un certo punto della storia. Così profetizzò anche Gesù (Giovanni 5:43). Il popolo eletto ha un’inclinazione tutta carnale a legarsi ad “amanti” di questo mondo.

Perciò, qui vediamo la “donna”, Israele, il popolo eletto di Dio, nel suo deragliamento finale, che sarà il suo ultimo e catastrofico errore. Essa stringerà un patto col falso messia e gli concederà la sua terra e il suo dominio, perdendo ogni cosa. Come Esaù, essa venderà la sua primogenitura per una ciotola di lenticchie. Certamente, questo fatto avrà delle conseguenze che la metteranno in un mare di guai.

Ma non tutto sarà perduto, perché qualcosa di grandioso accadrà, proprio nel momento della tribolazione. Un grande dramma avrà luogo durante l’ultima metà dei sette anni finali di quest’era. La donna sarà in travaglio e sarà minacciata allo stesso tempo dal Dragone e dal suo sempre più potente regime del 666.

Facciamo un momento di pausa per dipingerci bene il quadro. Il “capo” della “compagnia dell’uomo” (o “figlio maschio”) è già nato e risorto nella gloria. Gesù è stato la primizia di quelli che sono morti (1 Corinzi 15:20), Egli è risorto dalla morte e asceso al Padre duemila anni fa. Il “corpo” ora sta per nascere e tutti coloro che sono in Cristo nasceranno a loro volta nella gloria (1 Corinzi 15:23). La compagnia dell’uomo sarà sacrificata nel dramma del quinto sigillo (Apocalisse 6:9-11), quando la testimonianza finale dei santi sarà portata di fronte alle corti celesti.

Giovanni ha visto questa grande compagnia di persone radunata davanti al trono di Dio (Apocalisse 12:5) e, quando essa sarà completa, Dio Padre darà l’ordine di versare la Sua ira sulla terra (Apocalisse 16:1).

Dopo il quinto sigillo e la testimonianza finale dei santi, ci sarà il sesto sigillo (Apocalisse 6:12-13). I cieli si apriranno e il Figlio dell’Uomo apparirà nei cieli (Matteo 24:30). Il Messia, al Suo ritorno, giudicherà e vaglierà le nazioni, dopodiché verrà l’ultimo giorno del conteggio, il giorno dell’Espiazione. Dopo che il sole sarà tramontato sull’ultimo giorno, avrà inizio il giorno del Signore, con la grande messe e la vendemmia della fine dei tempi (Apocalisse 14:14-20).

Intanto, la donna di Apocalisse 12 sarà in grande travaglio. Alla fine del suo esilio/parto, essa darà alla luce il “figlio maschio” (la “compagnia dell’uomo”, Apocalisse 12:1-2). A questa donna saranno date grandi ali d’aquila.

Abbiamo già visto altre volte nelle Scritture il popolo di Dio trasportato su “ali d’aquila”. Questo termine è usato per la descrizione profetica dell’esodo dall’Egitto, avvenuto 3500 anni fa. Anche ora leggiamo che la donna riceverà delle ali d’aquila. Questo grande “ponte aereo” di persone sarà un’operazione globale di trasporto su immensa scala. Sarà il più straordinario ponte aereo che il mondo abbia mai visto.

Possiamo immaginare quale nazione o gruppo di nazioni potranno mai esserne coinvolte?

La donna di Apocalisse 12, definita in Michea 2 “Giacobbe” o “rimanente di Israele”, fuggirà nel deserto, lontana dalla faccia del Dragone (vedi Apocalisse 12:6, 14). Dio, ancora una volta, mostra la Sua immensa misericordia nella liberazione. E una certa nazione, o un gruppo di nazioni, fornirà aiuto alla donna, la rimanenza di Israele, quando questa dovrà fuggire dal Dragone. La fuga della donna sarà coadiuvata e le verranno provvedute delle “ali”.

Certamente, molti avranno altre idee o altri piani. Ma lo Spirito Santo, attraverso l’apostolo Giovanni, scrive nella Bibbia chiaramente che la donna si dirigerà al “suo luogo”, un luogo misterioso. E quel luogo, qualunque sia la sua collocazione geografica, sarà “lontano dalla faccia del Dragone”. Qui la donna sarà nutrita e curata e l’apostolo ci dice anche, per ben due volte, per quanto tempo: l’esilio durerà tre anni e mezzo (o 1260 giorni) biblici.

Il luogo del raduno finale è identificato in Michea 2:12-13 col nome di Bosra, che significa “ovile”, e questo è il nostro più importante indizio.

Il popolo eletto sarà radunato da tutti i luoghi della terra, dove è stato disperso con la diaspora, e unito insieme nel misterioso luogo dell’ovile dell’Altissimo.

L’altro nostro indizio fondamentale è che Bosra era una città pastorale di Edom, cioè apparteneva ai figli di Esaù.

 

IL LUOGO DELL’ESILIO DELLA DONNA NON È LA CITTÀ DI PETRA

Bosra è il luogo, il cui nome ci è dato dalle Scritture, dove il liberatore verrà a liberare la donna alla fine del tempo. Il luogo di cattività e rifugio non sarà la città di Petra. Non vi sono assolutamente passi nella Bibbia che facciano allusione o menzionino questa città. Neanche uno.

Allora perché si è passati da Bosra a Petra? Perché nascondere gli scritti inerenti a Bosra con un’antiquata favola su Israele che, nella tribolazione, trova rifugio a Petra? La cittadella di Petra non potrebbe, né ha mai potuto, contenere più di mille abitanti e non è chiaramente grande abbastanza per proteggere e rifornire di viveri decine o centinaia di milioni di persone per ben tre anni e mezzo.

Petra è un luogo inadatto, addirittura impossibile, per un esilio della portata di quello descritto in Michea 2. Né potrebbe costituire un sicuro rifugio per le persone di Giuda e Gerusalemme durante il periodo di Armageddon, alla fine dei tempi. Se dobbiamo cercare un rifugio per Israele durante Armageddon, allora dobbiamo aggiornarci storicamente. È vero che in passato Petra era un luogo di riparo. Lo stretto passaggio d’ingresso alla città era facilmente difendibile da uomini armati solo di spade, lance o archi. Ma oggi, con le tattiche di guerra moderne, la situazione sarebbe assai differente. Il governo israeliano di oggi non condurrebbe mai il popolo a Petra, in Giordania, per farlo rifugiare lì. La profonda gola che precede la città era un ottimo nascondiglio per poche centinaia di persone al tempo dei predoni edomiti. La stretta entrata alla città di pietra era una buona difesa. Ma oggi Petra non si qualifica certo come luogo di riparo: mettere al suo interno delle persone, in quest’epoca, con le armi moderne, vorrebbe dire imprigionarli in una trappola e condannarli a morte certa.

Questo perché basterebbe una sola bomba aerea incendiaria, sganciata sulla gola, per trasformare l’intero sito, senza uscita, in un vero inferno. L’ossigeno sarebbe risucchiato via, come abbiamo visto accadere nelle raccapriccianti piogge di fuoco di Amburgo e Dresda, e le persone presenti sarebbero incenerite o morirebbero soffocate. Nel caso dell’uso di armi chimiche, poi, la situazione sarebbe ugualmente mortale. Il gas riempirebbe la stretta gola facilmente e sarebbe letale per l’intera popolazione. Nella moderna era del napalm e dei veleni chimici, una ritirata a Petra sarebbe, dunque, un suicidio. La gola si trasformerebbe subito in una fornace ardente, una valle della morte, e il presunto “rifugio” diverrebbe una tomba, poiché nessuno sopravvivverebbe.

E allora, perché si racconta questa favola del “rifugio a Petra”? Perché continuiamo ad ascoltare i nostri insegnanti della Bibbia portare avanti questa improbabile, o meglio impossibile, vicenda? E soprattutto, come mai la più veritiera storia di Bosra, che è presente nella Bibbia in Michea 2 e Apocalisse 12, è stata invece tenuta nascosta dalla chiesa stessa? Perché le scritture su Bosra devono essere celate dietro questa pittoresca narrazione di “esilio a Petra”? Come è emersa questa vicenda? Continuiamo a sentire molte cose su Petra laddove si dovrebbe parlare dell’ovile di Bosra, ma vediamo assai poca tendenza alla corretta esegesi delle Sacre Scritture riguardo a questa fondamentale profezia degli ultimi tempi. Perché questa chiusura? Perché questa disinformazione? E perché inventare una storia su Petra quando questa parola non si trova nemmeno menzionata nella Bibbia? Cosa significa questo conflitto di informazioni e che scopo ha? Questo, cari santi, è quello che cercheremo di capire procedendo nella stesura di questo articolo.

 

L’ESILIO DI PETRA E LA FUGA DA GERUSALEMME

La vicenda di Bosra narra la straordinaria liberazione del popolo eletto alla fine dei tempi, dopo il suo esilio. Essa si riferisce al ritorno del Messia, proprio a Bosra, in veste di liberatore. Le Scritture indicano Bosra come luogo di “detenzione” dell’eletto di Dio durante il periodo del “lamento di Giacobbe”. Il popolo sarà tenuto prigioniero sotto la giurisdizione dei selvaggi, indomiti e ribelli figli di Esaù.

Gli edomiti sono con noi ancora oggi. Nella futura settantesima settimana di Daniele noi li vedremo rialzare la testa così come venne profetizzato da Isacco (Genesi 27:39-40). Essi avranno dominio sul popolo di Dio e Michea vede la conclusione di questo dramma col ritorno del Messia. Egli vide il Pastore di Israele entrare nel Suo ovile prima dell’alba e diventare, lì a Bosra, “Colui che fa breccia”.

Questa meravigliosa profezia viene nascosta, celata. Una liberazione di Bosra, infatti, presuppone una prigionia, un “esilio di Bosra”. Qui stiamo leggendo di una incarcerazione del popolo eletto di Dio negli ultimi tre anni e mezzo di quest’era, che può essere messa in parallelo con quello che vide l’apostolo Giovanni in Apocalisse 12, ossia la fuga della donna. Questo fatto è molto problematico da accettare per molti credenti. I governanti sono ben consapevoli della passata storia della chiesa e probabilmente temono che questa informazione, se dovesse essere diffusa, possa innescare una sorta di distruzione sociale ad opera dei cristiani più carnali. Così, a questo punto, l’intero dramma di Bosra è posto sotto una cortina di fumo religiosa, oscurato da una ipotetica fuga del popolo di Giuda degli ultimi tempi verso il rifugio di Petra. E la vera storia dell’esilio di Bosra resta non raccontata.

Il passo che parla dell’esilio e della liberazione di Bosra è scritto in Michea, nell’Antico Testamento. Per questo il suo profondo significato nell’ambito delle vicende della fine dei tempi non viene colto dalla chiesa. Per motivi di “correttezza politica”, questo passo di Michea non viene citato dagli insegnati di profezia biblica di oggi, e così essi non ricevono tutte le promesse relative alla restaurazione del perduto Israele negli ultimi tempi. Ma non solo, essi le vedono, piuttosto, come promesse che non hanno nulla a che fare con i cristiani, così come non ne ha il raduno e la restaurazione della casa di Giuda. Quando Dio/YHVH dice: “Ti raccoglierò, o Giacobbe, tutto quanto”; dice proprio questo, che Egli radunerà e restaurerà tutte e dodici le tribù di Israele!

 

Per certo, io ti raccoglierò, o Giacobbe, tutto quanto;

per certo io radunerò il rimanente d’Israele;

io lo metterò insieme, come pecore di Bosra,

come un gregge nel mezzo della sua mandria;

vi sarà una gran calca

per la moltitudine di uomini.

Lo sforzatore salirà davanti a loro;

essi sforzeranno gli ostacoli, e passeranno;

sforzeranno la porta, e usciranno per essa;

e il loro re passerà davanti a loro,

e il Signore sarà in capo d’essi.

(Michea 2:13-13, versione di Diodati)

Il termine “sforzatore” e “sforzare”, usati da Diodati, sono resi in italiano corrente con “Colui che farà breccia” (qui visto come il Messia che viene) e “fare breccia”.

 

Il passo di Michea ci mostra, nella vicenda della liberazione di Bosra, un elemento fondamentale di connessione tra la seconda venuta di Cristo e questo misterioso luogo di esilio. La “liberazione di Bosra” ci viene anche descritta in modo spettacolare in Isaia 63, ma questo passo pone enfasi sull’aspetto della seconda venuta di Cristo collegato al giudizio.

Sfortunatamente, però, noi non sentiamo raccontare questa storia dell’esilio di Bosra. Al suo posto, sentiamo una storia di copertura che riguarda una presunta “fuga a Petra”. Se, dunque, gli evangelici devono presentare al mondo la storia di una simile fuga durante la grande tribolazione, dove sono i passi della Scrittura che possono supportarla? La risposta è semplice: non ce ne sono.

 

LA SPACCATURA DEL MONTE DEGLI OLIVI E LA FUGA DEGLI ABITANTI DI GERUSALEMME AD ASAL

Gli insegnanti evangelici che vogliono sorvolare sulla meravigliosa storia dell’esilio e della liberazione di Bosra, utilizzano una storia sostitutiva per coprire l’originale. Essi narrano di una fuga a Petra durante il periodo di Armageddon e della seconda venuta e presentano l’idea che Petra, l’antica città della Giordania, sarà un bel luogo di riparo per i fuggiaschi provenienti da Gerusalemme durante il grande terremoto che spaccherà in due il monte degli Olivi alla fine dei tempi. Ma tutto questo non quadra, perché allora non ci sarà tempo per un esilio prolungato.

Certamente vi sarà un grande terremoto che spezzerà il monte e farà fuggire gli abitanti di Gerusalemme. Ma dove fuggiranno? Andranno davvero a Petra?

Questa nozione della “fuga a Petra” è radicata nella famiglia evangelica. È scritta in molti libri e i cristiani la menzionano spesso. È menzionata in relazione alla prove che gli ebrei di Gerusalemme dovranno fronteggiare alla fine dei tempi e alla loro fuga dalla città. Ma da dove nasce questa idea?

Il passo biblico che di solito è citato in relazione a questo presunto evento è scritto nel libro di Zaccaria.

 

Ecco, viene il giorno del Signore
in cui le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te.
Io radunerò tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme,
la città sarà presa, le case saranno saccheggiate, le donne violentate;
metà della città sarà deportata,
ma il resto del popolo non sarà sterminato dalla città.
Poi il Signore si farà avanti e combatterà contro quelle nazioni,
come egli combatté tante volte nel giorno della battaglia.
In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi,
che sta di fronte a Gerusalemme, a oriente,
e il monte degli Ulivi si spaccherà a metà, da oriente a occidente,
tanto da formare una grande valle;
metà del monte si ritirerà verso settentrione
e l’altra metà verso il meridione.
Voi fuggirete per la valle dei miei monti,
poiché la valle dei monti si estenderà fino ad Asal;
fuggirete come fuggiste per il terremoto
ai giorni di Uzzia, re di Giuda;
il Signore, il mio Dio, verrà e tutti i suoi santi con lui.

(Zaccaria 14:1-5)

 

Come vediamo, non vengono menzionate né Bosra né Petra in questo passo. Esso parla della fuga degli abitanti di Gerusalemme dalla città durante un terremoto che spaccherà il monte degli Olivi. Un elemento certo della seconda venuta di Cristo è la Sua comparsa sul monte degli Olivi e Lui sarà quello che, con la Sua apparizione, causerà il terremoto.

In questa, come in tutte le profezie che coinvolgono Edom, non si fa menzione della città di Petra, che del resto non è menzionata mai in nessuna parte della Bibbia. Ma qui c’è la chiara allusione alla fuga da Gerusalemme che sarà diretta verso una qualche città vicina che non si trova, però, in Giordania, ma che è piuttosto vicina a Gerusalemme stessa: la città di Asal.

Questa “fuga ad Asal” avviene alla fine dei tempi, alla seconda venuta di Cristo, e non è altro che una evacuazione di Gerusalemme su breve distanza, causata da un terremoto, che si compie in un lasso di tempo molto breve. Non è un esilio prolungato per anni. Questo passo non menziona alcun prolungato periodo di rifugio a Petra, in Giordania.

Inoltre, questa fuga ad Asal non si può identificare con la profezia della fuga della donna, menzionata in Apocalisse 12, né con quelle inerenti all’esilio e alla liberazione di Bosra, menzionate in Michea 2.

La fuga a Petra, dunque, è un’invenzione, una dottrina priva di qualunque fondamento scritturale.

La fuga o evacuazione di Asal, citata in Zaccaria, è stata utilizzata per montare la storia di Petra, che è utilizzata, a sua volta, per coprire la reale e solida profezia dell’esilio di Bosra.

Ma noi sappiamo che Dio radunerà tutto il Suo popolo e che il Messia visiterà Bosra alla Sua seconda venuta (Isaia 63).

 

UNA COPERTURA SULL’ESILIO E UN’OMISSIONE SULLA LIBERAZIONE DI BOSRA

Ora veniamo alla domanda conseguente: perché? Perché viene celata questa importante informazione sull’esilio e sulla successiva liberazione del popolo eletto dagli edomiti alla fine dei tempi? Perché ci viene propinata la falsa informazione di Petra? Qual è lo scopo di questa omissione dagli insegnamenti sugli ultimi tempi?

L’esilio di Bosra è una storia di salvezza in un luogo speciale durante la grande tribolazione ed è uno dei passi più belli ed ispiratori nella Bibbia che è stato, però, messo sotto silenzio dalle potenze religiose. Non è strano? Non sono forse buone le notizie che questi passi ci portano? Non sono incoraggianti? Allora perché non se ne sente parlare?

Ebbene, sembra che, nel trattare la questione della grande tribolazione, gli insegnati cristiani non vogliano dover dire alla chiesa che essa potrebbe essere coinvolta in un esilio. Anche se viene sottolineato in Michea e in Apocalisse, essi si studiano di considerare questi riferimenti biblici come non inerenti alla chiesa in nessun modo. Essi sono solo “per gli ebrei” e il tempo del “lamento di Giacobbe”, ossia la grande tribolazione, è qualcosa che riguarda solo Israele. Quindi la grande tribolazione sarà un tempo di prova e dolore per gli ebrei e per gli ebrei soltanto.

Ma questo è vero? C’è qualche prova scritturale che la chiesa non sarà presente durante la settantesima settimana?

Gli insegnanti della Bibbia sanno che il Messia, al Suo ritorno, libererà gli abitanti di Gerusalemme, quando scenderà sulla terra e il Suoi piedi toccheranno il monte degli Olivi. Quando Gesù tornerà, la nazione ebraica e Gerusalemme saranno liberate dall’assedio delle nazioni circostanti durante la campagna di Armageddon (Zaccaria 12:7-13:1). I cristiani sono bene informati sui fatti inerenti Armageddon, ma la seconda venuta di Cristo non è tutta qui. Cosa farà il Messia quando verrà a Bosra?

Quello che i cristiani non sanno è che, alla Sua seconda venuta, Cristo porterà avanti la vendetta sui Suoi nemici a Bosra (Isaia 63) e allo stesso tempo libererà i Suoi santi, sempre nello stesso luogo (o luoghi). Questa è la straordinaria liberazione di Bosra.

Abbiamo detto che Bosra significa “ovile” e che è un luogo soggetto al controllo di Edom, due indizi preziosi alla ricostruzione di questa vicenda che si svolgerà alla fine dei tempi. Bosra è parte integrante del dramma degli ultimi giorni e la storia di esilio e liberazione ad esso relativa, che gli insegnanti non raccontano, è parte integrante del mosaico del magnifico ritorno del Messia. Perché Lui sta per tornare! E libererà e glorificherà tutto il Suo popolo, in Israele e nelle nazioni. Tutta questa vicenda sarà coronata dalla resurrezione-rapimento alla fine dei tempi.

Questa omissione di informazioni su Bosra viene fatta probabilmente con buone intenzioni. Queste nozioni vengono nascoste alla chiesa per il suo stesso bene, poiché la chiesa occidentale è ancora immatura. Noi evangelici stessi siamo ancora persone carnali, manipolatrici e potenzialmente violente, perciò, forse, non meritiamo di sapere questa storia.

Eppure questa profezia ci dà speranza. Non dobbiamo reagire ad essa con rabbia e violenza. Dio ha ogni cosa sotto controllo, anche nel mezzo della grande tribolazione. In base a quanto scritto da Michea e dall’apostolo Giovanni, Dio sarà più che misericordioso. Egli nutrirà e proteggerà il Suo popolo durante la grande tribolazione e lo condurrà in un luogo di esilio chiamato Bosra.

Questo luogo è connesso con gli edomiti e saranno loro, i figli di Esaù, ad avere il controllo. Ma se Dio dice che la donna di Apocalisse 12 sarà nutrita, allora qualche aspetto positivo in questa cattività dovrà pur esservi. Michea dice che tutto Giacobbe sarà radunato e questo include anche la rimanenza delle dieci tribù disperse.

E ci sono anche altre notizie incoraggianti. Così come in passato vi furono sette anni di carestia in Egitto, vi sarà “la fame e la sete di ascoltare la parola del Signore” (Amos 8:11). Il popolo di Dio avrà fame di verità spirituali e la casa di Giuseppe lo nutrirà così come il patriarca Giuseppe fece in passato con i suoi fratelli. La casa di Giuseppe sarà presente e ancora una volta imbandirà un banchetto per i suoi fratelli. Egli rivelerà loro dei misteri, anche nel pianto e tra le lacrime, e tutto ciò avverrà nell’esilio di Bosra.

Perciò, questa profezia è davvero così brutta? Non pensiamo a cosa avverrà, durante la grande tribolazione, al di fuori dell’ovile di Bosra?

Questa non è una storia di prigionia. Il recinto di Bosra provvederà rifugio e nutrimento per i figli di Abramo, Isacco e Giacobbe alla fine dei tempi. Bosra è, dunque, un luogo di relativa sicurezza.

 

MICHEA 2 E APOCALISSE 12 RACCONTANO LA STESSA STORIA

Per ricostruire il resto della storia dobbiamo andare all’Apocalisse di Giovanni. Nella saga della donna, al capitolo 12, vediamo la fuga di una donna (immagine del popolo eletto) “lontano dalla faccia del Dragone”. Essa viene portata in un luogo di esilio per un tempo corrispondente alla seconda metà della settantesima settimana di Daniele, gli ultimi tre anni e mezzo di quest’era. Questo è il tempo della grande tribolazione e del calpestamento di Gerusalemme.

Perché avviene l’esilio di questa donna? Nei passi dell’Apocalisse vediamo che le motivazione sono due: essa deve essere protetta e nutrita. Questo vuol dire che le sarà fornito nutrimento spirituale e anche cura fisica. Questa profezia di una donna che prende il volo su ali d’aquila verso un luogo di asilo, nel periodo della grande tribolazione, ci descrive una parte molto importante della vicenda della fine dei tempi. Si pone in parallelo alla vicenda dell’esilio dei figli di Abramo, Isacco e Giacobbe a Bosra. Bosra è infatti il luogo (o luoghi) dove Giacobbe sarà nutrito delle cose di Dio durante l’ultima metà della settantesima settimana e durante la grande tribolazione.

La storia di Bosra non può essere nascosta per sempre. Alla fine sarà rivelata. Bosra è un importantissimo luogo in cui Dio proteggerà, preserverà, raffinerà e nutrirà il Suo popolo alla fine dei tempi.

E dove si trova fisicamente? Al momento non sappiamo ancora quale sarà l’esatta collocazione geografica di Bosra. Potrà essere molti luoghi o uno solo, potrà anche essere un luogo di confino per i dissidenti giudeo-cristiani durante gli ultimi giorni.

In ogni caso, la Bosra della Bibbia non è “storia passata”. Non è un sito archeologico sulle rovine della città pastorale di Edom a sud-est del Mar Morto. Per coloro che vi si troveranno negli ultimi tempi, Bosra sarà esattamente il luogo di cui Michea ed Isaia parlano, un luogo reale sotto il controllo degli edomiti moderni. Potrebbe essere un’area geografica molto lontana dalla terra promessa, addirittura ai confini del mondo.

Il popolo eletto di Dio deve guardare a quel giorno in cui si ritroverà nel luogo di cui i profeti dell’Antico Testamento hanno parlato più di 2700 anni fa. E lì, in quel luogo, esso troveranno il loro Dio

come dei corsi d’acqua in luogo arido,
come l’ombra di una gran roccia in una terra riarsa.

(Isaia 32:2)

 

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(Traduzione a cura di Sequenza Profetica)