Il regno messianico di Israele

di Miles J. Stanford

La terza maggiore carenza della teologia del patto, nel dispensazionalismo, riguarda il regno millenario di Israele.

“REGNIZZAZIONE” – Dopo la scomparsa del dottor Chafer, nel 1952 [del Theological Seminary, Dallas, Texas] e di altre scuole e organizzazioni dispensazionaliste simili, ha avuto inizio un indebolimento dei marcati precetti paolini della Parola rettamente tagliata. Il risultato inevitabile di questo fenomeno è stato che la Chiesa si è privata della sua identità celeste e ha iniziato ad assumere le caratteristiche terrene di Israele, il suo nuovo patto, il suo sermone sul monte, la sua legge e il suo regno.

Nel lontano 1875, il signor J.B. Stoney diceva:

Temo che ci sia la tendenza, all’estero, ad esagerare la posizione e lo stato dei santi dell’Antico Testamento per poter minimizzare il più possibile le differenze tra Israele e la Chiesa, così le peculiarità celesti sono indebolite e si perdono. Lo scopo del nemico, fin dall’inizio, è stato quello di deviare i santi dalla loro chiamata celeste (vedi Ebrei). Una volta che il cielo, come status e parte del presente, è abbandonato, la posizione privilegiata della chiesa, corpo di Cristo, è cancellata”.

Per diverso tempo, la parola chiave negli istituti biblici e nella Chiesa è stata “regno”. Le distinzioni dipensazionaliste si sono disgregate quando si è assunto che:

  1. La Chiesa è una fase del futuro regno millenario di Israele;
  2. Si riconosce una forma presente del regno teocratico: “ora/non ancora”.

Non c’è da meravigliarsi che la Chiesa si sia appiattita e legata al piano orizzontale del regno di Israele. Non c’è da meravigliarsi che i credenti si stiano privando della conoscenza e dei benefici della loro verticale posizione celeste nel Figlio alla destra del Padre. Questo non è un insegnamento della grazia né della Chiesa. È semplicemente una caduta dal dispensazionalismo paolino al campo terreno e legalista della teologia teonomica e del patto.

Uno dei fattori contribuenti alla “regnizzazione” della Chiesa è l’appiattimento della distinzione tra “regno di Dio” e “regno dei cieli”. Negli ultimi vent’anni circa, le autorità del dispensazionalismo hanno abbandonato le caratteristiche peculiari del regno dei cieli così come è descritto in Matteo, rendendolo sempre di più un sinonimo del regno di Dio. Ma quando il regno dei cieli non viene più considerato l’imminente regno millenario di Israele, allora emerge la perdita della separazione scritturale tra il terreno Israele e la celeste Chiesa. La grazia è resa parte della legge.

 

CONFUSIONE TEMPORANEA – Circa cinquant’anni fa, il dottor Chafer ha ammonito:

È stata una tendenza costante, da parte di certi autori, quella di investire i santi dell’Antico Testamento della stessa posizione, qualità e ruolo di coloro che appartengono ai credenti che formano la Chiesa.

E c’è una più recente tendenza a trascinare le stesse realtà che appartengono ai salvati di questa dispensazione nella dispensazione del regno, insieme ebrei e gentili. Simili presupposti vengono evitati quando si riconosce che è solo alla Chiesa che viene attribuita una posizione celeste nella gloria. Solo della Chiesa viene detto che ciascuno dei suoi membri, che formano il corpo di Cristo, è creato per prendere parte all’eredità dei santi nella luce”. (Systematic Theology III:327)

Circa 75 anni fa, il dottor Newell ha previsto:

Il fallimento della giusta divisione tra regno e Chiesa condurrà ad una erronea concezione della Bibbia e ad una falsa interpretazione della sua verità, delle sue applicazioni e delle sue promesse.

Una delle prime cose che accadranno sarà la spiritualizzazione delle promesse relative al regno fatte ai santi dell’Antico Testamento, e il tentativo di renderle applicabili alla Chiesa di questa dispensazione. Questo genererà solo confusione e conflitto”.

Le condizioni degli odierni istituti biblici e delle chiese non avrebbero potuto essere predette più accuratamente.

Il dottor Donald K. Campbell, direttore di Dallas, ha scritto nel suo libro Essays in Honor of J.D. Pentecost, 1985 (p. 155):

I due opposti punti di vista del premillenarismo e millenarismo sono ancora con noi, anche se qualche modifica sta avendo luogo. Alcuni premillenaristi ora vedono la presente dispensazione della Chiesa come la prima fase del compimento del promesso regno messianico, in cui i credenti starebbero già sperimentando le benedizioni spirituali del regno, così come le benedizioni del nuovo patto di Israele”.

Questo fatto è indicativo dell’impoverimento dispensazionale della Chiesa. Togliendo il nuovo patto di Israele a questi “modificatori” e “progressisti” neo-dispensazionali, il loro intero castello di carte crollerebbe.

Il dottor C.A. Blaising scrive in Bib Sac di giugno-settembre 1988, p. 276:

È incredibile che negli scritti di Walvoord, Pentecost e Ryrie, pubblicati negli anni ’50 e ’60, il linguaggio dualistico riferito a terreno/celeste sia sparito. È vigorosamente affermata una differenza tra Israele e la Chiesa e sono presenti tutte le strutture teologiche di distinzione, eccetto [e questo è quello che più conta] che i destini eterni dei due popoli ora condividono la stessa sfera [in Cristo?].

Di conseguenza, la distinzione tra terreno e celeste è abbandonata. Così inizia un lento movimento [30 anni] di allontanamento dalla classica e scolastica distinzione assoluta [tra Israele e la Chiesa] presente da Darby a Chafer”.

Dal momento che è rilevato un simile sviluppo di fatti tra gli studiosi  dispensazionalisti, tendente a mettere in relazione la Chiesa col regno millenario di Israele, ecco ora un brano del dottor Chafer che  asserisce proprio il contrario:

Gli insegnamenti del regno non sono stati applicati agli uomini di tutte le epoche; no, non sono stati ancora applicati a nessun uomo. Poiché essi anticipano la prigionia di Satana, la purificazione della terra, la restaurazione di Israele e il regno personale del Re, essi non possono essere applicati fino al tempo stabilito da Dio, quando le condizioni terrene che le accompagnano saranno passate.

Le leggi del regno saranno rivolte ad Israele e, oltre a lui, anche alle nazioni che entreranno nel regno. Sarà il primo e unico regno di giustizia universale e pace nella storia del mondo. Una nazione fu protagonista quando la legge di Mosè venne posta sulla terra; l’individuo è protagonista durante la dispensazione della grazia; l’intero ordine sociale dell’umanità sarà protagonista quando il regno verrà stabilito sulla terra.

La Chiesa non viene menzionata nemmeno una volta in relazione agli insegnamenti del regno, né tali insegnamenti sono ad essa rivolti; poiché la sua parte nel regno non è di sudditanza ma di co-regno con Cristo, il suo Capo. Essa, essendo la Sposa del Re, è la sua Consorte. Essa giacerà sotto gli insegnamenti celesti della grazia, e la sua dimora sarà nel seno dello Sposo, nel palazzo del Re.

Il Re regnerà con una verga di ferro. Il peccato e l’iniquità saranno richiamati all’istante e giudicati in perfetta giustizia. Una chiara concezione della gloria del regno viene perduta se lo si confonde con la dispensazione della grazia.

C’è un pericoloso e totalmente infondato sentimento, all’estero, che ritiene che ogni insegnamento di Gesù debba essere escluso durante questa dispensazione semplicemente perché Lui l’ha detto. Viene dimenticato che il Signore Gesù, mentre viveva sotto la legge di Mosè e la applicava, insegnava allo stesso tempo i principi del Suo regno futuro e, alla fine del Suo ministero e in relazione alla Sua croce, Egli anticipava anche gli insegnamenti della grazia. Se questa tripartizione del Suo insegnamento non viene riconosciuta, non può esserci altro che confusione e conseguente contraddizione della verità.

Gli insegnamenti della grazia sono perfetti ed autosufficienti. Essi provvedono ad istruire i figli di Dio in ogni condizione possibile. Non c’è necessità che vengano integrati o allargati con l’aggiunta di prescrizioni dalla legge di Mosè o dagli insegnamenti del regno”. (IV:224)

 

SANTI MILLENARI – Il signor J. Butler Stoney, contemporaneo di Darby, ci dà un altro punto di vista sulla medesima distinzione tra la Chiesa e il regno di Israele:

La differenza tra questa presente dispensazione e quella del millennio è notevole. Il cristiano ora è unito a Cristo ed è un solo spirito con Lui. Poiché io sono unito a Lui, Egli è la mia vita: ‘Perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte (Romani 8:2).

La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me(Galati 2:20). Qui sono morto e la mia vita è nascosta con Cristo in Dio. I santi del futuro regno terreno vivranno sulla terra, ma non saranno uniti al Signore Gesù, non saranno morti alla carne e al mondo, e saranno uomini viventi in modo irreprensibile sotto tutti i comandamenti e gli ordini della legge.

Questa dunque è la grande differenza: il santo celeste è completamente libero dall’uomo di carne, mentre il santo millenario sarà in grado, attraverso la grazia e rafforzato dallo Spirito, di fare quello che Dio richiede all’uomo di carne. ‘Questo è il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: io metterò le mie leggi nelle loro menti, le scriverò sui loro cuori’ (Ebrei 8:10).

Ancora, la via al luogo Santissimo è manifesta. Noi, i credenti celesti, abbiamo ‘libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù […] attraverso la cortina, vale a dire la sua carne’ (Ebrei 10:19-20). I santi millenari terreni, sebbene purificati dal peccato attraverso il sangue, non possono dire di essere entrati nella cortina, perché la loro dispensazione è connessa con questa terra. Se noi ammettiamo che la nostra posizione di adoratori è dentro la cortina, dobbiamo anche ammettere un’altra grande differenza tra i santi celesti e quelli terrestri.

Ancora una distinzione è da notare: i santi, uniti al Signore Gesù nei cieli, conoscendo liberazione in Lui e adorando nel luogo Santissimo, hanno un posto in cielo preparato per loro dal Signore Gesù Cristo stesso, un posto che i santi terreni del regno non potranno mai avere.

È vero, essi possono dire di conoscere il Signore del cielo e della terra, vivendo laddove dimorerà la giustizia, quando le cose saranno fatte nuove; ma non possono dire di avere un posto preparato per loro nella casa del Padre, e ancor meno di essere cresciuti con Cristo e resi degni di sedere nei luoghi celesti con Gesù (Efesini 2:6).

Perciò, vediamo una differenza di status tra i santi celesti e terreni. Per prima cosa, la connessione con Cristo è diversa: i santi durante il Suo rifiuto saranno uniti a Lui in cielo, un privilegio non conosciuto né rivolto a nessun’altra categoria di santi, né ai santi dell’Antico Testamento, né ai santi del millennio”. (Ministry X:36, 37)

Nel caso dei santi della famiglia terrena o millenaria, la legge verrà scritta nei loro cuori (Geremia 31:33) e l’inclinazione al male sarà annientata. Nel caso dei santi della famiglia celeste, cioè cristiana, il Signore Gesù Cristo sarà scritto nei loro cuori dallo Spirito Santo. Una grande e importantissima distinzione, che indica che le benedizioni cristiane sono legate al Signore Gesù, che è andato oltre la cortina”. (W.J. Hocking).

Nota del curatore web: Talvolta, gli scritti dispensazionalisti del dottor Chafer sono in antitesi con la natura celeste del dispensazionalismo paolino e il sistema delle ere creato da C.I. Scofield. Anche il concetto erroneo di “dispensazione della grazia”, o “età della chiesa”, o “dispensazione della chiesa”, ha contribuito alla “caduta sulla terra” della chiesa? Questa teoria è abilmente portata avanti da R.A. Huebner in Dipensational Truth, Vol. 1.

(Tradotto e pubblicato da Sequenza Profetica con il permesso di www.withchrist.org)