QUANDO AVVERRA’ IL RAPIMENTO?

Introduzione al Rapimento

La tempistica del rapimento rappresenta una tematica di discussione e divisione nell’ambito del mondo cristiano evangelico. Le chiese, di solito, non amano le controversie e fanno sempre in modo di evitarle. Le chiese evangeliche sembrano convergere, per la maggior parte, in due gruppi di pensiero differenti, il convinto pre-tribolazionismo o la semplice omissione di questo spinoso argomento.

Il primo gruppo, di solito, tende a non considerare minimamente le altre impostazioni, mentre il secondo sembra pensare che l’escatologia sia troppo complessa perché i cristiani debbano perdere tempo a sbrogliarla e non la vedono un elemento necessario alla vita dei credenti. Gli esponenti di questo modo di pensare vengono generalmente definiti “pan-tribolazionisti”: non ci si deve preoccupare, alla fine tutto riuscirà e si sistemerà da sé (gioco di parole con l’inglese pan out, riuscire. N.d.t.).

E se i pre-tribolazionisti si sbagliassero?

Se la visione dei pre-tribolazionisti dovesse rivelarsi sbagliata, le conseguenze sarebbero devastanti dal momento che milioni di cristiani che si aspettano il rapimento si ritroverebbero invece ad essere coinvolti nel dramma della fine dei tempi e a dover affrontare l’Anticristo. Eppure, le prove contrarie alla visione pre-tribolazionista sarebbero evidenti, se solo le persone si disponessero a guardarle in faccia, ma molti rifiutano anche solo di provare a cercare e preferiscono essere rassicurati costantemente dai loro pastori e sedicenti esperti televisivi di profezia. Ma che cosa diranno i pastori alle loro pecore quando esse si ritroveranno, impreparate, a dover affrontare il brutale attacco del leone ruggente?

E se, invece, fossero i “pan-tribolazionisti” a sbagliare?

Il Nuovo Testamento contiene una grande quantità di insegnamenti sulla tribolazione e sulla preparazione spirituale necessaria ad affrontarla. Gesù dice che molti cristiani che vivranno durante questo tempo abbandoneranno la fede (Matteo 24:9-15). Non sarebbe il caso, almeno, di capire il perché? Come potremo evitare un simile destino se non sappiamo nulla di profezia biblica?

Il rapimento nella visione post-tribolazionista

La concezione del rapimento post-tribolazionista, si basa sulla certezza che Gesù tornerà in maniera visibile e con un corpo concreto per risvegliare i morti e radunare i viventi cristiani alla fine di un periodo di intensa tribolazione, che Gesù stesso chiama “grande tribolazione” (Matteo 24:21). La visione post-tribolazionista è unica nel suo genere in quanto riconosce una sola ed unica venuta futura di Gesù. Le altre impostazioni sul rapimento (il pre-tribolazionismo, il mid-tribolazionismo e la pre-ira) presuppongono che il rapimento e la resurrezione avvengano mesi o anni prima della seconda venuta di Cristo. Mentre queste impostazioni vedono il rapimento come un mezzo per far ascendere la chiesa al cielo ed evitarle l’ira di Dio, il post-tribolazionismo vede il rapimento come un mezzo necessario al raduno generale di tutti i credenti, sia dalla terra che dal cielo, affinché partecipino tutti alla rivelazione di Cristo al mondo, in potenza e gloria, al momento della Sua venuta. In uno scenario post-tribolazionista, il rapimento è comunque parte integrante della seconda venuta. Al momento della discesa di Gesù sulle nuvole, gli angeli saranno inviati dallo squillo di tromba e raduneranno l’eletto di Gesù affinché sia unito a Lui nell’aria. L’intero raduno sarà rivelato al mondo in gloria sfavillante. In Tito 2:13, Paolo definisce “beata speranza” la “gloriosa apparizione” di Cristo, e fa lo stesso in vari altri passi biblici.

“Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli”.

(Matteo 24:29-31)

La visione post-tribolazionista è descritta proprio da Gesù in questo brano. Le parole “dopo la tribolazione” (v. 29) sono rese, nella Bibbia in latino, con post tribulationem.

Stabilire la giusta tempistica del rapimento è ben più che un esercizio accademico, perché le nostre azioni sono determinate da quello in cui crediamo. Coloro che credono che scamperanno alle dure prove e persecuzioni della tribolazione non hanno incentivi a prepararsi spiritualmente ed emozionalmente a questa possibilità. Il primo ammonimento, sia di Gesù che di Paolo, riguardo al tempo del ritorno di Gesù, è lo stesso: “Guardate che nessuno vi seduca” (Matteo 24:4) e “nessuno vi inganni in alcun modo” (2 Tessalonicesi 2:3).

Storia del post-tribolazionismo

A dispetto della varietà delle visioni millenariste nella storia cristiana, l’impostazione post-tribolazionista non ha avuto rivali per i primi diciassette secoli dopo Cristo. I pre-millenaristi storici e gli a-millenaristi sono sempre stati post-tribolazionisti. Solo nel moderno dispensazionalismo pre-tribolazionista troviamo l’idea di un “rapimento” distinto dalla seconda venuta. Le prime fonti letterarie cristiane sono esclusivamente post-tribolazioniste e pochi popolari autori contemporanei hanno dichiarato diversamente. Costoro, dunque, o si sbagliano o stanno intenzionalmente fuorviando i loro lettori. E moltissimi cristiani ripetono semplicemente le loro false asserzioni, senza nemmeno vagliarle.

La questione del rapimento nei tempi moderni

In molte parti del mondo occidentale, specialmente negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale, la visione pre-tribolazionista ha soppiantato il post-tribolazionismo nel corso degli ultimi due secoli. Questo fenomeno è stato indotto dal vasto movimento scolastico cristiano, attraverso grandi istituti o seminari come il Dallas Theological Seminary, che ha aperto la strada alla diffusione di questa ideologia. Ma, probabilmente, la ragione più importante per la diffusa accettazione del pre-tribolazionismo, è stata la Bibbia Scofield, il cui apparato critico comprende l’uso dello schema dispensazionalista e pre-tribolazionista.

Negli ultimi decenni, si è però verificato un considerevole cambio di rotta dal pre-tribolazionismo verso un ritorno alle vecchie vedute. Senza dubbio, ci sono molte ragioni che possono spiegare questo fatto. Una è di certo la constatazione della presenza e dell’uso della visione post-tribolazionista nella prima chiesa e nei suoi scritti, che ha mostrato come questa impostazione fosse unanimemente seguita. George Ladd, Robert Gundry e Dave MacPherson hanno per primi svelato la nascita recente del movimento pre-tribolazionista. Io stesso ho svolto un lavoro considerevole in questo stesso campo.

Il movimento pre-tribolazionista ha preso molto sul serio questo diradamento delle sue fila. Il Pre-trib Reserch Center, fondato da Tim LaHaye e attualmente diretto da Thomas Ice, è stato concepito proprio per contrastare questa tendenza e per gestire le forti argomentazioni storiche che sono state portate avanti dai post-tribolazionisti. Invece di adottare un approccio più accademico, i pre-tribolazionisti hanno ribattuto con un blitz di propaganda sotto forma di romanzi di fantasia e film a sfondo profetico, come la serie Gli Esclusi di LaHaye, per consolidare la loro posizione. Ma, a dispetto di questi sforzi, assistiamo ad un costante esodo di cristiani dal campo pre-tribolazionista.

Noi siamo convinti che la visione dei primi cristiani fosse quella corretta, anche perché essa è necessariamente “apostolica”. Gli articoli che seguono si pongono l’obiettivo di provare le ragioni bibliche e storiche dell’adozione dell’antica visione cristiana del rapimento. E’ nostra convinzione, anche, che l’impostazione pre-tribolazionista non sia esplicitamente insegnata in nessuna parte delle Scritture e sia basata solamente su deduzioni discutibili e sull’instabile sistema dispensazionalista. Non è questo che Gesù ha comandato che fosse predicato al mondo fino alla fine dei tempi, né è questa la visione portata avanti dagli apostoli nella successiva generazione di cristiani. L’impostazione qui presentata è essenzialmente la stessa che avevano i primi autori cristiani contemporanei degli apostoli. Non stiamo dicendo che tutti dovrebbero fare proprio l’approccio post-tribolazionista perché esso è antico o storicamente originale, noi vogliamo solo dimostrare che questa è l’unica visione biblica del tempo del rapimento e che l’aspetto storico è solo una ulteriore conferma del fatto che la prima chiesa, addestrata dagli apostoli, aveva interpretato le Scritture in questa maniera. E il lettore dovrebbe essere spronato, da questo, ad andare a vedere di persona i dati biblici.

Metodologia di esposizione

Alla base del nostro approccio c’è la realizzazione del fatto che la Bibbia sia una progressiva rivelazione di Dio all’umanità. Le molte informazioni presenti nelle Scritture non erano tutte conosciute da tutti e sempre, nella storia. Alcune cose sono state rivelate attraverso Mosè e altre attraverso i profeti di svariate generazioni successive. Molte cose sono state rivelate da Gesù e altre ancora attraverso gli apostoli. Infine, il libro dell’Apocalisse ci è stato dato attraverso Giovanni come chiave di volta della verità profetica. Tutta la verità profetica biblica ci è stata rivelata progressivamente nell’arco di migliaia di anni.

Per via della natura progressiva della profezia biblica, quando si interpreta un dato passo, non si possono presupporre dei fatti (noti da profezie successive) che non erano ancora stati rivelati all’umanità quando quella data profezia venne pronunciata o scritta. Per esempio, quando esaminiamo quello che Gesù insegnò ai Suoi discepoli sulla Sua venuta alla fine dei tempi, dovremmo metterci nei loro panni e tenere in considerazione quello che essi avevano già imparato dagli insegnamenti ebraici sulle Scritture veterotestamentarie. Essi di certo non erano a conoscenza delle profezie successive, come il libro dell’Apocalisse, che venne scritto sessant’anni dopo. Quando Gesù insegnava ai discepoli, Egli sapeva bene che la loro conoscenza era limitata alla rivelazione passata. Gesù contribuì ad aggiungere nozioni alla loro comprensione, con maggiori dettagli sulla rivelazione. Questo è ben visibile nel discorso sul monte degli Olivi, dove Gesù si riferisce a quello che Daniele aveva scritto sull’abominazione della desolazione (Daniele 24:15). Potrebbero essere citati molti altri passi neotestamentari in cui l’autore o colui che parla cita o allude alle profezie dell’Antico Testamento in cui si parla di escatologia.

Nel nostro studio, abbiamo fatto il possibile per capire un passo biblico nel modo in cui sarebbe stato compreso dall’uditorio antico sulla base del suo livello di conoscenze. Questo presuppone che la profezia biblica fosse intesa soprattutto per i destinatari a cui veniva originariamente rivelata. Ovviamente, tutta la profezia biblica è utile anche per noi che viviamo oggi a distanza di migliaia di anni, ma non è stata scritta, originariamente, per noi generazioni future. Quindi dobbiamo resistere all’impulso di interpretare la profezia rivelata più anticamente alla luce di quella rivelata successivamente. Gli originali fruitori di quella profezia, infatti, non possedevano il beneficio della conoscenza della rivelazione successiva. Quando venivano rivelati nuovi fatti, che di certo si voleva fossero compresi appieno da coloro a cui venivano rivelati, dobbiamo presupporre che l’autore fosse cosciente di ciò che i suoi lettori o uditori sapevano e di cosa non sapevano. Egli si aspettava che essi interpretassero le profezie correttamente, sulla base della conoscenza della precedente rivelazione.

Negli articoli della prima sezione, si può notare come essi seguano un percorso sequenziale attraverso l’Antico Testamento. Quando sarà possibile, cercheremo nella profezia veterotestamentaria e considereremo le implicazioni riguardanti la conoscenza dei fruitori originali delle Scritture profetiche del Nuovo Testamento. Con questo sistema, costruiremo la nostra analisi in modo sequenziale e dimostreremo una forte dipendenza dalle profezie precedenti, esaminando anche la nuova rivelazione, qualora venisse data. Di conseguenza, daremo per scontato che i dettagli profetici che vengono rivelati hanno tutti un fondamento nella profezia passata, mentre, qualora vengano rivelati fatti che sembrano non avere connessione con la profezia precedente, daremo per certo che si tratta di nuova rivelazione.

Spesso, il testo stesso ci dice quando una nuova rivelazione viene data o quando una vecchia rivelazione viene ribadita. Per esempio, quando Paolo scrive: “Ecco, io vi dico un mistero” (1 Corinzi 15:51); possiamo concludere che Egli stia per rivelare qualcosa che non poteva essere precedentemente noto ai lettori. Ma, quando Pietro scrive di volere che i suoi lettori ricordino “le parole già dette dai santi profeti” (2 Pietro 3:1-2), possiamo concludere che egli si stia riferendo alla profezia passata.

Il falso “letteralismo” del pre-tribolazionismo

I pre-tribolazionisti dichiarano spesso di essere campioni del cosiddetto metodo di interpretazione “letterale”. Ma, mentre il letteralismo conduce ad una concezione pre-millenarista della profezia, esso allo stesso tempo non favorisce di sicuro l’idea di un rapimento pre-tribolazionista nel contesto di uno schema pre-millenarista. Mi rendo conto che questa è una dichiarazione piuttosto radicale nell’odierno clima escatologico, ma intendo provarne la veridicità in questo articolo. Sono proprio i pre-tribolazionisti che spesso si appellano ad interpretazioni non letterali come primi e principali supporti delle loro vedute. Alcuni frequenti esempi di questo fatto sono:

  • I discepoli di Gesù, che rappresenterebbero la nazione di Israele nel discorso sul monte degli Olivi;
  • Giovanni rapito in cielo, in Apocalisse 4:1, che rappresenterebbe il rapimento;
  • Il rapimento del “figlio maschio” della donna di Apocalisse 12, che rappresenterebbe il rapimento finale;
  • I quarantaquattro anziani, che rappresenterebbero l’intera chiesa nei cieli;
  • Le sette lettere dell’Apocalisse, che rappresenterebbero le sette “età della chiesa”;
  • I rapimenti di Enoc ed Elia, che rappresenterebbero la tipologia del rapimento pre-tribolazionista.

Inoltre, tutti gli argomenti a favore del pre-tribolazionismo dipendono da deduzioni. Non c’è nessuna esplicita menzione di rapimento pre-tribolazionista nella Bibbia intera, basandosi su una lettura letterale del testo nel suo contesto, e nessuna delle deduzioni usate a supporto del pre-tribolazionismo è necessaria. Questo lavoro proverà in modo conclusivo che l’impostazione post-tribolazionista può superare di netto quella pre-tribolazionista in metodologia storico-letterale, e che l’uso di una consistente metodologia letterale e storica condurrà inevitabilmente al rapimento post-tribolazionista (in una cornice pre-millenarista).

Argomenti storici

Noi non diciamo che la chiesa apostolica fosse perfetta, né che lo fosse qualcuno dei primi autori cristiani. L’intento della sezione storica di questo lavoro è quello di dimostrare che la seconda generazione della chiesa era solidamente post-tribolazionista e che nei suoi scritti non si può trovare traccia di nozioni pre-tribolazioniste. Mentre questo è un argomento secondario e non ha lo stesso peso degli argomenti biblici, è comunque la naturale estensione della nostra premessa. Poiché stiamo guardando la profezia in modo progressivo, basandoci di volta in volta sulla rivelazione precedente, è logico concludere che gli studenti (o i discepoli) degli apostoli abbiano per lo più rappresentato la visione trasmessa loro dai maestri nella tradizione orale apostolica. La seconda generazione della chiesa fu il prodotto dell’insegnamento di una vita portato avanti dai discepoli di Gesù. La prima chiesa non solo possedeva gli scritti del Nuovo Testamento, ma anche un corpo considerevole di istruzioni personali impartite loro dai mentori, gli apostoli. Noi dimostreremo, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la seconda generazione della chiesa si atteneva ad una visione post-tribolazionista. Le implicazioni di questo fatto sono enormi. Se l’impostazione pre-tribolazionista è corretta, allora l’intera chiesa ha abbandonato la verità già prima che Giovanni scrivesse l’Apocalisse! Quindi, i discepoli di Gesù hanno miseramente fallito nel trasmettere la sana dottrina alla successiva generazione di cristiani e nel consolidarli nella Parola. Significa anche che tutte le prime chiese locali sono cadute simultaneamente nella stessa falsa dottrina e che non vi sono testimonianze che dimostrino tentativi di resistenza o di rifiuto di questo totale abbandono dal supposto pre-tribolazionismo apostolico. E tutto questo, nonostante il fatto che i primi apologeti cristiani, come Giustino, Ireneo o Ippolito, abbiano scritto volumi interi contro le eresie a loro contemporanee che minacciavano la chiesa, proprio appellandosi alle Scritture e alla tradizione orale apostolica. Se il pre-tribolazionismo dice il vero, siamo obbligati a concludere che, appena scomparsi gli apostoli (solo Giovanni era ancora vivo), l’intera chiesa cristiana abbia abbandonato le dottrine da loro stessi impartite e le abbia sostituite con una falsa escatologia che li voleva sofferenti nella tribolazione.

Risposta agli argomenti del pre-tribolazionismo

Nella sezione sulle risposte di Apocalisse, il nostro approccio è per prima cosa mirante a fornire una presentazione positiva della veduta biblica in base alle Scritture. Poi ci accingeremo a controbattere agli argomenti principali sostenuti dal pre-tribolazionismo e, infine, ci dedicheremo agli aspetti storici sulla visione della prima chiesa e alla storia dell’impostazione pre-tribolazionista.

Il processo di derivazione della nostra escatologia da un percorso progressivo delle Scritture attraverso un metodo storico-letterale, con l’aggiunta dei testimoni della prima chiesa, conduce fermamente, logicamente e inevitabilmente ad una concezione post-tribolazionista del rapimento. Una delle ragioni per cui il pre-tribolazionismo non può essere nel giusto è perché esso si basa su argomenti circolari, deduzioni non necessarie e ignora la natura progressiva della rivelazione. Alcuni argomenti sono inventati di sana pianta e posti a forza nei contesti scritturali, anziché venire costruiti progressivamente su fondamenta adeguate. Poiché noi abbiamo, invece, costruito la nostra esposizione progressivamente, il lettore trarrà maggior beneficio dalla lettura dell’articolo in sequenza.

Sfida ai pre-tribolazionisti

Tutto ciò che chiediamo è un onesto ascolto. Se il lettore considererà i nostri argomenti scritturali con una mente aperta, si porrà di conseguenza delle domande. “Se un rapimento precedente alla tribolazione è ciò di cui le Scritture parlano, quando è stato introdotto nell’abito della progressiva rilevazione profetica biblica?”. Un simile importante elemento deve essere stato rivelato al mondo cristiano ad un certo punto, ma quando? Dove? E che effetti ha avuto su coloro che l’hanno sentito per la prima volta? Qual è il passo delle Scritture che segna una svolta di tale entità rispetto al resto della profezia biblica? Nel contemplare le evidenze storiche qui descritte, il lettore si chieda: “Perché il rapimento pre-tribolazionista è stato scoperto e documentato nella storia del cristianesimo solo molti secoli dopo la fondazione della chiesa di Cristo?”. Se esso è davvero parte della “fede che è stata trasmessa ai santi una volta e per sempre” (Giuda 3), perché la prima chiesa, addestrata dagli stessi apostoli, non ne sapeva nulla?

Chi si considera un testimone del Vangelo di Gesù Cristo dovrebbe rispondere ad alcune domande per provare di essere ciò che dice di essere.

  • Il grande mandato riguarda i cristiani di oggi?
  • Il grande mandato dice di “andare e fare discepoli tutti i popoli […] fino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:18-20)?
  • Fare discepoli non include anche battezzarli e “insegnare loro ad osservare tutte quante le cose che io [Gesù] vi ho comandate” (Matteo 28:18-20)?
  • Gesù non ha forse comandato ai Suoi discepoli di vegliare per la Sua venuta “dopo la tribolazione” (Marco 13:24-37)?
  • Obbedire al grande mandato di Gesù non richiede forse che noi insegniamo a nostra volta ai discepoli a vegliare per il ritorno di Gesù dopo la tribolazione?
  • Come può un predicatore del Vangelo rifiutarsi di obbedire al comandamento impartito da Gesù stesso nel Suo grande mandato?

The Rapture, Introduction” di Tim Warner; Copyright © answersinrevelation.org (edizione italiana a cura di Sequenza Profetica – è vietata la riproduzione)