Cosa ci riserverà l’autunno?

Tutti abbiamo sentito ripetere la frase, “sorridi – perchè le cose potrebbero andare peggio”, e molti hanno davvero sorriso pur sapendo che le cose sarebbero andate peggio. Ora però, mentre la maggioranza delle persone cerca di mantenere un’atteggiamento positivo, per altri sta diventando davvero difficile non pensare al futuro, considerando le orribili notizie che arrivano da ogni parte. Mentre i media liberali continuano a guardare alla questione medio orientale come ad un problema di libertà e di diritti politici, in vista ci sono guai ancor più seri, tra cui anche la probabilità di una guerra. Ad esempio, dalla prospettiva di chi vive in Israele una guerra non è più un’opzione, ma una realtà quasi imminente. Tutti gli indicatori stanno puntando sul prossimo mese di settembre. Se così fosse, vorrebbe dire che l’elemento della sorpresa (un attacco a sorpresa) non sarebbe più un fattore determinante (per entrambe le parti), perché sorpresa non sarà. Chi si interessa di conflitto arabo israeliano sa molto bene che i tempi dei preparativi per uno scontro armato si sono già conclusi. Semmai, in Israele ci si prepara con esercitazioni di protezione civile simulanti casi di attacco con armi chimiche. Così, l’unico vantaggio di una guerra (se proprio si può chiamare vantaggio) lo avrebbe chi premerebbe per primo il grilletto. Non solo si è convinti della certezza di un prossimo conflitto, ma anche delle ripercussioni che ne deriverebbero.

Ad esempio, gli stessi generali di armata israeliani sostengono che molte saranno le vittime nella prossima guerra.

Quotidiani, riviste specializzate e blog di esperti in materia, da tempo stanno riportando e testimoniando dell’incredibile quantità di munizioni e di armi ammassate lungo il confine con il Libano. Si stima che siano più di 50,000 i missili puntati su Tel Aviv e alcuni di loro sarebbero carichi di armi chimiche. La situazione è critica. Qualcuno ha detto che prima che Israele tiri fuori i suoi missili, migliaia ne sarebbero già partiti dal Libano.

Sul fronte siriano le cose non sono delle migliori. La Siria infatti sta vivendo un periodo di guerra civile e Assad, confrontato con i suoi probabili ultimi giorni al potere, potrebbe vedere in un attacco a Israele una “via di uscita”.

Nella striscia di Gaza, Hamas è armato fino ai denti e pronto ad affrontare un qualsiasi conflitto. Il confine con l’Egitto è ormai aperto e presidiato dai Fratelli Mussulmani, gli stessi che contribuirono alla creazione di Gaza. Per il contrabbando di armi non ci si affida più ai vicoli e tunnel sotterranei, ma si passa il confine in tutta tranquillità con camion e mezzi di ogni tipo.

Iran. Chi crede ancora che l’Iran non sia ad un passo dalla creazione dell’atomica si sbaglia enormemente. Basti guardare all’enorme spiegamento di navi militari americane nel golfo Persico (portaerei CVN 77 G.H.W. e CVN 76 Ronald Reagan).

Contemporaneamente, Israele si trova tra l’incudine e il martello. Se sarà Hezbollah a fare la prima mossa dal Libano, Israele perderebbe il vantaggio dell’attacco preventivo. Se invece Israele attaccasse l’Iran su un altro fronte, verrebbe accusato per aver innescato la III guerra mondiale. Ora però, la distruzione di Israele e del popolo ebraico da parte di queste nazioni non è un’opzione, ma un qualcosa che deve avvenire il prima possibile. Per loro, deve succedere qualcosa.

La probabilità di un’altra guerra in medio oriente non è una quindi cosa nuova. Si paventa uno scenario piuttosto inquietante (forse anche a breve termine), ma, abbiamo visto che questo tipo di opzioni si sono già presentate nel passato per poi spegnersi dopo un lasso di tempo. Sono anni che si teme una guerra di grandi proporzioni in medio oriente. Perché le previsioni degli analisti non sono mai state rispettate? Perché quando si tratta di prendere la decisione di premere il bottone, significa anche decidere per la morte di migliaia di persone (da entrambe le parti). Se fin qui si è impedito il prevedibile e l’imprevedibile, sappiamo però che prima o poi si scatenerà l’inferno in quella zona, non solo in Israele, ma in tutto il mondo.

Anche se nella sua pur breve storia Israele ha combattuto diverse guerre (persino contro più nazioni allo stesso tempo), questa volta le cosa saranno diverse. Innanzitutto per i numeri. Al presente, infatti, i suoi nemici sono più numerosi di prima (vedi Turchia, Iran e Corea del Nord). Poi per le armi, aumentate per quantità e per capacità di distruzione, e poi per per il numero di eserciti coinvolti. Infine, c’è una questione che non ha implicazioni militari nell’immediato, ma nell’opinione internazionale, ovvero il supporto alla creazione dello stato palestinese, quindi anti Israele.

Mentre i media internazionali lodavano i rivoltosi egiziani per il coraggio di essersi ribellati al regime nazionalista, i Fratelli Mussulmani (che in parte hanno fomentato la ribellione) dichiaravano, “preparatevi alla guerra con Israele”. In Tunisia, dove quest’incredibile movimento di rivolta è nato, tra i motti anti governativi la popolazione gridava “morte a Israele”.

Esistono altre ragioni oltre quelle politiche, che potrebbero far avanzare un conflitto coinvolgente Israele? Potrebbe essere che quello che sta accadendo è perché nella Scrittura c’è un piano per gli ultimi tempi per Israele? Vediamo cosa dice il profeta Gioele riguardo a Israele e ai suoi nemici e sul giudizio delle nazioni negli ultimi tempi.

“Io adunerò tutte le nazioni,
e le farò scendere nella valle di Giosafat.
Là le chiamerò in giudizio
a proposito della mia eredità, il popolo d’Israele,
che esse hanno disperso tra le nazioni,
e del mio paese, che hanno spartito fra di loro”. (Gioele 3:2).

Dio si rivolge con queste parole alle nazioni che hanno fatto del male a Israele, e promette pace e salvezza per il suo Israele. Ma questo non è ancora successo. Al momento sembra invece che Israele sia completamente accerchiato, ma la realtà è un altra. Sono quelle nazioni ad essere circondate dal Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.

Ma c’è una guerra che metterà fine a tutte le altre, dove Dio giudicherà le nazioni che hanno combattuto contro Israele. La cosa interessante riguardo alle nazioni colpevoli di crimini contro Israele menzionate nella scrittura, è che sono le stesse che oggi sono al centro delle notizie dei mass media. Molte di queste sono nel mezzo di una rivolta interna e stanno consegnando il governo in mano ad estremisti radicali il cui obiettivo è la distruzione di Israele. Questo desiderio di un conflitto sembra dunque preparare la scena per l’adempimento del passo sopra citato, il cui risultato sarà un confronto diretto con Israele e con il suo Dio.

Infatti così parla il Signore degli eserciti:
«È per rivendicare la sua gloria
che egli mi ha mandato verso le nazioni che hanno fatto di voi la loro preda;
perché chi tocca voi, tocca la pupilla dell’occhio suo». (Zaccaria 2:8)