Regno dei cieli e regno di Dio

 

Quando si fa riferimento al regno dei cieli viene contemplato il dominio di Dio sulla terra. Questo è in netto contrasto con il regno di Dio, il quale comprende il Suo dominio su tutto l’universo e su tutti gli esseri viventi, che sono a Lui sottoposti.

Per necessità, c’è molto in comune tra queste due sfere di autorità, fattore questo, che determina uno scambio tra i due termini. Quello che in Matteo viene detto sul regno dei cieli – e solo qui troviamo questo termine – in Marco e Luca è espresso a proposito del regno di Dio. Questo interscambio è stato alla base della nozione che questi due termini siano, di fatto, identici.

La differenza tra queste sfere di autorità non si può ricercare nell’ambito della loro gamma di somiglianze, ma piuttosto negli elementi che le distinguono. Il regno dei cieli, poiché è riferito al dominio di Dio sulla terra, comprende varie modalità di manifestazione nella storia di Israele e in quella del mondo.

  1. La teocrazia dell’Antico Testamento era una forma di dominio divino sulla terra, e quindi un aspetto del regno dei cieli.
  2. Il patto con Davide è il regno dei cieli sotto forma di patto.
  3. La profezia riguardo allo scopo e al carattere del regno dei cieli rappresenta il dominio divino in forma profetica.
  4. L’annuncio di questo regno da parte di Giovanni Battista (Matteo 3:1-2), di Cristo (Matteo 4:17) e dei discepoli (Matteo 10:5-7), è il regno dei cieli che viene offerto a tutti.
  5. Il conseguente rifiuto e procrastinazione del regno dei cieli è diventato così una fase del regno stesso.
  6. La presente dispensazione [o più precisamente, una parentesi celeste], anche se del tutto imparagonabile a quella che l’ha preceduta e che la seguirà, include, nonostante tutto, una forma di dominio divino sulla terra.

Il proposito della presente dispensazione è la realizzazione di quei fatti che sono considerati misteri, ovvero “piani divini finora non rivelati”. Dio sta ora regnando sulla terra per realizzare tutto ciò che è compreso in questi misteri. Questa dispensazione, quindi, diventa il regno dei cieli nella sua forma misteriosa (confronta Matteo 13:11). In ultima analisi, non c’è nulla nel campo dell’autorità che è al di fuori della volontà di Dio.

  1. La forma finale del regno dei cieli è quella che sarà totalmente manifestata sulla terra [millennio], in conformità con tutto quello che Dio ha detto. Quella che dovrà essere questa forma, è rivelata nelle profezie, nei patti e nelle promesse di Dio.

È stata una tendenza costante, da parte di alcuni autori, quella di investire i santi dell’Antico Testamento della stessa posizione, qualità e condizione dei credenti appartenenti alla Chiesa; e c’è attualmente la tendenza a trasportare le stesse realtà, appartenenti ai salvati di questa dispensazione, nell’età del regno, agli ebrei come ai gentili. Simili posizioni vengono evitate quando si riconosce che solamente la chiesa è destinata alla posizione celeste e alla gloria.

Solo della chiesa viene dichiarato che ogni suo membro, formante il corpo di Cristo, viene preparato per essere partecipe dell’eredità dei santi nella luce. Ciò che rientra nei propositi terreni, anche ciò che va oltre la conoscenza, sarà precisamente ciò che le Scritture stabiliscono, poiché esse hanno a che fare con le dispensazioni [o ere] passate e future. (L.S. Chafer)

———————–

Questo tipo di interpretazione, basata su casuali somiglianze e che ignora le fondamentali differenze, è portata avanti da coloro che affermano che il regno dei cieli, così come è menzionato in Matteo, deve essere per forza il regno di Dio, dato che alcune parabole riguardanti il regno dei cieli sono riportate anche in Marco e Luca con l’uso del termine regno di Dio.

Da parte di questi autori non viene fatto alcun tentativo di spiegare perché il termine regno dei cieli sia usato solo da Matteo, né sembrano riconoscere il fatto che la reale differenza tra ciò che questi due termini rappresentano deve essere ricercata in relazione agli elementi che non sono, e non possono essere, comuni o intercambiabili, piuttosto che laddove gli scambi reciproci sono giustificabili.

Un’attenzione maggiore rivelerà che il regno dei cieli è sempre terreno, mentre il regno di Dio è vasto quanto l’universo e include tanti aspetti terreni quanti ne sono possibili. Allo stesso modo, il regno dei cieli è accessibile solo dai giusti la cui giustizia superi di molto quella degli scribi e dei farisei (Matteo 5:20), mentre il regno di Dio è accessibile solo per chi è nato di nuovo (Giovanni 3:1-16).

Perciò, il regno dei cieli risponde alla speranza di Israele e dei gentili, mentre il regno di Dio risponde all’eterno e universale proposito di Dio. Per essere più chiari, Matteo 5:20 stabilisce le condizioni per le quali un ebreo può sperare di entrare nel regno dei cieli. Matteo 8:12, 24:50-51 e 25:28-30 indicano che il figli del regno dei cieli saranno gettati fuori. Nessuna di queste due verità è applicabile al regno di Dio.

Inoltre, la parabola delle zizzanie e il buon seme (Matteo 13:24-30, 36-43) e la parabola della rete (Matteo 13:47-50) parlano solamente del regno dei cieli. Comunque, la parabola del lievito è narrata in relazione ad entrambe le sfere del dominio divino: il lievito, rappresentante la falsa dottrina piuttosto che le persone empie, può corrompere, così come fa, la verità relativa ad entrambi i regni.

Simili contrasti possono anche essere portati sotto la lente d’ingrandimento, ma l’obbiettivo finale da raggiungere è la realizzazione del fatto che ci sono un’escatologia dell’ebraismo e un’escatologia della cristianità ed entrambe, benché con elementi completamente diversi, giungono all’eternità.

Uno dei pesi maggiori della profezia sul futuro è l’anticipazione delle glorie di Israele in una terra trasformata sotto il regno teocratico del Figlio di Davide, il Signore Gesù Cristo, il Figlio Eterno di Dio. Ci sono, allo stesso modo, un gran numero di previsioni che anticipano le glorie della chiesa nei cieli. (L.S. Chafer)

————————-

Uno dei fattori di “regnizzazione” della Chiesa, è la caduta della distinzione tra regno di Dio e regno dei cieli. Durante gli ultimi vent’anni, le maggiori autorità nel campo del dispensazionalismo hanno sempre più abbandonato le caratteristiche differenzianti del regno dei cieli così come è presentato in Matteo, rendendolo un sinonimo del regno di Dio. Ma quando il regno dei cieli non viene più considerato il futuro regno messianico di Israele, emerge allora una perdita della separazione scritturale tra l’Israele terreno e la chiesa celeste. La grazia viene resa partecipe della legge. (M.J. Stanford)

————————-

No, non ci sono dispensazioni nei cieli. Cosa significa quando qualcuno parla di una presunta chiesa come di “un’età celeste”? Nello schema delle ere [di Scofield], le ere e le dispensazioni sono equiparate. “L’età celeste”, dunque, è una dispensazione celeste. Non ci sono dispensazioni nei cieli e non c’è dispensazione celeste sulla terra. La nozione di un’età terrena corrispondente a “un’età celeste” è solo un tentativo di preservare il carattere celeste della Chiesa imponendo uno schema delle ere sulla verità dispensazionale. È un tentativo di ostacolare l’obiezione che l’idea di “un’età della Chiesa” faccia della Chiesa un’età terrena tra le età terrene. [Poiché] questo è esattamente quello che fa; e inserire la parola “celeste” accanto alla parola “età” non cambia il vero carattere della faccenda.

Difetti o debolezze, quindi, non intaccano queste cose. Ma dovrebbe essere ovvio che né gli ebrei né i gentili stanno vivendo la prova in un’epoca il cui inizio e la cui fine coincidono col tempo in cui Dio sta radunando una folla celeste da tutto il mondo.

Molto prima di questo tempo [dalla Pentecoste al Rapimento] in cui Dio è intento a radunare la folla celeste, Egli ha rimosso il governo da Israele e lo ha dato nelle mani dei gentili. Questo periodo è chiamato dal Signore stesso “tempo dei gentili” (nazioni), in Luca 21:24. “Il tempo dei gentili” è descritto nell’immagine del sogno di Nabucodonosor (Daniele 2). Questo periodo va dal tempo del re babilonese fino al momento della “pietra che si staccò” e che infranse i piedi dell’immagine[1], rappresentante la venuta del nostro Signore dal cielo, al momento della Sua apparizione in gloria, per infrangere, appunto, le nazioni e stabilire il regno [età]. Questo regno è simboleggiato, in Daniele 2, dalla pietra che diventa una grande montagna e riempie tutta la terra.

In contemporanea al trasferimento del governo da Israele ai gentili, la nazione di Israele viene chiamata lo-ammi (cioè “non il mio popolo” – vedi Osea 1). Le nazioni restano in questo stato fino al momento dell’apparizione del Signore in gloria per stabilire il regno, momento in cui Israele sarà salvato (Romani 11:26) e i ribelli saranno purificati (Ezechiele 20; Zaccaria 12-14). Dopodiché, Israele diverrà ancora una volta il centro del potere terreno. (R.A. Huebner)

 

 


[1] Il fatto che la nazione di Israele sia stata ristabilita nel 1948, non significa  che “il tempo dei gentili” sia terminato. Il momento più duro per gli ebrei in quella terra deve ancora arrivare (Matteo 24:21-22).

(Tradotto e pubblicato da Sequenza Profetica con il permesso di www.withchrist.org)