ISRAELE E LA CHIESA

I due testimoni di Apocalisse 11 e Daniele 12

PARTE IV

di Doug Krieger

Miles Stanford ha espresso un pensiero importantissimo dicendo che:

È assolutamente essenziale per il credente imparare la differenza biblica tra: 1) la propria relazione con la terra e il cielo; 2) la carne e lo spirito; 3) ebraismo e cristianità”.

Io sono persuaso che questo sito riassuma non solo le “differenze tra”, ma conduca anche al successivo passo dell’accoglimento “dell’imperativo messianico” relativo all’imminente legame che questi due testimoni richiedono venga stipulato. Il “candelabro d’oro” di Zaccaria 4 illumina non solo le differenze tra i due (poiché essi mantengono la loro distinzione), ma illustra la loro relazione di “simbiosi divina” o comune testimonianza.

Il miracoloso inglobamento e la rinascita di Israele necessitano la ferma rivalutazione, da parte della Chiesa, della sua “testimonianza di collaborazione” rispetto al compimento di Israele. Pensare diversamente significa negare non solo la contemporanea, transitoria natura della storia giudaico-ecclesiale, ma anche l’insistenza dell’Onnipotente, durante il patto, su entrambi i figli di Abramo, come di coloro che “hanno la fede e sono benedetti con il credente Abraamo” (Galati 3:9).

Spero che la brevità di questa esposizione non copra la visione della profezia di Daniele, né l’evoluzione spirituale proclamata dall’amato apostolo, così legata alla “Parola di Dio” e alla “testimonianza di Gesù”. L’insieme dei termini come “testimone”, “spettatore”, “testimonianza” e così via, come si trovano in tutta la Bibbia, necessita un accurato studio a parte. Il dottor Jack Hayford traccia l’etimologia della parola “testimonianza” dal greco martyrion, da cui deriva il termine “martirio” o “martirologia”.

In tutta l’Apocalisse troviamo la chiamata rivolta al credente di essere dedicato al massimo e a seguire Cristo nella Sua sofferenza e trionfale resurrezione: questa è la “testimonianza di Gesù”, questa è l’eredità dei profeti e la loro testimonianza ai gentili. Oggi Israele è sotto assedio, i martiri della chiesa gridano da sotto l’altare:

“Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?”

(Apocalisse 6:10).

La nostra speranza è certa:

“Intorno a questa salvezza indagarono e fecero ricerche i profeti, che profetizzarono sulla grazia a voi destinata. Essi cercavano di sapere l’epoca e le circostanze cui faceva riferimento lo Spirito di Cristo che era in loro, quando anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo e delle glorie che dovevano seguirle. E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, amministravano quelle cose che ora vi sono state annunciate da coloro che vi hanno predicato il vangelo, mediante lo Spirito Santo inviato dal cielo: cose nelle quali gli angeli bramano penetrare con i loro sguardi. […] Carissimi, non vi stupite per l’incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Anzi, rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare […] Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi” (1 Pietro 1:10-12; 4:12-14)

Israele e la Chiesa attendo la loro ora più “gloriosa”, mentre ora lo spirito dell’Antimessia che deve venire (1 Giovanni 2:18) assale la Chiesa degli ultimi giorni con il materialismo, l’impegno politico e l’apostasia; e la “valle piena d’ossa” d’Israele (Ezechiele 37) attende la guerra Gog-Magog (Ezechiele 38-39) precedente al Tempio messianico e al compimento del patto.

La settantesima settimana della profezia di Daniele è imminente, eppure quella meravigliosa “transizione escatologica” ci ha superati. Sebbene i due testimoni sulle sponde del fiume in Daniele 12 siano a conoscenza della loro critica situazione, non può il loro grido salire a Lui sopra le acque?

La “fine del tempo” arriva veloce, il “giorno del Signore” è vicino. Il pianto per il Messia, benché Egli si tenga celato ad entrambi (perché a noi della chiesa è stato dato di “conoscere in parte” e ad Israele è toccato essere “cieco in parte”), ma il nostro Giuseppe non può più aspettare – i sette anni di carestia ci hanno portato tutti intorno alla Sua tavola – e noi aspettiamo la Sua completa rivelazione, il Suo amore ineguagliabile, la Sua totale determinazione ad accogliere e salvare tutti noi.

 

“L’avvenire” della settantesima settimana e l’Antimessia


L’avvenire della settantesima settimana di Daniele è confermato da Ippolito fino a Gundry.

L’Israele di oggi ha battuto una crisi escatologica. Gli storicisti e i preteristi, e tutti coloro che tendono ad allegorizzare al massimo le Scritture, torturare le cronologie, ingarbugliare o ignorare la “profezia dei due testimoni” e disprezzare gli avvenimenti della settantesima settimana di Daniele, in particolare la prima metà, ovvero i milleduecentosessanta giorni di profezia dei due testimoni (Apocalisse 11:3), farebbero bene a considerare la saggezza dei padri della prima chiesa a proposito della settantesima settimana, intatta e anche futura. In particolare, farebbero bene a smettere di ascrivere la rottura “di un trattato” a metà della settantesima settimana alle azioni del Signore Gesù, invece che al “principe che deve venire” (cioè l’Antimessia o Anticristo); poiché è stato il “popolo” (cioè le legioni romane sotto Tito) del “principe che deve venire” a distruggere il tempio di Erode nel 70 d.C.

Asserire che la “rottura del patto” in Daniele 9:27 è causata da “l’unto, il principe” (Daniele 9:25) e non dal “principe che deve venire” (Daniele 9:26) offusca la rivelazione passata riguardo al sorgere del regno dell’Anticristo (il “quarto regno” o impero romano, Daniele 1:7, 19) e del suo personaggio (il “piccolo corno”, Daniele 7:8, 20-21; 8:9-13, 23-25).

I riferimenti a questo “uomo spregevole” (Daniele 11:21) sono presenti nel libro di Daniele dal capitolo 9, nell’oscuro linguaggio del profeta, nella persona del re seleucida Antioco Epifane (Daniele 11:3-35), e ancora per diretta deduzione in Daniele 11:36-45, come pure nel forte accenno in Daniele 12:6-7.

La rivelazione profetica di Daniele delle origini, l’ascesa, lo sviluppo, l’apice e il giudizio finale delle potenze mondiali dei gentili e del “piccolo corno” o Antimessia/Anticristo (cioè il “principe che deve venire”), rappresenta l’esposizione più estesa fatta da qualunque autore biblico su questo argomento. Nemmeno l’apostolo Giovanni può competere con l’esaustiva dissertazione di Daniele su questi fatti. L’apostolo Paolo si basa semplicemente sulle rivelazione di Daniele quando conferisce ulteriori nomi al “principe che deve venire”: “l’uomo di peccato”, il “figlio della perdizione” e “l’empio”, la cui venuta “avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi” (2 Tessalonicesi 2:3-9).

La prospettiva di Daniele riguardo a “Gerusalemme calpestata dai popoli, finché i tempi delle nazioni siano compiuti” (Luca 21:24; cfr. Apocalisse 11:2), a parte il libro di Ester e l’esperienza di Mosè, è l’osservazione ebraica più significativa e l’incontro più soggettivo della potenza mondiale dei gentili di cui si parla nella Bibbia.

 

La predicazione dei due testimoni occupa la prima metà della

settantesima settimana di Daniele


Molti storicisti (che ritengono che l’Anticristo sia personificato dal papato) e preteristi (che ritengono che l’Anticristo fosse Nerone), confondono la potente e legittima predicazione dei due testimoni durante la prima parte della settantesima settimana (Apocalisse 11:5, 7) con i quarantadue mesi/tre giorni e mezzo di guerra contro di loro mossa dalla “Bestia che sale dall’abisso” (a metà della settantesima settimana – Daniele 9:27; Apocalisse 11:12; 13:1) e dalle “nazioni” (cioè le potenze mondiali dei gentili) che “calpesteranno la Città Santa” durante la seconda metà della settimana (Apocalisse 11:2, 7, 9, 11). Certamente, essi vedranno, come furono viste da Giovanni,

“sotto l’altare, le anime di quelli che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che gli avevano resa […]  finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro” (Apocalisse 6:9, 11).

Essi fanno questa confusione, soprattutto, a causa della loro fissazione per l’indulgenza papale (insieme al loro sincero ma contorto tentativo di comprendere la storia contemporanea), mentre, sfortunatamente, il loro disprezzo per i fratelli di Giuseppe non può essere dissimulato. Essi sono divenuti vittime della “grande caduta dalla fede” (cioè l’apostasia – 2 Tessalonicesi 2:3) attraverso la negazione “dell’uomo di peccato”, “l’empio” (cioè il futuro Anticristo) che deve ancora “rivelarsi” (2 Tessalonicesi 2:3, 8).

Il piano e il desiderio dell’Onnipotente non può essere contrastato né frustrato da colui che verrà gettato giù sulla terra, e anche allora,

“essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello, e con la parola della loro testimonianza […] e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte” (Apocalisse 12:11).

Le parole di Daniele ci stupiscono e ci confortano:

“Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto” (Daniele 7:13-14).

“Poi il settimo angelo sonò la tromba e nel cielo si alzarono voci potenti, che dicevano: «Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli». E i ventiquattro anziani che siedono sui loro troni davanti a Dio, si gettarono con la faccia a terra e adorarono Dio, dicendo: «Ti ringraziamo, Signore, Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai preso in mano il tuo grande potere, e hai stabilito il tuo regno»” (Apocalisse 11:15-17).

 

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Tradotto da Sequenza Profetica con il permesso dell’autore (www.the-tribulation-network.org)