Il messaggio alle nazioni è: non dividete la terra!

Il capitolo 3 di Gioele è un messaggio di risveglio rivolto a Israele e alla Chiesa in attesa del ritorno del Signore, ma contiene anche un avvertimento per le nazioni della terra a considerare le conseguenze derivanti dalle scelte operate per la spartizione della terra di Israele. Alla fine dei tempi, infatti, l’Onnipotente giudicherà qualunque nazione che sarà coinvolta in questo tentativo.

In Gioele 3:2 il Signore dice:

“Io adunerò tutte le nazioni,
e le farò scendere nella valle di Giosafat (valle del giudizio)
Là le chiamerò in giudizio
a proposito della mia eredità, il popolo d’Israele,
che esse hanno disperso tra le nazioni,
e del mio paese, che hanno spartito fra di loro”.

La pressione internazionale esercitata su Israele per la divisione del suo territorio continua a crescere dopo il discorso di Obama del maggio scorso, durante il quale il presidente americano ha lanciato la proposta di ritiro unilaterale di Israele entro i confini del 1967. Fin dalla guerra dei sei giorni, quasi tutti gli esponenti internazionali di spicco (tra cui i vari presidenti Usa) hanno fatto pressione su Israele per costringerlo a rinunciare a porzioni significative della sua preziose regioni di Giudea, Samaria e Golan, allo scopo di creare uno stato sovrano palestinese e per ingraziarsi la Siria.

A questo punto, il piano di Obama forzerebbe Israele a concessioni totali, alla divisione di Gerusalemme e al ritorno entro confini indifendibili. Ciò sarebbe un grave errore, perché metterebbe a rischio la sicurezza nazionale dello stato ebraico. Ma soprattutto, sarebbe una diretta violazione delle Sacre Scritture. Cosa, questa, che attirerebbe il giudizio di Dio sugli Stati Uniti e su tutte le nazioni coinvolte in questo processo.

Storicamente, sappiamo che le nazioni hanno ripetutamente diviso la terra di Israele. Profeticamente, sappiamo che lo continueranno a fare fino al giorno in cui il Signore ritornerà. Noi non potremmo mai impedire che le nazioni non commettano simili errori di bibliche proporzioni, tuttavia, possiamo metterle in guardia circa il giudizio impendente.

La Bibbia dice che negli ultimi tempi Israele avrebbe affrontato minacce militari di grosse proporzioni e che lo stato ebraico sarebbe rimasto isolato a livello internazionale a motivo della sua particolare elezione.

Nei prossimi mesi le Nazioni Unite prenderanno in considerazione la proposta unilaterale della nascita di uno stato palestinese entro i confini sovrani di Israele. Per molti questa è una mossa giusta, per noi, invece, si tratta di disubbidienza al volere di Dio. Scelta questa, che se dovesse passare, non proseguirebbe senza conseguenze.

Tutto ha inizio dal rifiuto di accettare che il ritorno in massa del popolo ebraico nella terra promessa abbia luogo per espressa volontà di Dio.

“Infatti ecco, in quei giorni, in quel tempo,
quando ricondurrò dall’esilio quelli di Giuda e di Gerusalemme”.

(Gioele 3:1).

Sì, è vero, il popolo ebraico sta ritornando nella terra promessa ancora nelle sue infedeltà. E’ la che il Signore ha promesso di purificarlo e di stabilire il suo patto con loro (Ezechiele 36). Ciononostante, il ristabilimento di Eretz Israel (terra d’Israele), annunciato dai profeti dell’antico testamento, è un segno per le nazioni in questi ultimi tempi.

Ora Dio invita le nazioni della terra a considerare attentamente il suo piano riguardo Israele.

Accostatevi, nazioni, per ascoltare!
Voi, popoli, state attenti!
Ascolti la terra con ciò che la riempie,
il mondo con tutto ciò che produce!
Poiché il Signore è indignato contro tutte le nazioni… Poiché è il giorno della vendetta del Signore,
l’anno della retribuzione per la causa di Sion. (Isaia 34:1,2,8)

Questo è il piano deciso contro tutta la terra;
questa è la mano stesa contro tutte le nazioni.
Il Signore degli eserciti ha fatto questo piano; chi potrà frustrarlo?
La sua mano è stesa; chi gliela farà ritirare?

«Che il Signore ha fondato Sion
e che in essa gli afflitti del suo popolo trovano rifugio». (Isaia 14:26,27,32)

Ancora non vediamo Sion come un luogo di pace e rifugio, ma questo accadrà, perché è promesso. Questo piano divino non potrà essere ostacolato nemmeno dalle nazioni più ribelli, perchè il Signore ha promesso di stabilire Sion attraverso il ristabilimento del popolo ebraico nella sua terra. Di fronte a questa prospettiva, le nazioni sono chiamate a prendere posizione.

Nel libro, Lo tsunami di Dio – capire Israele e la profezia sugli ultimi tempi, lo scrittore Peter Tsukahira dichiara:

Dio sta servendosi del piccolo Israele per tracciare una linea sulla sabbia e attirare tutti i popoli nella valle delle decisioni. Egli richiede dal mondo una risposta e una presa di posizione riguardo alla Sua persona e a ciò che egli afferma nella sua parola, la Bibbia. Come ai giorni antici, Israele è ancora uno strumento di Dio, la leva che muove le nazioni, la moderna evidenza della fedeltà di Dio al suo patto“.

Gesù ama gli Arabi, gli Iraniani, i Palestinesi, i Drudi, i Beduini e tutti coloro che vivono in questo epicentro. Però, colui che è morto per tutti, che è risuscitato per tutti e che ritornerà per tutti ha anche detto, riguardo Israele, “Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà” (Genesi 12:1-3). Chi ha combattuto contro questo verdetto divino ha sempre subito le conseguenze delle sue decisioni. Anche coloro che vogliono dividere il suo territorio non potranno sottrarsi dallo sperimentare la verità di questa profezia.

Il giorno del Signore è alle porte, giorno di giudizio, di angoscia e di dolore per coloro che avranno disobbedito alla Sua parola.

Alle nazioni ancora indecise, il libro di Gioele offre grazia e speranza, dichiarando,

“CHIUNQUE INVOCHERA’ IL NOME DEL SIGNORE SARA’ SALVATO”. (Gioele 4:32).