Elezioni in Turchia, non una bella notizia

Leggiamo in Ezechiele 38:5 che “con loro Persiani, Etiopi e gente di Put, tutti con scudi ed elmi. Gomer e tutte le sue schiere, la casa di Togarma dell’estremità del settentrione e tutte le sue schiere, dei popoli numerosi saranno con te”.

Togarma era il nipote di Noe, il quale si stabilì nell’area oggi conosciuta come Turchia. Dalla parola di Dio si evince che negli ultimi tempi la Turchia si unirà a coloro che muoveranno guerra contro Israele. Non dovremmo perciò essere sorpresi di fronte a eventuali sviluppi risultanti dalle elezioni del 12 giugno in Turchia.
Possiamo fare un parallelismo tra quello che sta succedendo in Turchia e in America. L’unica differenza è che in Turchia le cose avvengono alla luce del sole, mentre negli USA sono ancora nascoste. In entrambi i casi però, la popolazione ha poco effetto su chi è al potere, i cui programmi andranno avanti indipendentemente da quello che le masse richiedono o ricercano. I turchi sono un popolo amichevole e pacifico e la maggior parte di loro non vuole che la propria nazione passi sotto il controllo di un partito islamico. Un pò come l’americano tipo, il quale vede che le cose che ama di più della sua nazione vengono pian piano invalidate dai progetti di chi saluta da lontano un “Nuovo Ordine Mondiale”.

Il risultato elettorale in Turchia non ha confermato grossi cambiamenti nella composizione del suo Parlamento. Ne esce vincitore il Partito per la Giustizia e lo sviluppo (Akp, orientamento islamico-moderato). Gli unici commenti dei mass media riguardano il fatto che nonosante Erogan abbia ottenuto il 50% dei voti, questo non gli consentirà di portare avanti la riforma elettorale di tipo presidenziale. La cosa invece che non si legge ancora tra le righe è che con la rielezione del corrente regime, e in particolare grazie al sistema elettorale turco, anche il partito pseudo moderato al governo potrebbe premere nell’accelleratore per la trasformazione della Turchia in uno stato islamista di tipo radicale.

Il partito di Erogan (Akp) ha cercato di mascherare i suoi intenti fino a questo momento, facendosi conoscere come un partito riformista di centro destra. Molti turchi hanno accettato questa posizione, intatti solo il 12% è a favore di uno stato islamico e anche il 30% (rappresentato da un partito di opposizione) lo avrebbe votato credendo che questa ipotesi non si sarebbe mai verificata.

Eppure il partito ISLAMICO (MODERATO) è ancora al potere, siede sulle principali istituzioni, e senza pagare nessuna conseguenza a livello internazionale. Come se non bastasse, sotto questo regime l’alleanza turco-israeliana è stata da tempo interotta e dopo queste elezioni non potrà mai tornare in essere. Infatti, il governo turco supporta l’Iran, Hamas, e Hezballah e sponsorizza ufficialmente l’odio antisemita, a motivo del quale molti ebrei stanno lasciando il paese.

E la Casa Bianca?

La percezione di questa minaccia islamica per Obama e la casa bianca è prossima allo zero assoluto. Il nemico n. 1 per la casa bianca? Al-Qaida, sebbene non governi nessuna nazione. Il problema n. 1 in Medio Oriente per la casa bianca? La presenza di parte di Israele in Cisgiordania (West Bank) con un insediamento di 30.000 israeliani.

Prospettiva dal Medio Oriente. L’Egitto ha 82 milioni di abitanti, la Turchia 79 milioni. Totale: entro la fine dell’anno, solo in queste due nazioni, quasi 240 milioni di persone vivranno sotto un regime islamico. Se poi aggiungiamo la striscia di Gaza e la popolazione che vive sotto il controllo di Hezballah in Libano più la Siria raggiungiamo quota 250 milioni. Un quarto di miliardo di persone (molte di loro involontariamente) vivranno nell’accampamento nemico.
Anche se queste nazioni non si accorderanno mai, ciononostante avranno un ruolo importante per l’accrescimento dell’instabilità in occidente e soprattutto costituiranno una minaccia enorme per la sopravvivenza di Israele. La perdita di democrazia in Turchia potrebbe costituire una perdita di grandi proporzioni per la libertà e per la pace in Medio Oriente, oltre che per il popolo turco, ovviamente.