Corpo meraviglioso

Paolo scrive che Dio “si compiacque di rivelare in me il Figlio suo” (Galati 1:16). Questa è la speciale dignità della Chiesa e il Vangelo che Paolo rappresentava e predicava. Non era il Vangelo del Messia, la speranza di Israele, né il Vangelo di Colui che era stato crocifisso e poi esaltato come “Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e perdono dei peccati”; ma era il Vangelo del Figlio di Dio rivelato in lui.

Il Figlio era stato rivelato ai discepoli dal Padre in precedenza (Matteo 16:17), ma ora è rivelato in Paolo. Lo Spirito Santo in lui era lo Spirito del Figlio. E unto con l’olio della contentezza, egli dovette andare avanti e diffondere il suo sapore ovunque. E nel Figlio così rivelato interiormente, risiede tutto ciò che riguarda la chiamata dei cristiani e della Chiesa.

Leggiamo: “Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio. Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui” (Romani 8:16-17). E ancora: “Avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli” (Efesini 1:5). Questo è, come Paolo dice riguardo a se stesso, avere il Figlio rivelato in noi.

Essendo questa la condizione predestinata della Chiesa, vengono da sé le prerogative sante di ogni credente: l’accettazione nell’Amato, con il perdono dei peccati nel Suo sangue; l’accesso ai tesori della conoscenza e della saggezza, come l’averci rivelato il mistero della volontà del Padre; la futura eredità con Colui nel quale tutte le cose celesti e terrene saranno compiute; e il presente sigillo e caparra dell’eredità nello Spirito Santo.

La brillante lista dei privilegi è compilata dall’apostolo con “ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti”; e queste cose ci legano a Colui che è il Signore dei cieli (Efesini 1:4-12). Tutto questo è la conseguenza del Figlio rivelato in noi, attraverso cui il credente pone tutto in Cristo, per essere una cosa sola con Lui in ogni momento della Sua meravigliosa storia: morto, vivificato, risorto e posto a sedere nei cieli con Lui (Efesini 2:6).

Un mediatore come Mosè, il cui ruolo consisteva nel tenere YHWH e il popolo separati (vedi Deuteronomio 5:5), non avrebbe mai potuto corrispondere al proposito del meraviglioso amore del Padre. Ma nel Figlio veniamo accettati; abbiamo tutto nella nostra unità con il Mediatore stesso (Giovanni 17:26). Niente meno di questo può soddisfare il desiderio del cuore del nostro Padre celeste verso di noi!

Il muro divisorio, sia tra Dio e i peccatori che tra gli ebrei e i gentili, è stato abbattuto, e noi siamo uniti sulle sue rovine, trionfando su di esse in Cristo, mentre anche il nostro Padre celeste gioisce su di loro. Questa è l’opera meravigliosa dell’amore di Dio, e la formazione e il completamento dell’unione tra Cristo e i cristiani; è il campo di cui il Padre si sta prendendo cura. Egli non sta, come faceva un tempo, coltivando un campo di grano, olivi e melograni che il Suo popolo possa mangiare in abbondanza (Deuteronomio 11:12); ma Egli è il contadino che cura la vigna e i rami. Egli sta formando il Corpo in unione col Figlio del Suo amore fino a quando tutti i suoi membri vengano alla conoscenza di Lui.

È questa unione che ci rende parte della famiglia del Signore Gesù e ci permette di considerarlo come il “primogenito tra molti fratelli” (Romani 8:29). È questa unione di vita che ci dà la stessa gloria del Signore Gesù e ci permette di considerarlo il “precursore” (Ebrei 6:20). È questo che caratterizza la vita che noi abbiamo ora e la gloria in cui saremo manifestati quando Colui che è la nostra vita apparirà.

(Tradotto e pubblicato da Sequenza Profetica con il permesso di www.withchrist.org)