Tre guerre profetiche

di Doug Krieger

 

(I PARTE)

Uno schema cronologico delle tre guerre profetiche

Realizzare uno schema cronologico relativo alla settantesima settimana di Daniele non è un vano tentativo di porre delle date precise, ma mira a stabilire una chiara “sequenza profetica”. Ci saranno tre grandi guerre profetiche negli ultimi giorni. L’ascesa dell’Anticristo, la sua definitiva rivelazione e la sua conseguente trasformazione nella Bestia descritta in Apocalisse 11 e 13, la sua ultima “battaglia nel tabernacolo” (così come la vittoria conclusiva di Israele e la chiesa, i due testimoni di Apocalisse 11) necessitano di essere spiegate a dovere ai nostri lettori. I gruppi di nazioni e i conflitti bellici che si stanno disputando oggigiorno sono più che mai rilevanti dal punto di vista profetico. Il proposito del presente articolo è quello di chiarificare la sequenza di queste tre guerre profetiche alla luce della settantesima settimana di Daniele (soprattutto la parte della “diffusione progressiva”), e gli eventi che portano al suo inizio.

L’angoscia del tempo presente

Ogni giorno che passa aumentano gli attacchi e le uccisioni diventano sempre più un fatto personale, con i capi di Hamas che vengono presi di mira per essere liquidati. Le accuse indiscriminate di bombardamenti da parte degli israeliani sono comuni, mentre Hamas getta missili sulle loro città e villaggi. Non siamo qui per metterci a discutere su chi ha iniziato cosa, dove e quando, quello che sappiamo di certo è il perché! Le guerre, come l’attuale conflitto arabo-israeliano, non iniziano di punto in bianco, c’è sempre una precisa sequenza di eventi che conduce al loro apice. Questo conflitto sarà brutale e definitivo. L’Oracolo di Damasco lascia la città nella più grande rovina (“un ammasso di rovine” – Isaia 17:1).

Io sono stato aspramente criticato sia da cristiani che da musulmani ( e anche da ebrei) con l’accusa di aver estrapolato dal testo di Isaia 17 la nozione della distruzione della bella capitale della Siria. Ma quando si legge la frase “ecco, Damasco è tolta dal numero delle città”, ed essa oggi viene pubblicizzata come la più antica città disabitata del mondo, uno può concludere logicamente che o Isaia fosse vittima di un’allucinazione, o la sua affermazione sta per essere provata come letteralmente veritiera. Credo che stiamo per scoprire se egli fosse o meno un profeta di Dio.

La Siria è rinomata come base del terrorismo internazionale e come principale rifugio mondiale per chi opera simili malvagie attività. Anche se vi sono numerose e sparse cellule non affiliate, si contano almeno 44 organizzazioni di rilievo che il governo americano classifica come “organizzazioni terroristiche straniere” e, di queste, almeno il 70% sono di matrice islamica.

Organizzazioni terroristiche straniere: la Siria al comando

Le organizzazioni terroristiche straniere (sigla: FTO), sono designate dal Segretario di Stato in base alla sezione 219 dell’Atto di Immigrazione e Nazionalità (INA). La loro individuazione gioca un ruolo fondamentale nella lotta al terrorismo e viene appoggiata come un mezzo effettivo per limitare il sostegno delle attività terroristiche e per spingere i vari gruppi ad abbandonare questo nefasto settore.

Attuale lista delle riconosciute organizzazioni terroristiche straniere (aprile 2008, Dipartimento di Stato Americano)

  1. Organizzazione Abu Nidal (ANO)
  2. Gruppo Abu Sayyaf
  3. Brigata dei Martiri Al-Aqsa
  4. Al-Shabaab
  5. Ansar al-Islam
  6. Gruppo Armato Islamico (GIA)
  7. Asbat al-Ansar
  8. Aum Shinrikyo
  9. Paese Basco e Libertà (ETA)
  10. Partito Comunista delle Filippine/Nuovo Esercito Popolare (CPP/NPA)
  11. Continuity dell’Esercito Repubblicano Irlandese
  12. Gama’a al-Islamiyya (Gruppo Islamico)
  13. HAMAS (Movimento di Resistenza Islamico)
  14. Harakat ul-Jihad-i-Islami/Bangladesh (HUJI-B)
  15. Harakat ul-Mujahidin (HUM)
  16. Hizballah (Partito di Dio)
  17. Gruppo Islamico della Jihad
  18. Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU)
  19. Jaish-e-Mohammed (JEM) (Esercito di Maometto)
  20. Organizzazione Jemaah Islamiha (JI)
  21. al-Jihad (Jihad Islamica dell’Egitto)
  22. Kahane Chai (Kach)
  23. Kongra-Gel (KGK, originariamente Partito dei Lavoratori del Kurdistan, PKK, KADEK)
  24. Lashkar-e Tayyiba (LT) (Esercito dei Giusti)
  25. Lashkar i Jhangvi
  26. Tigri per la Liberazione della Patria Tamil (LTTE)
  27. Gruppo Combattente Islamico della Libia (LIFG)
  28. Gruppo Islamico Combattente Marocchino (GICM)
  29. Organizzazione Mujahedin-e Khalq (MEK)
  30. Esercito di Liberazione Nazionale (ELN)
  31. Fronte di Liberazione Palestinese (PLF)
  32. Jihad Islamica Palestinese (PIJ)
  33. Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLF)
  34. Comando Generale del PFLP (PFLP-GC)
  35. Tanzim Qa’idat al-Jihad fi Bilad al-Rafidayn (QJBR) (al-Qaida in Iraq) (originariamente Jama’at al-Tawhid wa’al-Jihad, JTJ, rete di al-Zarqawi)
  36. al-Qa’ida
  37. al-Qaida nel Maghreb Islamico (originariamente GSPC)
  38. Real IRA
  39. Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC)
  40. Nuclei Rivoluzionari (originariamente ELA)
  41. Organizzazione Rivoluzionaria del 17 Novembre
  42. Partito Rivoluzionario Popolare di Liberazione/Fronte (DHKP/C)
  43. Sentiero Luminoso (Sendero Luminoso, SL)
  44. Unità di Autodifesa della Colombia (AUC)

In base ai dati del Dipartimento di Stato Americano, la Siria è uno dei maggiori e più accaniti sostenitori del terrorismo supportato dallo stato.

Quali sono i gruppi sostenuti dalla Siria che Washington considera terroristi?

In base al Dipartimento di Stato, la Siria conferisce aiuto politico e organizzativo alla milizia libanese dell’Hezbollah. Le armi iraniane destinate all’Hezbollah passano regolarmente per la Siria, dicono gli esperti, ed essa, che di fatto ha occupato e controllato il Libano dal 1990 al 2005, lascia libero l’Hezbollah di operare in Libano e attaccare Israele, spesso causando l’aumento della tensione nella regione.

Nel 2006 la Siria e l’Iraq hanno messo fine ad una rottura nelle relazioni diplomatiche che durava da venticinque anni, stipulando un quinquennale accordo di cooperazione per aumentare il controllo sui confini e combattere il terrorismo. In precedenza, gli Stati Uniti avevano accusato la Siria di lasciare passare facilmente il suo confine ai militanti che sostenevano l’insurrezione irachena. Dal momento dell’accordo, la Siria è stata varie volte accusata di non rispettare un adeguato controllo dei confini.

La Siria ha anche fornito agli islamisti palestinesi, sia quelli  moderati che integralisti, addestramenti, armi, rifugi e supporto logistico. Sempre in base ai dati del Dipartimento di Stato, essa permette a molte organizzazioni terroristiche regionali – come Hamas, la Jihad Islamica Palestinese e il Comando Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – di usufruire di basi operative a Damasco.

In un contesto in cui la Siria si trova in un esplicito “stato di guerra” con Israele, sarà sempre tutto un “distruggiamo prima la Siria”. Questo non è il parlare di un alienato sionista, né di chi richiede una politica più aggressiva contro la Siria con personalità del calibro dell’autore Max Boot, membro anziano della commissione degli Studi sulla Sicurezza Nazionale e del Consiglio delle Relazioni Estere (CFR). Anche se il suo libro è stato scritto nel 2006 (War Made New: Technology, Warfare and the Course of History, 1500 to today, pubblicato dalla Gotham Books, non c’è attualmente la traduzione in italiano, n.d.t.), io credo che Boot si stia ancora preparando a dare alla Siria il “colpo” (nell’originale è boot, gioco di parole con il nome dell’autore, n.d.t.) decisivo senza preavviso. Dovreste leggere cosa voglia dire esattamente il concetto di “psicosi neo-conservatorista” di una guerra contro la Siria.

Israele dovrebbe attaccare la Siria

“Stiamo camminando ad occhi chiusi verso la nostra prossima guerra”. (Los Angeles Times, 23 agosto 2006)

Il pessimismo dell’ufficiale israeliano che ha pronunciato questa frase è impressionante se si pensa che egli aveva appena finito di dire ad un gruppo di tecnici della sicurezza portati in Israele dalla Commissione degli Ebrei Americani, che gli intermediari delle Nazioni Unite per il cessate il fuoco avevano raggiunto molti degli obbiettivi di Israele. Ma egli non si faceva illusioni sul fatto che questo rappresentava nulla più che una pausa temporanea nella lotta tra Israele e il “quartetto del male” in cerca del dominio sul medio oriente (cioè Iran, Siria, Hamas e Hezbollah).

La guerra (il conflitto del 2006 tra Hezbollah e Libano, il “sesto grande conflitto” della “guerra” di Daniele 9:26) non fu una totale sconfitta per Israele, ma non fu neanche una vittoria. L’Hezbollah perse più di 500 uomini e la gran parte dei suoi mediatori, i missili a lunga gittata e la sua rete di bunker nel Libano meridionale, mentre inflisse solo uno scarso danno agli israeliani. I tecnici del servizio segreto israeliano sono convinti che Teheran non sia contenta di come sono andati gli eventi, poiché stava tenendo da parte i missili dell’Hezbollah per un possibile attacco di rappresaglia nel caso che Israele o gli Stati Uniti avessero attaccato il complesso delle armi nucleari iraniane.

Ma i missili sono facili da sostituire e Iran e Siria si sottoporranno ora al massimo sforzo per mitigare le perdite dell’Hezbollah (l’Hezbollah attualmente possiede dai 30.000 ai 33.000 missili, dei quali 10.000 in grado di penetrare in profondità nel territorio israeliano e distruggere Tel Aviv, n.d.e.).

Dal punto di vista del quartetto, questo conflitto ha dimostrato il potere dei loro missili di danneggiare la forza militare di Israele. I missili anticarro hanno inflitto perdite sostanziali agli armamenti e alla fanteria israeliana; un missile da crociera ha danneggiato gravemente una nave da guerra israeliana che non aveva il sistema difensivo attivato; e gli Hezbollah sono riusciti a continuare il lancio di centinaia di missili Katiuscia al giorno nel nord del territorio israeliano fino al cessate il fuoco.

Israele è riuscito a mettere fuori uso la principale arma terroristica del passato, i kamikaze, chiudendo fuori dai suoi confini la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Ma un muro non ferma i missili e Israele sarà ora restio a ritirarsi ulteriormente dalla Cisgiordania. Hamas, dal canto suo, sarà incentivato ad accumulare missili nella sua trincea di Gaza e a lanciare una “terza intifada”, come suggerito da un giornalista nel giornale del partito, Al Risala.

Israele aveva sperato che questo conflitto ristabilisse la sua deterrenza, ma, in qualche modo, l’insoddisfacente risultato servirà solo ad incoraggiare i suoi nemici. Il problema è che queste guerre di logoramento contro fanatici sostenitori della guerra santa, che non temono la morte e che si nascondono tra i civili, negano fino allo stremo la superiorità delle forze militari di difesa israeliane.

La Siria, comunque, è un anello debole nel quartetto.

L’importanza della Siria come avamposto per l’Iran – le due nazioni hanno concluso un accordo formale a questo scopo nel giugno 2006 – non deve essere esagerata. La Siria è un intermediario per la maggior parte delle munizioni destinate all’Hezbollah, è il santuario del capo di Hamas Khaled Meshaal ed è anche, in base alle fonti del servizio segreto israeliano, la base di un nuovo servizio segreto iraniano-siriaco che spia i movimenti militari israeliani e fornisce le informazioni ai mandanti terroristi.

Il sogno ottimista del Dipartimento di Stato Americano è che il dittatore della Siria, Bashar Assad, venga distolto dall’Iran attraverso concessioni da parte degli Stati Uniti ed Israele, come ad esempio la resa del territorio dei monti Golan. Ma dall’inizio degli anni novanta gli Stati Uniti hanno più volte tentato di stipulare un trattato con la Siria senza alcun risultato. Maggior pressione economica, specialmente dall’Europa, sarebbe d’aiuto, ma sarebbe probabilmente compensata dai crescenti sussidi provenienti dall’Iran.

La storia suggerisce che solo la forza, o la minaccia della forza, può portare la Siria a fare delle concessioni. Nel 1998, la Turchia minacciò un’azione militare se la Siria non avesse posto fine all’appoggio dei terroristi curdi e Damasco obbedì prontamente. Israele non ha altra scelta che seguire l’esempio della Turchia.

Shlomo Avineri, un tempo direttore generale del Ministero degli Esteri di Israele, ritiene che il suo paese stia combattendo la guerra sbagliata: anziché prendere di mira il Libano avrebbe dovuto puntare alla Siria. Le forze armate siriache sono meno motivate di quelle dell’Hezbollah e offrono molti più bersagli per le forze aeree israeliane.

Certamente, per una democrazia liberale come Israele è difficile contemplare la guerra senza che vi sia stato prima un attacco diretto, cosa che la Siria si è studiata di garantire preferendo combattere fino all’ultimo libanese. Naturalmente Israele preferisce la pace, ma la scelta che si ritrova di fronte non è tra guerra e pace ma tra guerra subito e alle sue condizioni o guerra dopo alle condizioni del nemico. Ignorare la minaccia e sperare che il nemico vada via non è un’opzione realista: questo è, anzi, l’errore che Israele ha fatto con gli Hezbollah negli ultimi anni.

La formidabile opportunità dell’Hezbollah di attaccare Israele

Sotto il sostegno e l’incoraggiamento della Siria, le capacità missilistiche dell’Hezbollah sono la maggior preoccupazione di Israele, ben più potenti delle cerbottane di Hamas che lanciano colpi da Gaza.

La Siria sta collaborando interamente agli sforzi dell’Hezbollah, come dichiara il Ministro della Difesa israeliano Barak:

“Barak dice che gli esponenti dell’Hezbollah stanno prendendo posizione in 150 villaggi all’interno del Libano meridionale.

“L’organizzazione terroristica non sta agendo da sola. Anche se il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert sta lavorando per concedere alla Siria i monti Golan, la Siria sta rifornendo l’Hezbollah di armi. ‘La Siria sta lavorando in stretta collaborazione con l’Hezbollah ed è in larga parte responsabile per il trasferimento delle armi e delle munizioni all’Hezbollah’, dice Barak. ‘La responsabilità, per quanto ci riguarda, è degli Hezbollah da un lato e di Iran e Siria dall’altro’. (tratto da: Barak, Hezbollah Establishing Fortifications in Southern Lebanon – 4 giugno 2008, su: The Trumpet.com).

“Allo scoppio della guerra tra Israele e l’Hezbollah, il 12 luglio, quando l’organizzazione terrorista sequestrò due soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e ne uccise tre in un attacco incrociato nel territorio israeliano, venne calcolato che l’Hezbollah fosse in possesso di un arsenale di 13.000 missili. Durante i 34 giorni della guerra, sostenuta dall’Iran, circa 3.970 di questi missili vennero lanciati su Israele con un ritmo di almeno 130 al giorno. Il 13 agosto, ultimo giorno delle ostilità militari, l’Hezbollah lanciò 253 missili, nel suo più violento attacco di quella fase.

“È noto che l’Hezbollah possieda i missili a lunga gittata Fajr e Zilzal, di fabbricazione iraniana. Le scorte armate iraniane dell’Hezbollah comprendono anche 100 missili Fajr e diverse dozzine di missili Zilzal.

“Le Forze Aeree Israeliane (IAF) hanno avuto successo nel distruggere la maggior parte dei missili a lunga gittata iraniani all’inizio delle ostilità. Questi missili comprendono: i Fajr-3 da 240 mm, con un’estensione di 43 Km (27 minuti); i Fajr-5 da 320 mm, con un’estensione di 75 Km (47 minuti).

“16 luglio: un missile Fajr-3, di progettazione iraniana e fabbricazione siriaca, colpisce un treno merci ad Haifa, uccidendo otto persone.

“Se sparati dal confine tra Libano e Israele, il Fajr-3 e il Fajr-5 sono in grado di colpire Haifa e le città più a sud”.

(Il Progetto Israele)

Con, letteralmente, migliaia di missili a breve e lunga gittata che piombano su Israele allo stesso modo della guerra del 2006 (non importa quanto Israele si vanti di essere preparato per il conflitto), “l’Opzione Sansone” diventa sempre più reale.

E questa è quella che il nostro sito prevede essere la realistica e tragica conclusione del conflitto arabo-israeliano.

L’opzione finale: la fine del terzo tempio

L’interessante storia di come Israele si sia avvicinato all’Egitto e alla Siria nella guerra del 1973, è una vicenda che tutti dovrebbero leggere. Ora, con i missili pronti a bombardare i centri civili israeliani e gli iraniani in procinto di realizzare “la bomba”, l’Oracolo di Damasco è diventato realtà, qui e ora.

“L’Opzione Sansone dichiara che Moshe Dayan ha dato l’avvio alla produzione di armi nucleari nel 1968, mettendo in piena operatività gli impianti di scissione del plutonio. Israele ha iniziato così a produrre dalle tre alle cinque bombe all’anno. Il libro Massa Critica (Jacque Srouji, Critical Mass: Nuclear Power, the Alternative to Energy Famine, Aurora Publications, 1977, non tradotto in italiano, n.d.t.) asserisce che Israele aveva due bombe nel 1967 e che il Primo Ministro Eshkol ordinò che fossero armate durante il primo allarme nucleare israeliano, nella guerra dei sei giorni. Avner Cohen, nel suo recente libro Israele e la Bomba (Israel and the Bomb, New York, Columbia University Press, 1998, non tradotto in italiano, n.d.t.), è d’accordo sul fatto che Israele aveva una ampia capacità nucleare nella guerra del 1967. Egli cita Munya Mardor, capo del Rafael (Autorità Israeliana per lo Sviluppo degli Armamenti), e altre fonti anonime sul fatto che Israele abbia messo insieme due ordigni esplosivi.

“Avere la bomba significa trovarsi all’interno di una segreta dottrina comportamentale. Insieme all’ultima spiaggia dell’Opzione Sansone, alcuni pretesti per l’uso del nucleare possono essere: la penetrazione araba nelle aree popolate, la distruzione delle Forze Aeree Israeliane, attacchi aerei o lanci di armi chimiche sulle città israeliane e l’uso, da parte degli arabi, delle armi nucleari.

“Nel 1971, Israele ha iniziato ad acquistare dei tubi elettronici con interruttori ad altissima velocità di tipo krytron, che hanno un uso duplice come detonatori, sia per le armi industriali che nucleari. Negli anni ottanta gli Stati Uniti accusarono l’americano Richard Smith (o Smyth) di aver contrabbandato in Israele 810 tubi kryton. Egli sparì prima del processo e si riporta che viva attualmente fuori Tel Aviv. Gli israeliani si sono scusati del fatto, sostenendo che i tubi servivano per delle ricerche mediche, e ne hanno restituiti solo 469, con la scusa che il resto era stato distrutto durante dei test sulle armi convenzionali. Alcuni credono che siano andati a finire in Sudafrica. È stato anche riportato il fatto che Smyth fosse coinvolto in un’operazione di contrabbando nel 1972 per l’ottenimento di combustibile solido  e di componenti hardware per il missile Jericho II. Gli osservatori indicano lo stesso missile Jericho come prova della capacità nucleare del paese, poiché non si adatta alla consegna di munizioni convenzionali.

“Nel pomeriggio del 6 ottobre 1973, l’Egitto e la Siria colpirono Israele con un attacco a sorpresa combinato durante la ‘guerra dello Yom Kippur’. Sorprese con le sole forze regolari in servizio, aumentate solo da riservisti con scarso livello di preparazione, le prime linee israeliane capitolarono. Entro il pomeriggio del 7 ottobre, non erano più presenti forze effettive nella parte meridionale dei monti Golan e le forze della Siria avevano raggiunto il confine della piana che si affaccia sul Giordano. Questa crisi portò Israele al suo secondo allarme nucleare.

“Il Ministro della Difesa Moshe Dayan, che non era certo al massimo dell’efficienza durante la conferenza stampa, era, secondo quanto riportato dal Time Magazine, talmente sconvolto da dire al Primo Ministro che quella era la ‘fine del terzo tempio’, riferendosi ad un imminente collasso dello Stato di Israele. ‘Tempio’ è anche il codice per indicare le armi nucleari. Il Primo Ministro Golda Meir e il suo gabinetto (detto ‘la cucina’) presero la decisione nella notte dell’8 ottobre: gli israeliani assemblarono 13 bombe atomiche del peso di 20 chilotoni. In seguito la storia riportata dagli israeliti le descrisse come un enorme strumento di guerra psicologica. Anche se è probabile che fossero ordigni al plutonio, una fonte riporta che si trattava di bombe a base di uranio arricchito. I missili Jericho ad Hirbat Zachariah e gli attacchi nucleari tramite F-4 a Tel Nof furono armati e preparati per muoversi contro i bersagli di Siria ed Egitto. Presero come bersaglio anche Damasco, con artiglieria nucleare a lunga gittata, anche se non è certo che avessero scudi nucleari.

“Il Segretario di Stato Americano Henry Kissinger venne avvisato dell’allarme diverse ore dopo, la mattina del 9 ottobre. Gli Stati Uniti decisero di riaprire un canale di rifornimento aereo con Israele e l’aereonautica israeliana iniziò a raccogliere i rifornimenti il giorno stesso. Anche se l’esaurimento delle scorte rimase una preoccupazione, la situazione militare si stabilizzò tra l’8 e il 9 ottobre, con le riserve israeliane che si riversavano nella battaglia scongiurando il disastro. Ben prima che i rifornimenti americani raggiungessero le forze israeliane, Israele aveva contrattaccato e rivoltato la situazione su entrambi i fronti.”

“L’11 ottobre, un contrattacco sui Golan spezzò le gambe all’offensiva della Siria e, il 15 e 16 ottobre, Israele attaccò a sorpresa attraversando il canale di Suez. Rapidamente gli israeliani circondarono la Terza Armata egiziana e sconfissero le forze sulla sponda orientale del Canale, eliminando tutte le coperture protettive rimanenti tra l’esercito israeliano e il Cairo. I primi aerei americani arrivarono il 14 ottobre e i comandanti israeliani volarono a Fort Benning, in Georgia, per essere addestrati con i nuovi TOW americani (missili anticarro) e tornare poi in tempo per la decisiva battaglia di Golan. I comandanti americani in Germania svuotarono le loro scorte di missili, all’epoca condivise solo con l’Inghilterra e la Germania dell’Ovest, e le spedirono ad Israele.

“Da qui iniziò il sottile e ambiguo uso della bomba da parte degli israeliani per assicurarsi che gli Stati Uniti mantenessero il loro impegno di assicurare che la capacità bellica di Israele fosse superiore a quella dei suoi nemici. Si racconta che testimoni udirono Henry Kissinger dire al Presidente egiziano Anwar Sadat che la ragione dell’intervento aereo americano era che Israele era in procinto di ‘passare al nucleare’.

Non crediate, quindi, che Israele non abbia preso di mira Damasco con il nucleare in passato (e questo accadeva più di 35 anni fa), immaginate cosa sta succedendo oggi!

No, il settantesimo e ultimo conflitto arabo-israeliano non sarà un combattimento corpo a corpo delle Forze di Difesa Israeliane presso le rovine di Gaza (anche se ci sarà una parentesi di questo tipo), né una messa a ferro e fuoco dei bunker degli Hezbollah. Ci sarà, invece, letteralmente Sansone che, in tutta la sua “opzione”, andrà al cuore del problema: la Siria. Puntare all’Iran non è una scelta sensata, inoltre un attacco all’Iran innescherebbe comunque un contrattacco della Siria, e viceversa. È solo che i missili che l’Hezbollah punta su Israele generano un clima furioso, e il tempo per decidere è poco. Sarà imperativo mettere la “vita nelle nostre stesse mani” e rinunciare alle manovre diplomatiche, alle tattiche di temporeggiamento (tregue, sondaggi e manifestazioni della pubblica opinione, restrizioni americane e, soprattutto, l’intervento di Europa, Francia, Russia e altri negli affari di Israele), tutte interferenze inutili. A quel punto l’Egitto si starà già ritirando e l’Arabia Saudita implodendo (diplomaticamente parlando).

Dov’è Churchill quando serve?

Inserire Sir Winston Churchill in questo pantano sembra fin troppo appropriato, data la crescente stanchezza e volontà di combattere di Israele in un mondo dove la stima di lui diminuisce e i pacifisti al suo interno aumentano. La frase di Churchill, pronunciata dopo la poco saggia dichiarazione di “pace del nostro tempo” di Chamberlain, è un primo esempio dello spirito profetico che dovrebbe essere proprio degli ebrei nei momenti di crisi e incertezza:

Vi è stata offerta la scelta tra guerra e disonore.

Avete scelto il disonore e avrete la guerra”.

“Churchill ha pronunciato questa frase profetica in un discorso del 1938 nella Camera dei Comuni, subito dopo che il Primo Ministro Neville Chamberlain aveva firmato il trattato di Monaco con Hitler. Chamberlain ritornò dalla Germania con in mano il trattato firmato, proclamando che era stata raggiunta la ‘pace del nostro tempo’. Churchill attaccò la ‘politica di pacificazione’ (appeasement) di Chamberlain in questo e in molti altri discorsi” (da: Masters of Chiasmus: Winston Churchill – Part 2).

Churchill sapeva bene che l’Inghilterra avrebbe dovuto opporsi a Hitler durante il suo programma iniziale di intimidazione. Incredibilmente, dopo la guerra abbiamo scoperto che i capi militari tedeschi avevano pianificato un colpo di stato per spodestare Hitler proprio nel giorno in cui si incontrò con Chamberlain a Monaco. Essi collaborarono all’aggressione della Germania, ma Hitler si muoveva troppo rapidamente e non le diede il tempo di riarmarsi. Poi Chamberlain cadde mentre i Gerarchi si inchinavano alla brillante tattica militare del Fuhrer.

Churchill pronunciò in Parlamento una frase che sarebbe risuonata durante tutta la seconda guerra mondiale, se solo l’Inghilterra avesse ascoltato. Ci fa bene considerare l’importanza del profeta inglese:

“Una sterlina fu estorta con la forza. Quando venne versata, vennero estorte due sterline. Alla fine il dittatore  acconsentì a ricevere una sterlina, diciassette scellini e sei centesimi, e il resto in promesse di benessere per il futuro”.

“Nessuno è stato un combattente per la pace più risoluto e integro del Primo Ministro […] eppure, io non sono del tutto sicuro del perché fosse tanto pericoloso per l’Inghilterra e la Francia essere coinvolte in una guerra contro la Germania a questo punto se, di fatto, essa è stata pronta fino ad ora a sacrificare la Cecoslovacchia. Le condizioni che che il Primo Ministro ha riportato con sé potevano essere accettate facilmente in qualsiasi momento. E io dico questo, io credo che i Cechi, lasciati a se stessi e con l’assicurazione di non ricevere aiuto dalle potenze occidentali, sarebbero stati capaci di ottenere condizioni migliori di quelle ottenute dopo questa tremenda perturbazione. Difficilmente infatti avrebbero potuto avere di peggio”.

“Tutto è finito. La silenziosa, addolorata, abbandonata e spezzata Cecoslovacchia recede nel buio …”.

“Io non me la prendo con il nostro coraggioso e leale popolo, che era pronto a fare il proprio dovere a qualunque costo, che non si è mai sottratto alla fatica dell’ultima settimana, fino alla naturale e spontanea esclamazione di gioia e sollievo nell’apprendere che il duro impegno non sarebbe più stato loro richiesto per il momento; ma essi devono sapere la verità. Devono sapere che ci sono stati grossi errori e insufficienze nella nostra difesa; devono sapere che abbiamo subito una sconfitta senza una guerra, le conseguenze della quale ci accompagneranno per molto tempo; devono sapere che abbiamo superato una terribile pietra miliare nella nostra storia, in cui l’equilibrio di tutta Europa è stato spostato, e che parole terribili verranno pronunciate da ora in poi contro le democrazie occidentali: ‘Sei stato pesato e trovato mancante’. E non pensino che questa sia la fine. Questo è solo l’inizio dei conti, solo il primo sorso, il primo assaggio di un calice amaro che ci verrà propinato anno dopo anno a meno che, attraverso un supremo risanamento della salute morale e del vigore marziale, potremo alzarci di nuovo e prendere il nostro posto nella difesa della libertà, come nei tempi antichi”.

(Winston Churchill)

Il Ministro degli Esteri di Mussolini, Galeazzo Ciano, gongolò a proposito della politica di pacificazione di Chamberlain nei suoi diari, trovati poco dopo la guerra:

“Questi uomini non sono fatti della stessa pasta di Francis Drake e degli altri magnifici avventurieri che crearono l’impero. Sono solo, dopotutto, stanchi rampolli di una lunga linea di ricconi” (Ciano, Diario 1937-1943, edito in Italia da Rizzoli).

Le critiche di Churchill alla politica di pacificazione si possono riassumere come segue:

“Se non vuoi combattere per i diritti quando puoi facilmente vincere senza spargimento di sangue e se non vuoi combattere quando la vittoria è sicura e non troppo cara, puoi pensare a quando verrà il momento di combattere con tutte le circostanze contrarie e solo una minima possibilità di sopravvivere. Potrebbe anche andar peggio. Potresti dover combattere quando non c’è nessuna speranza di vittoria, perché è meglio perire che vivere come schiavi”.

L’integra lungimiranza di Churchill potrà svegliare Israele sul suo bisogno di prestare attenzione oppure lo stile dello statista, pressante sui suoi esponenti pacifisti, lo porterà alla sua ultima resa? Sarà costretto ad utilizzare l’Opzione Sansone e allontanare da sé l’ultimo rifiuto del Terzo Tempio? È possibile che una “profetessa” di Israele abbia ereditato lo “spirito di Churchill” nel bel mezzo di una situazione di “pace a tutti i costi”:

“Piacere in banalità che hanno un bel suono, rifiuto di affrontare i fatti spiacevoli, desiderio di popolarità e successo elettorale nel non rispetto dei vitali interessi dello Stato, genuino amore per la pace e patetica convinzione che l’amore da solo possa esserne il fondamento […] totale devozione dei Liberali ai sentimenti senza considerare la realtà, [tutto questo] costituisce un quadro di […] debolezza ed inettitudine che, benché privo di astuzia, non è privo di colpa, e benché libero da malizia e disegni malvagi, gioca un ruolo importante nella diffusione di orrore e miseria nel mondo che, almeno per quello che abbiamo visto finora, sono senza pari nell’umana esperienza”. (Peace in our Time, tratto da Naomi Ragen, 6 ottobre 2000; cit. da: Winston Churchill, The Gathering Storm, 1948)

 

Pubblicato e tradotto da Sequenza Profetica con il permesso dell’autore: The Tribulation Network

Continua con la II parte …….