La profezia biblica sugli ultimi tempi (conclusione)

La scena finale

di Gavin Finley

Il popolo di Dio, nelle Scritture, non è solo uno spettatore. Esso è infatti descritto come una Donna promessa in sposa a Dio (Osea, Apocalisse 12). Il suo antagonista è il Dragone, che è Lucifero o Satana, e la Donna e il Dragone dovranno fronteggiarsi nella disputa finale degli ultimi tempi. Tale dramma degli ultimi tempi è stato visto perfino dai patriarchi migliaia di anni fa. Essi alzarono gli occhi verso il cielo notturno e videro la storia della redenzione rappresentata davanti ai loro occhi come un quadro formato dalle stelle e dalle costellazioni. La Donna, il popolo di Dio, fuggirà dinanzi al Dragone (Apocalisse 12, Michea 2:12-13) e, alla fine del millennio, il Dragone verrà gettato nello stagno di fuoco (Apocalisse 20).

Cosa darà inizio al “dramma” finale?

La risposta è semplice. Ci sarà una crisi globale che richiederà una gestione globale che, a sua volta, richiederà un gestore globale. Egli avrà bisogno ed esigerà di avere l’autorità di azione decisiva, come un uomo dotato di superpoteri o, in pratica, un uomo divino. Gli umanisti vedranno realizzati così i loro sogni, con l’unico inconveniente che così avranno anche rinnegato il vero Messia. E i loro sogni si trasformeranno in incubi.

Questo mondo non conosce un governo globale dai tempi dei romani, eppure un simile governo giungerà di certo. L’intermediario del potere otterrà una vasta e popolare accettazione in tutto il pianeta. Il pacificatore avrà bisogno di autorità per poter agire, dovrà ottenere i poteri supremi da parte delle nazioni del G7. Nel tempo della crisi, i paesi più importanti tenteranno tutti – senza successo – di gestire il problema cruciale della pace nel mondo. Ne consegue che questo futuro capo globale dovrà stipulare un accordo di condivisione del potere con le nazioni del G7, con Israele e con la chiesa, solo per fare alcuni nomi. Questo accordo, delineato per noi in Daniele 9:27 (“Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana“) avrà un tempo limite di sette anni e il mondo arriverà a credere che egli sia l’unico in grado di svolgere questa impresa. Egli stabilirà anche e decreterà una nuova “religione globale” da affiancare al Nuovo Ordine, prendendosi una consorte prostituta. La comparsa di questa meretrice sarà l’inizio delle prove e delle tribolazioni per il popolo eletto di Dio durante la prima metà della settantesima settimana, gli ultimi sette anni di quest’era.

Se la “religione stabilita” deve essere preservata durante la prima metà della settantesima settimana, la chiesa meretrice siederà su una bestia con dieci corna. Lo scontro tra il Patto Eterno del Dio d’Abramo, Isacco e Giacobbe e i patti stipulati dagli uomini è inevitabile, è una incombente realtà futura che, alla fine, si manifesterà nella storia. La Bibbia ci dice come questo accadrà. Verrà il tempo dell’accordo di sette anni profetizzato in Daniele 9:27 e il dramma degli ultimi tempi si mostrerà come un impossibile triangolo amoroso tra il popolo di Dio (la Donna promessa in sposa a Lui) e due principi. Essa non potrà averli entrambi e loro si disporranno in guerra l’uno contro l’altro. La Donna dovrà sceglierne uno tra i due.

Questo periodo sarà un tempo di decisioni e lotte che comprenderà molte prove, tribolazioni e magnifici momenti di scoperta di se stessi. Come Gomer, moglie di Osea, circondata dalle spine, il popolo giudeo-cristiano di Dio giungerà infine al momento della scelta e in seguito, quando realizzerà di aver scelto il principe sbagliato, si troverà nella tribolazione. Questo è proprio quello che Mosè, nella Legge, ha detto che sarebbe accaduto (Deuteronomio 4:30, “nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al SIGNORE, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce”). Ebbene si, anche Mosè ha dato il suo contributo alla profezia degli ultimi tempi.

Dio porterà il Suo popolo, tutto quanto, in un luogo dove sarà costretto a fare una scelta tra Lui e i regni di questo mondo. Un periodo straordinario ci si para dinanzi. Lì, nella valle di Acor, uno speciale luogo spirituale, la chiesa “chiamata fuori” di Dio inizierà a ricordare quello stesso Dio che si è lasciata alle spalle. L’amnesia sarà sostituita dal ricordo del vero Sposo, l’Amato, Colui dal quale fu separata quando cominciò a vagare senza meta per questo mondo malvagio (Osea 2:14-23). E nella valle della decisione, il popolo di Dio si metterà a cercare la via verso Sion (Geremia 50:4-5). E quando gli eserciti si raduneranno nella piana di Armageddon e inizieranno a circondare Gerusalemme, tutta la nazione ebraica si troverà allo stremo. Solo allora ricorderanno Colui che hanno rigettato e grideranno a Lui nel loro pentimento. Egli risponderà, e in quel giorno essi ricorderanno il loro Messia, Colui che hanno trafitto, e troveranno in Lui la salvezza spirituale e nazionale (Zaccaria 12:7-13:1).

Quello che emerge da questo quadro è una gloriosa riunione di tutta la casa di Dio. Dio ricondurrà insieme tutti i suoi preziosi figli (Malachia 3:16) e questo sarà l’apogeo di una storia d’amore epica tra Dio e il Suo popolo, una immensa congregazione radunata da tutto il mondo e da tutte le case di Israele (Apocalisse 7). Che giorno sarà quello! L’alleanza tra Dio e l’uomo sarà restaurata e una fonte sgorgherà da Gerusalemme e la creazione inizierà di nuovo a conoscere la bellezza di un tempo. Questa è la gloria futura che ci è rivelata dalle profezie bibliche degli ultimi tempi.

Perché ci sarà la tribolazione? Dio è forse sleale? La verità è che noi stessi, chiesa di Dio, attiriamo su di noi la tribolazione. Pensiamo che possiamo fare il “doppio gioco” col nostro Dio ma Egli tiene in mano le nostre anime e la terra di Israele. Nonostante ciò crediamo di poter impunemente stipulare due accordi con due opposti padroni e continuare a vivere in pace come se niente fosse. Questa è follia.

La saggezza, nella figura di una donna, ci grida contro dalle strade, dalle porte e dalle piazze (Proverbi 1). Ci grida di volgerci dal nostro cammino di compromesso e scegliere il cammino della saggezza. Ma noi non ascoltiamo. (Proverbi 1:20-33). Il nostro vero principe è il Principe d’Israele, il Principe della Pace, perciò la nostra relazione spirituale deve essere stabilita nella santità con Lui e Lui soltanto.

Noi serviamo un Dio santo e abbiamo un compito primario a cui attenerci: è il patto che abbiamo col Dio d’Israele. Il Santo d’Israele si è incarnato per venire in questo mondo e il Suo nome è Gesù (Yeshua), il cui significato è “Salvatore”. Egli venne da noi come definitivo agnello sacrificale e ci ha fornito la salvezza mediante lo spargimento del Suo sangue, il sangue del patto eterno (Ebrei 13:20). Si certo, c’è un altro principe che deve venire, ma egli “non avrà riguardo al Dio dei suoi padri” (Daniele 11:37). Egli viene nel “suo stesso nome” (Giovanni 5:43). Questo principe del patto descritto in Daniele 9:27 è il falso messia che, in veste di pacificatore, radunerà le nazioni perché firmino il suo accordo di sette anni. Questo darà inizio all’ultima settimana, cioè sette anni, delle settanta settimane descritte in Daniele (Daniele 9:24-27). Egli verrà come uomo di pace, ma a metà di questi sette anni si rivelerà come l’anticristo, il figlio della perdizione.

Il nostro è un Dio d’amore che desidera riportare a sé il Suo popolo. Ma noi, il popolo giudeo-cristiano, siamo i soli responsabili di questo pasticcio, poiché siamo noi ad essere doppi e a credere di poter fare un patto con il cielo e con l’inferno allo stesso tempo. Quando questo accordo di Daniele 9:27 alla fine condurrà “all’abominazione della desolazione”, tre anni e mezzo dopo, a metà della settantesima settimana, il nostro angelo custode Michele si troverà a sua volta in una situazione senza uscita. Egli fronteggerà insieme al popolo di Dio la battaglia spirituale finale di questo tempo (Daniele 12:1). E come siamo noi coinvolti in questo fatto? Perché siamo stati proprio noi a liberare queste forze oscure. Gesù ha detto: “Quello che legherete e scioglierete sulla terra sarà legato e sciolto in cielo”. Abbiamo seminato vento e sta per giungere il momento in cui raccoglieremo tempesta. In mezzo a tutto questo, Dio sta chiamando fuori il Suo popolo perché torni a Lui. Egli non vuole “che alcuno perisca ma che tutti giungano al ravvedimento” (2 Pietro 3:9).

Come sempre siamo portati ad incolpare altri, perfino Dio, per le nostre disgrazie, ma la tribolazione che deve venire sarà colpa solo nostra! Mosè stesso lo dice nel suo Cantico: negli ultimi tempi vivremo nella prosperità e, come nel passato, ci allontaneremo dalla fede facendo compromessi e alleanze infedeli. Questo ci porterà alla tribolazione finale (Deuteronomio 4:30). Gesù ha detto le stesse cose nel discorso sul monte degli Olivi. Tutte queste profezie riguardano la chiesa come la nazione ebraica, perché noi, come olivi selvatici, siamo stati innestati nell’Olivo domestico di Israele (Romani 11). L’apostolo Paolo ha detto che: “Se siamo di Cristo siamo progenie di Abramo ed eredi secondo la promessa” (Galati 3:29). La nostra identità come cristiani nati di nuovo è la cittadinanza di Israele (Efesini 2:12-13). Così, Israele e la chiesa saranno posti nello stesso crogiolo degli ultimi tempi, come è stabilito dalle profezie bibliche, ed entrambi si sottoporranno al falso messia (Giovanni 5:43).

Questa è una verità sconvolgente, ma dobbiamo affrontarla. Gesù ci ha avvertiti del fatto che nessuno può servire due padroni (Matteo 6:24), eppure noi firmeremo questo accordo col falso messia. Ratificheremo l’accordo nella stessa maniera in cui fece la chiesa di stato quando i suoi capi sedettero con l’imperatore al Concilio di Nicea 325 d.C. Solo che stavolta il pretendente politico della chiesa, questo “principe”, non si dichiarerà affatto “difensore della fede”. Egli aspirerà al primato e avrà il potere, vorrà farci sedere con lui per firmare un accordo.

Come risponderemo?

Il potere, sia esso spirituale o temporale, porta con sé una enorme responsabilità. Si riceve il potere stringendo un accordo o un’alleanza con qualcuno che è più grande di noi. La chiesa di stato è, come Gomer, una donzella in pericolo, separata dal suo vero sposo e tutta sola. Così è diventata ossessionata dall’idea di trovare potere, protezione e sicurezza nei suoi innumerevoli amanti, i principati e le potestà di questo mondo. Il popolo della chiesa di Dio, come Gomer, ha scelto sempre dei campioni attraverso i quali ottenere la protezione politica e questi principi hanno da sempre intrapreso una guerra segreta contro il Principe d’Israele. Ma ora la trama si ispessisce. Con suo rincrescimento, Gomer sta scoprendo che il suo campione, il suo principe, si sta rivoltando contro il suo Dio giudeo-cristiano e contro di lei. Il suo principe, colui in cui ha avuto fiducia finora, sta diventando un rospo e Gomer si trova in pericolo (Osea; Apocalisse 12). Cosa farà adesso? Questa è la scena finale, il romanzo d’amore divino narrato dalla profezia degli ultimi tempi.

Molto pochi cristiani sono a conoscenza di questo dramma conclusivo. Pochissimi sono stati informati del vitale ruolo di testimoni che avranno quando la vicenda dei tempi giungerà al suo culmine e alla sua conclusione. Ma ora il sipario sta per alzarsi? Sappiamo tutti le nostre battute? Sappiamo quale sarà il nostro ruolo?

Questo tema di una donna separata dagli affetti che alla fine va alla ricerca del suo amato e promesso sposo, è la vicenda centrale del Cantico dei Cantici di Salomone. C’è un tema simile nel messaggio del Signore alla chiesa di Laodicea (Apocalisse 3:14-22). Gesù è alla porta e bussa: lei Gli aprirà e Lo lascerà entrare? Questa tematica è ricorrente in tutta la Bibbia ed è la base della vicenda, della scena finale. È uno straziante triangolo amoroso. Gomer, il popolo giudeo-cristiano, è dispersa là fuori e convive con i suoi amanti nel deserto. A parte la funzione domenicale, ha quasi del tutto dimenticato il suo principe e marito. La chiesa, vagabonda lontano dal suo Sposo, è diventata selvaggia, un ramo selvatico. Preferisce i suoi amanti terreni al Principe d’Israele, che le appare irreale ed etereo. Essa Lo percepisce ormai solo come un riflesso, un arazzo religioso, un vetro colorato. Non Lo conosce di persona e il cammino attraverso la fede e con la guida e la consolazione dello Spirito Santo è per lei, ormai, una realtà sconosciuta. Deve ancora conoscere davvero il suo promesso e non è ancora pronta a riporre la sua fiducia in Lui nel passaggio per questo mondo. Ma lo farà.

Ora come ora Gomer è occupata, in questo mondo, con le sue alleanze: è una ragazza molto popolare. Le riunioni ecumeniche, la politica di destra e di sinistra, il potere economico e militare sono diventate le preoccupazioni di molti cristiani moderni. L’ossessione della chiesa col potere temporale è esattamente lo stesso di 900 anni fa, durante le crociate. La chiesa di stato ha lasciato il suo primo amore, la sua devozione verso il Dio di Israele è vaga e tenue. Come la Dama di Shalott, essa va ancora dietro al suo Lancillotto, è ossessionata da questo mondo. Così ha perduto la Parola di Dio. Nella scena finale il poeta la vede cantare il suo canto funebre mentre viene trasporta dal fiume verso la città di Camelot/Babilonia. È uno spettro imponente e spaventoso. Dio sta chiamando a sé il Suo popolo: risponderemo alla chiamata?

Come Israele a suo tempo, la chiesa è andata dietro ai suoi amanti. Perché? Perché è egoista proprio come gli stessi principi con cui si prostituisce. Non è un fatto nuovo. Le potenze del male sono un oscuro afrodisiaco spirituale per coloro che amano le cose di questo mondo. Il potere temporale è sempre stato e continua ad essere il maggior oggetto di devozione della chiesa di stato. È stato così da quando essa si è vista mettere sul piedistallo dall’imperatore Costantino nel Concilio di Nicea del 325 d.C.

Gli angeli oscuri che stavano dietro Roma e i poteri di questo mondo con cui la chiesa ha stretto alleanza non sono cristiani. Infatti sono anti-Israele e antisemiti e hanno anche una certa inclinazione per il sangue. Lo studioso cattolico romano James Carroll ha scritto un libro molto ben documentato su questo argomento dal titolo La Spada di Costantino (Constantine’s Sword, non ancora tradotto in italiano, n.d.t.).

La vicenda degli ultimi tempi vedrà la presentazione davanti al mondo spettatore di due principi. Uno sarà il Messia, il Principe che viene, d’Israele, mentre l’altro sarà un falso messia, un pretendente, un usurpatore che non verrà nel nome del Padre ma nel suo proprio. Eppure noi, popolo giudeo-cristiano di Dio, accoglieremo questo impostore perché crederemo che agli abbia il potere di salvare. È dura da accettare, ma i sette anni di patto con il falso messia, un accordo terreno con il principe che viene nel suo proprio nome, sono profetizzati ed accadranno di certo. Questo fatto è descritto nel dettaglio anche da Gesù Cristo stesso (vedi Giovanni 5:43). La crisi di cui parla Daniele 9:27 preparerà al suono delle trombe (Gioele 2:1). In quel momento si realizzerà l’ultima Festa delle Trombe, in uno straordinario Rosh Hashanah (capodanno ebraico).  A quel punto sapremo con certezza di essere entrati nella settantesima settimana e che gli ultimi sette anni di quest’era malvagia sono iniziati. Questi saranno gli anni, secondo quanto rivela il profeta Daniele, in cui Dio tratterà col Suo popolo e da ultimo, alla fine dell’era, il giorno successivo a quello finale in cui ci si sarà potuti pentire, il giorno dell’Espiazione, Egli manderà degli angeli ad estirpare le zizzanie, a distruggere i malvagi. Le nazioni che resteranno dovranno affrontare il giudizio delle pecore e dei capri.

La vera domanda è: vogliamo sapere tutto questo? Per la maggior parte della gente, anche quella che onora Dio, la risposta è no. Il nostro cuore è ancora molto legato a questo mondo. Il calderone dell’Egitto, la cultura umanistica e il mercato materialista di Babilonia ancora ci attirano e le migliaia di legami che abbiamo stretto con questo mondo tengono ancora immobilizzato il nostro cuore. Il risultato è quello che vediamo oggi in occidente. I nostri molti patti con il mondo ci trattengono dall’approfondire il nostro patto con Dio. Il risultato di questo lascivo abbandono è inevitabile. Che ci piaccia o no i giudeo-cristiani giungeranno al loro punto di crisi e verrà il tempo in cui dovranno fare una scelta. Potrebbe essere presto o tardi, ma il giorno della resa dei conti deve venire. Perché? Perché noi siamo il carburante della storia, la Chiesa Eletta del Dio d’Israele. Perché per il patto eterno in cui siamo entrati la nostra testimonianza è essenziale. Quando tutto sarà stato detto e fatto, la nostra testimonianza sarà ascoltata. Non possiamo fuggire dal nostro destino, il nostro Dio non lo permetterebbe perché Egli ci ama troppo.

Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Siamo un popolo ribelle e, anche se giudeo-cristiani, siamo pieni di inganni. Come nostro padre Giacobbe, anche noi come popolo arriveremo a sperimentare la “buia notte dell’anima”. Sono stati il nostro lascivo abbandono e i nostri ambigui accordi che ci hanno condotto alla crisi della fine dei tempi e, quando questa ci approccerà, dovremo combattere con Dio come fece il patriarca Giacobbe prima di attraversare il fiume Iabbok e procedere nella terra promessa. Molti evangelici stanno combattendo con Dio anche ora. Vogliamo gettare su di Lui la questione del perché la chiesa dovrà essere presente sulla terra alla fine dei tempi. Non ci piace l’idea, ci suona disagevole, e noi pensiamo di avere un “accordo speciale” che ci sollevi da ogni incombenza. Ma Dio non si può prendere in giro e noi dobbiamo raccogliere quello che abbiamo seminato. Dio chiamerà di nuovo il Suo popolo a rendere conto delle sue azioni.

Molte prove, decisioni, scoperte e risoluzioni sono davanti a noi. Faccende cruciali saranno discusse ed affrontate nella valle di Acor e lì noi riscopriremo e riconosceremo il nostro Dio. E in quel luogo, in cui Dio stesso ha detto: Lo ammi (“non siete il mio popolo”), il popolo eletto di Dio ricorderà chi è ed entrerà nel divino romanzo d’amore con Colui che è il nostro Ishi (“salvezza”, n.d.t.) (Osea 2:14-23). In questa finale resa a Dio, il Popolo darà la sua ultima testimonianza del Nuovo Patto di Gesù Cristo (Yeshua Hamashiach) e così facendo gli eventi del regno spirituale si rivolteranno rapidamente. La nostra fede cristiana, che è basata sul patto abramitico è, in termini pratici, una cristianità fondata su un patto di sangue. La storia sacra attende la nostra firma di testimoni, dopo l’apposizione della quale si verificheranno molte cose. Il nostro Dio agirà al posto nostro e lo Spirito Santo, Ruach Hodesh, investirà il popolo eletto di Dio di una gloria inenarrabile (Gioele 2:28-32). E quando i nostri fratelli e sorelle nella nazione di Israele si pentiranno e saranno soccorsi ad Armageddon, Cristo allora apparirà sul monte degli Olivi. Il nostro Messia tornerà a Sua volta come il “Risolutore”. Egli spezzerà i ceppi del Suo popolo che è stato rinchiuso nell’ovile di Esaù a Bosra (Michea 2:12-13) e guiderà tutto il Suo popolo fuori, verso il Suo regno. Che fatti straordinari! E pensare che questa così affascinante parte della storia è stata tenuta nascosta.

Che possiamo dire di tutte queste cose? Ci aspettano grandi avventure in Dio. C’è l’ultima tappa della corsa da percorrere e dobbiamo farlo in rappresentanza di tutti i santi che sono venuti prima di noi (Ebrei 12:1). La profezia biblica degli ultimi tempi ci mostra Dio mentre chiama il Suo popolo a Sé come Egli ha sempre fatto. Gli shofar (i corni) suoneranno e la Festa delle Trombe annuncerà il Suo regno (Gioele 2:1). E alla fine dei sette anni, il gran giorno dell’Espiazione porterà con sé l’ultima chiamata rivolta agli indecisi e poi il giudizio di Dio si abbatterà sui malvagi. Nei giorni a venire la storia ci porterà a dover fare una scelta tra essere “venduti” al Dio d’Abramo, Isacco e Giacobbe o “svenduti” alle potestà di questo mondo. Il marchio della bestia sarà posto su coloro che la adoreranno e, attraverso questa imitazione del patto di sangue, i malvagi entreranno nel sistema economico del 666. Ma i giusti cercheranno la faccia del loro Dio. Il momento “dell’angoscia di Giacobbe” giungerà alla nostra porta precisamente nel tempo che è stato profetizzato (Geremia 30:7).

Noi, la CHIESA, insieme alla nazione di ISRAELE, ci troveremo nel mezzo di questi avvenimenti. Sarà di certo un periodo di esame e raffinamento. E il sipario si abbasserà sul dramma degli ultimi tempi proprio quando i santi si alzeranno come testimoni! E l’Eletto di Dio prenderà posto al centro della scena di fronte al mondo spettatore. Le scorie saranno gettate via (Zaccaria 13:9; Malachia 3:2-3) e l’oro fluirà dal crogiolo. La gloria di Dio sarà manifestata sulla terra davanti ad una miriade di testimoni, uomini e angeli.

Ecco un incoraggiamento. Noi entreremo nella tribolazione a causa delle scelte e dei legami che abbiamo stretto in questo mondo, ma se siamo davvero in Cristo, nel Messia, non siamo sotto l’ira di Dio (1 Tessalonicesi 5:9). I nemici di Dio lo sono! Essi saranno coloro che sperimenteranno l’ira di Dio, ma il Messia salverà Giuda e gli abitanti di Gerusalemme nella battaglia di Armageddon (Zaccaria 12:7).

La profezia biblica degli ultimi tempi dipinge un magnifico quadro per gli eletti di Dio, ma è allo stesso tempo un pauroso quadro d’ira per coloro che odiano Dio e il Suo popolo e rigettano la Sua salvezza (Ebrei 2:3)!

Ecco la buona notizia nelle profezie degli ultimi tempi: Dio ha in serbo un futuro meraviglioso per coloro che invocano il Suo nome. Il Suo divino proposito sarà svelato, come la nostra storia futura.

Dove troviamo questi fatti nella Bibbia? I dettagli dell’Apocalisse furono visti da Daniele e da molti profeti dell’Antico Testamento. L’apostolo Giovanni scrisse il libro dell’Apocalisse e gran parte del Nuovo Testamento riguarda le profezie sugli ultimi tempi. Le Sacre Scritture dichiarano che il Dio d’Israele intende radunare di persona tutte le Sue pecore perdute che, al tempo presente, sono disperse tra le nazioni pagane. Egli separerà le pecore dai capri (Matteo 25:31-46) e ricondurrà le pecore a casa tra i monti d’Israele (Ezechiele 34:11-17). Poi, sotto il trono di Davide, Egli li riporrà nella loro terra e nel regno pacificato d’Israele. Queste sono solo alcune delle molte meravigliose promesse che Dio ha fatto nell’Antico Testamento. Egli le ha pronunciate attraverso i profeti d’Israele più di duemila anni fa. Esse di certo si avvereranno e, forse, questo accadrà proprio nel nostro tempo presente. Non dovremmo considerare una priorità preparare i nostri cuori per il Messia? Non dovremmo pentirci e lasciare le nostre vie? Non dovremmo invitarLo nel nostro cuore e aprire noi stessi al Suo regno nella nostra vita?

Grazia e pace siano su tutti i santi.

Passi dell’Antico Tastamento relativi alla restaurazione finale di Israele e al raduno di tutto il popolo eletto.

Ezechiele 34:11-17. Infatti così dice il Signore, Dio: «Eccomi! io stesso mi prenderò cura delle mie pecore e andrò in cerca di loro. Come un pastore va in cerca del suo gregge il giorno che si trova in mezzo alle sue pecore disperse, così io andrò in cerca delle mie pecore e le ricondurrò da tutti i luoghi dove sono state disperse in un giorno di nuvole e di tenebre; le farò uscire dai popoli, le radunerò dai diversi paesi e le ricondurrò sul loro suolo; le pascerò sui monti d’Israele, lungo i ruscelli e in tutti i luoghi abitati del paese. Io le pascerò in buoni pascoli e i loro ovili saranno sugli alti monti d’Israele; esse riposeranno là in buoni ovili e pascoleranno in grassi pascoli sui monti d’Israele. Io stesso pascerò le mie pecore, io stesso le farò riposare», dice il Signore, Dio. «Io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, rafforzerò la malata, ma distruggerò la grassa e la forte: io le pascerò con giustizia. Quanto a voi, o pecore mie, così dice il Signore, Dio: Ecco, io giudicherò tra pecora e pecora, fra montoni e capri».

 

Geremia 31:31-34. «Ecco, i giorni vengono», dice il Signore, «in cui io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano
per condurli fuori dal paese d’Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore», dice il Signore; «ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni», dice il Signore: «io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio,
ed essi saranno mio popolo. Nessuno istruirà più il suo compagno
o il proprio fratello, dicendo: “Conoscete il Signore!”, poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande», dice il Signore. «Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato».

 

Isaia 11:10-16.  In quel giorno, verso la radice d’Isai, issata come vessillo dei popoli, si volgeranno premurose le nazioni, e la sua residenza sarà gloriosa. In quel giorno, il Signore stenderà una seconda volta la mano per riscattare il residuo del suo popolo rimasto in Assiria e in Egitto, a Patros e in Etiopia, a Elam, a Scinear e a Camat, e nelle isole del mare. Egli alzerà un vessillo verso le nazioni, raccoglierà gli esuli d’Israele, e radunerà i dispersi di Giuda dai quattro canti della terra. La gelosia di Efraim scomparirà, e gli avversari di Giuda saranno annientati; Efraim non invidierà più Giuda, e Giuda non sarà più ostile a Efraim. Essi piomberanno a volo sulle spalle dei Filistei a occidente, insieme faranno razzia tra i figli dell’oriente; metteranno le mani addosso a Edom e a Moab, e i figli di Ammon saranno loro sudditi. Il Signore metterà interamente a secco la lingua del mar d’Egitto; agiterà minacciosamente la mano contro il fiume, e, con il suo soffio impetuoso, lo spartirà in sette canali; farà in modo che lo si passi con i sandali. Ci sarà una strada per il residuo del suo popolo rimasto in Assiria, come ce ne fu una per Israele il giorno che uscì dal paese d’Egitto.

 

Geremia 16:14-21. «Perciò, ecco, i giorni vengono», dice il Signore, «in cui non si dirà più: “Per la vita del Signore che condusse i figli d’Israele fuori dal paese d’Egitto”, ma: “Per la vita del Signore che ha condotto i figli d’Israele fuori dal paese del settentrione e da tutti gli altri paesi nei quali li aveva scacciati”. Io li ricondurrò nel loro paese,
che avevo dato ai loro padri. Ecco, io mando un gran numero di pescatori a pescarli», dice il Signore; «inoltre manderò gran numero di cacciatori a dar loro la caccia sopra ogni monte, sopra ogni collina
e nelle fessure delle rocce. Poiché i miei occhi sono su tutte le loro vie; esse non sono nascoste davanti alla mia faccia, la loro iniquità non rimane occulta ai miei occhi. Prima darò loro una doppia retribuzione per la loro iniquità e per il loro peccato, perché hanno profanato il mio paese, con quei cadaveri che sono i loro idoli ripugnanti, e hanno riempito la mia eredità delle loro abominazioni». Signore, mia forza, mia fortezza e mio rifugio nel giorno dell’avversità! A te verranno le nazioni dalle estremità della terra e diranno: «I nostri padri non hanno ereditato che menzogne, vanità, e cose che non giovano a nulla. L’uomo dovrebbe farsi degli dèi? Ma già essi non sono dèi». «Perciò, ecco, io farò loro conoscere, questa volta farò loro conoscere la mia mano e la mia potenza; sapranno che il mio nome è il Signore».

 

Geremia 32:37-42.  «Ecco, li raccoglierò da tutti i paesi dove li ho cacciati nella mia ira, nel mio furore, nella mia grande indignazione; li farò tornare in questo luogo e ve li farò abitare al sicuro; essi saranno mio popolo e io sarò loro Dio; darò loro uno stesso cuore, una stessa via, perché mi temano per sempre, per il loro bene e per quello dei loro figli dopo di loro. Farò con loro un patto eterno, che non mi allontanerò più da loro per cessare di far loro del bene; metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si allontanino da me. Metterò la mia gioia nel far loro del bene e li pianterò in questo paese con fedeltà, con tutto il mio cuore, con tutta l’anima mia». Poiché così parla il Signore: «Come ho fatto venire su questo popolo un gran male, così farò venire su di lui tutto il bene che gli prometto».

 

Amos 9:13-15.  «Ecco, vengono i giorni», dice il Signore, «in cui l’aratore s’incontrerà con il mietitore, e chi pigia l’uva con chi getta il seme; quando i monti stilleranno mosto e tutti i colli si scioglieranno. Io libererò dall’esilio il mio popolo, Israele; essi ricostruiranno le città desolate e le abiteranno; pianteranno vigne e ne berranno il vino; coltiveranno giardini e ne mangeranno i frutti. Io li pianterò nella loro terra e non saranno mai più sradicati dalla terra che io ho dato loro», dice il Signore, il tuo Dio.

Amen.

Fine della serie

I PARTE; II PARTE; III PARTE

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