La profezia biblica sugli ultimi tempi (II parte)

Riappropriamoci della profezia biblica

di Gavin Finley

Sembra quasi che stiamo correndo in una staffetta nell’ambito della storia. L’ultima tappa potrebbe essere di fronte a noi, e che passaggio sostanziale dovrà essere! Dio ora sta “chiamando fuori” il Suo popolo per quest’ultimo passo ed è in cerca di coloro che abbiano la volontà di partecipare (Ebrei 12:1). Questi, sono quelli che “attraverso la fede e la pazienza ereditano la promessa” (Ebrei 6:12). Tali atleti sono attesi dai santi e dagli angeli che osservano in attesa della vittoria. Una grande festa li attende, poiché essi porteranno la corsa alla sua gloriosa fine e, in quel luogo, nella più grande gioia, si verserà il miglior vino e quelli che hanno corso la gara in precedenza saranno lì per congratularsi con gli ultimi arrivati.

Una volta compresa questa realtà, chi mai vorrebbe perdersela? Di certo il passaggio della linea di traguardo sarà una tratta molto pericolosa per i santi. Metterà alla prova fede e resistenza fino al limite. Certamente, sarà una chiamata che necessiterà di dedizione completa e totale. Ma chi vorrebbe evitare il passaggio finale? Chi avrebbe il coraggio di “schivare” la chiamata?

In quanto credenti cristiani, noi tutti siamo stati incaricati del grande mandato. A questo proposito Gesù ci ha dato la Sua promessa personale di essere con noi sempre e fino alla fine di questi tempi malvagi. Perché allora dovremmo volere “scappare via” prima del tempo? E perché dovremmo anche solo iniziare a pianificare di abbandonare la corsa e il mandato sette anni prima del traguardo finale? Questo, cari amici, è precisamente ciò che la dottrina del rapimento precedente alla grande tribolazione cerca di fare. Cerca di coccolarci e, così facendo, tagliarci fuori dal nostro glorioso destino finale in Cristo.

Anche un bambino, se ama Dio, può leggere la Bibbia e capire cosa Dio sta facendo al culmine di quest’era. Nel regno a venire del Messia è scritto che “un piccolo fanciullo li guiderà” (Isaia 11:6). Meglio un bambino che un gruppo di uomini adulti che si sono compromessi con il mondo e con Mammona. Sfortunatamente, qui siamo anche noi da biasimare. Ci siamo appoggiati ai nostri popolari capi religiosi per poter vedere le cose e insegnarle come ci fa comodo. Sia gli insegnanti della Parola che i loro studenti hanno cercato di imporre le presupposizioni di stampo umanistico e antropocentrico sulle scritture profetiche. Abbiamo cercato di far dire alla Bibbia quello che noi volevamo che dicesse. Certamente questo è stato fatto per delle valide ragioni politiche ed economiche: nessuno vorrebbe diventare socialmente impopolare o snobbato dai suoi pari. Il meccanismo è stato semplice: Se la gente vuole un rapimento prima della grande tribolazione, allora diamogliene uno.

Ma tutti questi compromessi sul quadro profetico biblico degli ultimi tempi hanno avuto un esito sfortunato. Il puzzle escatologico è diventato un confuso pasticcio. I suoi pezzi sono stati sparpagliati in giro, spesso “nascosti” e, alcuni, sono stati incastrati tra loro con la forza anche quando non combaciavano. Le persone sono scoraggiate dalla profezia biblica. È diventato di moda dire che l’escatologianon si capisce”. È una frase che si sente spesso. Ma non è vero, la profezia biblica degli ultimi tempi non è complicata. Solo che nelle mani di uomini profani, alcuni dei quali massoni, la sacra Parola di Dio è stata ottenebrata, la verità sugli ultimi tempi è stata“coperta” o nascosta dietro ad una cortina di fumo di gnosticismo religioso. Ci si trova di fronte ad una “cospirazione del silenzio” e ad una organizzata campagna di disinformazione.

Ecco un caso emblematico. Questi insegnanti della pre-tribolazione hanno imposto una certa parola chiave (Tribolazione) e una certa frase chiave (Ira di Dio) e ne hanno fatto una cosa sola. La grande tribolazione è l’ira di Dio. Questo insegnamento si ripete più e più volte nei libri e per radio, ma è vero? Facciamo un po’ di chiarezza. Questi termini sono di certo differenti e hanno un significato differente. Una semplice lettura delle Scritture e del contesto in cui si trovano queste parole rivela che la tribolazione può essere collegata all’ira. Ma non all’ira “di Dio”. La grande tribolazione negli ultimi tre anni e mezzo di quest’era è collegata all’ira dell’uomo, mentre l’ira di Dio giunge, alla fine dell’era stessa, dopo “l’ultimo giorno”, ed è completamente diversa dalla grande tribolazione. L’ira di Dio è il giudizio divino riversato sul capo di tutti i malvagi e giunge con la seconda venuta di Cristo. I malvagi, come le erbacce e le zizzanie, saranno strappati via quando i cieli si apriranno e il giorno del Signore inizierà. Queste cose avverranno dopo il giorno della resa dei conti, cioè il giorno dell’Espiazione (o della Riparazione), che è “l’ultimo giorno” di quest’era. Si può chiaramente calcolare che la grande tribolazione termina dopo 1260 giorni e dura per tre 3,5 anni biblici dell’ultima era, e l’ira di Dio giunge dopo il 1290° giorno, non prima.

Il tradizionale concetto di rapimento prima della tribolazione crea delle incertezze anche riguardo ad altri due eventi di estrema importanza nella fine dei tempi, noti come la “Resurrezione dei giusti” e il “Rapimento”. Questo è un caso in cui due pezzi del puzzle della profezia biblica sulla fine dei tempi combaciano perfettamente. Paolo ci mostra una resurrezione-rapimento (1 Tessalonicesi 4:15-17), ma i “pre-tribolazionisti” hanno preso la resurrezione e il rapimento dei santi e li hanno separati di netto. Senza fondamento biblico, hanno avuto la presunzione di dividerli come se fossero due eventi che non vengono mai trattati o presentati come contemporanei. Eppure l’apostolo Paolo dice che: “Prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria” (1 Tessalonicesi 4:15-17). Perciò questa separazione di resurrezione e rapimento contraddice il chiaro insegnamento delle Scritture. Gesù, nel discorso sul monte degli Olivi, presenta lo stesso quadro. Egli descrive un chiaro, semplice, esplicito e singolo incontro finale di un singolo popolo eletto. I giusti, sia viventi che defunti, sono chiamati all’incontro nell’ultimo giorno. Gesù dice chiaramente e specificatamente che questa adunanza del Suo popolo eletto si verificherà “subito dopo la tribolazione di quei giorni” (Matteo 24:29-31). Nonostante ciò, alcuni uomini di chiesa del XIX secolo, sotto l’influenza della Massoneria, hanno ritenuto opportuno separare la resurrezione dal rapimento. Come vedremo, l’hanno fatto per una ragione precisa.

Altri pezzi del puzzle, come la frase “ultimo giorno”, sono stati ridefiniti. Questa frase si dovrebbe riferire proprio all’ultimo giorno, ovvero il periodo di 24 ore, di quest’era presente. Ma, triste a dirsi, il periodo di tempo della frase “ultimo giorno” è stato esteso, distorto e tirato come un pezzo di gomma fino ad arrivare a comprendere un tempo che va da 7 fino a 2000 anni. Tra gli evangelici, oggi, il messaggio trasportato dalle parole “ultimo giorno” è stato manipolato e riarrangiato in forme religiose e, così, è stato “coperto” dagli agenti di cambiamento religiosi. Questo è clericalismo che segue un preciso programma.

Cosa accade dunque? La risposta è ovvia. Le potestà di questo mondo, con l’ausilio di uomini all’interno della cristianità, vogliono cambiare le cose in base al proprio interesse. Hanno avuto successo nel manipolare la Sacra Scrittura fino a far dire loro cose che non vengono affatto dallo Spirito Santo.

È uno spettacolo triste a cui assistere. Quando la Scrittura ci dice che la resurrezione di giusti si verificherà nell’ultimo giorno, ad esempio, è diventato così un concetto senza significato. Questo, cari amici, è il motivo per cui la profezia sugli ultimi tempi è diventata così confusa. Non è colpa dello Spirito Santo. Esso dispone le Scritture in modo che possano essere comprese da tutti i santi che le ricercano con sincerità. Una semplice lettura della Bibbia non è affatto una cosa complicata, ma a voler a tutti i costi far coincidere la Bibbia con le irreali nozioni degli uomini, siamo giunti a ritrovarci in mezzo ad un distorto, stravolto e confuso guazzabuglio escatologico.

Sfortunatamente i cristiani non leggono la Bibbia. Oggigiorno, infatti, sono troppo occupati per farlo, non hanno tempo, o non si prendono tempo, per controllare, come facevano i cristiani di Berea, quello che sentono dire nei programmi televisivi cristiani o dal pulpito. I cristiani dei tempi antichi erano soliti sedere sotto al loro portico a studiare la Bibbia nella quiete del mattino o della sera. Essi leggevano la Parola di Dio per se stessi e, con la guida dello Spirito Santo, facevano due più due per vedere se il risultato fosse quattro. Ma oggi aspettiamo di essere imboccati e che il messaggio biblico ci venga propinato a cucchiaiate. Ascoltiamo i popolari predicatori televisivi e leggiamo romanzi sugli ultimi tempi come Gli Esclusi. Preferiamo fare così piuttosto che aprire i nostri cuori a Dio e cercare da soli la Sua faccia in un semplice e fedele studio “bereano” della Bibbia.

Come cristiani occidentali dobbiamo confessare che il nostro problema con la profezia biblica non è di tipo intellettuale. I pezzi del puzzle sono tutti a nostra disposizione nella Bibbia e non è un impresa difficile metterli insieme. No, il nostro problema è che abbiamo un’attitudine errata verso Dio nel nostro cuore. Non Lo conosciamo intimamente e, di conseguenza, non abbiamo fiducia in Lui. Non abbiamo sottomesso noi stessi in umiltà allo Spirito Santo e alla Parola di Dio. I cristiani puntano il dito accusatore contro il mondo e fanno finta di essere tanto diversi. Ma nel nostro cuore noi seguiamo la folla controllata, i campioni religiosi guidati dal denaro che operano secondo le vie del mondo. Noi ci accaniamo contro “l’umanesimo secolare” che c’è lì fuori, nel mondo, ma abbracciamo “l’umanesimo religioso” che c’è nell’interno del nostro stesso cuore.

Come un cavallo di Troia, questo umanesimo religioso è entrato e si trova all’interno della chiesa. Lo sentiamo nei programmi cristiani in televisione o alla radio: il nostro vero nemico è la mondanità. È così che Lucifero, il “dio di sé” che segretamente adoriamo, ha avvelenato la chiesa occidentale fino a renderla impotente. La mondanità religiosa interna alla chiesa è molto più letale alla nostra fede che la mondanità secolare esterna ad essa.

L’errata informazione è una cosa terribile, peggiore della totale assenza di essa. Negli ultimi tempi i santi hanno bisogno più che mai di corretta informazione. I falsi insegnamenti disorientano e confondono il popolo di Dio, lo guidano su falsi sentieri verso l’orlo di un burrone e ad unirsi ad eserciti con cui non ha a che vedere. Lo rendono spiritualmente impreparato alla testimonianza e incapace di affrontare le sfide che lo attendono. Corrie Ten Boom ha portato un messaggio importantissimo alla chiesa in questi termini e ogni cristiano dovrebbe ascoltarlo.

L’errata informazione sulla fine dei tempi sta danneggiando la nostra fede anche per un altro motivo. I cristiani potrebbero andare a ritrovarsi sulla via per il nulla oppure essere condotti contro un muro di mattoni e questa eventualità potrebbe spingere i credenti di oggi a diventare arrabbiati con Dio e a dare a Lui la colpa. I cristiani che sono stati portati a correre in cerchio sono comprensibilmente amareggiati dal fatto che le informazioni che sono state loro riferite fossero errate. L’informazione sbagliata li ha messi nei guai: se avessero saputo tutta la verità avrebbero avuto l’opportunità di prepararsi, ma adesso sono inciampati e caduti in una ragnatela di circostanze da cui avrebbero dovuto venire messi in guardia.

Comprensibilmente, le persone in questa situazione si lamentano di un “patto superficiale”. I cristiani si arrabbiano con Dio e la loro rabbia può essere anche rivolta verso se stessi, causando depressione, passività, perdita di speranza e disperazione. Oppure può essere diretta all’esterno verso altri esseri umani. Simili persone sono pronte per essere arruolate in una disperata crociata condotta da cristiani che hanno modificato le loro armi. Così i cristiani abbandonano la grazia per diventare uomini di sangue e questo è il maggior pericolo per loro, a causa del quale giungono impreparati alla fine dei tempi. La rabbia degli edomiti può riversarsi nelle loro anime dallo spirito di Esaù. È questa rabbia, questo furore e quest’ira che dispone i cristiani ad finire vittime di:

1-  Depressione e disperazione;

2-  Crociate contro gli infedeli;

3-  Apostasia e “caduta” dalla fede.

Purtroppo questo accadrà a molti cristiani. L’apostolo Paolo ci ha avvisato del fatto che ci sarà di certo una grande “caduta” e una grande apostasia (2 Tessalonicesi 2:3; Giovanni 5:4; Daniele 9:27).

L’umanesimo religioso non è solo una questione di dottrine sbagliate o non bibliche. Come popolo, noi siamo guidati dalle nostre fantasie religiose. Non adoriamo più statue fatte d’argilla, però comunque fabbrichiamo ed innalziamo i concetti nella nostra mente, i quali diventano i nostri nuovi idoli. Adoriamo queste fantasie piuttosto che investigare le Scritture e volgere i nostri occhi a Dio. I nostri sentimenti riguardo a “quello in cui vogliamo credere”, assumono la funzione di dèi elevati al di sopra delle Sacre Scritture. Questo è quanto è accaduto a proposito del rapimento prima della tribolazione: è una fantasia che ci siamo costruiti e non abbiamo avuto, o non ci siamo presi, il tempo per vagliarla alla luce delle Scritture. È una vergogna per noi e, se non ci mettiamo con tutto l’impegno a correggerla, sarà anche un nostro danno.

Dio ha un piano meraviglioso per il Suo popolo negli ultimi tempi. Siamo chiamati ad essere Suoi testimoni davanti a re e governanti. Lo Spirito Santo, al contrario di quanto ci hanno detto, sarà con noi in quest’impresa. Esso ci condurrà attraverso la settantesima settimana e nella gloria della fine del tempo.

 

Abbiamo di fronte un grande e meraviglioso romanzo d’avventura insieme a Dio: siamo in grado di restare attaccati a Lui?

Siamo riusciti ad imporre sulla Bibbia quello che noi vogliamo che le Scritture dicano, e nemmeno i chiari e inconfutabili fatti scritturali ci possono dissuadere. Abbiamo stabilito nel nostro cuore che gli eventi degli ultimi tempi si verificheranno in accordo con ciò che i nostri desideri umani hanno disposto per noi e chiediamo e dichiariamo che così accada, e questo è quanto. I nostri predicatori televisivi ci hanno detto che siamo “piccoli dèi” così, come gli eroi di Star Trek, siamo diretti e determinati a “fare che sia così”.

Come abbiamo fatto ad andare così tanto fuori strada? Cari fratelli e sorelle, avremmo dovuto fare meglio di così. Come sempre, il problema affonda direttamente nella nostra personale devozione a Dio: noi stessi poniamo dei limiti alla nostra vicinanza a Lui. A dispetto di tutte le attività liturgiche e religiose che svolgono, resta un triste fatto che la maggior parte delle persone giudeo-cristiane non ha ancora una relazione personale con Dio. Le chiese, con le loro penosamente ristrette sovvenzioni missionarie e i loro seminari sulla fiducia in se stessi, sono diventate dei magazzini sociali. La gran parte di noi deve ancora anche solo realizzare il diabolico egocentrismo in cui siamo stati precipitati, figuriamoci poi pentirsene. Abbiamo ricevuto il dono della salvezza attraverso il sangue di Cristo come un “biglietto per il paradiso”. Gesù è venuto nei nostri cuori, ma anche noi dobbiamo far parte di questa relazione e permetterGli di giungere fino alle stanze più interne della nostra anima.

….. continua con la III parte

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I PARTE; III PARTE; CONCLUSIONE