Senza visione profetica

Rigettare la luce che Dio ci offre attraverso le profezie della Bibbia equivale a condannare sé stessi ad un cammino intrapreso nell’oscurità e nell’ombra dell’incertezza. Non comprendere quello che succede attorno a noi, vuol dire anche non sapere cosa c’è davanti a noi. Avanzare come chi brancola nel buio senza vedere dove andare è peggio di starsene immobili a fissare un oggetto pur non riuscendo a raggiungerlo. La mancanza di prospettiva non deve far parte del bagaglio spirituale di chi sta per varcare la soglia della fase conclusiva di tutte le epoche. Pietro lo sapeva molto bene, per questo scrisse, “ABBIAMO INOLTRE LA PAROLA PROFETICA PIU’ SALDA: FARETE BENE A PRESTARLE ATTENZIONE, COME A UNA LAMPADA SPLENDENTE IN LUOGO OSCURO, FINO A QUANDO NON SPUNTI IL GIORNO E LA STELLA MATTUTINA SORGA NEI VOSTRI CUORI” (I PIETRO 1:19). Negli ultimi tempi, la comprensione profetica degli eventi sarà determinante per l’esito del nostro cammino. Di fronte a scelte ben precise saremo costretti a lasciare a terra il mantello dell’ignoranza per prendere con noi la lampada della parola profetica che ci guiderà verso la meta in totale sicurezza. Allora, saremo chiamati a fornire risposte precise a chi ci interroga. Chi insegna la giustizia agli altri, non potrà più permettersi di veicolare nozioni incerte sui tempi biblici profetici, perché gli “altri” (chi ascolta dall’altra parte) non si accontenteranno più di concetti vaghi, bui, stantii e privi di luce. Si pretenderà altro e si faranno domande precise a cui risposte precise dovranno seguire. Nel libro di Daniele è scritto che “capiranno i saggi“. Chi sono questi saggi se non coloro che camminano alla luce della parola profetica di Dio? Ma facciamoci coraggio, perchè “molti…studieranno con cura e la conoscenza aumenterà“. La nostra prospettiva sarà sempre più chiara fin quando non arriverà il momento in cui vedremo coi nostri occhi colui che ci sta aspettando a braccia aperte e che è degno di essere lodato per l’eternità. Pur sintetico, il linguaggio di J. Facius è trasparente e pertinente allo stesso tempo, riuscendo a stimolare nel lettore un’attenta ricerca di quella genuina visione profetica, così tanto assente nel cristianesimo moderno. Ne pubblichiamo un breve estratto dal primo capitolo di una sua vecchia opera.

di Johannes Facius

Due uomini lavoravano assieme per costruire una cattedrale. Un passante si fermò per domandare loro che cosa stessero facendo. “Non vede, sto mettendo un mattone sopra l’altro”, rispose il primo. Il secondo invece, che aveva una prospettiva del tutto diversa disse, “sto lavorando per costruire una cattedrale”. Il primo uomo aveva una visione molto limitata del lavoro che stava portando a termine, mentre il suo compagno, avendo la giusta visione delle cose, guardava al suo lavoro da un’altra prospettiva. Assomigliando al primo lavoratore molte chiese portano avanti le proprie attività con grande perseveranza, senza però possedere la visione dei piani eterni di Dio riguardanti il suo glorioso regno.

Nel libro dei proverbi troviamo la seguente dichiarazione:

Se il popolo non ha rivelazione è senza freno; ma beato colui che osserva la legge! (Proverbi 29:18).

Stando alla lettura superficiale di questo verso si direbbe che l’osservanza della legge di Dio valga più di qualsiasi rivelazione spirituale, perché, se il popolo si fondasse solo su rivelazioni, non saprebbe come comportarsi qualora ne fosse privato. Ma questo non è il senso della frase. Una versione della Bibbia rende più chiaro il significato sottinteso.

Quando non c’è visione profetica il popolo diventa sfrenato, ma beato chi osserva la legge (la Nuova Diodati).

Questa versione rende bene il senso del testo poiché è in base alla nostra visione profetica che si determina il “dove stiamo andando?” della nostra esistenza.

Ciò significa, che la nostra personale visione del mondo che ci circonda, deve essere sempre aggiornata secondo la parola di Dio e altresì adeguata alla Sua agenda profetica! In altre parole, la nostra visione deve rispettare il giusto tempismo, sapendo che oggi, Dio fa cose diverse da quelle che fece, ad esempio, al tempo di Martin Lutero o in altri secoli a noi precedenti. Quindi, essere “profetici“, significa conoscere quello che Dio ha in cuore per l’ora in cui si sta vivendo.

Gesù sfidò la categoria dei religiosi del suo tempo, i farisei, con una domanda riguardante l rapporto tra le previsioni meteorologiche e la conoscenza dei tempi, e disse: “L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli?” (Matteo 16). Gesù diceva che bastava guardare il cielo per capire le condizioni meteorologiche della giornata successiva, ma metteva in risalto che riguardo ai piani e ai tempi profetici di Dio le persone erano totalmente all’oscuro. Se questo può valere per chi vive ancora nell’ignoranza della salvezza ciò non vale per chi già conosce il Signore.

Senza una direzione

Le conseguenze di non camminare con una visione profetica sono che “il popolo diventa sfrenato” (una versione autorevole traduce con, “il popolo perisce“). Qui il significato è molto chiaro: senza visione profetica il popolo di Dio rischia di perdersi in un deserto spirituale dove non si sa dove ci si trova, né dove si sta andando, alla stregua di persone sballottate dal mare in tempesta su una nave senza timone. Questo non vuol dire che non appartengano più popolo di Dio, ma semplicemente che hanno perso la loro utilità in termini di servizio. Sono come il popolo di Israele che per quarant’anni ha girovagato nel deserto senza puntare dritto per dritto verso la terra promessa.

Quel popolo che è senza visione profetica ha perso la sua strada, “ma beato colui che osserva la legge!“. Questa è l’indicazione di ciò che serve al popolo di Dio per ottenere la giusta prospettiva. Ora sia chiaro questo, che una vera e valida visione profetica non viene dall’esercizio di doni spirituali, nè da sogni o da visioni. Benchè queste manifestazioni siano tutte valide, sono per sé insufficienti a dare alla chiesa la vera direzione (per l’oggi e per il futuro). La visione profetica di cui abbiamo bisogno viene da una corretta interpretazione del rapporto tra le scritture e il tempo in cui viviamo. Essa viene dalla “legge“, dal libro di Dio. Ne consegue che tutti hanno bisogno di investigare le scritture e di prestare attenzione a quello che la parola di Dio dice riguardo agli ultimi tempi. Se la Chiesa vuole trovare la sua strada, se vuole conoscere quali siano le priorità per quest’ultima ora, non ci sono altri modi al di fuori di questo.

E’ cruciale per il popolo di Dio avere delle chiare direttive. Solo una visione chiara può fornire la giusta direzione e determinazione di tutto quello che facciamo. Gesù disse: “La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è limpido, tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se il tuo occhio è malvagio, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre. Se dunque la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno le tenebre!“. (Matteo 6:22-23). L’occhio è il tuo punto di “vista”. Se la tua “vista” è in messa a fuoco, tutta la tua vita sarà nella luce; saprai dove andare perchè saprai dove sei ora. Se invece la tua vista è sfuocata o annebbiata, anche la tua vita ne risentirà perchè camminerai come al buio.

Discernere le stagioni

Ad una netta e chiara visione profetica corrisponde l’abilità di discernere i tempi in cui viviamo. L’opera di Dio non è mai statica, si muove lungo stagioni ben determinate, come in natura. Ascolta che cosa ha da dire a riguardo il libro dell’Ecclesiaste: “per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato; un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire;un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare; un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttar via; un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la pace“. (Ecclesiaste 3:1-8). Secondo la parola di Dio è molto importante sapere in quale stagione stiamo vivendo. Ad esempio, se ti trovi in un periodo in cui Dio sta abbattendo il vecchio, perchè darsi da fare per costruire? Se è tempo per piangere, perchè ridere? Se Dio ha dichiarato guerra ai nostri nemici, perchè fare pace con loro?

Alla luce di quanto sopra, come potremmo essere efficienti nel servizio al Signore quando non abbiamo conoscenza di cosa egli stia facendo qui ed ora? E, come saremmo in grado di ascoltare “ciò che lo Spirito dice alle chiese?”.

Il profeta Daniele è un esempio di questa verità. Dal capitolo 9 leggiamo che Daniele scoprì che i 70 anni della cattività babilonese stavano per compiersi. Egli invocò Dio implorandolo perché portasse a compimento la promessa del ritorno dei giudei entro i confini di Giuda e Israele. In realtà, l’intercessione di Daniele fu il punto di svolta da cui il processo di ritorno dei giudei da Babilonia prese luogo. Studiando la parola di Dio e in particolar modo il libro di Geremia, Daniele fu in grado di riconoscere l’esatta sequenza profetica di Dio. Potè allinearsi al suo piano e cooperare con lui nell’adempimento della sua parola.

Strano a dirsi, ma oggi ci troviamo in una situazione molto simile a quella in cui si trovò il profeta, perchè, esaminando le scritture, anche noi possiamo comprendere che stiamo vivendo nel tempo del ritorno degli ebrei verso la terra dei loro padri. C’è solo una differenza da allora. Questa volta si tratta del ritorno non da una singola nazione, ma da tutte le nazione verso le quali erano stati dispersi. E’ un esodo che ha origine da i quattro angoli della terra. Negli ultimi decenni questa scoperta profetica (fatta esaminando la parola di Dio) ha condotto gruppi di credenti di tutto il mondo a unirsi in una profonda intercessione, perchè desiderosi di cooperare con Dio nell’adempimento di questa parola. Sull’onda di questo movimento di preghiera riguardo questa specifica profezia, molte iniziative sono state prese in favore del ritorno degli ebrei da parte di numerose organizzazioni cristiane.

I piani eterni di Dio

Dobbiamo capire che la forza propulsiva di tutta la storia del mondo ha a che fare niente meno che con l’adempimento dei propositi di Dio. Dio è il Dio di tutta la storia. Egli impiega la sua forza per formarla in accordo col suo pensiero eterno. Per questa stessa ragione, l’obiettivo di satana è quello di prevenire questi piani dall’essere eseguiti. Si potrebbe dire che la storia ruoti attorno all’adempimento dell’opera di Dio e al tentativo del diavolo di impedirla. Il conflitto in Medio Oriente con Israele al centro illustra questo principio in modo inequivocabile. Sebbene Israele sia annoverato tra le nazioni più piccole al mondo, nondimeno occupa una posizione di rilievo. I due terzi delle risoluzioni delle Nazioni Unite hanno a che fare direttamente o indirettamente con Israele. Perchè? Perchè è lì che il Signore sta portando a compimento le parole dei suoi santi profeti ed è lì che il diavolo ha mobilizzato le sue principali risorse per tentare di prevenire l’adempimento della parola di Dio. Capire questo significa avere una visione profetica. Vedendo come Dio agisce con Israele scopriremo come sia importante capire con chiarezza la tempistica e la sequela degli eventi profetici. Ad esempio, possiamo assistere all’adempimento delle profezie di Ezechiele 36-39, le quali stanno adempiendosi passo dopo passo sotto i nostri occhi. Prima il profeta ci parla di un gruppo di ossa secche che si riuniscono. Questo è il ritorno degli ebrei nella terra dei loro padri. Nella fase successiva ci rappresenta la formazione di muscoli e di tessuti sulle ossa stesse, il ché ci parla della nascita dello stato di Israele come nazione. Infine, si assiste all’opera dello Spirito Santo che dà vita alle ossa, che da questo momento si alzano per essere un grande esercito, figura della finale rinascita spirituale di Israele, allorchè il velo sarà rimosso e il popolo riconoscerà il “suo” Messia per essere salvato.

Su un altro fronte stiamo assistendo ad un altra importante battaglia, quella della grande missione della chiesa, l’evangelizzazione. Matteo 24:24 ci parla che uno dei piani di Dio per questi ultimi giorni è quello di creare e favorire una testimonianza del vangelo in ogni gruppo etnico di persone. Anche in questo caso il diavolo cerca di prevenire questa cosa impiegando tutto quello che ha a sua disposizione e per raggiungere questo scopo. E’ finanche l’ideatore di molte guerre (mezzo da lui prediletto in ogni tempo prediletto per frustrare e impedire l’avanzamento del vangelo). Ma, in modo altrettanto misterioso, Dio approfitta di queste cose per aprire le porte al messaggio del vangelo. E’ infatti interessante vedere come il diavolo abbia concentrato le sue forze per mantenere certi nazioni islamiche lontane dall’invito del vangelo. IL 97% delle popolazioni mai raggiunte dalla buona novella si trovano nella finestra 10/40, una fascia di territorio che comprende un gruppo di nazioni che si estende dall’Africa del nord fino all’estremo Oriente, principalmente nazioni mussulmane. E’ come se il diavolo abbia innalzato un muro impenetrabile per cercare di tenere lontano il vangelo. Impedendo la propagazione del vangelo vuole posticipare la fine già a lui riservata da tempo.

Traduzione e adattamento da “As in the days of Noah” di Johannes Facius – Copyright 1997 – Sovereign World Ltd