Lo stato di polizia della grande sorella

L’editoriale del Washington Times è solo uno dei tanti articoli che in questi ultimi tempi sta portando alla luce una realtà che preoccupa osservatori e comuni cittadini sulle tecniche invasive messe in atto dagli operatori di polizia di frontiera statunitensi in nome della lotta alla criminalità. Lo Stato di Polizia della Grande Sorella è un’espressione colorita con la quale si allude al Controllo Sociale del “Big eye” (“Grande Fratello”). Questi nuovi controlli hanno provocato una polemica via via crescente in America tra i responsabili della sicurezza e i rappresentanti dei passeggeri e dei piloti. Se da un lato c’è chi contesta questi metodi intrusivi di controllo, dall’altro il governo li difende. Tanto il segretario per la Sicurezza Interna, Janet Napolitano, quanto il responsabile della Trasportation Security Administration (TSA), John Pistole, hanno sottolineato che i nuovi controlli sono necessari in chiave anti-terrorismo, ma l’impressione generale è che i controlli più severi siano nei effettuati nei confronti dei cittadini statunitensi e basta. Il punto è che l’aumento dei controlli sulla popolazione non garantisce affatto una maggiore sicurezza nei confronti di attentati terroristici, poichè in una libera società, le misure di sicurezza non possono prevaricare la libera circolazione dei cittadini. Le decisioni in materia di sicurezza non possono essere presa dall’amministrazione Obama senza il coinvolgimento diretto dei cittadini nei dibattiti pubblici. Anche la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) fu un corpo di polizia civile, ad ordinamento militare, dell’Italia fascista, eppure …………