Muovere i primi passi verso la compresione della sequenza profetica (V parte)

 

La presente esposizione delle qui complicate parabole sul tema della preparazione ai futuri tempi apocalittici (le dieci vergini, la parabola dei talenti e il giudizio contro le nazioni) se considerata nell’ambito di tutto il pensiero cristiano della storia della Chiesa (specialmente mentre ci si avvicina alla fine dell’epoca presente) vi sbalordirà per la sua spiccata semplicità d’interpretazione e di profondità spirituale.

Ancora una volta, l’argomento della preparazione cristiana è annunciato come l’essenza della fede incorrotta – se soffriamo con lui, con lui pure regneremo – perchè se dobbiamo dichiarare, “io so che il mio redentore vive”, non vi sgomenti se come Giobbe e Paolo dovessimo perdere tutte le cose e considerarle come spazzatura “al fine di guadagnare Cristo”.

La parabola delle dieci vergini. Storia di un cammino cristiano

di Douglas R. Shearer

Nota bene

Occorre tener presente che le parabole che stiamo analizzando in questa serie hanno a che fare con la nostra preparazione all’incontro col Signore, con la Tribolazione e con i giudizi che ne seguono. Questi sono gli unici temi attorno ai quali si sviluppano le parabole.

La parabola del diluvio ad esempio sottolinea l’importanza dei segni che accompagnano la seconda venuta, ma allo stesso tempo ci avverte che i segni stessi saranno in larga misura ignorati. Perché? Perché l’umanità sarà troppo presa dal “qui ed ora” e assorta nella routine quotidiana per reputarli credibili.

La parabola successiva, quella dei due servitori, fa invece intendere che la stessa sorte dei pagani potrebbe capitare a quei credenti che non saranno trovati fermi in Cristo e che non avranno distinto i segni che avrebbero preceduto il suo ritorno, né compreso il loro significato. Questi credenti rischiano di essere colti di sorpresa allo stesso modo dei pagani. È questo il motivo per cui Gesù rivolge questa parabola direttamente ai credenti.

La parabola che segue, la similitudine delle dieci vergini, è anch’essa rivolta ai credenti, ma con l’obiettivo di risaltare la qualità del loro cammino in relazione al Signore. In breve diremo che, la preparazione del credente alla Tribolazione e ai giudizi che ne seguono non si fonda esclusivamente sulla sua vigilanza, ma anche sul suo cammino con Dio. In questa similitudine Gesù avverte in modo inequivocabile tutti i credenti, che nonostante potranno udire il “grido di mezzanotte” e avranno riconosciuto i segni della sua venuta, non saranno però in grado di rispondere nel giusto modo a tale chiamata se non nell’ambito di un cammino d’intima comunione con Cristo. Questo è il senso della parabola.

Matteo 25:1-13

«Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo. Cinque di loro erano stolte e cinque avvedute; le stolte, nel prendere le loro lampade, non avevano preso con sé dell’olio; mentre le avvedute, insieme con le loro lampade, avevano preso dell’olio nei vasi. Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono. Verso mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, uscitegli incontro!” Allora tutte quelle vergini si svegliarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle avvedute: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Ma le avvedute risposero: “No, perché non basterebbe per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene!” Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: “Signore, Signore, aprici!” Ma egli rispose: “Io vi dico in verità: Non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Tutte e dieci le vergini sono credenti

Diversi commentatori si fermano solo alla parola “vergini” e così inciampano quando insistono che sia per forza descrittiva solo del credente.

Tuttavia, il termine originale greco (παρθενοζ – vergine) vuole semplicemente dire “donna non sposata”, ma non necessariamente una donna non sposata e casta. Anche l’apostolo Paolo in 2 Corinzi 11:12 fa distinzione tra una vergine “donna sposata” (παρθενον) e una vergine casta (παρθενον αγνην). Pertanto, anche se la parola “vergini” della parabola ci induce a pensare che si stia parlando di persone credenti (si pensi infatti che tutte e dieci le vergini si trovavano sulla strada che le portava incontro allo sposo, cosa che difficilmente ci aspettiamo da un non credente), non dobbiamo fissarci solo su questo significato in quanto non è poi così conclusivo di per sé. C’è un altro esempio a riguardo, infatti nella parabola troviamo anche la parola “lampade”, la quale, assume, oltre che un significato ben preciso, anche un valore simbolico allo stesso tempo.

Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo.

Matt. 25:1

Ognuna delle donne qui rappresentate possiede una lampada, e, almeno inizialmente, ciascuna lampada è accesa. Nella Bibbia si fa uso della simbologia della lampada accesa per indicare sia i credenti che la chiesa nel suo insieme. Per esempio …

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Matt. 5:16

Voi siete la luce del mondo Matt. 5:14

ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce Efesini. 5:8

i sette candelabri sono le sette chiese. Apocalisse 1:20

Queste puntualizzazioni ci servono per farci comprendere che il fine della parabola non è capire chi siano le vergini in sè, ma è qualcosa di più (che più avanti scopriremo).

La vera differenza

Il verso 3 ci dice che le cinque vergini disavvedute non presero con sé olio a sufficienza, ma ciò non significa che non ne avessero di riserva. Al contrario, le cinque vergini sagge portarono con sé l’olio di riserva che avevano custodito in piccoli vasi (una consuetudine dei viaggiatori della notte) a garanzia di un rifornimento sufficiente. In altre parole le stolte non si preoccuparono di riempire i propri vasi con olio di riserva, ma si accontentarono di riempire solo le lampade!

Consideriamo attentamente questo, che ciò che distingue le avvedute dalle stolte non è il fatto che

  • le avvedute avessero le lampade accese a differenza delle stolte, perché questo non è vero; né tantomeno che ….
  • le avvedute avessero l’olio che le disavvedute non avevano, perché anche questo non è vero.

Ciò che davvero le distingue è che le vergini stolte non avevano olio a sufficienza.

Passando al verso successivo leggiamo che …

Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono. Matt. 25:5

Questo verso aggiunge molto poco al contenuto della parabola tranne che dirci che l’attesa fu più lunga del previsto. E’ perciò anche qui inutile speculare sul significato della frase “tutte divennero assonnate e si addormentarono” perché potrebbe pure significare che, durante l’assenza dello sposo, ai credenti sia richiesto comunque di andare avanti con la routine della vita senza fermarsi, ma anche questo, è uno dei tanti tentativi di suggerire e aggiungere a tutti i costi un significato a un aspetto marginale della parabola. Infatti, chiunque abbia dimestichezza con la linguistica sa molto bene che non tutti i dettagli di una parabola sono creati per darne l’interpretazione, semmai per aggiungervi forza drammatica o maggior espressività e/o timbro linguistico.

Andando avanti, leggiamo che,

Verso mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo Matt. 25:6a

Il verso 6a è la chiave per la comprensione della parabola, ma ci rivela anche in modo chiaro la sua armonia (l’essenziale unità) con le due parabole precedenti.

Tutte e dieci le vergini odono il grido di mezzanotte, ma solo cinque rispondono

Notiamo infine che tutte le dieci vergini odono il “grido di mezzanotte. Alla luce delle parabole precedenti questo è un fatto molto significativo perché sia nella similitudine del diluvio che in quella dei due servitori la questione di fondo è sempre quella dell’ascolto, inteso come attenzione ai segni precursori la seconda venuta di Cristo. Il principio delineato è semplice: capire che Cristo stia ritornando è vitale; è un primo passo, ma non è abbastanza, perché c’è qualcos’altro se si vuol essere veramente pronti.

Tutte e dieci udirono il grido di mezzanotte, ma solo cinque furono in grado di rispondere al comando

uscitegli incontro! 
Matt. 25:6b

Perché? La risposta è data dal verso seguente …

Allora tutte quelle vergini si svegliarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle avvedute: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono” 
Matt. 25:7-8

Tutte e dieci le vergini si svegliarono e preparandosi all’incontro con lo sposo presero le loro lampade per accenderle. Nel fare questo, tutte e dieci le vergini fecero quello che le persone del tempo erano solite fare. Si trattava di una precisa sequenza: (1) primo, tagliare la punta dello stoppino della lampada, e (2) poi, assicurarsi che ci fosse sufficiente olio per garantire una bruciatura continua.

La frase “le loro lampade” (ταζ λαμπαδαζ εαυτων) dovrebbe essere letta così: “le loro lampade personali”, per meglio evidenziare che le lampade erano di proprietà personale di ciascuna delle vergini.

Le stolte scoprono presto di non avere più olio di riserva per mantenere accese le lampade personali. La traduzione delverso 8 è un po’ imprecisa. Non sta a intender che le lampade si fossero spente, ma che stavano per spegnersi. La parola greca σβεννυνται (spengono) non è un verbo al passato, ma nel presente progressivo, indicante che la fiamma è sì debole, ma non è del tutto estinta. Il significato è semplice: anche se le vergini disavvedute udirono il grido di mezzanotte, non furono in grado di rispondervi perché non riuscirono a fare il pieno di olio per le loro lampade personali. Per questo motivo, si rivolgono con disperazione alle cinque avvedute chiedendo loro un po’ di olio, alla cui richiesta quest’ultime si opposero.

Ma le avvedute risposero: “No, perché non basterebbe per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene!”. Matteo 25:9

I credenti non possono far conto sul cammino altrui

La disquisizione intorno alla motivazione egoistica che avrebbe spinto le cinque vergini avvedute a rifiutare la richiesta delle vergini stolte è diventata l’ossessione di molti commentatori. Ma ancora una volta questo non è il punto, perché nel verso 9 siamo difronte a una venatura linguistica e non a un contenuto interpretativo. Il contenuto interpretativo si trova nella frase seguente “andate … e compratevene”. Ciò che Gesù sta dicendo è semplice, cioè che i credenti non possono contare sul rapporto personale che altri hanno con Dio. Si tratta di una risposta già anticipata al verso 5 dove si parlava di responsabilità personale (“le loro lampade personali” – ταζ λαμπαδαζ εαυτων).

Ora siamo pronti per svelare il significato principale della parabola:

  • L’olio simboleggia lo Spirito Santo
  • La misura d’olio simboleggia il cammino del credente col Signore – significando che le cinque vergini sagge, le cui lampade erano piene, avevano coltivano una relazione personale con Cristo, una relazione ricca e profonda; d’altro lato, le cinque vergini stolte, i cui vasi non erano pieni, avevano trascurato di coltivare una relazione personale con Dio. Il loro cammino era superficiale e scostante.
  • Le vergini avvedute non prestarono il proprio olio alle vergini stolte, così come i credenti non possono contare sulla relazione che hanno gli altri con Cristo. È una questione del tutto personale. Sono le parole di Gesù …

… andate piuttosto …. e compratevene!

Matteo 25:9

  • Le vergini stolte rappresentano dunque quei credenti che, sebbene siano attenti ai segni della seconda venuta e stiano aspettando il ritorno di Cristo, non hanno sviluppato una personale relazione con lui.
  • E’ in questo contesto che Cristo dice loro al verso 12 “(Io) non vi conosco.”

Quanto finora esposto, fa da guida all’interpretazione dei tre versi successivi (10-12).

Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: “Signore, Signore, aprici!” Ma egli rispose: “Io vi dico in verità: Non vi conosco”. Matteo 25:10-12

Le due frasi sopra esposte …

  • “La porta fu chiusa;” e
  • “(Io) non vi conosco”

… non sono diverse da quelle incontrate in precedenza in Matteo 24:51 …

  • “lo farà punire a colpi di flagello”
  • “gli riserverà la sorte degli ipocriti,” e
  • “pianto e stridor di denti”.

Sono anch’esse espressioni idiomatiche che Gesù utilizza per trasmettere ai discepoli l’idea di quello a cui un credente infedele potrebbe andare incontro alla sua venuta. Siccome non è riuscito a rimanere fedele alla sua testimonianza gli verrà negato il diritto di regnare con Cristo nel futuro regno del millennio. Perché non ha mantenuto la relazione personale con Cristo dovrà sopportare la vergogna di sentirsi dire, “(Io) non ti conosco”.

In questa parabola il matrimonio simboleggia la gioia …

  • di essere da Cristo elevati a posizione regnante con lui, e
  • dell’intimità che ne consegue.

Ora passiamo a Matteo 25:13 …

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora. 
Matteo 25:13

Viene ancora una volta sottolineata la necessità di vigilare; qui, tuttavia, il suo significato è stato chiaramente esteso fino ad includere il senso di utilizzare il tempo concessoci da Dio per migliorare il nostro cammino con lui.

Il paradigma delle nozze

Il matrimonio è un paradigma usato di frequente nelle scritture, ma specialmente nelle parabole, tuttavia, il suo esatto significato non viene mai esposto, perché cambia considerevolmente da passo a passo e da parabola a parabola, così come cambia il ruolo assegnato ai credenti che prendono parte alle nozze.

In certi passaggi i credenti rivestono il ruolo di invitati (es. Matteo 25:1-12 e Apocalisse 19:9), in altri quello della sposa (es, Apocalisse 21:9), e sorprendentemente, in altri casi i credenti occupano tutti e due i ruoli (es. Apocalisse 22:17).

  • Significato 1

Quando rivestono il ruolo della sposa, la logica ci porta a concludere che tutti i credenti saranno presenti alle nozze (coloro che hanno gustato la grazia di Dio dopo aver gridato a lui per il perdono dei peccati). Dopo tutto, la sposa di Cristo è la Chiesa e “tutti” i credenti sono inclusi nella Chiesa, senza eccezion alcuna. Pertanto, in questo caso le nozze corrispondono alla cerimonia nunziale stessa.

  • Significato 2

Quando i credenti rivestono il ruolo degli invitati, si scopre che solo alcuni di loro (i più fedeli) sono stati invitati; questo è il caso della parabola delle dieci vergini. Qui le nozze assomigliano di più al convito che segue la cerimonia – convito al quale non tutti coloro che hanno ricevuto l’invito alle nozze possono partecipare, ma solo gli amici stretti. Il senso è quello di una sorta di cerimonia di incoronazione alla quale solo i “signori del regno” possono partecipare (dove la gente comune non viene invitata).

Entrambi questi principi sono evidenziati nella scrittura. Coloro che li negano sono cechi difronte alle ovvietà.

Il contributo di Paolo e Giovanni alla definizione di “vincitore”

La nozione di regalità, l’essere elevati a posizione regnante con Cristo (per il fedele servizio), e l’esser designati a “signori del regno”, è ciò che Paolo ha in mente quando scrive 2 Timoteo 4:7-8.

Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione. 2 Timoteo 4:7-8

Alla fine della sua vita Paolo sa che una corona lo attende – una corona che lo qualifica a …

  • regnare con Cristo nel regno del Millennio, e
  • ad essere ammesso al circolo intimo riservato in esclusiva a coloro che hanno “combattuto il buon combattimento, finito la corsa, conservato la fede”.

Senza dubbio la corona di cui Paolo parla è il premio che aveva già in mente sette anni prima quando scrisse ai Filippesi le seguenti parole …

Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio (βραβειον) della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù. Pilippesi 3:13 -14

La parola greca qui usata per premio (βραβειον) si riferisce a una ricompensa basata su un merito (l’aver vinto una competizione atletica). Fatica! Determinazione! Obiettivi! Perseveranza infaticabile! Queste erano le caratteristiche richiesta a chi doveva vincere una gara e Paolo lo sapeva molto bene. Conosceva perfettamente la differenza che passa tra il dono della vita eterna (garantito a tutti i credenti) e il premio, concesso solo ai credenti meritevoli, le cui fatiche danno il diritto a riceverlo.

La ricompensa di regnare con Cristo, di essere ammesso al suo circolo d’intimi camerati, alla sua compagnia di fratelli, non è conferita ai credenti tiepidi, né a coloro i quali hanno cominciato bene, ma è garantita a che si è consacrato interamente, anche al punto di morire per il loro Signore. Nel libro dell’Apocalisse, l’apostolo Giovanni ci descrive cosa significa essere un vincitore …

Ma essi l’hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e per mezzo della parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, tanto da esporla alla morte. Apocalisse 12:11

Colui che vince basa il suo cammino su tre principi …

  • innanzitutto egli sa di essere giustificato e riconciliato con Dio per il sangue dell’agnello;
  • poi testimonia coraggiosamente per Cristo essendone un ambasciatore di riconciliazione (2 Corinzi 5:20) implorando l’umanità a essere riconciliata con Dio;
  • infine è disposto a mettere la sua vita in prima linea se necessario, anche al costo della vita stessa.

Queste sono le caratteristiche di un vero vincitore.

Nella sua prima lettera ai Corinzi l’apostolo Paolo rende bene il senso di cosa è richiesto fare a cristiano per essere un vincitore.

Non sapete voi che quelli che corrono nello stadio, corrono bensì tutti, ma uno solo ne conquista il premio? (non il dono –χαρισμα- o –δορεα-, ma il premio –βραβειον-). Correte in modo da riportarlo. Ora chiunque compete nelle gare (αγονιζομαι – da tutto per vincere) si auto controlla in ogni cosa; e quei tali lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi dobbiamo farlo per riceverne una incorruttibile. Io dunque corro così; ma non in modo incerto (col cuore diviso); così combatto, ma non come battendo l’aria (come chi solo sa apparire ma non conclude nulla); anzi, disciplino il mio corpo e lo riduco in servitù perché, dopo aver predicato agli altri non sia io stesso riporvato (squalificato αδοκμοζ – indegno di ricevere il premio)
. 
1 Cor. 9:24-27

Riprovato (αδοκμοζ) è quel credente che non è all’altezza, dichiarato non idoneo, incapace di vincere il premio. Questo è quello che Paolo ha in mente qui.

Ancora una volta, la salvezza è un dono, non una ricompensa; non si basa sui meriti, ma sulla grazia e misericordia di Dio. Regnare con Cristo, tuttavia, è una ricompensa e un privilegio concesso solo a coloro che se lo meritano.

Continua con la VI parte

I parte

II parte

III parte

IV parte

VI parte

VII parte

Riproduzione concessa dall’autore per Sequenza Profetica