Muovere i primi passi verso la comprensione della sequenza profetica (IV parte)

L’interpretazione del brano della scrittura che va da Matteo 24:32 a Matteo 25:46 è stata segnata da secoli di controversie. Gli aderenti al pensiero del rapimento parziale sostengono che solo i credenti vittoriosi avranno il privilegio di essere rapiti in cielo prima che la tribolazione abbia inizio, mentre i credenti perdenti (le cui lampade non avranno olio di riserva a sufficienza) non saranno rapiti con la Chiesa, ma dovranno passare per la Tribolazione e soffrire per acquistare nuovo olio. La scrittura va decisamente in direzione opposta alla supposizione di sfuggire di fronte alla gloriosa chiamata a soffrire in qualità di buoni soldati di Cristo.

Il linguaggio trasparente di Doug Shearer e il suo approccio esegetico fanno chiarezza su alcuni dei brani profetici più rischiosi: la similitudine del fico, l’esempio di Noè (l’esortazione alla vigilanza), i due servitori (il fedele e l’infedele), la parabola delle dieci vergini, la parabola dei talenti e la finale separazione tra pecore e capri. Ma ancor prima della fine della lettura sarà tutto più chiaro, le nostre menti verranno rischiarate e la nostra speranza rinnovata.

E’ una chiamata rivolta ai credenti a prepararsi alla venuta di Gesù, per la vita o per la morte.

La nebbia comincia a diradarsi e pian piano intravediamo la differenza esistente tra chi è consacrato a Gesù e chi invece investe in questo mondo e possiamo già riconoscere chi fa parte del “Sistema” di chiesa (senza essere parte della vera Chiesa) o chi è impreparato e disinteressato alla venuta dello sposo perchè non disposto ad investire il proprio talento. Si, Gesù sta tratteggiando una linea nella sabbia e vi scrive: il tempo sta per scadere.

Lo sposo viene, usciamo ad incontrarlo!

di Douglas R. Shearer

Dalla I alla III parte abbiamo cercato di esporre il discorso profetico di Gesù così come contenuto in Matteo 24:1-14, con il quale il Messia descrive gli eventi preparatori alla Tribolazione e la Tribolazione stessa. Con questa IV e V ultima parte, prenderemo in esame i giudizi che devono avvenire DOPO la Tribolazione. Più precisamente, si tratta delle parabole che vanno da Matteo 24:32 alla fine del capitolo 25.

Richiamando a memoria il contesto del brano, diremo che in Matteo 24:1-31 Gesù aveva appena dato una descrizione sommaria della Tribolazione.

Fin qui abbiamo preso in esame solo i primi 14 versi. Ora lasceremo da parte i versi da 15 a 31, per riprenderli più avanti e facciamo un balzo direttamente al verso 32, dove Gesù passa da una descrizione della Tribolazione a un argomento apparentemente diverso, ma con essa in relazione, riguardante la preparazione alla futura Tribolazione e ai giudizi che ne seguiranno.

Il maestro lo fa esponendo una serie di sei parabole che iniziano da Matteo 24:32 e terminano con la fine del capitolo 25.

La prima di queste, la similitudine del fico, serve solo da sfondo alla seconda (II) e terza (III) parabola, e quindi non aggiunge nulla di essenziale alle risposte che Gesù vuole dare. La seconda (II) e la sesta (VI) parabola sono indirizzate all’umanità in generale, mentre la terza (III), la quarta (IV) e la quinta (V) parabola sono rivolte ai credenti. Tuttavia, tutte e sei le parabole ruotano attorno ad un unico tema che è quello della preparazione e del giudizio.

Con questo brano siamo di fronte ad una classica inclusio grammaticale, tipica forma di lessico ebraico, cioè la ricorrenza di una o più parole in posizione ravvicinata (parva inclusio) o distante (magna inclusio), all’inizio, nel corso o alla fine di un tracciato letterario o segmento testuale. Si tratta anche qui di uno stratagemma letterario che pone tra parentesi (….) una serie di argomenti interconnessi tra di loro.

Le parabole sulla vigilanza e sul giudizio

Prima di procedere con un’esposizione verso per verso occorre tener presente alcuni punti essenziali, alcuni dei quali sono stati evidenziati in precedenza.

•           La Tribolazione così come Gesù l’ha descritta non è ciò che normalmente si vuole dipingere, cioè un tempo di solo giudizio e basta, perché si tratta soprattutto di un tempo di grazia, di una chiamata finale rivolta all’umanità affinchè si penta e venga salvata. Dopo tutto la Tribolazione è un mezzo utilizzato da Dio con un duplice scopo: (1) verso i peccatori per attirarli a sé; (2) verso i credenti per purificarli e affinarli. Ne consegue che il principio di fondo della Tribolazione non è l’ira, ma grazia e salvezza.

Pertanto, la Tribolazione è il mezzo utilizzato da Dio per portare i non credenti ai loro sensi, per aprire i loro occhi alla condizione miserabile in cui versano e per far loro capire l’assurdità di vivere una vita senza Dio. Ma non è solo questo, perche è altresì il mezzo di Dio per spronare i suoi credenti ad un cammino di comunione più intima con lui, affinchè riscoprano le giuste priorità e comincino a investire tutto nel regno di Dio. (1) La tribolazione ha inizio e i non credenti ne subiscono la pressione (2) e sono costretti ad operare una scelta. Coloro che si affidano a Cristo (3) vengono salvati (4), invece, chi rifiuta l’offerta di grazia e di perdono (5) è destinato per il giusto giudizio divino (6). La tribolazione ha il suo effetto anche sui credenti (7) i quali, a loro volta, si trovano di fronte a una scelta. Chiunque rimane fedele testimone alla propria fede e chiamata, qualsiasi sofferenza questa comporti (8), riceverà una giusta ricompensa entrando a far parte di quella “compagnia dei fratelli di Cristo” per avere il privilegio di regnare con lui (9). Chi si ritirerà, rifiutando di soffrire per la causa di Cristo (10) si vedrà rifiutare il privilegio di regnare assieme a lui, non potendo entrare a far parte di quella valorosa compagnia di fratelli. Ciò sarà una perdita schiacciante (11).

·        Durante la Tribolazione Dio porterà la missione della chiesa al suo punto più culminante.

E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fineMatt. 24:14

·        Saranno condotte a Cristo più anime durante la Tribolazione che in qualsiasi altro periodo della storia della chiesa.

Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. (Apocalisse 7:9)

Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: «Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?» Io gli risposi: «Signor mio, tu lo sai». Ed egli mi disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello. (Apocalisse 7:13-14)

·        I credenti che saranno fedeli al loro mandato di essere testimoni di Cristo, qualsiasi sofferenza questo comporti, saranno ammessi nel suo circolo più intimo e onorati con il privilegio di regnare con lui nel regno a venire.

·        Coloro che rifiuteranno di andare fino in fondo nella loro testimonianza e che si ritireranno, soffriranno il trauma schiacciante di vedersi rifiutare l’inestimabile privilegio di regnare con Cristo. E’ sotto quest’ottica che molti dei termini usati in queste parabole debbono essere interpretati, quali, “il pianto e lo stridor di denti”, “punire a colpi di flagello”, “la sorte degli ipocriti”, ecc…

La similitudine del fico e l’importanza dei segni

Matteo 24:32-33

Imparate dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte.

Anche per questo brano è necessario far mente locale e ricordarsi che Gesù aveva appena fornito ai discepoli una descrizione della Tribolazione, ponendo particolare enfasi sui segni che la avrebbero annunciata. Perché porre enfasi sui segni? Perché è per questo che i discepoli avevano interrogato Gesù.

Mentre egli era seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si avvicinarono in disparte, dicendo: «Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente? Matt. 24:3

Alla luce del contesto il fico rappresenta l’insieme dei segni che Gesù ha appena esposto ai discepoli, dove ciascun ramo rappresenta uno specifico segno. Quando dunque ciascun ramo comincia a mettere le foglie (quando i segni cominciano a manifestarsi) significa che sia la Tribolazione che la seconda venuta di Cristo sono ormai prossime.

E’ anche importante sottolineare l’uso che fa Gesù della parola “estate” nel verso 32 per identificare un periodo di tempo ben preciso – non c’è nulla di più specifico …

voi sapete che l’estate è vicina. 
Matteo 24:32

… e questo è in linea con quello che Gesù dichiara ai discepoli più tardi col verso 36 – dove dice espressamente che Dio non avrebbe mai rivelato il giorno e l’ora – cioè l’esatto momento.

Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo. Matt. 24:36

Macro non Micro

In altre parole, i segni a cui Gesù fa riferimento sono di tipo “macro” (grandi segni), non “micro” (piccoli segni). Questo non significa, tuttavia, che la parola “estate” (nel senso di stagione) debba lasciarci nell’oceano dell’ambiguità perché il verso 33 restringe la sua definizione in maniera considerevole …

Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte. 
Matteo 24:33

Sappiamo, allora che almeno la parola “estate” (cioè l’intera stagione) significa “proprio alle porte”. E questo ci porta a Matteo 24:34.

Matteo 24:34

Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.

La parola “generazione” ha suscitato grandi controversie, alcune delle quali davvero infuocate a causa dell’elasticità di questo termine in quanto potrebbe indicare periodi di tempo diversi. In alcuni passaggi è utilizzato per definire un periodo di quarant’anni (es. Numeri 32:13); in altri passaggi invece fa riferimento a cento venti anni (Genesi 15:13-16); in altri ancora si parla di venti anni, e, infine, può significare semplicemente la contemporaneità di una generazione. Ma, qualunque cosa significhi in altri passi della scrittura, il suo significato nel verso 34 è strettamente collegato al verso 33. In altre parole, così come la parola “estate” al verso 32 è correlata alla frase “proprio alle porte” del verso 33, così è la parola “generazione” nel verso 34. Tutti e tre i termini sono chiaramente commisurati tra di loro.

Parole chiave in Matteo 24:32-34

La questione è ovvia: quando i segni enunciati da Gesù in Matteo 24 cominceranno ad apparire, la Tribolazione e la seconda venuta si stagliano all’orizzonte.

Inoltre, per enfatizzarne l’attendibilità Gesù va avanti dicendo …

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Matteo 24:35

È chiaro che Gesù vuole che anche la chiesa dia credibilità ai segni da lui appena descritti. E’ come stesse dicendo, “potete fare affidamento su quello che questi segni vogliono dire, cioè che col loro apparire, sappiate che la Tribolazione e la seconda venuta sono prossime”. Tuttavia, nel verso seguente, come abbiamo già notato, Gesù procede col far capire che questi sono solo “macro” segni perché servono a indicare una stagione o un periodo e non un giorno o un’ora in particolare.

Matteo 24:36

Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo.

Prevedibilità e non imprevedibilità

La natura generale dei segni che annunciano la Tribolazione è in sè prevedibile e non imprevedibile allo stesso tempo, perché quando questi segni appariranno possiamo per certo dire che la Tribolazione è in arrivo, ma non possiamo dire esattamente quanto.

La similitudine del fico ha aperto la scena alle due parabole che seguono: sull’esortazione alla vigilanza (versi 36-39) e sul fattore fedele e infedele (versi 43-51) – entrambe ruotano attorno ai segni descritti da Gesù in Matteo 24. La prima è rivolta all’umanità in generale, ai credenti come ai non credenti ed è l’inizio dell’inclusione letteraria.

Matteo 24:37-39

Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo.

Nella parabola del diluvio i segni vengono ignorati

Il contesto di questa parabola è piuttosto angoscioso. Anche se i segni che Gesù ha tratteggiato saranno palesemente ovvi, c’è la probabilità che al loro apparire vengano completamente ignorati. Perché? Perché l’uomo sarà completamente preso dalla filosofia del “qui ed ora”. Questo è il significato della parabola.

L’enfasi della parabola non è posto sulla perversità della generazione ai tempi di Noè, cosa che alcuni commentatori hanno voluto suggerire, ma è sul consueto stile di vita delle persone. Ecco perché Gesù ha scelto la frase “si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito”, con la quale si vuole riportare alla mente eventi della routine di una vita quotidiana. Per la verità, nel resoconto di Luca, Gesù vi aggiunge la descrizione di Sodoma che rende il tutto ancora più chiaro…

Similmente, come avvenne ai giorni di Lot: si mangiava, si beveva, si comprava, si vendeva, si piantava, si costruiva... Luca 17:28

La solita vita insomma!

Dobbiamo fare molta attenzione a quello che Gesù sta dicendo perchè è lo stile di vita delle persone che fa sì che si ignorino i segni che annunciano l’arrivo della Tribolazione – cioè il tipo di investimento (emotivo, ma anche razionale) che noi facciamo.

Si tratta di una verità semplice ma spesso sottovalutata: le nostre vite si riempiono di ordinarietà e consuetudine così che lo straordinario non viene sempre riconosciuto.

E nemmeno è che i contemporanei di Noè non fossero consapevoli del fatto che lui stesse costruendo un’arca (dopo tutto, ci vollero ben sette anni per costruirla), né per quale motivo la stesse costruendo – Dio lo aveva avvisato di un giudizio imminente. Infatti, l’apostolo Pietro ci parla di lui come di un predicatore di giustizia (2 Pietro 2:5) – il chè significa che egli metteva in guardia ripetutamente i suoi contemporanei dell’imminente giudizio un giudizio imminente.

Se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone, Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di empi 2 Pietro 2:5

Gesù qui vuol dire che tutti quelli investendo nel “qui ed ora” della loro vita e che sono immersi nelle cose superficiali, è molto probabile che si lascino sfuggire l’importanza dei segni (al loro apparire).

e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio e li portò via tutti Matt. 24:39

Il significato di questa frase non implica che la gente non avesse ascoltato gli avvertimenti, ma che non li avevano recepiti non considerandoli attendibili. Troppo presi dagli affari della vita nessun avviso di pericolo imminente riusciva più a scuoterli. Noi li sentiamo bene gli allarmi, ma spesso non ci badiamo per il semplice fatto che per noi non hanno alcun significato.

Matteo 24:40-44

Allora due saranno nel campo; uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno al mulino, una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete a che ora il vostro Signore verrà. Ma sappiate questo che, se il padrone di casa sapesse a che ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe forzare la casa. Perciò anche voi siate pronti, perché nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.

Varie aggiunte alla parabola del diluvio

Alla parabola del diluvio fanno seguito una sorta di aggiunte come a guisa di note dell’editore.

I primi due versi (40 e 41) servono a farci ricordare che la Tribolazione è bidimensionale (vedi il grafico) – che comporta sia la salvezza che il giudizio – dove alcune persone sono destinate alla salvezza e altre al giudizio.

In tutta probabilità questi versi ci riportano alla parabola del grano e delle zizzanie, dove ci viene detto che uomini e donne che fanno lo stesso lavoro (e forse appartenenti anche alla stessa famiglia) andranno incontro a un destino diverso al momento del raccolto finale di Dio.

Lasciate che crescano entrambi insieme fino alla mietitura; e al tempo della mietitura io dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano, invece, riponetelo nel mio granaio” Matt. 13:30

Anche il verso seguente (42) è un ovvio seguito della parabola del diluvio, un’altra aggiunta, ma ci prepara anche il terreno per l’interpretazione dei versi 43 e 44.

La doppia natura dei segni (prevedibili e non prevedibili)

Il verso 42 ci ricorda che i segni che annunciano la Tribolazione e la seconda venuta sono di tipo “generale” e non “particolare”, e ci dicono che anche se noi possiamo (in via generale) riconoscere quale sarà la stagione (il periodo) in cui avverrà la Tribolazione, non possiamo però conoscerne esattamente il giorno e l’ora. Da qui ne consegue la necessità di vegliare per essere sempre pronti.

Nel verso 43 invece Gesù paragona la Tribolazione e la seconda venuta ad una rapina. Il motivo di questa sua scelta è perché vuole catturare la nostra attenzione per trasmetterci un messaggio ben chiaro: vegliate e pregate perché se non sarete pronti la vostra casa subirà un furto (una perdita) terribile”.

La chiave i lettura del verso 43 è il verso 44.

Perciò anche voi siate pronti, perché nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà. Matt. 24:44

Come nel verso 42 è la parola “ora” il centro del discorso (sebbene ci lasci anche intendere che sia possibile conoscerne il periodo).

La parabola dei due servitori. La vigilanza cristiana

Matteo 24:45-51

«Qual è dunque quel servo fedele e avveduto, che il suo padrone ha preposto ai suoi domestici, per dar loro

ilcibo a suo tempo? Beato quel servo che il suo padrone, quando egli tornerà, troverà facendo così. In verità vi dico che gli affiderà l’amministrazione di tutti i suoi beni. Ma, se quel malvagio servo dice in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e comincia a battere i suoi conservi, e a mangiare e a bere con gli ubriaconi; il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui meno se l’aspetta e nell’ora che egli non sa; lo punirà duramente e gli riserverà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti»

Mentre la similitudine del diluvio è diretta a tutta l’umanità: “se siete dediti nell’investite nel qui ed ora, sottovaluterete i segni premonitori della tribolazione, pur evidenti che possano essere”, questa parabola contiene sì lo stesso ammonimento, ma differisce dalla precedente per il fatto che è rivolta ai credenti. È come se Gesù dicesse: “questo vale anche per voi, perché potreste farvi prendere dalle cose della vita tanto da arrivare a sottovalutare i segni precedenti il periodo della Tribolazione e trovarvi impreparati nel momento in cui questa avrà inizio”.

La parola qui tradotta con “servo” nell’originale è δουλος che più propriamente significa “schiavo”,  mentre la parola “cibo” tradotta dall’originale τροφη ha di più il significato di “salario” o “ricompensa”. Ci troviamo di fronte ad un’inconsistenza, perchè di norma, uno schiavo non percepiva mai uno stipendio, eppure qui sembra proprio che lo percepisca. Questo ci parla dell’esatta relazione del credente con Cristo, cioè di servo e di schiavo allo stesso tempo. Da un lato noi siamo schiavi e in obbligo di servire Dio senza il pensiero che lui ci ringrazi per questo o di essere ricompensati per averlo fatto …

Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio. 1 Cor. 6:20

Ora chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge gli dirà quando è tornato a casa dai campi: “Vieni subito a metterti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Preparami la cena, rimboccati le vesti e servimi affinché io abbia mangiato e bevuto, poi mangerai e berrai tu”? Ringrazierà forse quel servo perché ha fatto le cose che gli erano state comandate? Non lo penso. 
Luca 17:7-9

… d’altro lato, tuttavia, siamo dei servi che Dio vuole remunerare per il servizio reso con fedeltà.

Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa (μισθος). 1 Cor. 3:14

Il servitore fedele

Il servitore descritto al verso 45 è stato incaricato di alcune responsabilità (questo vale per tutti i credenti). A ciascuno di noi, senza eccezion alcuna, è stato assegnato un compito ben preciso nella Chiesa e a tempo debito ne riceveremo la giusta ricompensa.

Ecco, sto per venire e con me avrò la ricompensa (μισθος) da dare a ciascuno secondo le sue opere. Apocalisse 22:12

È chiaro che in Apocalisse 22:12 non si sta parlando della salvezza, che è e rimarrà sempre un dono e non una ricompensa. La salvezza non può mai essere guadagnata perché non ha origine da qualche merito (ciò che la Bibbia chiama “opere”), ma deriva esclusivamente dalla grazia di Dio …

ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. Rom. 6:23

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti. Efesini 2:8-9

Nella III parte del nostro saggio abbiamo detto che Cristo ha riservato per sè una compagnia di credenti che hanno testimoniato con fedeltà a suo favore – credenti che verranno insigniti di onore regale per il servizio reso ed elevati a condizione di dignità regale (exanastasis) per regnare con lui nel regno a venire. Questa è la giusta ricompensa di questi credenti fedeli e devoti descritta nel verso 47 …

Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni. Matt. 24:47

In altre parole, Gesù sta dicendo che a suo tempo (verso 45) i credenti che saranno stati fedeli saranno ben ricompensati.

Il servitore infedele

Col verso 48 Gesù comincia a trattare il soggetto del servo infedele e malvagio.

Ma, se egli è un servo malvagio che dice in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” Matt. 24:48

Soffermiamoci ora su due parole: (1) “se” e (2) “che”

  • la parola “se” (εαν) viene utilizzata per introdurre una frase che descrive una probabilità, un’opinione o un’altra scelta.
  • la parola “che” (εκεινος) può esser meglio tradotta con “proprio questo” ed è usata per evitare la possibilità di confondere l’identità di diversi individui.

Messe insieme avremmo la frase, “se, da un lato, questa stessa persona…”.  Proponendo dunque questa versione, possiamo leggere il verso 48 in questo modo…

Ma, se da un lato, questa stessa persona dice in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” Matt. 24:48

In breve, qui non si sta parlando di due individui diversi (uno del verso 45 e uno del verso 48), ma di due possibili scelte prospettate allo stesso individuo…

  • un cammino di fede e di fedeltà che conduce a una ricompensa;

e/o

  • un cammino di incredulità e di egoismo che conduce a una perdita finale.

È esattamente la stessa ammonizione che fa Paolo ai Corinzi.

L’opera di ognuno (di ogni credente nel suo servizio a Cristo) sarà messa in luce (la sua sarà natura sarà rivelata e messa in giudizio); perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane (passa il giudizio), egli ne riceverà ricompensa (μσθος), se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco. 1 Cor. 3:13-15

Perciò, che cosa può rendere un credente infedele? Semplicemente l’aver perso di vista la seconda venuta del Signore … (“Il mio padrone tarda a venire Matt. 24:48), attitudine, questa, che porta alla dissipazione e/o all’abuso dei doni di Dio.

e comincia a battere i suoi conservi, a mangiare e bere con gli ubriaconi Matt. 24:49

In altre parole, questo credente è talmente immerso nel “qui ed ora” della vita che si è lasciato andare ai suoi eccessi e piaceri a tal punto che nessuno lo distingue più per un seguace di Cristo perché ha perduto la sua testimonianza.

Riassumendo

  • Quanto sono importanti i segni? Molto. Se non vi faremo attenzione saremo presi alla sprovvista dagli eventi futuri.
  • Perché rischieremmo di non dargli la giusta importanza al loro apparire? Per la stessa ragione descritta nella parabola del diluvio: perché saremo assorti nella ricerca delle cose della vita.

Si tratta in grandi linee dei semplici principi enunciati da Gesù all’inizio del suo ministero …

Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona. Matt. 6:24

… principi ai quali i credenti non sempre aderiscono perfettamente.

Tre espressioni che disorientano

Per concludere analizzeremo tre frasi che si trovano all’ultimo verso di questa parabola …

… e lo farà punire a colpi di flagello e gli assegnerà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti. Matteo 24:51

Le tre espressioni sono:

  • “lo farà punire a colpi di flagello”
  • “gli assegnerà la sorte degli ipocriti”
  • “il pianto e lo stridor dei denti”.

Le tre espressioni hanno portato molti commentatori a insistere che il servitore fedele della parabola avrebbe: o (1) perso la salvezza o (2) non era mai stato salvato dall’inizio. Nessuna delle due ipotesi può essere giusta perché la confusione derivante dall’interpretazione errata di queste frasi, specialmente quando si parla di “pianto e stridor di denti” (dal greco κλαυτημος και ο βρυγμος τον οδοντον) deriva dall’errata credenza che il significato di una parola o di una frase non può mai variare. In determinati casi è vero che una parola o una frase possono anche assumere uno specifico significato “tecnico”, ma questa è l’eccezione e chiunque possiede delle conoscenze linguistiche lo sa molto bene. Più frequentemente, il significato di una parola o di una frase è molto elastico. Basti solo pensare al significato attribuito dalla Bibbia alla parola “generazione” (tanto per fare un esempio), dove a volte viene utilizzata per indicare un periodo di tempo di venti anni, qualche volta quarant’anni, altre invece cento anni, mentre altrove assume il significato e il valore della “contemporaneità”. Se guardiamo anche alla parola “santificato” (αγιαζο) vedremo che vuol dire “messo da parte” senza necessariamente significare “messo da parte per Dio”, cosa che molti commentatori adottano per interpretare I Corinzi 7:14.

Perché il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel marito credente 1 Cor. 7:14

Qui si parla di un non credente che è “santificato” dalla moglie credente e una moglie “santificata” dal suo marito credente, ma è comunque chiaro che Paolo non vuole dire che la salvezza della moglie conduce necessariamente alla salvezza del marito, o vice versa. La questione è sempre, “santificato a cosa?”.

Allo stesso modo, la parola “suggello” deriva dal concetto di “stampa con un marchio”, il chè può implicare una proprietà o un semplice destinatario. Molti cristiani assumono che tutti quelli che sono stati suggellati sono stati salvati, e basta. Ma ciò non è vero perché la questione è sempre la stessa: “suggellati a chi e per quale scopo?”.

Il pianto e lo stridor di denti

Darrell Bock fa osservare che la frase “pianto e stridor di denti” non è altro che un comune idioma ebraico utilizzato per descrivere un trauma di tipo emotivo, specialmente il rimorso e il dolore causati da una perdita importante. Quello che qui dobbiamo stabilire è la natura di questa perdita, cioè in che cosa consiste questa perdita. Dire che al verso 51 significa “perdita di salvezza” è senza alcun fondamento oggettivo. Sì, il servo infedele subisce una perdita enorme, questo è ovvio, ma insistere che la sua salvezza è in gioco è un atto volutamente sbagliato di interpretare la scrittura, specialmente alla luce di 1 Corinzi 3:15 …

se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco.

La persona di 1 Corinzi 3:15 è un credente la cui salvezza non è messa in discussione, …

ma egli stesso sarà salvo 1 Cor. 3:15

… ma che ha subito un terribile trauma: entrambe le frasi “ne avrà danno” e “come attraverso il fuoco” sono molto chiare. C’è qualcuno ora che può mettere in dubbio il fatto che questa persona credente non faccia cordoglio quando realizza l’entità della perdita subita?,

  • l’accesso al gruppo di fedeli intimi con Cristo, riservato a coloro che lo hanno servito con fedeltà, e
  • il privilegio di regnare con lui nel regno a venire.

La frase “il pianto e lo stridor di denti” serve anche per descrivere il senso di vergogna che pervaderà quel credente infedele al ritorno di Cristo. In breve, il credente infedele non solo farà cordoglio per la perdita subita, ma anche per la vergogna che lo colpirà in quel giorno.

E ora, figlioli, rimanete in lui affinché, quand’egli apparirà, possiamo aver fiducia e alla sua venuta non siamo costretti a ritirarci da lui, coperti di vergogna. 1 Giovanni 2:28

La parola greca che è tradotta con “vergogna” (αισκηευνομαι) viene solitamente utilizzata per indicare l’atto del “ritirarsi in umiliazione”. Immaginiamo di trovarci in quel giorno di fronte a Cristo, vederlo faccia a faccia, fissare gli occhi sui segni della sua umiliazione …

Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato (σφάζω), e aveva sette corna e sette occhi che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra. Apocalisse 5:6.

… e pensare a tutte le sofferenze da lui subite sulla croce e all’amore che lo ha condotto lì per noi, per poi realizzare che non abbiamo sofferto niente per lui e che quando egli ci ha chiamati a testimoniare in suo favore siamo rimasti in silenzio! Abbiamo ancora dei dubbi sul significato della frase “pianto …… e lo stridor di denti (rimorso e vergogna)”?

Lo farà punire a colpi di flagello

Anche in questo caso siamo di fronte ad un idioma ebraico che viene qui utilizzato per descrivere lo stato di orrore in cui si troverà questo credente al momento del ritorno di Cristo. Molti degli idiomi ebraici non sono usati per descrivere dei fatti, bensì degli stati emotivi (chi possiede delle conoscenze linguistiche lo sa molto bene). Non c’è dubbio che la frase “lo farà punire a colpi di flagello” descriva anche un fatto reale, cioè un giudizio, ma l’attenzione non è posta sul giudizio in sé e per sè, ma sullo stato d’animo di chi lo subisce, il quale è paragonato alla stregua di chi viene flagellato in quanto subisce lo stesso tipo di umiliazione.

Gli assegnerà la sorte degli ipocriti

Questa frase è meno idiomatica delle precedenti in quanto più descrittiva di un evento piuttosto che di uno stato d’animo, perchè è del tutto in linea con quello che in realtà è questo servitore infedele, un vero ipocrita.

La parola “ipocrita” è la traduzione di una parola greca il cui significato non è propriamente uguale a quello utilizzato nella nostra lingua corrente. In italiano un ipocrita è quella persona che si comporta contrariamente alle sue convinzioni, ma nel greco, l’accento del suo significato non è sulle convinzioni, ma sulle pretese. La parola originale ci riporta alle maschere greche utilizzate nelle rappresentazioni pubbliche. In breve, un servitore infedele sta coprendo (mascherando) ciò che in realtà è (un figlio di Dio). Benché egli non sia un non credente, si comporta come se lo fosse. Questo è quello che significa essere ipocriti, e di conseguenza infedeli.

Riassumendo

Un credente infedele non godrà della piena intimità con Cristo al suo ritorno, né tantomeno avrà l’onore e il privilegio di regnare con lui nel futuro regno del millennio. Questo è nella sostanza il significato delle frasi “gli riserverà la sorte degli ipocriti”, lo farà punire a colpi di flagello” e dell’idea del senso di rimorso insito in “pianto e stridor di denti”.

Questo è il fato di tutti i servitori infedeli! È la perdita delle perdite! “Ma”, tu obietterai, “io pensavo che al ritorno di Cristo tutti i credenti avrebbero avuto gli stessi privilegi e goduto dello stesso livello di intimità con il loro Salvatore?” E’ ora di ripensarci!

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