Pace in cambio di territori?

A seguito della due giorni di colloqui bilaterali tra il premier israeliano Netanyahu e il leader palestinese Mahmoud Abbas, il consigliere di Obama per la pace in Medio Oriente, George Mitchell, si è recato giovedì a Damasco per preparare il terreno per una mossa diplomatica di quelle che vuole lasciare il segno, cioè la possibile ripresa dei colloqui di pace tra Siria e Israele.

Come regalo per il presidente siriano Bashar Assad, Mitchell ha portato con sè una mappa ben dettagliata (delineata da Netanyahu) in rappresentanza della proposta di ritiro di Israele dalle altura del Golan (annesse al territorio nel 1967).

Già tre mesi fa il primo ministro israeliano aveva mostrato al presidente Barack Obama una pianta del Golan dimostrando quanto fosse disposto al ritiro delle truppe in cambio di un accordo di pace con la Siria e della promessa di una rottura da parte del regime siriano delle relazioni strategico-militari con l’Iran, Hizballah, Hamas, e la Jihad islamica in generale.

La mappa, qui riprodotta in esclusiva dal sito Debka file mostra le linee di ritiro proposte da Netanyahu.

In termini territoriali, Israele e il suo esercito (IDF) si ritirerebbe da quella che oggi viene conosciuta come la Ridge Line, concedendo alla Siria tutto l’altopiano del Golan e le sue numerose comunità annesse. Geograficamente parlando, le alture del Golan si estendono per una superficie totale di 1,800 kilometri quadrati. La proposta di ritiro di Israele è oltre la linea (vedi mappa) localizzata a 2.5 km dal fiume Giordano, in un area che sovrasta la valle di Hula,il mare di Galilea e il fiume Giordano.

Anche se l’intero territorio venisse concesso alla Siria, la Ridge Line offrirebbe comunque ad Israele due enormi vantaggi.

1. Israele avrebbe ancora il controllo della sponde (occidentali e orientali) del Giordano garantendosi l’accesso continuo ad una fonte idrica così preziosa. La presenza di truppe militari su entrambe le sponde settentrionali del Giordano renderebbe più semplice il trasferimento di battaglioni militari in prossimità del Golan in una eventuale guerra.

2. La Ridge Line è una barriera naturale in sè, che sbarra il passaggio per e da il Golan. Garantirebbe una certa protezione alle popolazioni della valle di Hula e attorno al mare di Galilea perchè gli israeliani si schierebbero a loro difesa in caso di avanzata siriana dalle alture del Golan.

Secondo fonti attendibili (Debka) il preidente Israeliano avrebbe cercato per ben tre mesi di convincere Obama a considerare la questione “alture del Golan” un elemento di priorità assoluta nei colloqui di pace con i palestinesi. Netanyahu avrebbe dimostrato al presidente quanto fosse pronto a cedere dei territori in cambio della partecipazione di Assad al tavolo negoziale.

Il punto è proprio questo. Una pace duratura basata su consessioni territoriali non sarà mai possibile, perchè il ritiro di Israele dai territori non equivarrebbe ad automatica garanzia da parte dei paesi arabi di non belligeranza verso quest’ultimo. Lo scambio dei territori per la pace, garantirebbe la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di Israele entro confini sicuri? Ancora una volta, temiamo che per compiacere la politica di Washington, il leader israeliano continui a mettere a rischio la sicurezza dello stato di Israele. Come è possibile che dopo così tante guerre di conquista e di difesa del territorio non si abbia ancora capita la lezione! E perchè si continua a favorire gli intenti bellicosi dei nemici di Israele?

Cantate con gioia a Dio, nostra forza;
mandate grida di esultanza al Dio di Giacobbe.
Intonate un salmo e fate risonare il tamburello,
l’arpa melodiosa, insieme alla cetra.
Sonate la tromba alla nuova luna,
alla luna piena, al giorno della nostra festa.
Poiché questo è uno statuto per Israele,
una legge del Dio di Giacobbe.
Egli lo stabilì come una testimonianza di Giuseppe,
quando uscì contro il paese d’Egitto.
Io udii allora un linguaggio che non conoscevo:
«O Israele, io ho sottratto le tue spalle ai pesi;
le tue mani han lasciato le ceste.
Nell’angoscia gridasti a me e io ti liberai;
ti risposi nascosto in mezzo ai tuoni,
ti misi alla prova presso le acque di Meriba.

Ascolta, popolo mio, e io ti ammonirò;
o Israele, se tu mi ascoltassi!
Non ci sia in mezzo a te nessun dio straniero,
e non adorare un dio estraneo.

Io sono il Signore, il Dio tuo, che ti fece risalire dal paese d’Egitto;
apri la tua bocca, e io la riempirò.
Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha ubbidito.
Perciò li abbandonai alla durezza del loro cuore,
perché camminassero secondo i loro piani.

Oh, se il mio popolo volesse ascoltarmi,
se Israele volesse camminar nelle mie vie!
Subito umilierei i loro nemici
e rivolgerei la mia mano contro i loro avversari.
Quelli che odiano il Signore striscerebbero davanti a lui,
e la loro sorte sarebbe decisa per sempre.
Io nutrirei Israele con fior di frumento
e lo sazierei di miele che stilla dalla roccia».
(Salmo 81)