Quando Obama chiama, l’Occidente risponde

L’articolo che qui segnalo e che non proviene da una “voce” all’interno della Chiesa, dipinge molto bene la situazione finanziaria globale che in questi ultimi anni si è venuta a creare.  Ancora una volta i figli di questo secolo sono stati più avveduti dei figli della luce. Ora tocca a noi, che vogliamo conoscere e sapere la verità intorno all’inganno che caratterizza questi ultimi tempi (leggere Daniele 7:19).
Dobbiamo abituarci all’esercizio critico, guardando gli eventi che passano sotto i nostri occhi con il periscopio della profezia biblica, chiedendo a Dio di poter meglio discernere i tempi in cui viviamo. E’ ora di svegliarsi dal sonno e di non lasciare solo ai figli di questo secolo il compito di farci sapere dove stiamo andando. Gridiamo a Lui affinchè ci investa da alto per poter essere i suoi veri testimoni in quest’ultima parte di storia che siamo chiamati a vivere per la sua gloria.
Il cavallo bianco dell’Apocalisse, con un arco in mano (ma senza frecce) è uscito per conquistare e attirare a sè. Quando gli Usa chiamano, per i governi dei paesi occidentali è un obbligo rispondere. Paesi Occidentali e paesi emergenti sono diventati letteralmente succubi dello strapotere della grande “superpotenza”.
Per far fronte all’improvvisa riduzione di credito da parte degli stati che detengono le maggiori quote di debito USA, Barack Obama, ha chiesto ai paesi occidentali, in particolare ai paesi del G7 di farsi carico di questo ammanco, aumentando l’acquisto di titoli di stato del debito Usa. Ovviamente quando gli Usa chiedono qualcosa ai paesi alleati, questi completamente succubi della “superpotenza”, si sentono obbligati a rispondere.